Sembra passata un’eternità da quando la focosa base della Motown protestava quasi incendiando la Little Caesars Arena dopo la sconfitta natalizia contro Brooklyn, replicata pochi giorni dopo a Boston, che causò il penoso primato di 28 L consecutive in NBA! Era il burrascoso inverno 2023 e fu un affronto pazzesco per un popolo da sempre abituato all’orgoglio prima dei risultati, fra l’altro arrivati grazie a due generazioni di Bad Boys, capeggiate da Bill Laimbeer e Rasheed Wallace.
E’ bastato un coach fra i più sottovalutati, quel JB Bickerstaff già miracoloso a Cleveland ma ingiustamente fatto fuori, e qualche mestierante veterano a fare da chioccia, Tobias Harris su tutti e ancora in sella, per riportare un team troppo giovane ed acerbo a fare rumore: il ritorno alla postseason, giocata poi con dignitoso ardore, e il secondo record NBA in questo inizio di stagione.
Di quel terrificante roster perdente infatti, fanno tuttora parte le “stelline” Cade Cunningham, Jalen Duren e Jaden Ivey, coloro che dovevano far riaccendere la fiammella della speranza ad una fan-base quasi depressa. Ironia della sorte, l’assenza del piccolo play devastato dalla frattura al perone prima e da un ginocchio ballerino ora, ha avuto bensì un effetto insperato proprio sugli altri.
Cunningham è così divenuto il deus ex machina di ogni operazione offensiva, partendo dalla gestione del pallone ad inizio azione alla ricezione, dagli isolamenti alla regia del pick and roll fino ad essere dopo un taglio la prima opzione al tiro dall’arco o in mid range.
Duren, grazie al nuovo coach, viene invece rivestito di maggiori responsabilità dal palleggio, e se la mano ancora sembra un po’ ruvida al cospetto di centri più altisonanti, risponde rispetto alle medie in carriera con più di 19 punti a gara e l’84% ai liberi.
Quel che piace è la “garra” ritrovata, unita ovviamente a ottime skill che altri diamanti grezzi prima anonimi come Thompson o Holland mettono periodicamente sul parquet, e che fruttano performance difensive di primo livello. Ausar sta d’altronde ricoprendo alla grande anche lo spot di play di riserva quando Cunningham rifiata in panca, e la propria Usg si avvicina al 21% dal 18 del 2024.
Dopo quasi un triennio di assestamento, nel quale la classe cristallina veniva però scalzata da una pressochè carente forza mentale, dovuta certamente pure al poco aiuto dei compagni in roster, Cade si può oggi invece definire stella di primaria grandezza del panorama mondiale, fresco dell’investitura All-NBA e pronto ad essere leader di una contender a Est. L’inizio lento e un po’ sottotono di questa stagione è già dimenticato dopo le sue mirabilanti prestazioni nelle ultime vittorie in striscia, che lo avvicinano ai 30 punti di media, 10+ assist, quasi 6 rimbalzi, 2 palle recuperate e più di una stoppata a partita.
Non solo, Cunningham continua la sua progressione in leadership e coraggio, che gli ha consentito di sfidare a muso duro nei finali di partita colossi quali Drummond, Claxton o Wendell Carter Jr! La sua freddezza gli garantisce un plus 4 al 50% realizzativo, secondo dato NBA dietro solamente a Gilgeous-Alexander fra i play titolari.
Se Detroit naviga oramai stabilmente sulle vette dell’Est, superando il precedente miglior inizio stagionale, datato 2017/18, e ritornando pertanto a sognare i vecchi fasti, è quindi specialmente per merito della sua first overall 2021, colui che con un po’ di ritardo ha finalmente raggiunto l’impatto di Anthony Edwards a Minnesota.
Oltre al Cunningham versione MVP, se i Pistons mirano a un tiro di schioppo la vetta generale di OKC è per la formidabile protezione della propria metà campo, che diviene addirittura inviolabile sotto canestro e meritevole del podio in Def Efficiency, Def Rtg e punti concessi.
Il nome da cui partire è senz’altro e come detto quello di Duren, centro sui generis rispetto alle abitudini attuali, secondo fra i pari ruolo in FG%, 5°per rimbalzi e 11* in punti, che al quarto anno sta giungendo a livelli notevoli che a vecchissimi affezionati della Motor City come noi non possono che rimandare a Dennis Rodman!
I giochi a due della coppia stanno facendo scuola, con la lenta cadenza ad alto tasso tecnico del ball handler che va ad incollarsi all’agilità fisica e straripante del rollante, quasi sempre in vantaggio sui pivot pesanti e dunque libero di finire in alley-oop uno dei tanti passaggi vincenti che fanno di Cunningham il secondo assist man assoluto di lega. Nei pick and roll sono dietro a Doncic l’uno ed a Sabonis l’altro in punti e possessi in tale frangente, mentre se combinata tale statistica non ha eguali, al pari della EFG%.
Dopo di loro, pure a causa di assenze pesanti o forma precaria nei gestori di palla quali Ivey, Sasser, Harris o la new entry LeVert, l’offense non riesce tuttora a progredire, restando quindi nella media NBA proprio come l’anno scorso.
Si spiega da qui il perché Detroit sia, benchè giovane, ancora un team vecchio stampo, che punta peraltro e come da tradizione a difendere aggressivamente e ad attaccare in maniera cadenzata (100.5 PACE), sebbene voli nei punti in fast break (quinti), primeggiando su tentativi e realizzazioni da 2, a 13 piedi di distanza media, col 36.5% dei tentativi assoluti entro i 4 piedi dal canestro.
In un orchestra difensiva che funziona a dovere non possono mancare le migliorie del “leggendario” Isaiah Stewart, il Beef Stew unico intoccabile per la fanbase, perfino nei momenti drammatici di qualche stagione fa, che ha sempre rivisto almeno in lui la continuità coi vecchi “Bad Boys”.
Il centro di riserva però, utilizzava spesso il suo agonismo truculento solamente per inguaiare i compagni, con tecnici, falli di reazione se non risse vere e proprie, che lo tramutavano sì nel “Bad Boy” che faceva rispettare se stesso e la maglia, ma non lo avvicinavano minimamente ai suoi gloriosi predecessori, che univano alla cattiveria tecnica sopraffina, ma anche furbizia, personalità e malizia con cui disorientare i rivali.
Oggi invece, se il pitturato Pistons risulta pressochè inviolabile, è grazie alla fisicità ma pure agilità della combo Stewart/Duren, frontcourt fra i più abili a recuperare posizione sui pick and roll o a leggere gli uno contro uno nell’area da tre secondi, pregi che fanno conseguire a Detroit la miglior rim defensive FG% di lega! L’ancora ventiquatrenne prima scelta da Washington College, oltre a superare le 2 stoppate a partita, cifra per lui record di carriera che lo eguaglia addirittura a Wemby se proporzionata ai minuti giocati e responsabile del primo posto di squadra, sta nettamente progredendo anche nella metà campo avversaria, col 40% lambito dall’arco e il ventello per gara raggiunto in due occasioni.
I Pistons che sono tornati in auge e che vogliono restare e durare a lungo al vertice, perfezionando dunque l’ottima campagna 2024, si affidano a fiducia e forza mentale acquisita sotto Bickerstaff, che è riuscito a plasmare in tutti i suoi giovani responsabilità e personalità inedite.
Tutto ciò sta bastando per gli scopi attuali, ovvero sia regular season da primi posti e progressioni individuali costanti, sfruttando per di più una Conference in crisi e aspettando inoltre il rientro di Ivey, sulla carta talentuosa macchina da punti nonché alternativa esplosiva in attacco.
Non sappiamo tuttavia dire se i Pistons siano già dei pretendenti al titolo; quel che è certo è che migliorare alcune e basilari opzioni offensive, d’altronde mantra della NBA moderna, rappresentano il prossimo step da compiere per il poliedrico skipper.
Ci riferiamo ovviamente al tiro dall’arco (28* in tentativi e realizzazioni), nonostante uno specialista del calibro di Duncan Robinson, divenuto comunque sotto il nuovo coach un dignitoso difensore perimetrale, e le percentuali ai liberi, che nell’altro lato del campo vedono gli avversari andare in lunetta quasi 32 volte a partita, frutto di ben 24.8 falli per gara, cifre che le contender più smaliziate non mancherebbero di sfruttare negli 1/1 durante una serie playoff. Anche perché, e a differenza del passato, nel basket odierno l’attacco vende i biglietti ma ti fa vincere pure le partite.
“Malato” di sport a stelle e strisce dagli anni 80! Folgorato dai Bills di Thurman Thomas e Jim Kelly, dal Run TMC e Kevin Johnson, dai lanci di Fernando Valenzuela e dal “fulmine finlandese”. Sfegatato Yankees, Packers, Ravens, Spurs e della tradizione canadese dell’hockey.

