La vittoria del 16 dicembre contro i San Antonio Spurs nella finale di NBA Cup ha marcato la prima vittoria di un trofeo per gli Knicks dal 1973, quando vinsero il campionato. Oltre a ciò, sono arrivate 8 vittorie nelle ultime 10, di cui l’ultima solo qualche giorno fa contro i 76ers. Come ha anche ribadito l’head coach Brown nella conferenza pre-partita c’è però certamente un prima e un dopo a questa finale.

La vittoria ha riportato serenità e ottimismo, soprattutto, ma il campionato è tutto tranne che finito. Gli Knicks hanno raggiunto le semifinali dei playoff lo scorso anno perdendo contro i Pacers in gara 6 e quest’anno sono al momento secondi nella Eastern conference, ma per fare il passo successivo servirà sicuramente fare di più.

La sconfitta contro Philadelphia ha evidenziato una stanchezza insolita, con un ultimo quarto chiuso in negativo di 8 punti che ha fatto eccome la differenza, oltre che un Jalen Brunson non nella sua migliore partita stagionale con 5 tiri sbagliati su 5 proprio nell’ultimo periodo della partita.

La situazione ai nastri di partenza

Gli Knicks arrivano a questa partita contando proprio tanto, non insolitamente, sul suo numero 11, che in questa stagione ha ottenuto almeno 30 punti in 13 delle 25 partite disputate. Questa statistica lo mette al terzo posto all-time nella classifica della storia dei Knicks con 88 volte, dietro solo a Patrick Ewing, con 203 volte, e Carmelo Anthony, con 108. Nonostante la sconfitta, contro Philadelphia sono arrivati buoni segnali a livello di punti ottenuti da ben altri tre giocatori, Towns, Bridges e Robinson dalla panchina, tutti con più di 20 punti segnati.

Solo questa sarebbe potuta essere la chiave a livello offensivo per battere Miami, avversario in piena difficoltà ma impossibile da sottovalutare. Adebayo, Powell e compagni sono arrivati infatti a quest’incontro con sole 3 vittorie nelle ultime 10, praticamente l’opposto totale degli Knicks. L’ultima vittoria è stata proprio contro i Brooklyn Nets qualche giorno fa che, nonostante abbia alzato a 15 la casella dei successi stagionali, non ha certo fatto impressionare per un bel gioco offensivo, anzi.

Con 13 sconfitte prima di quest’incontro coi Knicks il terzo posto è a sole due vittorie di distanza, eppure il divario coi Celtics sembra essere molto più ampio di quello che racconta la classifica. Per vincere Miami avrebbe avuto bisogno di un miracolo di Natale, considerando il periodo, veramente necessario.

Per quanto riguarda i giocatori da tenere sott’occhio il matchup principale da seguire sarebbe stato quello tra Brunson, giocatore ormai di diritto nell’olimpo dei Knicks, e Adebayo, che ha passato nell’ultima partita Glen Rice nella classifica di più punti ottenuti nella storia del club mettendosi al terzo posto di sempre. In palio non ci sarebbe stato nulla di concreto in ballo, ma per gli Knicks c’era certamente la possibilità di dimostrare che la sconfitta contro i 76ers sia stata solo frutto del caso, mentre per gli Heat il poter confermare che essi possono ancora dare tanto a questa stagione, come si era ampiamente visto nelle prime partite di ottobre e novembre.

Il racconto della partita

Poter assistere ad un incontro degli Knicks al Madison Square Garden di Manhattan è stato più che un onore. È stata un’esperienza sportiva di quelle che si sognano da bambini, in uno stadio storico di quella che è probabilmente la città più famosa del mondo. Vedere i Nets al Barclays Center di Brooklyn è stato sicuramente un bel benvenuto da parte dell’NBA nella grande mela, ma quando si uniscono basket e New York non si può non pensare come prima cosa proprio al Madison Square Garden.

Interno del Madison Square Garden durante la partita tra Knicks e Heat

Dopo dei primissimi minuti decisamente non intensi l’incontro inizia bene per Miami, che chiude una bella prima porzione di quarto 13-9, dopo che un timeout viene chiamato dall’head coach dei Knicks Brown. A guidare gli Heat in questa prima parte c’è Bridges, con 4 punti e 1 assist. Finito il timeout il ritmo comincia ad alzarsi e la squadra del coach Spoelstra riesce anche ad aumentare il distacco, portandolo a +10 punti al secondo timeout chiamato in campo. Ware e Mitchell, con 8 punti e 4 assist, sono i principali autori di questo bell’inizio.

Non basta il solo Brunson, invece, per i Knicks, che trova 7 punti ma poco aiuto dai compagni. Il primo quarto si chiude poco dopo con il parziale di 37-30 per Miami, in vantaggio meritatamente. La panchina di Miami, in questa prima parte, si è dimostrata ancora essere molto competitiva, soprattutto col solito Jaquez Jr., che porta a casa 6 punti e 2 assist. Brunson chiude invece con 14 punti.

La prima metà del secondo quarto continua a mostrare la superiorità della panchina della squadra del coach Spoelstra, tra cui anche Fontecchio che inizia bene la sua partita con 5 punti, di cui una tripla, 3 rimbalzi e 3 assist. Mentre Brunson è in panchina, scelta sempre difficile da parte dell’head Coach Brown, a guidare i Knicks ci pensa Bridges, che raggiunge 12 punti e sarà poi un grande protagonista del resto dell’incontro.

Solo quando gli starters rientrano il ritmo di New York comincia a riprendere intensità. Lo stesso Bridges si porta a 18 punti, Brunson invece comincia a trovare canestri con anche fin troppa semplicità, portandosi a 19. New York riesce così a riportarsi a -1 con il Garden in delirio ad un altro canestro della loro squadra, a marcare una netta maggioranza del pubblico di casa rispetto all’incontro coi Nets al Barclays Center. Non serve quindi molto tempo a New York per ribaltare completamente il parziale, con Brunson a questo punto davvero infermabile che realizza una tripla allo scadere, chiudendo il primo tempo a 27 punti e portando i Knicks sul 66 a 62.

A differenza del primo quarto, Miami viene presa controtempo dai Knicks fin da subito, che riprendono da dove avevano lasciato trovando anche altri protagonisti nella loro serata. Uno di essi, Hart, raggiunge 8 punti, 7 rimbalzi e 4 assist, dando un grosso contributo nell’ampliare il vantaggio acquisito nel primo tempo.

Powell, che fino a quel momento si era visto poco, raggiunge 17 punti nel suo miglior quarto della partita, nonostante Miami faccia fatica a tenere il passo di New York. Sotto il coro “MVP!” del pubblico ad ogni tiro libero di Brunson, egli riesce a raggiungere quota 30 punti, superando di gran lunga i punti ottenuti nella partita precedente solo dopo poco più di metà incontro.

Gli Heat però ci credono ancora, come giusto che sia, e guidati da Ware, con 19 punti e 11 rimbalzi, si riportano a -1 inseguendo ancora i Knicks. La stoffa del campione di Brunson si rivede di nuovo per New York, col numero 11 che riporta un distacco più sereno arrivando fino a 37 punti.

Ware continua il suo buon momento portandosi a 22 punti, con un altra, ennesima tripla della sua serata che lo porta ad essere il miglior marcatore dei suoi. La panchina di Miami, però, non riesce più ad avere continuità e così i Knicks chiudono tranquillamente il terzo quarto in vantaggio per 105-99, con Brunson salito ora a quota 39.

Nei primi 3 minuti dell’ultimo quarto gli Heat riescono a mettere solo un punto in più nel loro totale, mentre New York continua ad estendere il suo distacco grazie ai suoi non titolari. Solo in quest’ultimo periodo di partita per gli Heat si rivede Adebayo, protagonista di un incontro certamente sotto tono per i suoi standard.

Dopo 4 minuti si rivede in campo per i Knicks Brunson, ormai ad un passo dai 40 punti. Un tiro di Hart fa poi impazzire nuovamente i tifosi di casa, dopo che il distacco si porta a +11 a 6 minuti dal termine, mettendo così già un piede sulla vittoria finale. Brunson con una bellissima tripla supera i 40 punti, con gli Knicks avanti a 4 minuti dal termine per 120-113. Nonostante Ware che sale a quota 28 e Adebayo al suo miglior quarto, con 14 punti e 8 assist, Miami non riesce comunque a ritrovare il sorpasso.

A un minuto e mezzo dal termine i Knicks hanno praticamente la vittoria in tasca, che poi verrà siglata dal risultato finale di 132 a 125.

Il commento post partita

Nonostante una decisamente miglior prova a livello offensivo rispetto all’incontro coi Nets, a Miami si aggiunge un’ennesima sconfitta nella casella degli scontri persi questa stagione. La prima parte di stagione sembra solo un ricordo distante, con un calo delle ultime partite apparentemente inspiegabile. Forse, come nel caso dei Chicago Bulls, la squadra è in crescita ma non è ancora pronta al grande passo, ampliamente alla loro portata.

La sconfitta al Madison Square Garden arriva con una delle squadre più forti di tutto il campionato, che tra le altre cose ha anche trovato il miglior Brunson della stagione, che ha collezionato ben 47 punti, il suo massimo stagionale e il massimo che abbia mai ottenuto all’interno del Garden. Ormai la formula del successo dei Knicks è quella d’altronde: se ti serve vincere, rivolgiti a Jalen Brunson.

Miami, in vista dell’incontro in casa contro i Raptors si ritrova così con 15 vittorie e 14 sconfitte, col terzo posto della Eastern Conference sempre più lontano. I Knicks mantengono invece saldo il loro secondo posto, rimanendo vicini ai Detroit Pistons. Quest’ultimi dovranno fare a meno di Brunson nel prossimo incontro con Minnesota, in un test che racconterà molto su cosa sia New York senza di lui.

 

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