Che questo potesse essere un anno brillante, dal punto di vista sportivo, per la città di Cincinnati, lo si era già potuto assaporare dalla stagione dei Reds, nel baseball.

Difatti, la squadra che gioca al Great American Ball Park è tornata a sentire l’odore di playoff (in una stagione piena, si intende) per la prima volta dopo diversi anni di astinenza. Salvo poi farsi fermare sul più bello dai redivivi rivali di division dei St. Louis Cardinals e da un mese di settembre tutt’altro che esaltante.

La delusione subita dai Reds, però, era destinata a durare poco, visto l’inizio della regular season della NFL e del college football. In realtà si arrivava da stagioni in cui i tifosi della città dell’Ohio riponevano ben poche speranze, specialmente su quella dei Bengals. Gli arancioneri erano reduci da alcuni anni non propriamente degni di nota, quelli successivi alla dipartita di coach Marvin Lewis dopo 16 stagioni e 7 apparizioni ai playoff, tutte concluse nel Wild Card Game.

C’era bisogno di aria fresca e per questo la dirigenza si è finalmente decisa a virare verso un’altra rotta, più precisamente quella del giovane coach Zac Taylor, ex allenatore dei quarterback dei Los Angeles Rams ed offensive coordinator, guarda caso, proprio dei Cincinnati Bearcats.

A dire la verità, la squadra dell’Università di Cincinnati era reduce da tre stagioni altamente positive sotto la guida di coach Luke Fickell, la prima nel 2018, terminata con un record di 11-2 che è valso il terzo posto all’interno della AAC, con annessa vittoria nel Military Bowl contro Virginia Tech.

Il 2019 è stato ancora più brillante, con sempre 11 vittorie (prima volta dal biennio 2011-2012 con più di 10 successi in back to back), ma questa volta conquistando il titolo divisionale e, di conseguenza, il conference championship, poi perso contro Memphis e riscattato, in parte, nel Birmingham Bowl in cui Cincy ha demolito Boston College.

Nella particolare e bizzarra – giusto per usare un eufemismo – stagione 2020, i Bearcats si sono confermati sugli stessi livelli dei due anni precedenti, conquistando 9 partite su 10 che sono valse, non solo la division per il secondo anno di fila, ma anche l’AAC Championship a sei anni di distanza dall’ultimo.

Quest’anno, poi, è avvenuta l’esplosione definitiva, con un record, fin qui, immacolato, tanto che Cincinnati potrebbe partecipare ai playoff per il National Championship. Prima, però, ci sarà da affrontare Houston per assicurarsi il secondo titolo di conference consecutivo.

Ma non è solo una questione di trofei. Cincinnati spera che sia finalmente arrivato il momento di conquistare il rispetto e la stima di tutto il panorama del college football, arrivando anche ai piani alti, dove manca un po’ di considerazione nei confronti di questo programma.

In effetti, l’ultima scelta al primo giro proveniente da questo ateneo è stata nel 1971, quando il defensive tackle Bob Bell venne selezionato dai Detroit Lions. Quest’anno, però, la tendenza sembra poter cambiare, tanto che alcuni mock draft danno già il cornerback Ahmad Gardner come una futura pick da first round nel draft 2022.

Sauce, così come viene soprannominato, è stato autore di un’ottima stagione che va a fare il paio con le altre due precedenti, in cui si è dimostrato un giocatore costante e sempre presente.

Nella NFL intanto non è ancora tempo di assegnare premi visto che mancano diverse partite, ma Ja’Marr Chase è pronto a prendersi quello di Offensive Rookie of the Year. L’ex wide receiver di LSU, infatti, sta avendo una stagione di esordio straordinaria, in cui si trova – al momento in cui scrivo – sesto per receiving yards nella lega (primo tra le matricole) con 8 receiving touchdown (anche qui primo tra i rookie) che sono il secondo miglior dato fatto registrare, fino a questo momento, da un ricevitore.

Sta rivelandosi decisivo insieme al suo ex compagno di college, quel Joe Burrow che ha messo da parte, nel cassetto dei brutti ricordi, il terribile infortunio occorsogli lo scorso anno e sta provando a rispettare le attese che c’erano su di lui dopo essere stato scelto con la prima chiamata assoluta nel draft 2020.

Il quarterback originario dell’Ohio, infatti, sta per scollinare sopra quota 3000 yard passate, ma continua ad avere grossi problemi con gli intercetti che sono arrivati a quota 12, secondo solo (a pari merito con Lamar Jackson) ai 13 di Ryan Tannehill. Una volta puliti questi difetti, comunque, potrà tranquillamente entrare nell’elite dei suoi pariruolo. Questo anche, e soprattutto, grazie ad un pacchetto di ricevitori invidiato da più di metà lega.

Era dai tempi di Marvin Jones, Mohamed Sanu ed A.J. Green che a Cincinnati non vedevano tanto talento in questo ruolo. Detto di Chase, bisogna considerare anche il secondo anno Tee Higgins, oltre che Tyler Boyd ed Auden Tate. Sarà difficile mantenerli tutti una volta che scadranno i vari contratti da rookie, ma, nel frattempo, i Bengals se li godono. Così come si godono il running back Joe Mixon, il quale sta cercando di trovare una continuità dopo una stagione passata condizionata da un infortunio al piede. L’ex Oklahoma è terzo per rushing yards (924) e rushing touchdown (11).

Ma se l’attacco funziona a meraviglia, anche la difesa sta girando bene. I Bengals, fino a questo momento, hanno subito 214 punti (19.5 a partita) che sono già ampiamente sotto la media di quelli concessi nella scorsa stagione. Anche nei sack è stato fatto un passo avanti notevole. Nel 2020 furono solo 17, mentre ora, a sei gare dalla fine, sono ben 28.

Leader in questa statistica è Trey Hendrickson che è esploso lo scorso anno con la maglia dei Saints e sta confermandosi anche in questo, tanto che dopo 11 partite giocate ha raggiunto quota 10.5, a solo 3 dal suo record personale. Per quanto riguarda gli intercetti potrebbe andare meglio, ma i 10 conquistati fino ad adesso sono soltanto uno in meno rispetto ai passaggi catturati in tutte le partite giocate una stagione orsono.

Insomma, tutti numeri che stanno confermando l’ottimo record della squadra che si trova seconda nella division dietro a quei Baltimore Ravens che Burrow e compagni sono già stati in grado di piegare in questa stagione, tra l’altro con un sonoro 41-17 in quel di Baltimore. Cosa manca, però, ancora a questa squadra per puntare in alto?

Sicuramente un po’ di affidabilità della offensive line per proteggere meglio il quarterback – che ha subito fin qui 30 sack, troppi – e concedergli tempo per passare la palla al ricevitore meglio piazzato. Manca ancora un po’ di continuità nei risultati. Non puoi battere Steelers, Ravens e fare il partitone contro i Packers (nonostante la sconfitta), per poi perdere contro i Jets e farti massacrare dai Browns.

Ma le partite storte, si sa, possono capitare a tutti, specialmente ad una squadra giovane ed inesperta come i Bengals, la quale chiave del successo, probabilmente, è stata anche quella di liberarsi della presenza ingombrante di veterani che indossavano questi colori da fin troppo tempo (vedi Green, Atkins e Dunlap).

Fatto sta che ora Cincinnati è tornata a parlare di football e a rimettersi sulla mappa dello sport che conta più di tutti negli Stati Uniti, con la viva speranza che se dovessero arrivare i playoff, questa volta, non sia solo per un’apparizione veloce.

3 thoughts on “Il doppio volto del football a Cincinnati

  1. Ciao Nicholas, ho aspettato a commentare perchè sono un tifoso dei Bengals dagli anni ’90 e conosco troppo bene le montagne russe di questa squadra…ho aspettato i Chargers per avere una conferma che come sempre non è arrivata…
    Intendiamoci, rispetto agli ultimi anni ci stiamo divertendo ma tutte le volte che siamo ad un passo dalla conferma scivoliamo mestamente per errori di inesperienza o peggio di presunzione…Jets (presunzione) , Green Bay (inesperienza), Browns (inesperienza) e ieri buttata via la partita nel primo quarto (presunzione).

    Il bello di essere tifosi di squadre simili è che può succedere sempre di tutto (ieri è stata la sintesi perfetta… partenza disastrosa, rimonta entusiasmante vanificata poi (ovviamente…se no non saremmo i Bengals…) da un fumble tanto suicida quanto elementare nella dinamica per lo più subito da un astro nascente che farà sicuramente parlare per anni.

    Non credo sia ancora ora dei playoff (tanto meno da protagonisti) ma una squadra anche se giovane deve fare esperienza e tesoro degli errori invece ieri per almeno un quarto ho visto lo stesso atteggiamento avuto con i Jets…errare humanum est perseverare autem diabolicum…se non hai regolarità e compattezza (essere hot ‘n cold non paga) non arrivi a Gennaio…

    • Ciao Andrea e grazie di aver commentato. Ti dico solo che qualche anno fa ero simpatizzante Bengals e ho seguito più da vicino specialmente la stagione 2015, conclusasi con quel suicidio nel Wild Card Game contro gli Steelers. Detto questo, mi sta ancora molto simpatica come squadra e il dramma dell’eterna incompiuta mi affascina ancora di più, perciò sono rimasto alquanto stupito da quanto fatto sino ad ora in questa stagione. Anzi, non l’ho detto esplicitamente nell’articolo, ma Taylor veniva criticato ampiamente fino a qualche mese fa, tanto che molti tifosi volevano già la sua testa e invece ha dato una risposta a tutti con un attacco che non sarà ancora all’altezza delle grandi, ma che è nettamente migliorato rispetto all’anno scorso. Così come la difesa. Ci sono delle macchie ancora da togliere, ma il futuro sembra essere brillante. Va migliorata certamente l’offensive line e va aggiunta un po’ di esperienza, dopodiché i Bengals possono tornare a splendere come qualche anno fa, sepppur, si spera, con maggiore fortuna e successo.

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