Joe Paterno se la ride, dall'alto delle sue 400 vittorie.

Il numero uno è la posizione più alta in assoluto, quella che fornisce il maggior prestigio, quella che eleva sulla massa. Vista la sua altezza, tale posizione lascia talvolta scoperti di fronte a possibili colpi degli invidiosi, dei provenienti dalle retrovie, e si finisce per diventare il bersaglio che tutti quanti vogliono massacrare.

Auburn è stata numero uno del ranking un paio di settimane fa ed ora è scesa di una sola posizione, Cam Newton, il suo straordinario quarterback, è in pole position per essere premiato con l’Heisman Trophy, e proprio questa settimana ha dovuto fare i conti con una notevole distrazione esterna alle sue prodezze sul campo di gioco, che lo hanno costretto a difendersi da accuse pesanti, le quali potranno avere sviluppi per lui negativi od essere decretati come un nulla di fatto, lasciando tuttavia un persistente alone di mistero anche qualora venga fatta maggiore chiarezza. Il mondo del college football soffre d’altronde di situazioni marce da non poco tempo, episodi come quello accaduto a Reggie Bush, che ha restituito il premio di miglior giocatore della nazione al termine di un’inchiesta andata avanti un’eternità e che lo ha visto colpevole di aver ricevuto denaro per giocare a Usc, hanno abituato a vedere i reclutamenti con forte sospetto.

Le apparenti accuse a Newton colpiscono il periodo in cui il giocatore era in uscita dal junior college, luogo dov’era finito in seguito al trasferimento da Florida, preso all’interno di un gruppo di ragazzi responsabili del furto di un laptop, e dove sembra Cam avesse pure barato in alcuni test. Si era fatto avanti più di qualcuno per ottenere i servigi di un quarterback completo, dotato di una statura eccellente, di una capacità di correre fuori dal mondo se relazionata al suo peso, ed in grado di gestire al meglio il gioco aereo. Caratteristiche che hanno fatto salivare diverse università, ognuna delle quali aveva fatto quanto in suo potere per ottenere la preziosa firma della giovane promessa. Qualcuno avrebbe fatto anche di più, allungando qualche potenziale extra in direzione del giocatore, che inizialmente, stando a quanto raccontato dai media, avrebbe dovuto ricevere 180.000 dollari da Mississipi State per firmare con loro, cosa che poi non è accaduta. La dichiarazione è stata riportata da Kenny Rogers, ex giocatore di Mississipi State poi divenuto agente, che in quell’occasione rappresentava proprio Newton.

Le domande che sorgono, e che hanno quindi alzato un pericolosissimo polverone, sono: 1) se Mississipi State aveva offerto quella cifra, perché Newton sarebbe dovuto andare ad Auburn gratis, motivo per il quale il conto corrente del padre è sotto controllo in questo istante? 2) ammesso e non concesso che la famiglia Newton fosse innocente, è presumibile che lo scandalo sia stato fatto uscire apposta per danneggiare Cam, proprio ora che è considerato il giocatore più forte della nazione? 3) se Auburn dovesse arrivare in fondo al campionato imbattuta, aumentando la propria visibilità, potrebbe emergere dell’altro, vero o falso che sia?

Una bella patata bollente, per la Ncaa, non certo la prima. Ora, il tifoso medio è confuso, e non capisce se effettivamente il chiacchierato marcio si è ancora una volta impossessato delle anime non più candide dei ragazzi, oppure se il tutto sia un nuovo tipo di manovra per togliere di mezzo delle squadre per così dire scomode, un modo alternativo per farle fallire dal momento che sul campo non si riesce a sconfiggerle.

Passiamo al football giocato.

Lasciando da parte Auburn, non certo per lo scandalo, ma bensì perché l’impegno con Chattanooga non aveva niente a che vedere con qualcosa di proibitivo, lo scontro della settimana era senza ombra di dubbio lo shootout tra Tcu e Utah, una partita che ha deluso moltissimo le aspettative. Da un lato i Frogs hanno parlato molto chiaro, annientando un’avversaria divisionale che stava un gradino sotto di loro a ranking e portandosi loro stessi alla terza posizione del BCS, in attesa quindi della caduta di una tra Oregon ed Auburn per poter entrare di diritto nei discorsi riguardanti al finale di Glendale, vicini come non mai ad un evento storico. Dall’altro lato il rammarico di non aver visto una gara equilibrata, mozzafiato, che ha smontato interamente la credibilità di Utah, che ha concesso il massimo in carriera a Andy Dalton in termini di yards su passaggio, lasciato passare big plays uno dopo l’altro, finendo per concedere 47 punti e 530 yards di total offense ad un attacco che ha coinvolto 8 diversi ricevitori (Jeremy Kerley sempre al top, 82 yards e meta) e che ha prodotto altrettanti corridori presenti a referto, tutti quanti sopra alle 4 yards di media a portata. Il massimo dell’equilibrio, in sostanza. La difesa ha fatto il resto, tenendo Utah a zero per tre quarti, concedendo solo la seconda meta di stagione contro un’avversaria della Mwc a giochi ampiamente decisi, nel garbage time. Tcu ha mostrato i muscoli sotto tutti i punti di vista, ed il fatto che gli Utes fossero posizionati così in alto ha permesso quel salto alla terza posizione, davanti a quella Boise State che continua imperterrita a vincere, ma contro avversarie non presenti a ranking.

In tutto questo minestrone, delittuosamente, rischia di andare in secondo piano un’impresa irripetibile, che durerà probabilmente in eterno. Nonno Joe Paterno ha difatti raggiunto la sua vittoria numero 400, un qualcosa di proporzioni colossali, ancora più incredibile quando lo si sente parlare in tv con quella cadenza lenta, tipica di chi ha una certa età. Molti suoi coetanei sono in pensione da quasi due decenni, lui ha sopportato un anno nel press box perché non poteva stare in piedi, un anno fa, ed oggi è ancora lì sulla sideline, a seguire i suoi ragazzi con orgoglio e passione. Ed intelligenza, perché quella non sembra proprio appartenere ad un ultraottantenne, uno che prepara ancora le gare in maniera maniacale, e che studia gli avversari fino alla nausea per scovarne i punti deboli. Allenare a questi livelli è stressante e massacrante, per usare un eufemismo, ma JoePa non ne vuole ancora sapere di fermarsi. E continua a gettare benzina sul fuoco dall’interno di quel suo animo competitivo, che lo ha portato a dire che il suo prossimo grande traguardo sarà quello di battere Ohio State la settimana prossima. Sei sempre grandissimo, nonno Joe.

Da molte gare disputate sabato, è emerso che abbiamo a che fare con tanti attacchi ultra-potenti, che segnano e producono yards in quantità mai viste, e che ci sono difese che arrivano evidentemente impreparate all’appuntamento con queste squadre. Non si potrebbe spiegare altrimenti la valanga di punti segnata, oltre che da Tcu, da Boise State nel confronto con Hawaii (42 punti, 737 yards, record di ateneo), da Navy su East Carolina (76 punti, record, e 521 yards), e da Nevada su Idaho State (63 punti, 844 yards, record d’ateneo). Senza contare la partita con il punteggio combinato più alto mai registrato nella storia della Big Ten, con Michigan e Illinois a terminare 67-65 dopo un’infinità di supplementari, un punteggio che persino le rispettive squadre di basket fanno fatica a raggiungere per quanta buona volontà ci mettano.

La parte immediatamente dietro al podio del ranking si sta facendo estremamente interessante e variegata, con nuove università che si stanno erigendo sulle altre rispetto ai pronostici di inizio stagione, alcune con risultati davvero inaspettati. Sabato Alabama è incappata in una seconda sconfitta stagionale davvero imprevedibile, che pone sostanzialmente fine alle possibilità di difendere il titolo conquistato un anno fa, per via del passo falso contro una scatenata Lsu, università che Nick Saban conosce molto bene avendola allenata a portata in alto, in quella che viene annualmente vista dai Tigers e dai loro fans come una sorta di rivincita morale contro il loro ex head coach. La situazione della Sec vede Auburn condurre senza patemi la West Division, mentre la East, raramente così scarsa ed incerta, propone addirittura Florida e le sue tre sconfitte in testa a tutti, alla pari con la scostante South Carolina. Da qui a fine anno potremmo avere tre o quattro diverse combinazioni per la finale di conference, il che non guasta per lo spettacolo.

Doverosa da segnalare la forte ascesa di Stanford ed il grande lavoro svolto da Jim Harbaugh, che da quando è arrivato in California ha preso in mano una squadra ridicola e l’ha riportata in zona rispettabile, che da questo weekend racconta di un settimo posto nel ranking BCS. I Cardinal hanno ottenuto il loro primo shutout in trasferta degli ultimi 36 anni andando a seppellire Jake Locker e gli Huskies nell’umida area di Washington, in un confronto mai cominciato tra Locker medesimo ed Andrew Luck, due prospetti di grandissimo interesse in vista del prossimo draft. Luck, tra le altre cose, ha segnato su corsa una meta di 51 yards, che ha evidenziato ulteriormente le doti atletiche di cui si trova in possesso.

Se Nebraska ha risalito la china dopo aver battuto di un solo punto Iowa State, segno che gli Huskers non possono essere completamente affidabili pur avendo ottenuto di nuovo la vetta della Big 12 North per merito della seconda sconfitta consecutiva di Missouri, nella South Oklahoma State è il nome del momento. I Cowboys di Justin Blackmon (242 yards di total offense, 2 mete) e Kendall Hunter (66 yards su corsa, 2 mete), hanno distrutto Baylor scavalcando i Bears pure in classifica, e sono una delle squadre più sottovalutate della Ncaa. Oklahoma State è terza in tutta la nazione per yards su passaggio e punti segnati, ed hanno perso solamente contro Nebraska. A tre partite dal termine della stagione regolare c’è una gara di vantaggio sulla seconda, con Texas, Kansas e l’odiata Oklahoma da affrontare prima di cantare vittoria. Proprio quest’ultima, si mantenessero così le faccende, potrebbe essere una gara di stupende premesse emotive, che potrebbe mettere in palio in evento secco la partecipazione alla finale della Big XII all’interno della grande rivalità statale.

2 thoughts on “Week #10 in review: la leggenda di Joe Paterno; Newton-scandalo

  1. Ciao Dave, direi che la sesta posizione nel BCS standing da parte di Stanford ci sta’ tutta considerando la vittoria di sabato contro Arizona e la sua defunse seppellita sotto 42 punti dalla squadra di Harbough.
    E a proposito di miglior giocatore del college football, scandalo o no, mi viene da dire solo una cosa a Newton… godo Luck…
    Saluti.

  2. La situazione del ranking si fa sempre più complicata e spinosa per la Ncaa, non è possibile che squadre come TCU e Boise State, che non perdono una partita da quasi 2 anni siano ancora li ad arrancare per arrivare tra i primi 2 posti. Oltretutto Boise ha vinto anche il Fiesta Bowl contro TCU. La BCS dovrebbe tener presente in qualche maniera anche i risultati dell’anno prima, se si ostinano a non voler introdurre i PO. L’unica maniera per queste due università di arrivare al titolo è di spostarsi rispettivamente nella PAC 10 e nella BIG 12. Non vedo altre soluzioni, dato che il sistema in corso impedisce alle squadre di conference poco importanti anche solo di pensare di arrivare in finale per il titolo.

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