Quello che ci attende a partire dal prossimo 6 giugno è un epilogo a dir poco inaspettato, delle Finals NBA in cui se la giocheranno una delle favorite a Ovest e una contendete impronosticabile a Est.
Al primo turno a subire la mannaia degli Indiana Pacers era toccato a Milwaukee, ma si diceva che non erano al massimo e che l’assenza di Damian Lillard avesse pesato eccessivamente.
Poi è stato il turno dei primi della classe, i Cleveland Cavaliers, ma si diceva che in fondo non avevano ancora convinto del tutto nessuno e che assomigliava a un roster da regular season piuttosto che da postseason.
Poi è stato il turno dei New York Knicks, che avevano appena fatto fuori i campioni in carica e che avrebbero dovuto sfruttare la loro “occasione della vita”. Il risultato, però, non è stato diverso dalle altre due serie.
Una cavalcata trionfale impressionante, quella dei gialloblu di coach Rick Carlisle, ma che è rimasta “incredibile” solo per chi non si è preso la briga di guardare cosa stessero facendo sul parquet.
Ora li aspetta il test più duro, sulla carta e non: quegli OKC Thunder che sembrano essere una macchina perfetta che si inceppa ben poche volte. Ma come siamo arrivati fino a questo punto?
Gara 1: Pacers 138, Knicks 135 (OT)
Primo atto: Madison Square Garden, l’onnipresente Timothee Chalamet a bordocampo con l’immancabile Ben Stiller. È tutto pronto. Jalen Brunson e Karl-Anthony Towns la sentono eccome, siglano 43 punti il primo e 35 il secondo. Dall’altra parte c’è però pur sempre l’overrated Tyrese Haliburton, che piazza 31 punti e 11 assist. A dargli manforte c’è un impressionante Aaron Nesmith, che si sveglia nell’ultimo quarto e segna 6 delle sue 8 triple proprio negli ultimi minuti. Rendendosi così protagonista di una – l’ennesima – rimonta firmata Pacers: da -15 a 4 minuti dalla fine, da -9 a 50 secondi dalla fine fino al fortunatissimo e mozzafiato buzzer beater di Haliburton per vincerla.
Anzi no, per mandarla ai supplementari perché con un’unghia del piede calpesta l’arco. L’esultanza, con tanto di choke sign alla Reggie Miller con Reggie Miller al tavolo dei telecronisti, spalanca le porte all’overtime. Cinque minuti punto a punto, ma alla fine è la marea gialla a strappare il primo atto.
Gara 2: Pacers 114, Knicks 109
Sentire il MSG più silenzioso di una biblioteca non è cosa di tutti i giorni. Eppure è quello che succede quando, in una serie che è “l’occasione della vita”, le prime due partite tra le mura amiche te le lasci sfuggire dalle dita. Per i newyorkesi a farla da padrone è sempre Jalen Brunson, che aggiorna il tabellino con altri 36 punti e 11 assist. Dall’altra, però, in una serata mediocre di Tyrese Haliburton (che comunque significa doppia doppia con 14 punti e 11 assist), è una masterclass di Pascal Siakam. Per l’ala ex Raptors sono 39 punti con 15/23 dal campo. Un attacco che funziona, che sembra infermabile anche per la tozza difesa dei Knicks, che si basa su due semplici fondamentali: il tiro dalla distanza e il gioco in transizione. E così si va in quel di Indianapolis con la serie sul 2-0 per i Pacers.
Gara 3: Knicks 106, Pacers 100
I Knicks avevano bisogno di una scossa, di un segno di vita per quanto flebile. I primi tre quarti, però, sono un incubo. Brunson è limitato a “soli” 23 punti, l’attacco dei Pacers non sembra fluido come le prime due partite ma riesce ad allungare sul +10 a 12 minuti dalla fine. A caricarsi il destino della Grande Mela sulle spalle ci pensa Karl-Anthony Towns. Il lungo ex Timberwolves (24 punti e 15 rimbalzi) segna 20 punti nei primi sette minuti del quarto quarto, dando di fatto il la al contro-sorpasso che i Knicks confermeranno fino alla sirena finale. Per i Pacers, sono sempre i soliti: Tyrese Haliburton, Myles Turner e Pascal Siakam. Il resto della squadra, però, ha faticato a trovare il ritmo.
Gara 4: Pacers 130, Knicks 121
I Knicks sembrano aver ingranato la marcia. Brunson torna a segnare un trentello, KAT registra una doppia doppia 24-12, in doppia cifra ci vanno anche altri tre bluarancio. Sono i presupposti per un clamoroso ribaltone che riporterebbe tutto in parità. Peccato che gli uomini di Tom Thibodeau devono ancora fare i conti con – indovinate chi? – Pascal Siakam e Tyrese Haliburton. Il primo si riprende dopo una gara-3 leggermente sotto tono e segna 30 punti. Il secondo si inventa una tripla doppia monstre da 32 punti, 15 assist e 12 rimbalzi. Ah, e 0 palle perse. Alla faccia dell’overrated. Si va sul 3-1, ma da New York sono sicuri: “Don’t let us get another one”.
Gara 5: Knicks 111, Pacers 94
Ed effettivamente così accade. Si torna al MSG, i Knicks hanno le spalle al muro e reagiscono come tigri ferite. Di fronte a un totale nulla assoluto da parte dei Pacers, neutralizzati in maniera magistrale dagli uomini di Thibodeau, a guidare la riscossa ci pensa il duo KAT-Brunson, da 56 punti in due. Haliburton fatica terribilmente, forse pecca che gli costerà cara nell’assegnazione dell’MVP delle Finals, e viene limitato a 8 punti con un 2/7 dal campo. L’attacco dei Pacers è apparso disarticolato: i titolari hanno totalizzato solo 37 punti, il secondo peggior risultato qualsiasi squadra nei Playoff. E dai Knicks la convinzione si fa sempre più forte: “Non fate tornare la serie a New York, sennò è finita”
Gara 6: Pacers 125, Knicks 108
Nessuna Cinderella story, nessun clamoroso ribaltone. Gara-6 in quel di Indianapolis è dominio totale per i Pacers. Pezzo dopo pezzo, le speranze dei newyorchesi vengono rosicchiate via da un sforzo di gruppo impressionante. Sono sette (sette!) i giocatori gialloblu a finire la partita in doppia cifra. A guidare il branco i 31 di Siakam e i 21 + 13 assist di Haliburton. Ai Knicks non sono bastati i 24 di OG Anunoby. Insomma, 4-2 secco. Senza grandi discussioni. Dominante. Anzi, in realtà una discussione c’è stata: riguardo al premio di MVP delle Finals. Durante l’annuncio, Haliburton – evidentemente convinto di vincere con facilità il premio – si era già preparato per riceverlo facendo qualche passo avanti. Salvo poi sentire il nome del compagno Siakam e reagire sorpreso. Voglio dire, chi non lo sarebbe stato? Hali aveva una media di 21.0 punti, 10.5 assist e 6.0 rimbalzi a partita, e aveva ottenuto quella mostruosa tripla-doppia in gara-4. Ma Pascal Siakam aveva altri piani, registrando una media di 24..8 punti, 5.0 rimbalzi e 3 assist, e tirando con il 52.4% dal campo e il 50% da tre.
24 anni, folgorato fin da bambino dal mondo americano dei giganti NBA e dei mostri NFL, tifoso scatenato dei Miami Heat e – vien male a dirlo – dei Cincinnati Bengals. Molto desideroso di assomigliare a un Giannis, basterebbe anche un Herro, ma condannato da madre natura a essere un Muggsy Bogues, per di più scarso.

