A poco più di un mese dall’inizio del play-in tournament i Denver Nuggets stanno vivendo uno dei momenti più difficili, se non il peggiore in assoluto, della loro stagione 2025/26. La gara casalinga contro i New York Knicks, che poteva peraltro considerarsi come un assaggio di postseason (come altre gare giocate dalla squadra di Nikola Jokic in questo periodo, di cui parleremo) ha avuto infatti un epilogo da incubo per tutti i sostenitori della franchigia del Colorado.

Malgrado i Nuggets venissero dalla convincente vittoria della notte prima contro i Los Angeles Lakers e soprattutto potessero accogliere il rientro di Aaron Gordon assente dal 23 gennaio, il punteggio finale parla di un +39 in favore dei Knicks che è il divario più ampio subito in casa da Denver dal 1998. Come se non bastasse è arrivato anche un nuovo infortunio, questa volta a Jamal Murray, che ha dovuto abbandonare il campo dopo una distorsione alla caviglia.

La serataccia di Denver si inserisce come accennato in un contesto di difficoltà generale per Jokic e soci che dura dalla pausa per l’All Star Game. I Nuggets sono attualmente quinti nella Western Conference con un record di 39-25 e vedono i primi due posti lontanissimi (dieci vittorie in meno dei Thunder primi, otto in meno degli Spurs secondi) dovendo realisticamente lottare in quest’ultimo mese di regular season per evitare il play-in tournament dato che i Phoenix Suns settimi distano solo due sconfitte.

D’altra parte dopo l’All Star Break il record delle pepite è un mediocre 4-5 che certamente conta il succitato successo contro i Lakers concorrenti per la corsa playoff ma anche la vittoria di soli 3 punti in casa degli Utah Jazz con 45 punti di Murray. Un periodo quindi già affatto facile, che rischia di diventare drammatico con la batosta contro i Knicks e la prossima gara che vedrà i Nuggets impegnati contro i Thunder il 10 marzo a otto giorni di distanza dalla sconfitta al supplementare con annesse scintille tra Jokic e Lu Dort.

Detto però delle difficoltà in casa Denver, c’è da rimarcare una cosa: non si potranno mai dare i Nuggets per morti nè a livello corsa playoff nè per una deep run nella postseason finchè a guidarli in campo ci sarà un fenomeno assoluto come Nikola Jokic. 

L’asso di Sombor ci ha talmente abituato nei suoi undici anni di carriera NBA a prestazioni e stagioni stellari che ormai si dà per scontato che esista un giocatore in grado di registrare una tripla doppia di media in due stagioni consecutive (la passata e questa) Eppure Jokic anche quest’anno tira col 57.7% dal campo su 18 conclusioni di media, cattura 12.5 rimbalzi (sempre in doppia cifra dal 2018, tranne che nella stagione 2019-20 del COVID-19 in cui i palloni agguantati sotto le plance, sciagura delle sciagure, furono solo 9.7) e smazza 10.3 assist, dato migliore in carriera finora.

La sua presenza migliora la squadra in maniera esponenziale sia per la sua capacità di coinvolgimento dei compagni sia perchè il più delle volte anche un attacco pesante in un momento decisivo delle partite potrà essere deciso da lui (quante volte abbiamo assistito a difese al limite della perfezione vanificate da una delle proverbiali magie del Joker, magari allo scadere dei 24”?) e questo toglie pressione e infonde sicurezza a tutti coloro che hanno l’onore di vestire la sua stessa maglia.

Lo ripetiamo, sembra di scrivere delle cose scontate dopo averle lette e sentite per anni, sta di fatto che l’ingresso negli -enta (Jokic ha compiuto 31 anni il 19 febbraio) non ha finora minimamente scalfito la grandezza di colui che oggi sembra ancora essere il miglior cestista in attività, senza che questo screditi i suoi colleghi che incantano i parquet da mesi, primo fra tutti Shai Gilgeous-Alexander attuale MVP della NBA preferito la scorsa stagione proprio a Jokic. Che questo riconoscimento lo ha vinto comunque tre volte nei precedenti cinque anni, arrivando secondo le altre due (dietro a SGA e nel 2023 al discusso Joel Embiid)

Nikola Jokic col premio di MVP delle Finals 2023 che lo hanno incoronato campione NBA

Nikola Jokic col premio di MVP delle Finals 2023 che lo hanno incoronato campione NBA

Finchè c’è Nikola Jokic ci sarà pienamente vita ad alti livelli per i Nuggets quindi. Il periodo difficile però resta e c’è da disputare una lotta serrata per la qualificazione diretta ai playoff, che come dicevamo è l’attuale obiettivo immediato della squadra allenata da David Adelman in maniera stabile dopo che il figlio di Rick si è guadagnato il posto svolgendo bene, secondo la dirigenza e non solo, il ruolo datogli in emergenza successivamente al licenziamento di Mike Malone lo scorso 8 aprile 2025.

È chiaro che dovrà essere il supporting cast del Joker ad essere degno del suo leader e a fare un passo avanti concreto, considerando che Gordon avrà bisogno di un periodo di adattamento al ritorno in campo; l’ex Magic in effetti ha comprensibilmente prodotto solo una partita da 3 punti e 1/7 dal campo al suo ritorno contro i Knicks, con l’unico canestro costituito da una poderosa schiacciata per l’illusorio 13-4 iniziale di Denver. E ovviamente mettendo in conto il nuovo stop di Murray, anche se i report del giorno dopo sembrano essere più confortanti di quanto temuto.

Con i senatori dei Nuggets a turno azzoppati fisicamente però non è facile mettere a fuoco gerarchie e identità di squadra necessari per fare davvero strada. Il quintetto base designato di Denver ha giocato insieme pochi minuti nella gara con New York per la prima volta da novembre e ora questa possibilità è nuovamente evaporata a causa dell’infortunio di Murray.

Certo, il basket di Denver ha come centro di gravità permanente Nikola Jokic, ma ogni squadra ha bisogno di giocare insieme per essere davvero tale. Da questo punto di vista va rimarcato come i Nuggets abbiano molti giocatori dotati d’esperienza anche a livello playoff ed è anche su questo aspetto che la squadra potrà puntare per affrontare un presente quantomai insidioso.

Negli scorsi giorni è stato firmato Tyus Jones, finito a Dallas appena prima della trade deadline e non confermato dalla squadra texana attualmente interessata più che altro a perdere partite. Jones affianca una serie di ultratrentenni come Tim Hardaway Jr., Jonas Valanciunas e Bruce Brown, cavallo di ritorno che fu prezioso nella vittoria dell’anello 2023; possono dare una mano concreta in un periodo brutto come questo, in particolare Hardaway dopo un periodo di rilancio a Detroit sta tirando col 40% da tre per la prima volta in carriera.

Per innalzare le quotazioni delle pepite però occorre confidare nel ritorno a pieno regime di Gordon, così che torni ad affiancare Jokic mettendo l’atletismo (tra le pochissime qualità in cui il serbo è obiettivamente carente, non si nasce perfetti d’altro canto…) e la presenza difensiva, ma anche che Cameron Johnson trovi la definitiva affermazione.

Cameron Johnson, ai Nuggets da quest'estate

Cameron Johnson, ai Nuggets da quest’estate

Il trentenne di Moon, Pennsylvania, dopo due stagioni a Brooklyn in cui si era messo in mostra ma in un contesto perdente (finito ai Nets nell’ambito dell’affare che a suo tempo portò Kevin Durant ai Phoenix Suns) si trova di fronte alla sfida più importante della sua carriera: costituire un’alternativa offensiva nel backcourt di Denver più costante, e alla fine credibile, di Michael Porter Jr. che era considerato da più di un analista NBA tra gli anelli deboli dei Nuggets di questi anni.

Finora non è andata benissimo: Johnson tira da tre anche lui col 40.5% (dicevamo dei benefici di giocare con Jokic, e non parliamo solo degli assist: poter contare su un fenomeno del genere toglie pressione anche e soprattutto ai tiratori) ma è alla peggior media punti dall’anno da sophomore e ha un brutto 120.2 di defensive rating per un giocatore chiamato anche a una crescita nella sua metà campo. Va detto però che gli infortuni sono stati impietosi anche per lui; Johnson tornava nella gara coi Knicks dopo aver saltato le precedenti due ma soprattutto è stato out per un mese e mezzo tra dicembre e febbraio per guai al ginocchio destro.

Ora però con Jamal Murray ai box è l’ora che l’ex Suns dia quell’apporto per cui è stato preso in estate e contribuisca a consolidare le certezze dei Nuggets nella volata playoff. Le possibilità ci sono tutte, sta a Johnson concretizzarle nell’interesse della sua squadra ma anche personale per potersi affermare come giocatore di supporto in una squadra vincente; d’altra parte ha solo un biennale e se scadesse senza essere suggellato da un contributo importante le prospettive per Johnson diventerebbero piuttosto grigie.

Una lotta playoff difficile quindi per i Denver Nuggets che però può vedere ancora la squadra di Jokic tra le favorite alla qualificazione diretta, anche perchè le squadre che attualmente circondano i campioni NBA 2023 nella Western Conference non stanno vivendo proprio momenti di forma esaltanti. Dietro i Nuggets ci sono i Los Angeles Lakers che nonostante la prima stagione completa con Luka Doncic continuano ad avere una regular season incostante e una chimica discutibile, tra le frustrazioni di DeAndre Ayton e lo stesso Doncic che bisticcia col coach JJ Redick (episodio poi minimizzato)

Il primo posto per il play-in tournament è invece occupato dai Phoenix Suns che nonostante una stagione complessivamente positiva malgrado l’apparente indebolimento e l’affidamento totale nelle mani di Devin Booker stanno ora affrontando una vicenda non proprio piacevole con l’arresto per guida in stato d’ebbrezza di Dillon Brooks, già assente dal 22 febbraio.

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Denver deve sicuramente guardarsi le spalle (Phoenix è attualmente 36-27) ma possiamo ancora dire che Jokic e soci per ora guardano ancora più ad ottenere il quarto posto attualmente occupato dagli Houston Rockets, stesse vittorie dei Nuggets ma due gare giocate in meno. Resta una primavera complicatissima per la squadra allenata da Adelman e il calendario è duro ma le possibilità di vedere nuovamente un Nikola Jokic protagonista nei playoff con la sua squadra sono ancora decisamente elevate.

 

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