Sono passati più di dieci anni, eppure quando si parla dei Philadelphia 76ers la prima parola che viene in mente a più di qualche appassionato anche cursorio è ancora process.
Una fase storica della blasonata franchigia della Pennsylvania che però ormai appartiene al passato, perchè malgrado il ritorno alla competitività nella seconda metà degli anni duemiladieci non solo non è ancora arrivato un titolo NBA ma neanche una finale di Conference, che quindi manca ai Sixers da un quarto di secolo esatto.
In effetti l’epopea di Allen Iverson, che trascinò una squadra assolutamente mediocre alle NBA Finals portandola anche a vincere gara-1 in casa degli schiacciasassi Los Angeles Lakers di Kobe&Shaq, è ormai datata 2001. Poi arrivò il rebuilding più mediaticamente esposto della storia della lega con Sam Hinkie che puntando a fare meglio dell’omonimo Presti arrivato all’atto finale a soli quattro anni dalla relocation della sua franchigia da Seattle a Oklahoma City attuò la spregiudicata, per usare un eufemismo, manovra di tanking per arrivare a intascarsi la prima scelta assoluta dei Draft.

Sam Hinkie, ex uomo del Process dei Sixers, attualmente lontano dal basket
I playoff sono tornati, i titoli no. Eccezion fatta per il pluridiscusso alloro di MVP intascato da quello che oggi è l’ultimo residuo del process, Joel Embiid.
Philadelphia si è fermata al secondo turno playoff per cinque volte su sei tra il 2018 e il 2023 e oggi è ancora priva di una vera identità: è ancora una squadra in grado di competere o piuttosto una che come tantissime altre nella storia prende atto della necessità di ripartire dal basso?
La classifica dei Sixers riflette in pieno questo dubbio dato che la squadra è attualmente sesta a pari merito con gli Atlanta Hawks nella Eastern Conference con un record di 39-32 piuttosto grigio che segue l’ancor più fosca stagione 2024-25 dove i giocatori agli ordini dell’esperto Nick Nurse non hanno disputato la postseason vincendo solo 24 gare.
Il centro classifica dell’Est non è esattamente un girone infernale essendo popolato da squadre altrettanto in crisi d’identità come quelle che attualmente circondano Philly: gli Orlando Magic (record 38-32) i Miami Heat (38-33) e gli Charlotte Hornets che avevano già dato per bruciata la possibilità di costruire qualcosa intorno a LaMelo Ball (e Brandon Miller) prima di ritrovarsi al decimo posto, ultima piazza utile per il play-in tournament, con 37-34 e otto vittorie di vantaggio sui Milwaukee Bucks undicesimi.
Detto tutto ciò, e assodato che per quest’anno il tanking per Philadelphia non è un’opzione con sole 11 partite ancora da giocare, il miglioramento del risultato dello scorso anno (bastano due vittorie, o due sconfitte dei Bucks, per garantire ai 76ers almeno il play-in) non è da attribuire solo alla qualità non esaltante della concorrenza: ci sono segnali di risveglio, nonchè della possibilità di un process meno mediatico ma più efficace.

Nick Nurse, al suo terzo anno da coach ai Sixers dopo i cinque ai Toronto Raptors
Il core da cui la squadra può ripartire è costituito ovviamente da Tyrese Maxey, infortunato a una mano da metà marzo ma che potrebbe rientrare anche prima della fine della regular season, affiancato dal rookie VJ Edgecombe, scelto alla terza assoluta nel Draft di quest’anno.
Maxey ormai è una stella pressochè assoluta, in quanto all’ancora verde età di 25 anni è al massimo in carriera per punti (ben 29 di media) assist (6.7) rimbalzi (4.1) e recuperi (2.0) a cui aggiunge quasi una stoppata a partita. Certo, l’affidabilità fisica non è il massimo avendo saltato 30 partite lo scorso anno ed essendo peraltro attualmente ai box; nello specifico, il referto medico parla di una lesione al tendine del mignolo destro, già slogato lo scorso anno.
Nonostante questo si può dire che, come del resto i tifosi speravano, Philadelphia ha il suo go to guy per gli anni a venire ed è riuscita a prendere dal Draft un’ottima shooting guard come Edgecombe che ha messo su finora cifre di tutto rispetto per un rookie (15.7 punti a gara con 5.7 rimbalzi e 4 assist) ma soprattutto che sta mostrando di non patire la pressione del primo anno NBA riuscendo ad essere affidabile anche in situazioni difficili. Il bahamense forma quindi già una buona coppia di esterni con Maxey ed è un’assicurazione discretamente pesante sul futuro anche immediato dei suoi Sixers.

Tyrese Maxey e VJ Edgecombe; prossimo duo meraviglia a Philly?
Qualcosa di buono c’è, insomma, anche considerando che date le difficoltà di varie franchigie ad Est non ci vuole poi molto a mettere su una squadra in grado di lottare stabilmente per i playoff nel girone orientale. La strada per tornare a farlo però è ancora piuttosto impervia per i Sixers sia andando ad analizzare altri aspetti dello sviluppo futuro sia soprattutto considerando che il roster non è costituito solo da giovani emergenti, ma anche da presunti big che però invece di garantire impatto immediato appaiono più come una zavorra di cui liberarsi. Peraltro nella consapevolezza che farlo non sarà per nulla semplice.
Tra gli effettivi su cui vorrebbero puntare al Wells Fargo Center c’è indubbiamente Quentin Grimes, spedito a Philadelphia da Dallas per l’ennesima genialata di Nico Harrison che si è sobbarcato il declinante Caleb Martin e ha mandato nella città dell’amore fraterno l’ex Knicks, molto più futuribile e autore di 21.9 punti di media negli ultimi mesi della scorsa stagione.
Grimes però è in scadenza di contratto dopo aver firmato una qualifying offer nell’estate 2025 per restare un altro anno in Pennsylvania e convincere i Sixers ad offrirgli un’estensione quanto più possibile vantaggiosa. Le parti però erano già piuttosto distanti in autunno e nel frattempo l’impatto di Grimes è andato calando; giocare in un contesto perdente come quello degli ultimi mesi del 2024/25 è un conto, farlo in una squadra che in teoria avrebbe (moderate) ambizioni di successo un altro e così la percentuale da tre punti è scesa al 32.9% (dal 38.5% complessivo tra Dallas e Sixers dello scorso anno) e i punti calati a 13.9 con solo 18 partenze in quintetto su 65 gare.
Quentin Grimes on whether he has any hard feelings that the Sixers did not meet his request for a multi-year contract with $25 million per, leading to his accepting his qualifying offer last week:
“I mean, not at all. I’m here to play basketball, you know what I mean? I try to…— Keith Pompey (@PompeyOnSixers) October 8, 2025
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Il rischio concreto è che l’accordo per l’estensione alla fine non si trovi e che quindi Philly perda Grimes senza ottenere nulla in cambio; vero che Quentin non è propriamente un big, ma una squadra che sta costruendo il proprio futuro non può permettersi di lasciar andare giocatori che comunque hanno un valore senza ottenere assets, siano pure di basso livello.
Non aiuta il fatto che la gestione di un altro giovane promettente come il sophomore Justin Edwards si stia rivelando complicata. Edwards aveva iniziato la stagione giocando poco e segnando ancora meno, poi nell’ultimo mese (in concomitanza con l’assenza di Maxey) è esploso con una serie di prestazioni convincenti che includono i 32 con 7/11 da tre nella vittoria Sixers a Sacramento e i 21 in 25′ contro i Portland Trail Blazers. Edwards è emerso nel momento in cui c’era bisogno di un contributo maggiore con lo stop di Maxey, ma riuscirà a mantenere stabile il suo fatturato? Domanda a cui come accennato è ancora difficile trovare risposta.
A frenare l’ascesa dei Sixers però sono soprattutto i contratti pesanti. Due in particolare, quello da 105 milioni di dollari del 35enne Paul George e soprattutto il più discusso di tutti, nonchè l’MVP probabilmente più criticato degli ultimi anni: Joel Embiid.
Strange but true: Since 2014-15, Joel Embiid has missed as many regular season games as he’s played in his career 😬 pic.twitter.com/BFn4Xzs3it
— Yahoo Sports (@YahooSports) March 15, 2026
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Il franco-camerunense-americano, ultimo baluardo del process di Sam Hinkie tanto da acquisire lui stesso il nomignolo The Process, in teoria dovrebbe essere la stella assoluta dei Philadelphia 76ers ed è titolare di un contratto da cui non ci si schioda: 176 milioni abbondanti fino al 2029, quando Embiid avrà 36 anni. Un’estensione firmata forse con troppa fretta nell’estate 2024, a cui è seguita una stagione in cui Joel ha disputato solo 19 gare e un’altra, quella attuale, in cui è sceso in campo 33 volte.
Che Embiid fosse fragile lo si sapeva e con i trent’anni già superati l’andazzo difficilmente cambierà. Il problema però non è solo l’affidabilità fisica, ma anche quella caratteriale in quanto il nativo di Yaoundé non ha mai trovato il giusto fit malgrado l’affiancamento con varie stelle in passato, ultima delle quali James Harden, nè si è mai mostrato troppo disponibile a ricoprire il ruolo di uomo squadra specchiandosi nel suo status di top player, o presunto tale.
Per quanto Embiid sia un realizzatore ancora d’èlite e i fondamentali restino assolutamente di qualità, rimane un giocatore molto condizionante per l’attacco in quanto bisognoso di avere la palla in mano e con l’inquietante tendenza, soprattutto negli ultimi anni, allo statpadding. L’ennesimo stop del centro si sta protraendo ormai dal 28 febbraio per uno stiramento muscolare e Nick Nurse ha affermato, prima della gara vinta stanotte dai suoi uomini contro gli Utah Jazz, che sente ancora dolore. Per quanto ancora i Sixers potranno permettersi un progetto di rinnovo, ringiovanimento e crescita con una presenza (anzi, spesso una non-presenza) che ormai possiamo definire ingombrante come quella di Embiid?
Riguardo Paul George il discorso è simile eppure diverso. Se su Embiid i 76ers hanno puntato fin dai tempi di Hinkie, l’ex Clippers è arrivato nell’estate 2024 firmando un quadriennale di cui abbiamo già detto le cifre con lo scopo di migliorare la squadra nel brevissimo termine.
Just In: The NBA has suspended Philadelphia 76ers’ Paul George for 25 games for violating the league’s anti-drug policy.
— Shams Charania (@ShamsCharania) January 31, 2026
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George arrivava però a Philadelphia con varie delusioni sul groppone a Los Angeles dove l’accoppiata con Kawhi Leonard era potenzialmente devastante ma non ha alla fine portato nulla di concreto ai losangelini più giovani (se parliamo di militanza NBA della franchigia) soprattutto per la sua tendenza, malgrado si fosse autoproclamato Playoff-P, a sparire durante le gare di postseason.
Per ora l’ex Indiana non ha ancora disputato i playoff ai Sixers e sta finendo di scontare la sospensione di 25 partite iniziata il 31 gennaio, lo ricordiamo, per aver assunto un farmaco non consentito. Un altro lunghissimo stop quindi, dopo aver già saltato varie partite sia quest’anno sia lo scorso (ha debuttato solo alla tredicesima partita di questa stagione)
L’occasione della prima postseason a Philly arriverà con molta probabilità tra qualche settimana almeno estendendo il discorso al play-in tournament ma obiettivamente l’impatto di George porta con sè più dubbi che certezze.
In breve, dopo una stagione al limite del tanking le cose a Philadelphia stanno apparentemente migliorando e ci sono aspetti per cui credere in un futuro non troppo grigio ma anche altri difficili da gestire. Sarà quindi interessante vedere come procederà questo finale di stagione coi rientri in campo dei giocatori fermi da più o meno gare, fermo restando che l’attuale situazione è figlia non solo della sfortuna per i problemi fisici o delle macerie lasciate dal process ma anche di una gestione dirigenziale non impeccabile.
A un certo punto, quello in cui si prende atto che per anni si vorrebbe vincere ma non si vince, bisogna essere fermi nel prendere una decisione: andare avanti con quello che si ha o buttare tutto giù e ricostruire. I Sixers quella decisione non l’hanno presa quando era il momento di farlo, hanno esteso il contratto di Embiid e firmato George e ora non è facile nè la strada del rebuilding nè quella di fare risultato qui e ora.
Sotto la copertura di un tranquillo (si fa per dire) insegnante di matematica si cela un pazzo fanatico di tutto ciò che gira intorno alla spicchia, NBA in testa. Supporter della nazionale di Taiwan prima di scoprire che il videogioco Street Hoop mentiva malamente, in seguito adepto della setta Mavericks Fan For Life.

