Ci sono cose che difficilmente si possono dimenticare, anche a distanza di tempo. Momenti non ordinari, conquistati con sacrifici. La visita a Stanford è uno di quelli. L’avevo già vista nel 2009 quando grazie a coach John Saintignon (coach americano conosciuto al WBSC Supercamp di Sportilia quando ancora facevo l’allenatore, sembra un secolo fa) avevamo fatto un fantastico giro per gli atenei della California del nord. Sempre grazie a coach John, ho avuto l’opportunità di contattare Eric Réveno, associated head coach dei Cardinals. Sin da subito si è dimostrato disponibilissimo. Al mio primo messaggio, mi ha detto “Call mi REV“. Agli ordini, coach..anzi…REV.

Non fatevi ingannare dalla foto: coach “Rev” è quasi 2 metri e io ero sul secondo gradino della tribuna. Mi ha invitato a guardare lo “shoot around”(tiro e analisi schemi avversari) 5 ora prima della partita di questa sera, quella contro Clamson. Sin da subito, mi ha messo a mio agio e io ho sfruttato l’arma mica troppo segreta “I’m from Italy”. Gli americani impazziscono totalmente quando c’è di mezzo l’Italia. L’adorano. Tutti, coach Rev compreso, mi dicono “Mi piacerebbe proprio venire(o tornare se già stati) in Italia”. Gli chiedo se il suo cognome avesse origini italiane, mi dice che ha discendenti romeni che una volta qui negli Usa, hanno cambiato leggermente il cognome. Niente “Italian heritage”. Damn.

Pian piano mi presenta alcuni giocatori, tra cui Kristers Skrinda, ragazzo lettone con cui mi gioco subito la carta Luca Banchi, ex allenatore della sua nazionale maggiore. Ragazzo simpatico, purtroppo “ai box” per un infortunio in via di guarigione. Poi è il turno dello staff e di altre persone coinvolte nella gestione della squadra, come Amanda che, a quanto mi dice “Mi occupo di tutto, tranne che allenare basket”.

Inizia l’allenamento e si gestiscono i particolari dell’attacco di Clemson. Faccio un piccolo “fast-forward” e vi dico che quello provato durante lo “shot-around”, sta funzionando. Mentre scrivo, infatti, Stanford è avanti di 2 all’intervallo contro una squadra che fisicamente è di molto superiore. Clemson è al 31° posto nel ranking della NCAA, mentre Stanford occupa la 77ma posizione. Ps: non sono più abituato ai 2 tempi da 20′ ciascuno, se poi ci mettete che l’azione dura 30″…

Torniamo al momento della preparazione. L’ora scorre via veloce e io cerco di carpire (e capire, soprattutto) ogni dettame che coach Kyle Smith, head coach, sta impartendo ai suoi ragazzi. Ci si ferma anche 10′ per guardare i video, con tutti i giocatori seduti e molto concentrati su quanto mostrato e spiegato, questa volta, da coach “Rev”.

Dopo i consueti tiri liberi, i ragazzi vanno a riposarsi e i coach a casa per qualche ora di “stacco”. Saluto coach “Rev” e lo ringrazio di cuore per quest’opportunità. Decido così di aspettare la partita che si giocherà da li a 4 ore facendo un giro nel campus. Che dire: Stanford è uno degli atenei più belli del mondo e la parte visitabile, ovvero alcuni impianti sportivi e la zona commerciale, è incredibile.

Il bookstore è quasi un centro commerciale e nella parte del “food&beverage” ci sono catene quali Starbucks e Subway. E son quelli che ho visto, di sicuro ce ne saranno altri data la dimensione di Stanford.

Prima di entrare al “Maples Pavillion“, sede delle partite dei Cardinals, passo di fianco all’impianto dedicato agli sport acquatici. Badate bene: la foto è di una metà, manca tutta la parte dei trampolini, a destra, che era oscurata. Semplicemente pazzesco.

Pian piano ci si avvicina all’inizio della partita, io mi siedo a bordo campo, in quei posti in cui non potrò mai godere di una partita, causa i costi. Entrambe le squadre sono in fase di riscaldamento e la concentrazione è già alta.

Altro “Fast-forward”: quando siamo a metà secondo tempo, Stanford è avanti di uno(43-42), con Clamson che rimane attaccata. Per i Cardinals, 14 punti di Ebuka Okorie e 11 di Aidan Camman, quest’ultimo è il giocatore che più mi ha impressionato a livello di comprensione del gioco.

Torniamo indietro: inno nazionale, presentazione della squadra a luci spente, banda che suona dal vivo. Insomma, lo standard per qualsiasi partita “made-in-usa” del college NCAA.

Peccato per l’affluenza del pubblico, complice la giornata infrasettimanale e, forse, l’avversaria che non scalda gli animi. Ci fosse stata “Cal@Berkley”, con cui hanno un’accesa rivalità, credo che il colpo d’occhio sarebbe diverso.

Ecco, un po’ come capita spesso di iniziare la partita in ritardo, ora siamo “live” con il cronometro. 1’31” al termine del 2° tempo punteggio che vede Clemson avanti di 1. Altra cosa a cui non ero più abituato “dal vivo” è l’1+1. Non li vedevo da fine anni ’90. Ecco qui una dimostrazione di come “non” si deve fare

Due errori così, negli ultimi 90″ di partita, costano a Stanford la partita. Alla fine vince Clemson per 66 a 64. E si chiude con la banda che suona una sorta di “silenzio” dopo la sconfitta.

Si chiude anche questa mia giornata immerso nella fantastica Stanford University, peccato per l’esito finale della partita, spero di poter vedere e sentire cosa suona la banda già il prossimo sabato, quando i Cardinals giocheranno contro Giorgia Tech.

Per ora è tutto, passo e chiudo.

One thought on “The Bay Experience – Stanford University

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