Con la free agency iniziata ufficialmente alle 18 locali del 30 giugno è entrata nel vivo l’offseason NBA 2026 e raramente come quest’anno possiamo parlare di mercato letteralmente infuocato.
Tra l’approdo di Giannis Antetokounmpo ai Miami Heat, Jaylen Brown che abbandona i Boston Celtics e LeBron James che annuncia di voler continuare a giocare in NBA ma in una squadra diversa dai Los Angeles Lakers c’è davvero tantissimo di cui parlare. Entriamo quindi nel vivo dell’analisi dei principali movimenti di mercato in attesa ovviamente degli sviluppi futuri di tutte le 30 franchigie della National Basketball Association.
- MEMPHIS GRIZZLIES RICEVONO: Jerami Grant, Kris Murray
- PORTLAND TRAIL BLAZERS RICEVONO: Ja Morant, cash considerations
Iniziamo da una mossa che potenzialmente accontenta tutte le parti in causa: Ja Morant passa a Portland tra le facili battute degli appassionati che vedono un ritorno dei Jail Blazers e le speranze dei tifosi di Rip City che comprensibilmente sperano invece di rivedere il giocatore spettacolare visto nei primi anni a Memphis.
Inutile negarlo, per i Grizzlies liberarsi di Morant era diventato un obiettivo prioritario. Recuperarlo è apparso impossibile: nelle pochissime partite in cui si è visto in campo (appena 20 la scorsa stagione) era arrivato a tirare col 23.5% da tre punti e col 41% dal campo su 16 tentativi, il nucleo di giocatori che lo aveva accompagnato nel suo stint a Memphis è stato smantellato e quindi la dirigenza era alle prese col difficile compito di trovare un acquirente per il suo ex uomo franchigia.
Un compito portato a conclusione grazie ai Blazers, reduci dall’eliminazione ai playoff contro i San Antonio Spurs tutto sommato con l’onore delle armi, che dal canto loro non avevano possibilità di mettere a segno un vero colpo grosso per migliorare le proprie quotazioni e quindi hanno comprensibilmente deciso di correre il rischio puntando sulla classica possibilità di redemption per un Morant che dopotutto ha 27 anni e potrebbe cogliere l’occasione di ricominciare da zero. Uno scenario che non appare molto probabile viste le vicissitudini di Ja, ma mai dire mai.
Peraltro Portland salva le sue scelte limitandosi a cedere Jerami Grant e Kris Murray; quest’ultimo è un giocatore di rotazione fatto e finito, mentre riguardo cosa possa dare Grant ai Grizzlies bisogna a mio avviso capire cosa voglia fare Memphis nella prossima stagione, anche se la via più plausibile resta quella del rebuilding data anche la cessione di Santi Aldama a Dallas per ottenere una prima scelta del 2030 (via Warriors) e due seconde (oltre al contratto da rookie di AJ Johnson) Ad oggi la trade è quindi sicuramente finalizzata alla cessione di Morant; vedremo se arriverà effettivamente il suo rilancio a Portland.
- LOS ANGELES CLIPPERS RICEVONO: Gradey Dick, Brandon Ingram, prime scelte 2031-2033, seconde scelte 2030-2033, pick swap al primo giro 2027
- TORONTO RAPTORS RICEVONO: Kawhi Leonard
L’impatto di un affare riguardante Kawhi Leonard è inevitabilmente calato rispetto a quando The Claw lasciò i Toronto Raptors da campione NBA per unirsi ai Los Angeles Clippers. Le cose non sono andate come sperato dai tifosi californiani, gli ultimi anni di Leonard sono passati tra acciacchi fisici, lampi del campione che fu e lo scandalo Aspiration e così il giocatore lanciato dai San Antonio Spurs trascorrerà il suo ultimo anno di contratto nella Toronto che aveva portato, insieme a Pascal Siakam, Fred VanVleet e tutti i componenti della gioiosa macchina da guerra canadese, per la prima volta a festeggiare il Larry O’Brian Trophy.
Una mossa sicuramente buona per i Raptors che possono sperare nel riemergere delle qualità di Leonard e mal che vada possono attendere la scadenza del suo contratto a fine stagione essendosi liberati nel contempo di quello di Brandon Ingram, preso anche lui in scadenza dai New Orleans Pelicans e poi rinnovato fino al 2028 per scoprire che l’aria del Canada non aveva certo cambiato il tipo di giocatore che Ingram è sempre stato: buon realizzatore ma condizionante (2.5 perse in carriera a fronte di 0.7 recuperi) e poco idoneo a un contesto vincente.
Leonard si unisce a un core già interessante con RJ Barrett e Scottie Barnes che potranno beneficiare delle sue doti senza necessariamente fare troppi passi indietro, ovviamente a patto che si veda se non il miglior Kawhi, quantomeno una sua versione motivata e funzionale.
I Clippers acquisiscono un contratto non proprio bellissimo come quello di Ingram (81 milioni per i prossimi due anni, player option nel 2027-28) ma riescono a portarsi a casa delle scelte dopo l’arcinoto commitment che li aveva portati a cedere una montagna di picks agli Oklahoma City Thunder per prendere Paul George, a cui vanno aggiunte altre scelte sacrificate per firmare James Harden. La trade sorride quindi anche alla Los Angeles minore che riesce a evitare di perdere Leonard a fine anno senza ricavarne nulla e continua a lavorare al processo di rebuilding.
Una ricostruzione partita già nel corso della passata stagione con la cessione di Ivica Zubac sempre nell’ottica di recuperare qualche pick e quella di James Harden che ha portato Darius Garland a LA. Ancora prestissimo per trarre giudizi sull’operato dei Clips in offseason (che hanno anche offerto a Bennedict Mathurin un rinnovo) ma sicuramente non manca la coerenza nelle mosse.
- BROOKLYN NETS RICEVONO: Julius Randle, scelta 2026 (Joshua Jefferson)
- CHICAGO BULLS RICEVONO: Nic Claxton
- MINNESOTA TIMBERWOLVES RICEVONO: Mouhammadou Gueye, scelta 2026 (Isaiah Evans)
- CHARLOTTE HORNETS RICEVONO: Naz Reid, prima scelta 2033 non protetta, seconde scelte 2029-2032-2033, pick swap al primo giro 2028-2029-2030
- MINNESOTA TIMBERWOLVES RICEVONO: LaMelo Ball, Josh Green
- MINNESOTA TIMBERWOLVES rinnovano Ayo Dosunmu
Analizziamo queste mosse mettendo al centro i Minnesota Timberwolves, ai vertici della Western Conference dalla trade per Rudy Gobert ma a cui negli ultimi anni mancava sempre il proverbiale soldo per fare la lira. Sembra essersene accorto anche Anthony Edwards che dopo l’eliminazione al secondo turno da parte degli Spurs agli ultimi playoff (che seguiva le due uscite consecutive in finale di Conference) ha chiesto cambiamenti per potergli permettere un vero stint all’anello NBA.
Minnesota ha considerato prioritario il rinnovo di Ayo Dosunmu, arrivato dai Chicago Bulls alla trade deadline dello scorso febbraio e protagonista ai playoff dove è esploso nella serie del primo turno contro i Denver Nuggets mettendo 43 punti in gara-4 e imponendosi come ottimo cambio per Edwards. Per liberare spazio e firmare l’extension da 112 milioni si è quindi deciso di cedere Julius Randle ai Brooklyn Nets, i quali non vedevano un giocatore di qualità da molto tempo e a loro volta hanno sacrificato Nic Claxton, centro di livello ma bisognoso di un sistema di squadra solido che a Brooklyn non c’è, mandandolo a Chicago.
Fin qui una mossa che ci può stare da parte dei Timberwolves; la perdita di Randle è sicuramente un peccato a mio avviso ma probabilmente lo sarebbe stato anche quella di Dosunmu e quindi tutto sta nelle valutazioni della franchigia che come abbiamo visto sono state chiare. Ora però arriva la parte finora meno convincente del mercato dei lupi: l’innesto di LaMelo Ball come uomo di punta del backcourt, accompagnato da Josh Green (buon 3&D da rotazione ma senza troppe possibilità di evolvere da tale ruolo) al prezzo di un altro pezzo importante del pacchetto lunghi come Naz Reid.
Ball è cresciuto cestisticamente agli Charlotte Hornets in un contesto in cui sostanzialmente se si vinceva si era contenti, se si perdeva non si era troppo tristi. Negli anni in cui è stato il go-to-guy ha messo in mostra un gioco altamente spettacolare ma confusionario e la squadra non è mai stata una reale pretendente ai playoff (che non disputa da dieci anni e in cui non ha mai vinto una serie dal ritorno del basket NBA a Charlotte)
Si è arrivati al punto che la pesca al draft di Kon Knueppel e la contemporanea ascesa di Brandon Miller, draftato nel 2023, sono bastate per palesare che Ball era già di troppo agli Hornets che di conseguenza hanno preso Coby White impostando quindi la costruzione della squadra senza considerare LaMelo. Il fratello minore di Lonzo viene mandato a Minnesota, che in teoria dovrebbe migliorare per vincere l’anello, in pratica accoglie un contrattone da 130 milioni fino al 2029 per un giocatore che i playoff non li ha mai disputati e che è un’incognita anche a livelli non alti.
In più i Wolves perdono Reid, sesto uomo dell’anno nel 2024, dopo aver già ceduto Randle e quindi dovendo ricostruire da capo il frontcourt che affiancherà Rudy Gobert. Il mercato di Minnie non è quindi chiuso ma finora la direzione non è, a mio avviso, quella di completare il gap con le altre contender della Western Conference.
Charlotte dal canto suo sta facendo obiettivamente molto con le possibilità che ha per riuscire ad agguantare la postseason e la squadra è quantomeno interessante con Reid che porterà un importante contributo d’esperienza, difesa e tiro da fuori nel settore lunghi e se Knueppel dovesse confermare un’annata da rookie stratosferica (18.5 di media, 42.5% da tre su 8 tentativi, secondo dietro Cooper Flagg come Rookie of the Year) le prospettive potrebbero essere molto, molto buone.
- MIAMI HEAT RICEVONO: Giannis Antetokounmpo, Bobby Portis
- MILWAUKEE BUCKS RICEVONO: Tyler Herro, Kasparas Jakucionis, Jaime Jaquez Jr., Kel’el Ware, scelta 2026 (Nate Ament), prime scelte 2031-2033, seconda scelta 2033, pick swap al primo giro 2030
La pluripreventivata cessione di Giannis Antetokounmpo diventa finalmente realtà; dopo che in inverno la destinazione più probabile del Greek Freak sembravano essere i Golden State Warriors e a inizio estate i Boston Celtics (con possibile coinvolgimento di Jaylen Brown che come vedremo ha avuto conseguenze grosse) l’MVP delle due stagioni tra il 2018 e il 2020 si accasa ai Miami Heat assieme a Bobby Portis.
Miami decide quindi per l’all-in su Giannis sacrificando un considerevole pacchetto di draft picks ma soprattutto Tyler Herro sul quale negli anni aveva puntato moltissimo tanto da non concretizzare trade anche importanti pur di tenerlo. Herro approda invece ai Bucks che avevano bisogno di un nuovo punto di partenza dopo la fine definitiva del ciclo che ha portato l’anello nel 2021 ma soprattutto dopo una stagione 2025-26 da sole 32 vittorie.
La domanda che sorge spontanea ora è: con Antetokounmpo si può parlare di una Miami contender per la prossima Eastern Conference? Da questo punto di vista i dubbi sono ancora molti: il greco resta un top player assoluto per la lega anche a 31 anni e l’accoppiata nel frontcourt con Bam Adebayo può essere devastante seppur con vari aspetti da verificare sul campo, ma la costruzione di una vera squadra da titolo attorno al greco si presenta molto problematica.
Con la partenza di Herro e di Jaime Jaquez Jr., spesso prezioso dalla panchina, il backcourt è ora un grosso punto interrogativo anche perchè se n’è andato Norman Powell che dopo la scadenza del suo contratto ha deciso di firmare ai Chicago Bulls per due anni (a 45 milioni) Per sostituirlo è stato firmato con un annuale Tim Hardaway Jr. che dopo essersi rilanciato a Detroit due stagioni fa ha vissuto un anno a Denver che ha confermato quello che da sempre si sa su di lui: non proprio il giocatore a cui ti affideresti per vincere.
Potrebbe inoltre aggiungersi Bradley Beal da free agent (che ha rifiutato la player option del suo ultimo anno di contratto ai Clippers) ma anche mettersi in mano a un altro ultratrentenne proveniente da un pesante infortunio e comunque apparso in declino costante sin dal suo approdo ai Phoenix Suns nel 2023 non sembra il massimo per vincere davvero. Certo, bisognerà attendere la fine dell’offseason per una panoramica completa ma ad oggi non me la sentirei di parlare davvero di una Miami da titolo.
Milwaukee come accennato inizia ufficialmente a ricostruire anche con l’annuncio arrivato a maggio di Taylor Jenkins che torna a ricoprire il ruolo di head coach dopo aver assistito Doc Rivers, che chiude quindi un altro stint deludente, l’ennesimo dalla vittoria dell’anello a Boston nel 2008. Anche qui siamo ovviamente in attesa delle prossime mosse, sempre nella consapevolezza che i processi di rebuilding sono sempre difficili ma che un nuovo inizio era necessario per i cervi del Wisconsin.
- LEBRON JAMES non rinnova con i Los Angeles Lakers
- LOS ANGELES LAKERS ricevono: Walker Kessler (sign and trade)
- UTAH JAZZ ricevono: prime scelte 2031-2033 non protette, pick swap al primo giro 2028-2030
- LOS ANGELES LAKERS ricevono: Jaden Hardy, seconde scelte 2031-2032
- WASHINGTON WIZARDS ricevono: DeAndre Ayton
La carriera di LeBron James in NBA va avanti, il fenomeno di Akron sarà ancora protagonista sui parquet a stelle e strisce a 43 anni ma la sua ventiquattresima stagione nella massima lega mondiale lo vedrà lontano da Los Angeles.
Nel corso del suo regno californiano il Re è riuscito a riportare l’anello in casa Lakers nella stagione 2019-20 segnata dal COVID portandosi a 4 anelli personali, superato la leggenda gialloviola Kareem Abdul Jabbar come miglior realizzatore della storia NBA ma ha anche preso parte a roster mal costruiti e vissuto playoff deludenti, non ultimi quelli appena trascorsi malgrado di fatto gli sia capitato Luka Doncic dal nulla.
La costante di queste postseason, come delle stagioni regolari, è stata comunque quella di vederlo ancora protagonista e trascinatore della sua squadra, ruolo che probabilmente cambierà nel 2026-27 dato che James accetterà anche un contratto al minimo salariale per avere la possibilità di arrivare a 5 titoli personali, eguagliando Kobe Bryant, Tim Duncan e Magic Johnson (tra gli altri)
Sulla prossima destinazione di LeBron ci sarà ancora da attendere notizie ufficiali; si era parlato di Golden State, con James a unirsi all’ex rivale Steph Curry e anche ad Anthony Davis che fu determinante nella succitata vittoria del titolo 2020. Davis però a quanto pare non si muoverà da Washington in quanto i Wizards hanno smentito una trade che lo riguardi, vedremo se ciò influirà sul futuro di James e sulle possibilità di vederlo insieme a Curry sia pure con i due campionissimi ormai avanti con l’età.
I Lakers restano quindi in mano a Luka Doncic, ma con le difficoltà di costruzione del roster che permangono. L’asso sloveno, assente negli ultimi playoff per i guai fisici che in realtà lo hanno condizionato piuttosto spesso nei finali di stagione (tanto che Doncic non prenderà parte agli impegni della nazionale slovena di quest’estate) ha ottenuto il ricco rinnovo del fidato compagno Austin Reaves che ha firmato un’estensione quadriennale per 185 milioni, mentre la sua richiesta di un nuovo centro ha portato all’approdo a LA di Walker Kessler.
L’ex Utah Jazz approda nella Città degli Angeli dopo una sign and trade che costa ai Lakers un considerevole dispendio di scelte, recuperate parzialmente mandando DeAndre Ayton a Washington. Con l’ex prima scelta assoluta dei Phoenix Suns non è andata bene in quanto i difetti del giocatore erano ancora tutti lì; ora c’è quindi Kessler che al suo esordio in NBA nel 2022 sembrava potesse diventare un crack ma poi non ha del tutto confermato le aspettative e ha saltato praticamente tutta l’ultima stagione per un intervento alla spalla sinistra.
Un innesto che lascia più dubbi che certezze quindi per una squadra che fa i conti anche con l’abbandono di Marcus Smart, ancora decisivo in molti tratti dell’ultima stagione ma che ha preferito un biennale agli Houston Rockets per il suo futuro. Anche qui come per il resto del panorama NBA dovremo attendere il resto dei movimenti in casa Lakers ma le prospettive ad oggi vedono Luka Doncic guidare una truppa che non sembra aver cancellato i punti interrogativi delle passate stagioni della storica franchigia losangelina.
- BOSTON CELTICS RICEVONO: Paul George, prime scelte 2028-2031, seconde scelte 2028-2030
- PHILADELPHIA 76ERS RICEVONO: Jaylen Brown
Se non siamo sui livelli di Nico Harrison che svende Doncic ai Lakers, poco ci manca.
Antefatto: nei playoff 2025 i Boston Celtics perdono per la stagione seguente Jayson Tatum, alle prese con la terribile diagnosi torn ACL. Senza Tatum si teme una stagione 2025-26 ad arrangiarsi come si può ma Jaylen Brown, già MVP delle Finals 2024 che hanno riportato a Boston l’anello NBA dopo diciotto anni, trascina la sua squadra a un campionato di vertice e al secondo posto finale nella Eastern Conference. Career high per punti segnati (28.5) e assist (5.1) pareggiando quello da 6.9 rimbalzi: non vedo cos’altro potesse fare Brown per essere considerato incedibile.
Invece le valutazioni di Brad Stevens sono diverse. I Celtics vengono eliminati dai playoff al primo turno contro i Philadelphia 76ers e sotto la lente va la convivenza tra Brown e il rientrante Tatum, Jaylen afferma su Twitch che l’anno appena trascorso è stato il migliore della sua carriera (affermazione che non trovo così contestabile) e anche questo viene interpretato come una frecciata all’ormai ex sodale e nel frattempo c’è la trattativa per portare Giannis Antetokounmpo in biancoverde, per la quale viene considerato anche un coinvolgimento di Brown.
Alla fine però Antetokounmpo va a Miami e Brown, per il quale peraltro vari analisti hanno sottolineato dati statistici che ne sminuirebbero l’impatto reale, viene comunque ceduto. Ma in cambio del 36enne Paul George, che in carriera non ha vinto nulla nel suo prime e che tra infortuni e calo di rendimento è in declino acclarato.
Ora Boston si trova con una squadra totalmente in mano a Jayson Tatum (che ha avuto comunque parole al miele per il suo compagno di titolo NBA) e che ha visto gli innesti, oltre che di George, di un altro veterano come Mike Conley che firma un annuale e del gregario Mitchell Robinson che invece inchiostra un accordo triennale da 47.4 milioni (player option l’ultimo anno) In tutta onestà non vedo, così come molti altri analisti più qualificati di me peraltro, alcun motivo per cui le quotazioni presenti e future dei Celtics possano migliorare con questa trade; Paul George occupa ancora più di 110 milioni per i prossimi due anni e come accennato non è più un giocatore su cui puntare, gli interpreti del sistema Celtics se ne stanno andando uno dopo l’altro e non c’è attualmente chi li sostituisca.
Di contro Philadelphia si trova per le mani un’occasione d’oro per rilanciarsi a Est con Tyrese Maxey e VJ Edgecombe raggiunti da Jaylen Brown per un backcourt potenzialmente devastante. Facile prevedere che sarà proprio Philly a prendere il posto dei Celtics ai vertici della Eastern Conference anche se come da anni a questa parte c’è da risolvere l’eterno enigma Joel Embiid, a libro paga fino al 2029 e soprattutto negli ultimi anni visto più in borghese che in divisa da pallacanestro.
Sarà quindi interessante seguire la prossima stagione dei Sixers alla ricerca di quelle Finals che mancano dall’era Allen Iverson così come osservare l’evoluzione di Boston e se davvero Jayson Tatum passerà un anno a predicare nel deserto. Quello che si può dire ad oggi però è che la gestione di Jaylen Brown rischia di essere davvero un grosso rimpianto per la blasonata franchigia del Massachussetts.
Sotto la copertura di un tranquillo (si fa per dire) insegnante di matematica si cela un pazzo fanatico di tutto ciò che gira intorno alla spicchia, NBA in testa. Supporter della nazionale di Taiwan prima di scoprire che il videogioco Street Hoop mentiva malamente, in seguito adepto della setta Mavericks Fan For Life.


Dico solo che mi fido di Brad Stevens come di un cieco col suo cane guida. Boston inizia un periodo di rifondazione, purtroppo l’infortunio di Tatum aveva tagliato le speranze per un repeat, e il suo ritorno ai play off non è stato sufficiente, in più Philly ce l’ha messa tutta per spianare la strada a NY.
L’addio a Brown peserà anche a Tatum e si rischia che chieda la cessione l’anno prossimo.
I Celtics rifondano, speriamo gli vada bene, due scelte come Brown e Tatum non sarà facile ripeterle….
In effetti la cessione di Brown dei Celtics in cambio del grosso contratto(ma di 2 anni)di un giocatore al tramonto come P. George(per di più rafforzando molto una rivale diretta) ricorda quello messo in scena dall’odiatissimo(da me e da tutta Dallas)Niko. Certo quello combinato dall’allora GM dei Mavs rimane ancora il peggior scambio della Storia anche perchè batterlo richiede un impegno veramente arduo, ma, almeno, lo scambio Davis-Doncic ha ancora quell’alone di opacità, di c’era qualcosa di strano sotto che probabilmente rimarrà per sempre almeno che non venga trovata la scatola nera. Quello dei Celtics è veramente difficile da capire: un giocatore così forte e solido sotto ogni punto di vista come J.Brown regalato così, si capisce poco, anche se i Celtics avessero deciso di rifondare, da una parte hanno ottenuto poco in previsione futura e poi aprono il caso Tatum: resta a Boston a (perdere e)rifondare? Mah…
Brown ha rotto il cazzo e guadagna troppo (oltre ad aver toppato i playoff 2026). Se lo hanno dato via per niente è perché la voce si è diffusa e le offerte si sono abbassate. Perdere per perdere (e Boston perderà per qualche anno), tanto vale risparmiare denaro.
Ad Harrison avevano annunciato Cooper Flagg, non c’è troppo da fantasticare. Io lo avrei visto bene come erede di Larry Legend ma evidentemente non era destino.