Se ci fosse una divinità greca che incarna in sé i “poteri del gufo”, inteso non come rapace ma come “succede tutto il contrario di quello che dico”… ecco io sarei una sua perfetta riproposizione moderna.

Ho parlato di Philadelphia miracle (per ulteriori approfondimenti e giustificazioni si legga sotto, ndr), i Sixers sono stati annichiliti da New York. Ho parlato di un Brunson troppo poco trascinatore, è stato l’esatto opposto. Ho parlato della “decisiva combo di lunghi” che domina il pitturato per Cleveland, inutile dire che a trascinare i Cavs contro i primi della classe a Est sono state – logicamente – le combo di guardie.

Ma su una cosa avevo fatto centro, e la ribadisco: a Est alla fine la spunteranno i New York Knicks. Non perché siano una squadra imbattibile, sia chiaro. Anzi in un anno “normale” a livello di valori nei Playoff non so se si sarebbero addentrati fino a questo punto. Tant’è. Parlare di titoli con asterischi o parentesi è tanto inutile quanto assurdo. Un anello è un anello. Una finale è una finale, bisogna comunque arrivarci. Vediamo se gli arancioblu sapranno tornare su quel palcoscenico da cui mancano da ormai 27 eterni anni.

DETROIT PISTONS (1) vs CLEVELAND CAVALIERS (4): 3-4

Per chi non aveva tempo

  • Gara 1: Detroit Pistons 111 – Cleveland Cavaliers 101

  • Gara 2: Detroit Pistons 107 – Cleveland Cavaliers 97

  • Gara 3: Detroit Pistons 109 – Cleveland Cavaliers 116

  • Gara 4: Detroit Pistons 103 – Cleveland Cavaliers 112

  • Gara 5: Detroit Pistons 113 – Cleveland Cavaliers 117 (dopo OT)

  • Gara 6: Detroit Pistons 115 – Cleveland Cavaliers 94
  • Gara 7: Detroit Pistons 94 – Cleveland Cavaliers 125

Le 4 verità, cosa ci ha insegnato la serie:

1. Cade Cunningham è la “nuova” superstar a Est: Per chi se lo fesse perso, o non se ne fosse accorto, la sponda Est della lega ha un problema. Perché finché Cade indosserà, respirerà, vivrà Motor City ci sarà sempre un problema Detroit da sbrogliare nei Playoff. He is THAT good. In una postseason in cui è sempre più evidente il divario tra Ovest e Est, e in cui Detroit ha giocato più partite di tutti (insieme a Cleveland… guarda caso), in cima alla classifica dei migliori marcatori c’è il suo nome. Sono 30 punti a partita – più del futuro due volte MVP Shai, più di Brunson, più di Donovan Mitchell e Harden. Conditi – perché no? – da 7.7 assist a partita. Ha anche lui i suoi problemi, in primis quelle tre palle perse che sono costate a Detroit gara-3. Ma rimane il fatto che senza Cade in campo i Pistons non arrivano a giocarsi un potenziale 3-0 nella serie quando mancano 120 secondi alla fine.

2. Jalen Duren è la decisione dell’estate per Detroit: Nessuno ha deluso in questi Playoff quanto Jalen Duren. Ha dominato la regular season, guadagnandosi la sua prima chiamata all’All-Star Game, con 19.5 punti e 10.5 rimbalzi a partita. Ha sgomitato con Isaiah Stewart guadagnandosi sempre più spazio. Poi, quando si sono accesi i riflettori, si è sgonfiato completamente lasciando spazio al veterano Paul Reed. I punti sono diventati 10, i rimbalzi 8. Le palle perse sono passate da 1.9 a 2.4. Dal campo tirava con il 65%, ora con il 50%. Dalla linea dell’Ave Maria andava in media 6 volte a partita, ora 3. Il 20% dei possessi in cui ha la palla commette un turnover. Potrei continuare a citare ogni singola statistica, in nessun modo riuscirei a salvare le prestazioni di Duren. Che, ovviamente, è in scadenza e chiederà un consistente gruzzolo ai Pistons. Che fare? Il rinnovo è quasi sicuro, ma a quali cifre? Sarà disposto il front office a sborsare 40 milioncini annui? To be continued…

3. James Harden… is back?: A volte non bisogna guardare le statistiche, ma le partite. Nel primo turno contro Toronto, dopo ogni singola partita i social erano inondati da post in cui si ribadiva: “Per l’ennesima volta il Barba ha chiuso con più turnover che canestri fatti”. Il solito tran-tran. Contro Detroit, dopo due partite francamente dimenticabili, Harden sembra essere tornato il solito. Eppure se si guardano le statistiche, sono pressoché una copia spiccicata della serie precedente. Con l’eccezione della percentuale al tiro, tra l’altro peggiorata. Come è possibile?

Merito del nostro Giorgio Barbareschi? Probabile. O forse, e più semplicemente, al Barba i tiri sono tornati a entrare nella retina quando la palla pesa di più. Ed ecco che dal possibile 3-0 si va 2-1. Dal possibile 3-1 si va 2-2. Dal possibile 3-2 si va 2-3. La matematica, quando Harden ha il polso caldo, si fa tremendamente più semplice.

4. Mister X: Suonerà forse strano che, in una serie sui Cavs, non si parli di Donovan Mitchell (brutta copia di sé stesso per la gran parte della serie), Evan Mobley e Jarrett Allen. Ma credo che ci sia un altro giocatore che merita di avere il suo spazio, i suoi 15 secondi di notorietà. Se Cade Cunningham è stato finora fenomenale ma non letale lo si deve anche, anzi soprattutto, a Dean Wade. Sì, Dean Wade. Le statistiche ufficiali parlano chiaro: è Wade la contromossa preferita da Atkinson contro il fenomeno dei Pistons. È stato il suo principale difensore in 107 possessi. In questi Cunningham ha segnato solo 17 dei 90 punti messi a referto da Detroit, tirando solo con il 23% dal campo. Una spina nel fianco.

NEW YORK KNICKS (3) vs PHILADELPHIA 76ERS (7) 4-0

Per chi non aveva tempo

  • Gara 1: New York Knicks 137 – Philadelphia 76ers 98

  • Gara 2: New York Knicks 108 – Philadelphia 76ers 102

  • Gara 3: New York Knicks 108 – Philadelphia 76ers 94

  • Gara 4: New York Knicks 144 – Philadelphia 76ers 114

Le 4 verità, cosa ci ha insegnato la serie:

1. Brunson, dicevamo?: Tanto ossigeno sprecato su Brunson – che comunque ritengo non una stella di primo rango – e ovviamente Jalen ha pensato bene di sbugiardarmi. Pur toccando palla in quasi il 40% dei possessi dei Knicks, il suo true shooting percentage sfiora quota 65%. Numeri folli se combinati con il fatto che 3 assist su 10 arrivano dalle sue mani.

2. It’s a KAT world: Il true shooting recita 75%. È primo in Player efficiency rating con 30.4. Primo in win shares con 2.4 e offensive win shares con 1.6. Primo in box plus/minus con 14.4. Terzo in offensive rating con oltre 144 punti ogni 100 possessi, secondo in difensive rating con solo 99 punti concessi ogni 100 possessi avversari (meglio di lui solo l’alieno Wemby). Sul parquet è difficile trovare un giocatore più forte di KAT in questo momento, almeno fino alle Finals. Ah, e quando è in campo un assist su due è suo. A Est it’s a KAT world, we’re just living in it.

3. La via senza uscita del Processo: Mi ero già accinto a scrivere questo paragrafetto dopo due partite contro Boston, lo confesso. Guardandomi indietro, però, non me ne vergogno. Perché più ci penso più è evidente che la performance dei Celtics nella scorsa serie entrerà negli annali dei peggiori fumble della recente storia Nba. Una sconfitta inspiegabile, ingiustificabile. Tornando ai Sixers, i Knicks si sono semplicemente limitati a sfruttarne i tanti punti deboli. Poca profondità, poca difesa sulle guardie poca difesa sulle ali, poca difesa punto. Sono anni che si parla di Philadelphia di diritto, perché hanno Maxey ed Embiid. Prima avevano Butler ed Embiid. Prima ancora Embiid e Ben Simmons. Ogni singola volta doveva essere la volta buona, il pertugio da sfruttare. Ogni singola volta, chiunque ci fosse in panchina, i Sixers sono arrivati corti, cortissimi. E la giustificazione era ed è ancora sempre pronta: Trust the process. Un detto che è diventato una malattia nella Città dell’amore fraterno. Che la consuma dalle interiora, perché prima o poi qualcosa cambierà. Perché il processo prima o poi arriverà a una meta, a El Dorado. E se così non fosse?

4. Embiid è davvero la panacea di tutti i mali?: La verità più dolorosa per Phila è che la loro stella polare è stata completamente disinnescata. New York lo ha costretto a fare tutto da solo, togliendogli lucidità e fiato con raddoppi continui e fisici. Nei minuti senza Embiid, i 76ers hanno registrato un net rating leggermente migliore a quando l’ex MVP era sul parquet: -11.8 con lui in campo in sette partite, -8.7 senza di lui. Un dato significativo nel suo piccolo che è stato possibile grazie a un lieve peggioramento nella metà campo offensiva, accompagnato da un netto peggioramento in difesa. Sweep.

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