Dopo più di mezzo secolo d’attesa le speranze dei moltissimi (eufemismo, ovviamente) tifosi dei New York Knicks di festeggiare il titolo NBA non sono mai state così accese.
La squadra allenata da Mike Brown torna dal Texas con due vittorie su due battendo i San Antonio Spurs anche in gara-2 al termine di un’altra battaglia vera; nella storia NBA solo due squadre sono riuscite a vincere entrambe le partite iniziali in trasferta, vale a dire i Chicago Bulls di His Airness Jordan nel 1993 e gli Houston Rockets di Hakeem Olajuwon due anni dopo.
In entrambi i casi le succitate, storiche squadre hanno vinto l’anello NBA.

Karl-Anthony Towns festeggia la grande vittoria dei suoi Knicks in gara-2
I Knicks tornano al Madison Square Garden forti del 2-0 che significa 13 vittorie consecutive nei playoff ma anche e soprattutto di aver dato una grossa spallata alle certezze dei San Antonio Spurs che come in gara-1 hanno lottato fino alla fine trovando la forza di rimontare il massimo vantaggio di NY arrivato a 6’ dal termine con la schiacciata di OG Anunoby per il +14 ospite ma vedendosi sfuggire il punto del pareggio nella serie negli ultimi e decisivi sessanta secondi.
Come in tutti gli storytelling ci sono vari punti di vista per raccontare il 105-104 finale di gara-2 in favore di New York che rischia di indirizzare ulteriormente una serie già condizionata dal ribaltamento del fattore campo nell’episodio precedente; personalmente scelgo quello del grande sconfitto della serata, nonchè giocatore più atteso, Victor Wembanyama.

Victor Wembanyama dopo aver buttato il pallone del possibile vantaggio Spurs a 10” dal termine: ha sempre 22 anni, dopotutto
A coronare il rientro degli Spurs in cinque minuti cestistici è il canestro con fallo del francese che ancora una volta mette in mostra delle qualità che è bene continuare a rimarcare perchè si finisce poi per darle per scontate. Dylan Harper si lancia in contropiede, viene chiuso da tre difensori che lasciano libera la corsia centrale, su cui il figlio di Ron trova il direttissimo Le Chesnay-San Antonio: partenza velocissima ma regolare, layup al ferro, sorpasso San Antonio.
Il pubblico del Frost Bank Center festeggia calorosamente e rumorosamente ma a zittirlo ci pensa Jalen Brunson che dopo l’incredibile canestro che ha indirizzato la gara verso i Knicks in gara-1 ha realizzato l’immediato pareggio quasi dalla stessa mattonella dopo che San Antonio si era portata in vantaggio per la prima e unica volta nel secondo tempo, a 40” dal termine. Paradossalmente il plus-minus di Brunson dirà -10 e il tabellino parlerà di un poco esaltante 7/25 dal campo; 3 di quei canestri però arrivano nell’ultimo quarto. In generale, quando c’è il fattore clutchness, i numeri non possono dire tutto.
JALEN BRUNSON IN THE CLUTCH!
GAME 1: Puts the Knicks up 6 at 37.8
GAME 2: Ties the game at 39.3Nearly identical spot.
Nearly identical game clock.
Same result. pic.twitter.com/8s9G0zITsb— NBA (@NBA) June 6, 2026
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Il momento che è costato di fatto la partita ai San Antonio Spurs avviene con 11 secondi sul cronometro della gara col punteggio di 104 pari. Wembanyama difende su Jalen Brunson dopo il cambio forzato dal blocco di OG Anunoby, prende il rimbalzo sull’errore della stella dei Knicks ma poi butta la palla sulla schiena di Devin Vassell, completando il pasticcio commettendo il fallo che manda Brunson in lunetta per il sorpasso definitivo di NY.
Un finale ingeneroso con l’asso francese ma che al contempo rende merito alla voglia di vincere di Brunson; si può dire che la situazione fotografa sia l’assenza totale di qualsiasi tipo di timore che la point guard dei Knicks ha messo in campo sin dai suoi esordi a Dallas che la fisiologica inesperienza di Wembanyama che, ricordiamolo, disputa la sua prima finale NBA al solo terzo anno nella lega.
Wemby’s costly turnover in the finals seconds of Game 2…
Tough. pic.twitter.com/96BRj8L5Aj
— Bleacher Report (@BleacherReport) June 6, 2026
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Non si può però ridurre l’analisi della vittoria Knicks alla sola mancanza di esperienza di Wemby o dei suoi compagni. La difesa di Mike Brown ha infatti ancora una volta risposto presente e questo nonostante alla fine i punti subiti siano stati 104, con tanto di rimonta finale subita, e lo stesso Wembanyama abbia chiuso a un rimbalzo dalla doppia doppia, realizzando 29 punti con 11/21 dal campo.
Il transalpino sta però facendo moltissima fatica a trovare le sue conclusioni predilette, privato del consueto apporto di Stephon Castle costretto a 5/14 dal campo con 4 perse a fronte di un solo recupero (pochissimo per il sophomore che si era messo in mostra anche nei playoff come difensore già d’èlite) e chiamato a risolvere le situazioni difficili in queste Finals più di talento puro che di ragionamento.
Da questo punto di vista ancora una volta è giusto tributare i dovutissimi meriti a Karl-Anthony Towns che era chiamato a costituire una sfida difensiva credibile a Wembanyama e non solo ha assolto il compito ma è finora arrivato a vincere questa sfida. Scaricato dai Minnesota Timberwolves che ritenevano fosse lui l’anello debole nella costruzione di una squadra da Finals, oggi l’ultima serie la gioca lui e oltre ad andare oltre i suoi limiti nel limitare Wemby ci aggiunge una devastante doppia doppia da 21 punti e 13 rimbalzi con 8/12 dal campo, che dedica alla madre scomparsa nel 2020.
“I take it as a sign my mom was here with me.” @KarlTowns on the emotional Knicks Game 2 win 💙🧡 pic.twitter.com/FRU8sR6ipk
— ESPN (@espn) June 6, 2026
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Punti importanti soprattutto nel primo tempo quando KAT è stato il trascinatore offensivo dei suoi nella seconda frazione di gioco dove New York era chiamata a rispondere alla furiosa partenza locale (+12 San Antonio dopo 30” nel quarto) Il primo vantaggio della partita per i Knicks arriva a 40” dalla pausa lunga grazie alla vena realizzativa di Towns, che non gli è mai mancata, e alle triple di Mikal Bridges (11 punti con un solo errore dal campo dopo i primi due quarti)
Nella terza frazione di gioco arriva il vantaggio in doppia cifra di New York con la seconda tripla (su quelli che alla fine saranno 8 tentativi) di Brunson dopo 2’30”; San Antonio prova a rientrare ma viene puntualmente ricacciata indietro da Bridges e da Landry Shamet, in gara-2 preferito per lunghi tratti a Josh Hart e che ripaga la fiducia di Mike Brown con 13 punti e 3/5 da tre nel secondo tempo.
A metà dell’ultimo quarto la partita sembra in mano ai Knicks dopo che il consueto Deuuuuuuce dei tifosi newyorkesi accompagna l’unica tripla di Miles McBride e Anunoby posterizza Wembanyama per il succitato +14. New York però si blocca per i successivi cinque minuti e dall’altra parte De’Aaron Fox fa quello per cui è pagato 260 milioni fino al 2030: il giocatore d’esperienza, specie dopo l’uscita per un infortunio (poi rivelatosi fortunatamente non importante, stando alle dichiarazioni di coach Mitch Johnson) di Castle.
L’ex go to guy dei Sacramento Kings inaugura la rimonta Spurs e costringe la difesa ad allentare la morsa su Wembanyama che trova finalmente i canestri che ci ha abituato ad ammirare per tre anni. Vassell e Harper rispondono a loro volta presente e arriva prima il pareggio da parte dello stesso Harper e poi il sorpasso che abbiamo raccontato.
Un parziale di 12-0 Spurs che può significare varie cose in vista del proseguimento della serie: la squadra allenata da Johnson può ripartire da questo break in vista di gara-3 o aver subito il contraccolpo morale di vedere comunque le sue speranze di vittoria infrante dall’ultimo tiro di Wembanyama che si spegne sul ferro.

Jalen Brunson, trascinatore dei New York Knicks dal 2022
In ambedue i casi New York arriva all’esordio della serie al Garden da favorita avendo dimostrato di poter tenere testa agli avversari anche sugli aspetti del loro gioco che prediligono e che li hanno portati alle Finals: l’intensità difensiva sul perimetro e l’attacco su molti possessi.
San Antonio ha già avuto un grandissimo risultato raggiungendo l’ultima serie della stagione con una maggioranza di giocatori poco più che ventenni (fanno eccezione Fox e Luke Kornet che ha pochissimi minuti; possiamo aggiungerci il 26enne Keldon Johnson fermo a 6 punti in due gare) e proprio dai suoi giovani trascinatori dovrà arrivare un ultimo grande sforzo per cercare di ribaltare l’esito della serie.
Un compito assolutamente ingrato sarà in particolare quello di limitare Jalen Brunson per il quale la definizione uomo in missione per squadra in missione non sembra poi così abusata.
Vedremo comunque cosa ci riserverà gara-3, se i Knicks saranno portati in trionfo dal loro foltissimo (e facoltosissimo, stando ai prezzi del Garden…) pubblico o se Victor Wembanyama riscatterà il finale di gara-2 riaprendo la serie. Attualmente il pronostico pende dalla parte di New York, ma come si dice da sempre, parola al campo.
Sotto la copertura di un tranquillo (si fa per dire) insegnante di matematica si cela un pazzo fanatico di tutto ciò che gira intorno alla spicchia, NBA in testa. Supporter della nazionale di Taiwan prima di scoprire che il videogioco Street Hoop mentiva malamente, in seguito adepto della setta Mavericks Fan For Life.

