Il sottotitolo di questo articolo potrebbe essere “Scoot Henderson, la prima scelta del draft fra gli umani”.

Sterling Henderson nasce a Marietta, Georgia, poco dopo che i suoi genitori, il padre allenatore e la madre impiegata amministrativa nel settore medico, vi si erano trasferiti da New York.

Sesto di sette fra fratelli e sorelle, da piccolo viene soprannominato Scoot e fin da ragazzo emula il suo idolo Kobe Bryant svegliandosi all’alba per andare in palestra ad allenarsi.

Già all’ high school si capisce che si tratta di un predestinato visto che finisce l’anno da sophmore con 24 punti, 6 rimbalzi, e 3 assist per partita che nella stagione seguente diventano 32, 7 e 6. Nel 2021 decide di saltare l’ultimo anno da highschooler e, rifiutando le offerte arrivate da diversi college di Division I, firma un biennale da 1 milione di $ con la GLeague, una lega riconducibile all’NBA che ha l’obiettivo di sviluppare giovani talenti, entrando negli Ignite.

Scoot è una guardia talentuosa, veloce, tecnica ed atletica, una combinazione che alla sua età forse non si è mai vista.

Ama le penetrazioni centrali che normalmente chiude al ferro, spesso con una schiacciata imperiosa come ha fatto vedere in diverse occasioni nella sfida con i Metropolitans 92 di Wembanyama (anche se in quella partita ha preso anche 3 stoppate da Victor).

Non disdegna il palleggio arresto e tiro che realizza con buone percentuali, mentre deve sensibilmente migliorare il tiro piazzato perchè il 28% da 3pti in stagione non è ammissibile a questi livelli.

Di lui si sa che trascorre parte del suo tempo libero a guardare video di guardie All-Star come Ja Morant, Trae Young o Damian Lillard per cercare di rubare loro qualche piccolo segreto, dalla posizione dei piedi in uscita dai blocchi, ai movimenti del corpo in penetrazione o come si muovono in attacco sul lato debole.

Quest’anno in regular season con gli Ignite ha giocato quasi 30 minuti di media, realizzando 17,7 punti col 45,5% dal campo ed il 75,7% dalla lunetta, ai quali ha aggiunto 4,5 rimbalzi, 5,9 assist, 3,5 palle perse e 1,4 recuperate.

I suo detrattori, oltre che alla sua media da 3 punti potrebbero attaccarsi al plus/minus che in queste 11 partite è stato di -3,5 ma da qui ad affermare che si tratti di un giocatore sopravvalutato o un potenziale flop ce ne vuole.

Quello che non manca al ragazzo è l’intraprendenza. Ha già depositato il marchio 0DD (“0verly Determined to Dominate” con lo zero che è il suo numero di maglia) ed avviato la NextPlay360, una associazione non-profit gestita dai suoi genitori, che ha cominciato organizzando il venerdì sera delle partitelle tra bambini e ragazzi per partecipare alle quali serve la modica cifra di 35 dollari…  Dal punto di vista manageriale si è affidato all’agente Steve Haney grazie al quale ha già firmato un lucroso contratto quadriennale con Puma.

Se per Wembanyama abbiamo detto che c’è l’incognita del rookie wall, per Scoot si potrebbe palesare una rookie mountain perchè il wall lo affrontano i ragazzi che arrivano in NBA dopo una stagione ai college dove han giocato più o meno 35 partite ma lui in GLeague ne ha giocate 11 di Showcase Cup lo scorso anno (oltre a 10 di exibition) mentre quest’anno alle 6 di Showcase ne ha aggiunte 11 di Regular Season.

E’ vero che a Dicembre, dopo essersi fratturato il naso in uno scontro di gioco ha saltato 3 settimane per via del “concussion protocol”, ma 17 partite sono sempre solo 17!

Il GM dei GLeague Ignite, Anthony McClish, rivolgendosi al collega di quella che sarà la fortunata squadra NBA vincitrice della Lottery, per caricarlo di ulteriori responsabilità ha recentemente detto, sostanzialmente, che avrà per sempre il rimorso di non aver scelto Scoot alla 1!

Queste parole non saranno ovviamente sufficienti a far diventare Scoot prima scelta assoluta e, se è vero che il suo talento non si discute, alcuni dubbi rimangono sul fatto che la sua fisicità sarà preponderante anche a livello NBA e riuscirà a migliorare rapidamente la percentuale al tiro.

Anche di Magic Johnson in uscita da Michigan State nel 1979 uno scout disse che coi soldi che avrebbe guadagnato avrebbe fatto meglio a comprarsi un tiro da fuori, ma quello era un basket diverso.

Oggi se non hai un tiro affidabile il difensore ti lascia mezzo metro, sui blocchi passa dietro e quando sei sul lato debole si fa meno scrupoli a flottare, tutti atteggiamenti che un giocatore con le sue caratteristiche non può concedere agli avversari e quindi la percentuale al tiro da 3 determinerà probabilmente i suoi successi futuri.

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