A un mese dal titolo vinto meritatamente da Michigan, si possono tirare le somme della stagione trovando alcuni vincitori ed altri vinti.

Sicuramente chi esce sconfitto da questa stagione è il basket college dei nostri padri dove i giocatori che decidevano di cambiare squadra, salvo casi particolari, dovevano fermarsi un anno, per cui questo ostacolo creava dei legami molto forti con la propria Alma Mater mentre ora la sostanziale libera circolazione ha trasformato l’NCAA in una lega professionistica.

Di contro chi vince è il NIL che ha portato ad una situazione tale per cui per i college è molto più importante avere un AD capace di gestire il budget firmando i giocatori giusti piuttosto che un allenatore capace di reclutare giovani talenti, tant’è che nel quintetto campione non c’erano freshman e 4 dei 5 giocatori erano al primo anno con i Wolverines.

Vincono gli arbitri dal momento che durante il Tournament non ci sono state particolari polemiche sul loro operato come invece recentemente ci sono state in NBA e vincono le televisioni che hanno ottenuto dalla NCAA la sostituzione delle First Four col nuovo Opening Round che aggiunge 8 partite ai prossimi Tournament con conseguente aumento dei telespettatori e sicuramente dei diritti televisivi riconosciuti alla lega.

Perdono Kentucky che per la squadra di basket ha speso oltre 22 milioni in NIL, il massimo in stagione, per uscire al secondo turno del Torneo ma soprattutto Indiana che è arrivata a spendere complessivamente 32 milioni, 6,5n come buonuscita a Mike Woodson e 4,6 a West Virginia per liberare Darian DeVries, non raggiungendo nemmeno la post-season e con una spesa per vittoria di 1,7 milioni seconda solo a The Citadel che però ha vinto solo una partita.

Perdono anche Florida e coach Todd Golden che dopo il titolo del 2025 nonostante il ritorno di diversi giocatori chiave come Thomas Haugh e Alex Condon e l’arrivo di due ambiti transfer come Boogie Fland e Xaivan Lee, esce anche lei al secondo turno.

Vince coach Ben McCollum che, arrivato in Div.I lo scorso anno dopo una splendida carriera in Div.II dove ha vinto 4 titoli, aveva portato Drake al secondo turno e quest’anno con Iowa è arrivato addirittura nelle Elite8, permettendosi di rifiutare le avance di North Carolina alla disperata ricerca di un nuovo allenatore per firmare un contratto di 6 anni con gli Hawkeyes.

Tra i giocatori, i principali vincitori sono AJ Dybantsa che, nonostante la stagione mediocre di BYU ha messo in mostra i suoi mezzi atletici e tecnici per cui salvo sorprese sarà la prossima prima scelta assoluta al draft NBA, e Keaton Wagler che, snobbato dai principali College aveva ricevuto solo 2 offerte da mid-major ma ora è proiettato nei top5.

Mentre tra quelli che perdono, o quanto meno non vincono, troviamo Cameron Boozer che non ha colpe nella sconfitta di Duke nella partita di Elite8 ma non è riuscito a fare la differenza quando contava, e  anche Yaxel Landeborg che nonostante sia stato l’indubbio trascinatore di Michigan e abbia dimostrato di avere i mezzi richiesti al piano alto non sembra abbia convinto gli scout e sia destinato oltre la 10^ chiamata.

La University of North Carolina riesce a perdere sia sul campo dove nonostante il #6 subisce un upset al primo turno del Tournament ma la sconfitta ancora più pesante è a livello di immagine visto che dopo il licenziamento di coach Hubert Davis tutti i grossi nomi indicati come suoi papabili sostituti come Dusty May (Michigan), Tommy Lloyd (Arizona), TJ Otzelberger (Iowa State) e il citato Ben McCollum hanno rinnovato con i relativi college.

Se in passato diversi allenatori hanno fatto il salto dal college alla NBA anche con successo, UNC fa quello che fin’ora nessuno aveva fatto e dimostrando il nostro assunto iniziale circa lo status dell’NCAA assumendo un esperto allenatore NBA come Michael Malone, campione 2023 con i Denver Nuggets.

Un altro college perdente è Baylor che dopo aver portato in Texas ben 5 giocatori da almeno 10 pp di media oltre al quotatissimo freshman Tounde Yessoufou ed un potenziale talento come Cameron Carr, ha finito la stagione con un record di 17-17. Ci piace pensare che se il nostro Maikcol Perez non si fosse rotto il crociato in preseason la stagione dei Bears sarebbe andata meglio ma probabilmente nemmeno il suo indubbio talento avrebbe potuto aiutare una squadra assemblata male che coach Scott Drew non è riuscito ad amalgamare ed a far funzionare.

Sebbene si tratti di un college modesto, tra i perdendi vogliamo comprendere Loyola-Chicago che sarà un caso ma con la scomparsa di Sister Jane, la storica cappellana della squadra diventata famosa nel 2018 quando i Ramblers da #11 arrivarono alle Final Four, che si è spenta lo scorso Ottobre a 106 anni hanno chiuso una delle loro peggiori stagioni dell’ultimo ventennio.

Nei 7 anni sulla panchina di Memphis Penny Hardaway aveva sempre raggiunto le 20 vittorie e per ripetersi quest’anno aveva azzerato il roster ricostruendolo tramite il transfer portal con giocatori anche al terzo college della loro carriera.

Purtroppo una serie di infortuni a giocatori chiave in momenti importanti della stagione e il pessimo spettacolo offerto hanno portato ad un record 13-19 ed al crollo degli spettatori e quindi, per salvare la panchina, Penny ha dovuto sacrificare alcuni suoi assistenti come se l’insuccesso fosse colpa loro.

Tra gli allenatori vince Fred Hoiberg che dopo l’esperienza negativa in NBA e il ritorno in una storicamente mediocre Nebraska, nel corso di 7 anni in continuo miglioramento è riuscito a stabilire il record di vittorie per i Cornhuskers (28) ed a portarli per la prima volta nella storia tra le Sweet16.

Oltre a quelli elencati ci sono decine di altri vincenti e perdenti nella stagione NCAA e per tutti vale la celebre frase di Rudyard Kipling: Se riesci a incontrare il Trionfo e il Disastro / e trattare questi due impostori allo stesso modo ma in questo particolare mondo bisognerebbe aggiungere alla fine “se avrai o ti verrà dato il tempo di farlo”.

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