Dopo una gara-1 in cui la squadra di casa butta un vantaggio in doppia cifra negli ultimi 12′ perdipiù prendendo un 40-15 di parziale un interrogativo che sorge spontaneo e aggiunge interesse alla partita successiva è di solito questo: la suddetta squadra di casa sentirà la pressione nel dover evitare ad ogni costo di presentarsi in trasferta sotto 0-2?

Nel secondo atto delle NBA Finals al Chase Center di San Francisco i Golden State Warriors hanno risposto con un secco no. 

La plurititolata squadra di Steve Kerr ha fatto valere la sua esperienza in finale e si è imposta in gara-2 d’autorità per 107-88 soprattutto grazie a un terzo quarto devastante in cui i Boston Celtics, contrariamente a quanto accaduto in gara-1 dove si erano rialzati ad ogni colpo inferto dai Warriors per poi andare a vincere dilagando nel finale, non hanno trovato contromisure alla furia di Curry e compagni e hanno alzato bandiera bianca già nell’ultimo quarto giocato con le riserve in campo e a cui si era arrivati con questa perla di un Jordan Poole che ha aggiunto uno 0 al suo 3 sulla maglia trasformandosi in Steph:

D’altra parte già il primo possesso della gara aveva messo in chiaro le intenzioni dei Warriors. Il mattatore di gara-1 era stato Al Horford la cui performance da 6/8 da tre all’esordio nelle Finals (come tutti i suoi compagni) era stata celebrata da tanti tifosi e appassionati che hanno imparato ad apprezzarlo fin dai tempi degli Hawks; bene, l’accoglienza riservata a Horford da parte del sempre discreto e introverso Draymond Green è stato avvinghiarsi al primo pallone toccato dal 42 forzando una palla a due.

L’inizio di gara-2 ha sorriso ai Celtics che però come i Memphis Grizzlies in gara-4 hanno sostanzialmente preso vantaggio facendo il gioco dei Warriors: transizione veloce e triple di un infuocato Jaylen Brown (13 punti nel primo quarto, ma poi solo 4 nel resto della partita) per il 14-5 iniziale. Così come i Grizzlies hanno però ben presto mostrato la corda anche i verdi si sono ben presto accorti di non poter sperare a lungo di vincere giocando in casa dei Warriors nel modo che li ha resi celebri e soprattutto di non poter pretendere che Curry restasse fermo a 2 punti per più dei 9′ iniziali.

Il risveglio di Steph che va in doppia cifra in men che non si dica coincide col rientro di Golden State che sorpassa sul 31-30 a fine primo quarto, festeggia il rientro sul parquet di Gary Payton III con il mitico padre ex Seattle a guardarlo dagli spalti e soprattutto costringe i Celtics ad esaurire il bonus a metà quarto dando già problemi di falli alla squadra allenata da Udoka.

Boston tiene nel secondo quarto mantenendosi in vantaggio ma non come in gara-1 dove si era affidata alla sua identità di gioco per restare in piedi. In difesa le cose funzionerebbero anche ma nella metà campo di Golden State i Celtics mettono punti praticamente grazie al solo Jayson Tatum che riscatta così almeno a livello personale la brutta prova del primo atto delle Finals. Al suo fianco però c’è solo Derrick White e così alla fine del primo tempo sono di nuovo sopra i Warriors seppur solo di 2 punti.

In mezzo c’è sempre l’orso ballerino a fare in modo che gli avversari non si esaltino troppo. Quando Jaylen Brown trova tre tiri liberi dopo non aver visto più il canestro grazie al fallo di Green il buon (mica tanto) Draimondo approfitta di una piccola spintarella alla sua zampina per andare a mangiarsi vivo Brown che reagisce alzando la testa e col solito accenno di rissa che poi si placa, ma va a sbagliare il primo tiro libero e soprattutto continuerà a non segnare più. Anche episodi come questo rendono chiaro quanto Draymond Green ci sia nei trionfi dei Warriors.

Non è con le giocate di talento individuali che si può sperare di espugnare il Chase Center peraltro dopo averlo già fatto tre giorni prima ed eccoci quindi al terzo quarto in cui Golden State chiude la pratica con vari minuti di anticipo. Curry è inarrestabile e mette 14 dei suoi 29 punti finali, Kevon Looney pulisce tutto sotto i tabelloni (6/6 dal campo e 12 punti per il centro che ancora è per molti uno degli anelli deboli dei Warriors…) e per la prima volta i Warriors vanno in doppia cifra di scarto; l’ultimo tentativo di risposta di Tatum è solo il preludio allo straripare dei padroni di casa che martellano da ogni dove e chiudono sopra di 23 la terza frazione di gioco con la suddetta ciliegina di Poole che accarezza il record per la tripla da maggior distanza nelle Finals dell’ultimo quarto di secolo appartenente a pari merito a Mario Chalmers e all’ex coach dei Warriors Mark Jackson.

Nell’ultimo quarto nulla di succoso di cui parlare con la passerella per le stelle Warriors e Jordan Poole che ci ha preso gusto e spegne qualsiasi tentativo dei Celtics di rendere meno amara la sconfitta, così dopo aver toccato anche il trentello di scarto Golden State chiude la gara dimostrando, qualora ce ne fosse bisogno, di essere tutt’altro che sconfitta dopo gara-1 con tanto di soddisfazione di aver tenuto a soli 2 punti Al Horford e a soli 88 punti i Boston Celtics.

Unico neo di una serata che ha sorriso in tutto e per tutto ai Warriors è Klay Thompson. Ricordiamoci sempre tutto ciò che lo Splash Brother di Curry ha trascorso negli ultimi due anni e che non era affatto scontato qualche mese fa vederlo stabilmente in campo alle Finals; detto questo registriamo per Thompson 11 punti ma con 19 tiri e 1/8 da tre nonchè l’aver raggiunto la doppia cifra solo nell’ultimo quarto in cui Steve Kerr lo ha lasciato in campo nella speranza che riprenda ritmo per le gare successive.

In gara-2 le alternative non sono mancate, dai 17 di Jordan Poole con 5/9 da tre agli 11 di Andrew Wiggins che potranno sembrare pochi ma sono arrivati tutti in momenti importanti, ma l’importanza di Thompson è ancora tantissima nello scacchiere di Kerr tant’è vero che l’allungo sul +10 nel terzo quarto di cui parlavamo è arrivato con la sua unica fiammata da 5 punti in fila. Vedremo se Thompson ritroverà la mira nelle gare successive tornando ad affiancare Curry nel mettere a ferro e fuoco la difesa.

Boston lascia San Francisco con una brutta sconfitta ma col fattore campo nelle sue mani. Per una squadra che come ho detto tantissime volte ogni volta che ne ho parlato punta molto sulla sua forte identità corale sarà fondamentale ancora una volta non disunirsi e approcciare gara-3 non come un underdog già appagato dal sacco del Chase Center in gara-1 ma come un avversario che se la gioca alla pari coi Warriors come effettivamente Boston è.

Tatum ha fatto il possibile chiudendo a 28 punti con 8/19 dal campo e 6/9 da tre ma come detto non sarà certo con una sua prestazione monstre che Boston potrà sperare di continuare a giocarsela (tra l’altro il suo -36 di plusminus è il peggiore nella storia delle Finals). Servirà una difesa aggressiva ma non fallosa, una circolazione di palla e un continuare a cercarsi che continui anche nei parziali che Golden State inevitabilmente metterà a segno e ovviamente servirà che Al Horford faccia di più dei 2 punti portati a casa nel secondo atto della serie.

Non c’è ragione però per cui Boston deluda le attese per cui prepariamoci all’esordio a Boston della serie nella consapevolezza che sarà ancora una lunga battaglia per decidere il padrone del Larry O’Brien Trophy.

One thought on “Golden State schianta i Celtics in Gara 2: è 1-1

  1. La battaglia sarà lunga tra 2 grandi squadre. Unica preoccupazione mia sono gli atteggiamenti di dray green …sempre al limite dell espulsione.. la sua presenza è troppo importante x gs

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