In fase di presentazione #14Kansas-#13BYU era abbastanza facile da inquadrare come la sfida tra Darryn Peterson e AJ Dybantsa, la prima e seconda scelta del prossimo draft non necessariamente in questo ordine, tant’è che tra il pubblico dell’Allen Fieldhouse c’erano General Manager o Director of Operations di diverse squadre NBA.

La partita tanto attesa inizia con un monologo di KU che mette da subito in crisi le certezze dei Cougars intercettando in rapida successione un paio di passaggi trasformati in contropiedi e fa girare alla perfezione l’attacco con un Peterson in giornata di grazia che segna 12 punti prima che Dybantsa riesca a realizzare il suo primo canestro, una tripla con 7’23” sul cronometro.

 

Purtroppo per BYU Richie Saunders e Robert Wright III, le altre due stelle dei Cougar, segnano rispettivamente 9 e 10 punti ma non compensano il primo tempo anonimo di Dybantsa chiuso con 7 punti, 1 rimbalzo, 1 assist e 2 perse e lo zero assoluto della panchina.

 

Se consideriamo che ai 18 punti di Peterson (6-7 dal campo e 3-4 da 3pti) i Jayhawks ne aggiungono 10 ciascuno dal freshman Bryson Tiller e dall’esperto Tre White che realizzano 5 triple su 5 e la squadra tira col 64% complessivo dal campo (9-12 da 3pti), il 53-33 alla sirena non può stupire.

In stagione BYU ha vinto 5 partite nelle quali era sotto all’intervallo ma qui oltre ai 20 punti di distacco c’è anche l’inerzia completamente a favore di Kansas, un Allen Fieldhouse con i tifosi di casa in visibilio e un’apparente rassegnazione con i Cougar che escono a testa bassa dal campo.

Evidentemente coach Kevin Young conosce i suoi ragazzi e sa quali siano i tasti toccare perchè rientrano in campo con uno spirito molto diverso e se non fosse per Tiller che segna 9 punti nella prima metà della ripresa, il career high di Saunders con 33 punti, ai quali aggiunge 10 rimbalzi, avrebbe ridotto il distacco sotto la doppia cifra prima di arrivare a 4′ dalla fine.

Con Tiller che aveva esaurito la sua spinta chiudendo col suo career high di 21 punti, e Peterson che coach Bill Self fa sedere in panchina dopo pochi minuti della ripresa senza farlo più rientrare più in campo in modo da preservarlo (Darryn aveva saltato l’ultima partita per una distorsione alla caviglia e altri 9 match soprattutto in avvio di stagione per problemi ai tendini ed al polpaccio), Kansas va in difficoltà e la rimonta di BYU arriva fino a -4 con un minuto sul cronometro.

 

A quel punto un canestro di Melvin Council Jr, di quelli non provati in allenamento, costringe i Cougars a forzare una tripla che non entra e da li in avanti i Jayhawks devono solo amministrare la pressione di BYU fino al 90-82 finale.

E’ chiaro che la sfida nella sfida se la sia aggiudicata Peterson non tanto per aver prodotto in un tempo più di quanto fatto da Dybantsa in 34 minuti ma perchè ha messo in mostra le doti che i GM volevano vedere: fisicità, atleticismo, la capacità di chiudere la penetrazione al ferro gestendo il contatto avversario e il tiro da 3pti. AJ ha mostrato il suo indubbio talento solo a sprazzi con un paio di movimenti che piacciono all’NBA anche se è mancato totalmente ad inizio partita quando la gara si è indirizzata e non è stato in grado di guidare la squadra per invertire la tendenza.

La vittoria conferma le ambizioni di Kansas anche se la rotazione sostanzialmente a 6 giocatori è rischiosa e difficile da sostenere a lungo in un Tournament mentre BYU dipende da Dybantsa magari non a livello di punti perchè anche altri suo compagni ne hanno nelle mani, ma per il carattere e la capacità di reazione che in sua assenza alla squadra è mancata.

 

 

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