Dopo un inizio stentato i Celtics hanno cominciato a fare sul serio, ed oggi si ritrovano a un tiro di schioppo dalla vetta della Eastern Conference.
Se non ci fosse stata una rivoluzione clamorosa, successiva al forfait di Jayson Tatum, fuori per il drammatico infortunio al tendine d’Achille, questo mini prologo non farebbe scalpore, ma la verità è tutt’altra! Boston infatti sembra incredibilmente non risentire troppo dell’assenza del suo più forte giocatore, sicuramente fra i migliori 5 di tutta la NBA.
Lo smantellamento operato nella off-season, valevole fra l’altro un risparmio salariale vicino ai 200 milioni tra stipendi e tasse, viene visto ora come un successo eclatante, perché anziché portare i Celtics a tankare per acquisire posizioni da draft, potrebbe al contrario favorire un imprevisto assalto alla deadline del 5 febbraio su un nuovo nome di spessore.
Senza poi spingersi troppo in alto coi sogni, voci di corridoio danno lo stesso Tatum in ripresa verso la futura primavera, un recupero che unito all’eventuale upgrade di mercato e alla consolidata stagione dei suoi compagni rimetterebbe Boston fra le principali contender per l’Anello!

Il genio di Mazzulla prosegue anche senza Tatum
Il merito non può che essere ascritto al suo skipper, quel Joe Mazzulla ancora trentasettenne ma già luminare del basket moderno, teorico dell’attacco basato su quel tiro dalla lunga che ha cambiato la narrativa di questo sport e che fa storcere la bocca ai veterani della prima ora, l’eterno Dan Peterson in primis!
E quindi, anche oggi, col controllo del ritmo lento e cadenzato, si registra un regno incontrastato sui tentativi dall’arco (quasi 43 a partita), che rappresentano il 47,30% delle conclusioni totali, su triple open e wide open e nelle segnature perimetrali assistite, con un sostanziale calo riscontrato solamente per la percentuale realizzativa, al .362 rispetto al .388 del 2023/24, anno del trionfo!
Tutto ciò, come accennato, arriva con un roster dimezzato e al ribasso rispetto agli anni recenti, quando un Big Three d’eccezione formato da perfetti interpreti dei mantra “Mazzulliani” Tatum/Brown/Holiday, dettava legge, coadiuvati dal discontinuo ma sempre pericoloso Porzingis.
Iniziando proprio da Brown, il ruolo da prima opzione offensiva ma soprattutto quello di uomo squadra “traghettatore” non lo ha assolutamente regredito o condizionato. Anzi, le migliorie, oltre che tecniche, si vedono pure nella resilienza caratteriale, per molti sua spada di Damocle, che non gli impedisce di andare muso a muso contro i provocatori di turno, mantenendo comunque poi la disciplina per non subirli.
La sua stagione statistica è ovviamente sopra le righe a livello di score e responsabilità: 29.5 punti per game e 35.5 Usg %, entrambe career highs e numero 1 di squadra, e inoltre sesto e terzo dato NBA! Per di più, ottime sono le sue performance su rimbalzi, assist e percentuale dal campo, che ne fanno un elite di lega per produzione a 360°.
Jaylen Brown, sesto miglior marcatore NBA
L’intelligenza del coach gli consente di sfruttare il suo asso in isolamento, concedendogli ben 6.1 possessi a gara al 74.7 percentile, unico del gruppo e in generale dietro soltanto ad Harden, per esaltarne gli ormai noti e inarrestabili crossover con cui arrivare a canestro, “sparare” nel mid range o generare i tanto amati catch and shoot perimetrali per White, Pritchard ed Houser, i tre specialisti superstiti! In tal modo risultano perfino utili due lunghi originariamente senza appeal e agli antipodi quali Queta e Garza, col portoghese agile rim protector e closer nel pitturato e l’ex dominatore ad Iowa centro moderno e alternativa da fuori.
Certezza acclarata già prima dell’infortunio di Tatum, White sta continuando la sua strabiliante carriera underrated, snobbato da Espn due anni or sono nella top 100 NBA, criticato per aver sostituito Leonard nel Team USA ed escluso dalla All-defense 2025.
La realtà dice altro e premia Brad Stevens, per essersi accaparrato una delle più grandi steal di sempre, oggi semplicemente opzione numero 1 in responsabilità sui due i lati del parquet e star solitaria assieme a Brown per assaltare l’olimpo, in una stagione come detto nata sotto malaugurati auspici.
Il trentenne first round 2017 durante i quarti periodi realizza più di 6 punti – fra i migliori 20 di lega – e nel clutch segna col 52.4%, mentre durante il meraviglioso fine anno da 11-3 è stato determinate in termini di punti e stoppate, performandone più di 21 e 2.5 in media nelle ultime 4 W dicembrine. Massimi di carriera che anche qui non gli sono valsi giusti riconoscimenti, come il top 20 ad Est nel primo turno delle votazioni per l’All Star Game.

Derrick White, secondo violino aspettando Tatum
Il campionato in corso lascerà poi in dote upgrade da sfruttare in futuro; elementi lanciati quasi per caso in un ipotetico anno sabbatico ma che si ritrovano ora ad essere pietre miliari per le tornate in divenire.
Hugo Gonzalez sta progredendo non poco, e molti analisti della zona lo prevedono già come titolare sicuro nella prossima stagione, quella del rientro a pieno regime di Tatum, proprio al fianco di JT e Jaylen Brown, in un ruolo che se sviluppato con costanza potrebbe dargli l’alone paritario ai vari Bradley e Smart d’annata.
Stessa cosa dicasi di Jordan Walsh, esploso quale difensore all around, ala two way di nemmeno 2 metri e agile su tutte le posizioni del campo e sul quale Mazzulla, grazie per l’appunto a tali caratteristiche fisiche, sta già studiando nuovi sviluppi offensivi per concedergli maggiori responsabilità. Lui che ora centellina conclusioni e attacchi a canestro ma presenta percentuali dall’arco superiori al 45% e una eFG% a .676, cifra numero 1 di squadra!
Unico punto interrogativo arriva da Anfernee Simons, la cui maturità tecnica definitiva tarda a palesarsi, seppur, statistiche alla mano, con lui in campo Boston abbia un Net Rtg di +7.6 punti per 100 possessi, terzo dato di gruppo dietro a White e Gonzalez, e un Def Rtg a 113 rispetto al 114.2 generale.
Detto questo, il suo atteggiamento offensivo, da sempre improntato sull’individualismo fronte a canestro, e gli spietati attacchi subiti in 1/1, poco si sposano coi mantra di Mazzulla, che hanno bensì fatto dei Celtics una franchigia perfetta nel ball movement atto a liberare tiri dall’arco ed a difendere aggressivamente sempre sul perimetro.

Walsh e Gonzalez, il futuro dei Celtics
Il suo contratto importante poi, unito alla ventura free agency, potrebbe spronare uno “squalo” come Brad Stevens ad imbastire trade sorprendenti, liberando inoltre la verve di Baylor Scheierman, primo giro 2024 e terzo diamante in roster dopo Gonzalez e Walsh, lui sì tiratore instradato verso le dottrine del proprio skipper!
La NBA è oggi spezzata in due gruppi, fra chi sogna la gloria e ambisce al titolo. Da un lato ci sono franchigie in là con gli anni che si aggrappano all’esperienza per restare al vertice, pagando però drammaticamente il conto salato in infortuni e resistenza agonistica, dall’altro ruggenti nuove leve, capitanate da OKC e seguite da Pistons e Spurs, che implacabilmente assalgono (o mantengono) la vetta con un’egemonia atletica difficilmente contrastabile.
In mezzo a tutto ciò ci sono i Celtics 2025/26, una sorta di limbo fra chi ha insperatamente trovato giovani prospetti già pronti a competere e chi è abituata a vincere, grazie ad elementi ormai elite quali Brown e White e comprimari nonché tiratori affidabili e utili ai playbook del genio Mazzulla.
In una Eastern Conference dove a parte i Pistons, a cui comunque manca uno scorer alternativo a Cunningham, e ai sempre inaffidabili Knicks, non c’è poi competitività, se Tatum ritornasse miracolosamente prima della post season e Brad Stevens marchiasse come solo lui sa fare la deadline, ecco che Boston diverrebbe di nuovo la squadra da battere!
Quel che è certo è che l’anno di transizione pronosticato da tutti a inizio anno non si è avverato: qui nel Massachussets si continua infatti a vincere e a guardare più in alto possibile!
“Malato” di sport a stelle e strisce dagli anni 80! Folgorato dai Bills di Thurman Thomas e Jim Kelly, dal Run TMC e Kevin Johnson, dai lanci di Fernando Valenzuela e dal “fulmine finlandese”. Sfegatato Yankees, Packers, Ravens, Spurs e della tradizione canadese dell’hockey.

