L’attesa dei tantissimi tifosi Knicks è terminata il 26 maggio 2026: con l’undicesima vittoria consecutiva nei playoff 2026 New York completa il secondo sweep di fila lasciando a zero i Cleveland Cavaliers dopo averlo fatto con i Philadelphia 76ers e soprattutto torna in finale NBA per la prima volta nel terzo millennio.

I Knicks festeggiano alla Rocket Arena di Cleveland le loro prime Finals degli anni Duemila
Già, perchè le ultime Finals dei Knickerboxers risalgono a tanto, tantissimo tempo fa: era il 1999 quando Jeff Van Gundy guidava la New York di Latrell Sprewell e Allan Houston all’ultimo atto della stagione NBA battendo in finale di Conference gli arcirivali degli Indiana Pacers allenati da Larry Bird.
Sembrava l’inizio di una nuova florida era per la Grande Mela cestistica col nucleo di Spree e Houston a raccogliere il testimone di Patrick Ewing, assente per buona parte di quei playoff e ormai al termine della sua epopea newyorkese. Invece per i Knicks è iniziato un periodo oltremodo disgraziato prolungatosi per oltre un quarto di secolo, tra i disastri di Isiah Thomas, il deludente ciclo Carmelo Anthony e l’apparente perdita di appetibilità come big market in favore degli emergenti Brooklyn Nets.
Ci sono voluti gli anni Duemilaventi per rivedere i New York Knicks ai vertici del massimo campionato cestistico mondiale con Tom Thibodeau che ha riportato la squadra alla postseason nel 2021 dopo otto anni e poi alla vittoria di una serie playoff nel 2023 dopo dieci. Oggi in panchina c’è invece Mike Brown, ormai specialista nella rottura di maledizioni cestistiche: il coach lanciato dai Cleveland Cavaliers del primo LeBron James ha infatti guidato prima i Sacramento Kings al ritorno ai playoff e oggi ha raccolto, e vinto, la sfida di succedere a Thibodeau per consentire al foltissimo pubblico di New York di rivedere le NBA Finals.

Mike Brown, Coach of the Year all’unanimità nel 2023, campione dell’Est quest’anno
La gente di NY però non vorrà accontentarsi del titolo della Eastern Conference. C’è infatti un Larry O’Brian Trophy da conquistare che nella bacheca Knicks manca da più di mezzo secolo: era infatti il 1973 quando la squadra allenata da Red Holzman e guidata in campo dal mitico Willis Reed portò per l’ultima volta al Madison Squadre Garden il titolo NBA. In cinquantatre anni quella di quest’anno è solo la terza finale per New York che peraltro nel 1999 non riuscì a opporre troppa resistenza ai San Antonio Spurs cedendo per 4-1 alla squadra di un nuovo, luminosissimo astro nascente del parquet: Tim Duncan.
La storia peraltro può ripetersi in quanto al Garden arriverà la vincitrice della serie, in parità 2-2 al momento di scrivere, tra i campioni uscenti Oklahoma City Thunder e gli stessi Spurs che anche quest’anno si presentano con una stella già lucente come Victor Wembanyama. Ci sarà però tempo per parlarne: c’è infatti ora da commentare quanto visto sul campo nelle Eastern Conference Finals di quest’anno. Che dopo tre quarti e mezzo di gara-1 sembravano poter raccontare tutto fuorchè un cappotto dei Knicks ai danni dei Cleveland Cavaliers.
Con soli 7 minuti e 52 secondi da giocare i Cavs erano infatti saldamente al comando per 93-71 in un Madison Square Garden ammutolito dalla mattanza offensiva messa in campo dalla squadra allenata da Kenny Atkinson dal secondo quarto in poi. Siccome ogni storia all’americana che si rispetti ha il suo underdog, prima di parlare di chi ha dominato in lungo e in largo in maglia Knicks iniziamo pure da colui che ha acceso la miccia della rimonta di New York finita sulla bocca di tutti: Landry Shamet, una vita a fare il gregario, ma la riscossa è partita da lui.
L’ex Suns prende sfondamento da Evan Mobley e poi imbuca la tripla del -17; c’è ancora più di mezzo quarto da giocare e il margine per crederci da parte dei Knicks. Che cavalcano il succitato dominatore: Jalen Brunson dal New Jersey.
Ogni possesso offensivo di New York da metà ultimo quarto finisce a lui, ogni volta è canestro. Certo, a marcarlo c’è James Harden, ma quei palloni più pesanti a ogni azione bisogna metterli nel cesto e Brunson li mette per cinque azioni consecutive inframezzate solo da un libero di Harden. Il risultato è un incredibile -5 per New York con 3’12” da giocare; il parziale da quel 93-71 Cleveland dice 18-1 per New York.

Jalen Brunson al tiro contro James Harden, un duello nettamente vinto dal numero 11
Evan Mobley imbuca la sua seconda bomba su quelli che saranno alla fine 8 tentativi ma poi combina un pasticcio grosso commettendo fallo sotto il proprio canestro dopo l’1/2 ai liberi di OG Anunoby portando i Cavs a perdere un pallone che poteva riportarli a +10 con 2’50” da giocare; NY ringrazia e trova le triple di Mikal Bridges che svolge esattamente il compito per cui era stato preso, ovvero fare da secondo violino offensivo per Brunson, riportando la sua squadra a -3 con 75 secondi da giocare. A prendere dall’arco il tiro della parità è chi la rimonta l’ha iniziata e ora prende la responsabilità di concluderla: Shamet tira da tre, la palla sbatte sul ferro, si impenna, trova il tabellone, entra. Con 44 secondi sul cronometro, gara-1 è sul 99 pari.
Non è finita: negli ultimi secondi c’è il pacchetto completo James Harden che in due azioni mostra sia il suo status di top player, sia perchè non è riuscito mai a vincere nulla. Prima il Barba imbuca l’immediato controsorpasso Cavs col suo classico jumper dalla lunetta, poi però finisce di nuovo su Jalen Brunson che tanto per cambiare lo attacca, tanto per cambiare lo batte, tanto per cambiare segna il canestro del supplementare. C’è tempo per l’ultimo tiro di Cleveland che finisce allo specialista Sam Merrill: la palla gira sul ferro tanto da costringere il popolare telecronista Mike Breen a ingoiare il suo tipico Bang! quando la sfera esce dall’anello.
L’overtime vede le due squadre segnare pochissimo, New York per lo sforzo titanico della rimonta, Cleveland per la difficoltà nel riprendersi dalla doccia fredda di una gara da rivincere dopo averla avuta in pugno. A prevalere è la squadra di casa sulla spinta del proprio pubblico e di OG Anunoby, unico a segnare insieme a Brunson, Shamet e Max Strus negli ultimi 5′; l’ex Raptors porta i suoi sul +6 dopo 2′ e la tripla di Shamet a 1’49” vale il +9 e di fatto la vittoria dei New York Knicks. Cleveland alza bandiera bianca con un ingeneroso -11 avendo segnato solo con una tripla del succitato Strus nel supplementare.
Mike Breen had the “BANG!” call ready to go, but it rimmed out for Sam Merrill and the Cavs.
Cavs-Knicks Game 1 goes to OT on ESPN. 🏀🎙️ #NBA pic.twitter.com/mjixQNWg4d
— Awful Announcing (@awfulannouncing) May 20, 2026
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La serie è di fatto già indirizzata e gara-2 non concede sorprese: con 26 punti di Josh Hart, che alla consueta applicazione difensiva aggiunge una gara da 5/11 da tre, e Jalen Brunson in doppia doppia con 18 punti e 14 assist New York scappa subito con un 18-0 nel terzo quarto e non si volta indietro approfittando anche del 13/22 ai tiri liberi di Cleveland nel secondo tempo poco compatibile con un vero tentativo di rimonta.
I Cavs, tenuti a soli 93 punti (gli stessi che avevano sul +22 della partita precedente…) hanno provato ad aggrapparsi soprattutto a Donovan Mitchell (29 con 12/23 in gara-1 ma solo 3 tra ultimo quarto e OT) che però in gara-2 canta e porta la croce quasi da solo, assistito da poco più della doppia doppia di Jarrett Allen (13+10 rimbalzi ma 3/6 ai liberi) Spida prova a caricare i suoi ricordando che Cleveland ha già rimontato un 2-0 iniziale nella precedente serie con Detroit, ma anche quando la serie si sposta in Ohio il copione non cambia.
A STANDING OVATION FOR JOSH HART 👏
26 PTS (POSTSEASON CAREER-HIGH)
KNICKS WIN GAME 2 TO TAKE A 2-0 SERIES LEAD IN THE EAST FINALS! pic.twitter.com/VcE72oY1jM
— NBA (@NBA) May 22, 2026
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Alla Rocket Arena i Knicks conducono gara-3 per 48 minuti su 48 spinti da una folta rappresentanza newyorkese tra il pubblico come abbiamo visto ormai molte volte durante questi playoff. Il 121-108 finale in favore di New York è anche stretto per la squadra di Mike Brown che segna 37 punti nel primo quarto chiuso sul +10 e amministra senza trovare, come in gara-2, troppa resistenza da parte della squadra ospite, se non una fiammata di James Harden nel secondo quarto per l’effimera parità. Tra l’altro il Barba, dopo aver realizzato 14 punti nel primo tempo (10 nei secondi 12′) ne metterà solo 5 nel secondo.
Jalen Brunson si esalta con 30 punti e 10/15 da due anche se paradossalmente è il suo 0/4 da tre a rovinare la statistica di squadra dei suoi Knicks che escludendo i suoi errori hanno tirato 11/24 dall’arco (4/5 per Shamet, 3/4 per un tiratore quantomeno alterno come Anunoby) I Knicks vanno su quel 3-0 mai rimontato nella storia dei playoff NBA e vedono le Finals ormai vicinissime.
La squadra di Brown stacca il biglietto per l’atto conclusivo della stagione già in gara-4 e se nelle due partite precedenti New York aveva condotto con autorità, nell’ultimo capitolo della serie arriva il dominio totale di Brunson e soci che si impongono con la bellezza di 37 punti di scarto.
Donovan Mitchell segna un terzo dei punti della sua squadra chiudendo a 31 punti con 9/18 dal campo e 5/9 da tre, losing effort se ce n’è uno per una gara conclusa per 130-93 in favore dei Knicks. Al termine del primo tempo la partita è di fatto già chiusa con New York avanti 68-49 e Karl-Anthony Towns, già dominatore a rimbalzo nelle prime 2 gare, a chiudere in doppia doppia con 19 punti, 14 rimbalzi e solo 3 errori (tutti da due) dal campo su 11 tentativi.

Jalen Brunson riceve il premio di MVP delle Eastern Conference Finals da Patrick Ewing e Clyde Frazier
Mentre NY festeggia il meritato successo, i Cleveland Cavaliers concludono quindi migliorando il loro risultato degli ultimi due anni in cui la squadra che fu di LeBron James raggiunse le semifinali di Conference ma l’uscita di scena degli uomini di Atkinson è stata davvero brutta da vedere per i loro tifosi, con il vantaggio di 22 punti buttato via in gara-1 e tre partite successive senza riuscire a dare troppi pensieri agli attuali finalisti.
Il primo imputato sarà chiaramente James Harden, dominato da Brunson in gara-1 e che non è riuscito neanche a dare la spinta decisiva ai suoi con l’attacco come riusciva invece a fare nei suoi anni migliori. Certo, un terzo turno playoff seppur nella conference più debole non è da buttare via ma allo stato attuale è molto difficile vedere ancora il Barba trascinatore in una squadra da anello. La prossima stagione vedrà la coppia Mitchell-Harden insieme fin dalla prima partita e sarà lo stesso Spida, realizzatore sempre di prim’ordine ma che l’anno prossimo compirà trent’anni, ad avere ancora qualcosa da dimostrare nell’ottica di portarsi a casa qualcosa di concreto.
The Knicks went after James Harden on defense in Game 1 😤
Not only did New York shoot 60% with him as the primary defender in the 4th quarter and overtime, the 20 plays and 24 points scored against him were the most against any single defender to end a playoff game since 2014… pic.twitter.com/rQc3EqZKGi
— ESPN Insights (@ESPNInsights) May 21, 2026
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I New York Knicks attendono invece la finalista della Western Conference potendo beneficiare di qualche giorno di riposo in più e dell’entusiasmo della piazza; quando conosceremo l’avversaria della squadra di Brown potremo ovviamente dire qualcosa in più per provare ad anticipare le prossime Finals, tuttavia a mio modesto avviso non si può parlare di una New York favorita per l’anello e non solo per il fattore campo.
Certo, Brunson e soci sono lanciatissimi e galvanizzati, ma un accoppiamento con i Thunder li vedrebbe alle prese con un’avversaria abituata a vincere, più idonea a gestire la pressione della finale e in cui Shai Gilgeous-Alexander guida una truppa affiatata e coesa sia in attacco che in difesa. Il duello diretto tra Brunson e SGA è potenzialmente spettacolare ma il backcourt newyorkese dovrà fare i conti con i mastini Lu Dort e Alex Caruso (per tacere di Cason Wallace, Ajay Mitchell e Jared McCain, tutti giocatori di spiccata indole difensiva) mentre il pacchetto lunghi capitanato da Chet Holmgren potrebbe creare molti, moltissimi grattacapi alla difesa sempre quantomeno dubbia di Karl-Anthony Towns.
Nel caso in cui si avesse invece la replica delle Finals 1999 con i San Antonio Spurs a sovvertire il pronostico attuale e battere OKC avremo una sfida probabilmente più equilibrata ma ancora una volta con Victor Wembanyama che sarebbe un rebus per Towns e compagni sotto canestro (e non solo…) e con gli esterni che finora hanno dato l’anima difensivamente. Per tutte queste considerazioni ci sarà comunque tempo; per il momento i New York Knicks sono di nuovo in finale e sarà il campo a stabilire se avranno la forza di riportare l’anello NBA alla Grande Mela dopo più di cinquant’anni.
Sotto la copertura di un tranquillo (si fa per dire) insegnante di matematica si cela un pazzo fanatico di tutto ciò che gira intorno alla spicchia, NBA in testa. Supporter della nazionale di Taiwan prima di scoprire che il videogioco Street Hoop mentiva malamente, in seguito adepto della setta Mavericks Fan For Life.

