Parafrasando il famoso libro di Agatha Crhistien “Dieci piccoli indiani” ci piace evidenziare come, in maniera abbastanza anomala a questo punto della stagione, fino allo scorso week-end avevamo ancora 3 squadre imbattute, tutte con 20 vittorie, zero sconfitte e caratteristiche diverse (#1Arizona, #7Nebraska e #25Miami-Ohio) ma ora ne sono rimaste solo 2.

Arizona è nella Big XII Conference, a oggi la seconda più difficile della nazione, è imbattuta nonostante una SOS 35 dopo aver superato 11 squadre del Q1 e del Q2 con un margine di vittoria medio complessivo superiore ai 22 punti grazie alla sua completezza che la vede 3^ nelle classifiche della miglior difesa, dei rimbalzi e del Net rating cioè la differenza fra offensive rating e defensive rating.

In panchina per la 5^ stagione siede Tommy Loyd dopo 20 anni da assistente a Gonzaga che in questo lasso di tempo ha sempre vinto almeno 24 gare portando la squadra al Tournament dove deve però ancora fare il salto in quanto per 3 anni si è fermato alle Sweet16.

Per i Wildcats le aspettative erano elevate visto il mix di giocatori composto dai giovani e talentuosi freshman da 5 stelle Koa Peat e Brayden Burries che viaggiano oltre i 14ppg, affiancati dai più esperti Jaden Bradley, Krivas Motiejus e Tobe Awaka che vanno oltre i 10ppg e tre giocatori da oltre 15 minuti per partita che garantiscono a una ottima rotazione come il tedesco Ivan Kharchenkov, l’australiano Anthony Dell’Orso e l’olandese Dwayne Aristode.

Ipotizzarla imbattuta al termine della regular season è molto difficile, soprattutto perchè in una Big XII così competitiva il suo calendario prevede ancora due sfide con Kansas e una ciascuno con BYU, Houston, Iowa State e Texas Tech solo per citare le squadre del ranking ma il finale della sfida di andata di BYU dimostra che questanno in NCAA è possibile tutto e il contrario di tutto!

 

Se su Nebraska qualche eurino si poteva azzardare perchè il calendario prevedeva sfide con squadre complicate ma comunque abbordabili come Michigan, Illinois e Purdue, ma sarebbe andato perso visto che lunedì notte proprio contro i UM i Cornhuskers hanno perso di 3 punti una partita che con 5’52” stavano guidando 70-65.

Anche la SOS 31 dei Cornhuskers evidenzia un calendario difficile che li ha visti battere 12 squadre fra Q1 e Q2 grazie ad un’ottima difesa che stava limitando gli avversari al 39% dal campo e 65 punti di media, abbinata ad un attacco che coach Fred Hoiberg basa sul tiro da 3pti visto che oltre la metà dei tentativi della squadra sono da oltre l’arco e sono diversi i giocatori affidabili dalla lunga distanza.

La “stella” è Pryce Sandfort, un giocatore dal fisico normale che lo scorso anno a Iowa segnava meno di 9 punti di media mentre quest’anno, anche grazie alla maggior fiducia ricevuta, viaggia a 17,4ppg tirando il 41,7% da 3pti con oltre 8 tentativi per partita e il secondo miglior realizzatore è l’ala olandese Rienk Mast un 6’10” anche lui dal fisico normale che segna 14.6ppg e prende 6rpg.

Sappiamo che nelle partite punto a punto i tiri liberi sono fondamentali e se Nebraska è 9-1 in quelle decise da 10 o meno punti lo deve anche al fatto che i 4 giocatori chiave li tirano tutti almeno con l’80%.

L’ultima e meno attesa del terzetto è Miami (OH), membro della MAC Conference, che già lo scorso anno aveva fatto bene finendo 25-9 ma quest’anno sta stupendo perchè è vero che ha SOS 275, ha incontrato solo 6 squadre con record vincente e 3 del Q2, ma comunque le ha vinte tutte, anche 3 in OT, meritandosi anche la 24^ posizione del ranking.

Qui le chance di arrivare imbattuta al Torneo della MAC sono alte dal momento che il calendario continua ad essere facile con avversarie tutte oltre la 120^ posizione NET.

Sulla panchina siede Travis Steele che dopo una prima esperienza da capo allenatore a Xavier dove, nonostante le 4 stagioni con record vincenti gli è stato fatale il non essere mai riuscito a giocare il Tournament, ai Redhawks ha avuto bisogno di un biennio per trovare l’equilibrio che lo scorso anno gli ha permesso di finire 25-9 e quest’anno l’ha portato sulle homepage dei siti specializzati.

Miami (OH) utilizza un sistema offensivo più simile a quello europeo che a quello collegiale con 5 giocatori larghi, palla sempre in movimento, screen e blocchi per cercare il miglior tiro possibile con un ritmo molto controllato.

In questo modo i Redhawks segnano quasi 90ppg grazie al 51,3% dal campo, ha 5 giocatori in doppia cifra di media (6 se consideriamo Evan Ipsaro che si è rotto il legamento anteriore a fine Dicembre) tra i quali c’è l’ala islandese Almar Atlason che realizza col 41% da 3pti e con l’83% ai liberi e non è prevedibile in quanto ben 7 giocatori diversi hanno segnato almeo 20 punti, con un massimo di 37 messi a segno da Peter Suder nella vittoria in OT con Buffalo che è stato raggiunto in questo modo:

https://www.espn.com/video/clip/_/id/47641917

Ovviamente la presenza nel ranking è un premio per le zero sconfitte e non perchè si debba ritenere i Redhawks la ventiquattresima squadra più forte della nazione, ma intanto “the other Miami”, come scherzosamente si definisce questo college dell’Ohio.

 

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