2 giugno 2021, Madison Square Garden.

Dopo otto anni di assenza caratterizzati da una gestione delle basketball operations tra il grottesco e il disastroso i New York Knicks sono finalmente tornati a disputare i playoff NBA. Il fattore campo è a favore dei Knicks nel primo turno, l’arena sportiva più costosa del mondo è piena in ogni ordine di posto di gente pronta a trascinare la loro squadra sulle ali dell’entusiasmo per la ritrovata qualificazione, ma a guastare la loro festa arriva un temporale di nome Trae Young.

Al suo debutto nella postseason più importante nel basket mondiale Young scrive la prima delle prestazioni capolavoro che lo porteranno a trascinare i suoi Atlanta Hawks fino alle Conference Finals dell’Est, perse onorevolmente per 4-2 contro i Milwaukee Bucks poi campioni NBA. Il texano conclude con una doppia doppia da 32 punti e 10 assist e negli ultimi 10 secondi della partita, col punteggio sul 105 pari, batte Frank Ntilikina, imbuca il floater della vittoria e zittisce il pubblico di NY.

Sembra la nascita di una nuova, luminosa stella del firmamento NBA anche per il contorno della sfida a una delle squadre, malgrado i risultati, più amate e con maggiore visibilità della lega (arrivò a scomodarsi l’allora sindaco di New York Bill DeBlasio per criticare Young) nonchè l’affermazione di un periodo di grandezza per gli Atlanta Hawks che potevano vantare un roster di tutto rispetto guidato da un giocatore all’epoca paragonato addirittura a Steph Curry.

Cinque anni dopo, però, per Trae Young è cambiato tutto.

Durante la gara del 7 gennaio tra gli Hawks e i New Orleans Pelicans infatti la quinta scelta assoluta del Draft 2019 è stata ceduta ai Washington Wizards in cambio di CJ McCollum e di Corey Kispert, senza corredo di scelte al Draft stesso da nessuna delle due squadre coinvolte nell’affare.

Una trade arrivata con gli Hawks ad annaspare nella medio-bassa classifica della Eastern Conference, nella quale occupano attualmente il nono posto con un record inferiore al 50% (19 vittorie e 21 sconfitte) e con la consapevolezza che il trovarsi ancora in zona play-in è dovuto in buona parte al livello complessivamente basso del girone orientale di quest’anno.

In questa prima metà di regular season Atlanta aveva avuto a disposizione Trae Young per sole 10 gare a causa prima di una distorsione al ginocchio che lo aveva tolto dal campo per un mese e mezzo tra metà ottobre e lo scorso dicembre, poi di una contusione al quadricipite destro. Ma di queste dieci partite gli Hawks ne hanno vinte solo due, peraltro a inizio stagione contro due squadre (gli Orlando Magic e i Brooklyn Nets, entrambe in trasferta) che a loro volta, per svariati motivi, attualmente arrancano.

2-8 con Trae Young, 17-13 senza di lui. I numeri sanno essere spietati e in questo caso hanno detto agli Atlanta Hawks che il proprio giocatore di punta, predestinato leader di un potenziale ciclo vincente iniziato con le semifinali playoff del 2021, era diventato il problema.

Gli Hawks non hanno più superato il primo turno playoff dopo la deep run di cui abbiamo parlato. Due eliminazioni al primo turno nei due anni successivi, poi niente postseason tra il 2023 e il 2025. Nel frattempo a Young era stato affiancato nel 2022 Dejounte Murray in uscita dai San Antonio Spurs per formare con Trae una coppia potenzialmente intrigante soprattutto per le capacità difensive di Murray.

Ma la convivenza tra i due si è ben presto trasformata in competizione per il ruolo di go to guy. Young non ha compiuto progressi significativi in difesa e gli sfavillanti numeri di punti segnati e assist sono stati affiancati da cifre molto meno sfavillanti, quelle dele palle perse di media che continuavano a crescere fino a sfiorare le 5 a gara a fronte di poco più di 1 recupero. In questo modo Murray non ha trovato motivazioni per tutelare il texano nella propria metà campo e i due hanno formato una coppia che ha raggiunto anche i 50 punti a gara in due, ma tirando quasi quaranta volte, equamente distribuite.

Doveva essere la coppia delle meraviglie di Atlanta, è durata solo due anni

Doveva essere la coppia delle meraviglie di Atlanta, è durata solo due anni

Nel frattempo gli Hawks perdevano inesorabilmente i pezzi pregiati: l’ala difensiva De’Andre Hunter ha raggiunto i Cleveland Cavaliers la scorsa stagione con i quali lotta per le prime posizioni a Est, così come ha lasciato Atlanta Bogdan Bogdanovic, tra i compagni di squadra di Trae Young a lui più legati.

L’emergere di Jalen Johnson (ideale sostituto di John Collins, prima giocatore d’area di riferimento degli Hawks, poi passato a Utah nel 2023 previa trattativa polemica sul suo contratto) e la presa al Draft 2024 di Zaccharie Risacher non hanno portato risultati concreti perchè era Young stesso a non riuscire a compiere il vero salto di qualità, trasformandosi da potenziale uomo franchigia in macchina da statistiche.

Quando in questi primi mesi di regular season Risacher ha mostrato un’involuzione preoccupante (seppur non drammatica in quanto parliamo sempre di un ventenne) tutti abbiamo pensato che nel momento in cui gli Hawks avessero iniziato ad esplorare il mercato delle trade il predestinato alla cessione sarebbe stato proprio il francese. In effetti a dicembre sono iniziati a circolare rumors riguardo a un interesse di Atlanta per Anthony Davis (e poi per Daniel Gafford) e la quasi totalità degli analisti NBA ne era certa: gli Hawks metteranno sul piatto, oltre al contratto in scadenza di Kristaps Porzingis, la loro ex prima scelta.

Ma la decisione del general manager Onsi Saleh, in carica da aprile 2025, è stata invece d’altro avviso. Risacher non si muove da Atlanta ed è ancora considerato un perno della squadra; pur mantenendo buoni rapporti con gli agenti di Trae Young, ad essere ceduto sarà proprio lui.
E così è stato, dopo aver incontrato molte difficoltà nel cercare un acquirente, poi individuato nei Washington Wizards.

Tali difficoltà erano dovute al fatto che oltre alle considerazioni fatte finora Young andrà in scadenza di contratto nel 2026-27 e intende sfruttare quindi il prossimo anno per cercare una ricca estensione, che però gli Hawks non avevano intenzione di offrire, non ritenendolo più in grado nè di migliorare concretamente le sorti della squadra nè di contribuire allo sviluppo di Risacher, che infatti resterà in Georgia.

Le parole al miele di circostanza sia di Saleh che di Young non possono nascondere la verità: Trae era di troppo, lo dimostra anche la contropartita della sua cessione, lontana anni luce da quella richiesta da una franchigia NBA per la cessione della propria stella assoluta. Nessuna pick, nessun giocatore davvero importante ed affermato, solo il contratto in scadenza del 34enne CJ McCollum lontanissimo, temporalmente e materialmente, dal suo periodo migliore e un comprimario neanche giovanissimo come Kispert.

Young è così passato in cinque anni dall’essere un All Star a conoscere della propria cessione dalla squadra di cui era leader assoluto durante una gara qualsiasi di inizio gennaio, dopo essere stato messo sul mercato, aver sopportato le voci che parlavano di difficoltà a trovare un acquirente et dulcis in fundo aver raggiunto non solo una delle squadre peggiori dell’attuale NBA ma quella che a mio avviso è da anni la squadra con meno prospettive di successo, piccolo o grande che sia, dell’intera lega.

Perchè i Wizards dalla cessione di Bradley Beal sono stati sostanzialmente un ritrovo per ex stelle, talvolta presunte tali, rinnegate dalle loro squadre precedenti e che puntano di fatto a sfruttare la succitata assenza di prospettive per mettere su dei gran numeri in un contesto perdente e sperare in contratti migliori in futuro.

La squadra della Capitale ha visto negli ultimi anni alternarsi tra le sue fila Russell Westbrook, Chris Paul, Kristaps Porzingis, Jordan Poole, Kyle Kuzma, Khris Middleton e lo stesso CJ McCollum ma a parte il primo turno playoff del 2021 (concluso comunque con una sonora batosta per 4-1 contro Philadelphia vincendo solo la gara-4 dell’onore) non ha mai ottenuto niente, rimanendo sempre nelle ultime posizioni della Eastern Conference e vedendo il go to guy di turno andarsene subito alla prima parvenza di rilancio personale.

Tra l’altro Young è ancora infortunato e Washington non ha alcuna fretta di rimandarlo in campo in quanto decisa a sfruttare l’occasione in arrivo al prossimo Draft dove la propria pick finirà a New York se fuori dalle prime otto. Molte sono le voci secondo cui addirittura Ice Trae potrebbe non vedere affatto il parquet nella stagione 2025-26 che vede attualmente i Wizards penultimi a Est con un record di 10-26 (davanti solo agli Indiana Pacers che hanno vinto solo 7 gare) e già lontani 7 vittorie dal decimo posto.

In questo modo, al termine di questi quattro mesi di stagione regolare Washington avrebbe a disposizione molto spazio salariale liberato dalla scadenza del contratto di Middleton e la speranza di poter aggiungere nella prossima stagione un altro giovane emergente da affiancare al gruppo capitanato da Alex Sarr e un giocatore già rodato come Young a fare da guida.

Young giocherà col numero 3 (essendo l'11 ritirato in onore di Elvin Hayes)

Young giocherà col numero 3 (essendo l’11 ritirato in onore di Elvin Hayes)

Ma se Trae è stato giudicato non più idoneo al ruolo di leader dagli Atlanta Hawks, la squadra che lo aveva scelto al Draft preferendolo a Luka Doncic e Shai Gilgeous-Alexander e che lo ha scaricato dopo aver puntato su di lui per sette stagioni cercando di costruirgli una squadra vincente intorno (per quanto possibile per uno small market come Atlanta) potrà riuscire a tornare padrone di una squadra vincente a Washington, che come abbiamo visto vive alla giornata da anni?

Il 27enne di Lubbock ha davanti a sè due possibilità per la stagione 2026-27, quella del suo contract year, l’ultimo anno dell’accordo generalmente sfruttato per mettersi quanto più possibile in mostra e attrarre così le grandi squadre o comunque quelle disposte a firmare contratti generosi. La via apparentemente più semplice per lui sarebbe proprio questa: continuare con i suoi numeri che parlano finora di una quasi doppia doppia di media in carriera, 25.2 punti più 9.8 assist, e sperare che bastino per assicurarsi un futuro roseo.

Questa però sarebbe la stessa strada che lo ha portato a non riuscire a rendere grandi gli Hawks e ad essere spedito in una squadra da tanking. Ecco quindi la seconda possibilità: cercare di fare il possibile, oltre che per se stesso, per contribuire alla crescita di Sarr, Bilal Coulibaly e degli altri giovani Wizards, che saranno poi tutti i membri del roster capitolino per il prossimo futuro dopo la fine del contratto di Middleton. In breve, dimostrare di essere davvero un leader.

Certo, non è un percorso facile in una squadra in cui manca un’organizzazione cestistica che possa portare a competere anche solo per la possibilità di fare i playoff. Una volta messi su i giocatori, lo sappiamo tutti, occorre che si abituino non solo a giocare insieme, ma a farlo per un obiettivo concreto, e questo non sempre avviene in una situazione di tanking dal Process di Philadelphia in poi.

Ad oggi sembra quindi che Trae Young sia destinato a compiere la strada di vari suoi predecessori a Washington, non ultimo Jordan Poole sonoramente fischiato al suo ritorno da avversario alla Capital One Arena. A lui il difficile compito di smentire le aspettative e le valutazioni della sua ex squadra, nella consapevolezza che un ritorno ai vertici della lega di Young avverrà cercando di vincere, non di collezionare statistiche.

 

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