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Partiamo dai dati prepartita. Golden State inizia le NBA Finals senza aver mai perso in casa, reduce dal secco 4-1 inflitto ai Dallas Mavericks e in generale da una postseason che l’ha sempre vista in controllo delle serie disputate, si prepara a disputare la sua sesta finale negli ultimi 8 anni e gli uomini agli ordini del pluricelebrato Steve Kerr messi insieme hanno 123 gare di Finals disputate.

Boston approda all’ultimo atto dopo l’altalenante serie con i Miami Heat in cui si sono alternate vittorie larghe per tutte e due le squadre, disputando le sue prime NBA Finals dal 2010 (epoca Garnett-Pierce-Allen con sconfitta contro i Lakers di Kobe, Gasol e un decisivo Ron Metta Sandiford Panda’s Friend World Peace Artest) e gli uomini agli ordini dell’esordiente assoluto Ime Udoka messi insieme hanno 0 gare di Finals disputate.

Piuttosto chiaro, no?

Piuttosto chiaro, no?

Proseguiamo addentrandoci in gara-1. Steph Curry nel primo quarto segna 21 punti con 6/8 da tre (unici errori il primo tiro e la preghiera nel finale di quarto) sette in meno dell’intera Boston. Jayson Tatum conclude la partita con 3/17 dal campo e alla fine del terzo quarto i Warriors sono avanti di 12 nel solito tripudio di un Chase Center che nelle finali diventa un girone infernale.

Risultato finale? Vittoria per i Boston Celtics per 120-108 e fattore campo già ribaltato senza neanche il tempo di dire Boston Pride.

Queste ultime due paroline saranno abusate nonchè in fin dei conti poco utili per un’analisi approfondita ma davvero non c’è modo migliore di riassumere quello che i verdi del Massachussetts hanno combinato all’inizio della ventiduesima finale NBA della storia della loro franchigia. Boston è stata data per morta tantissime volte in questa stagione, a partire dall’inizio difficile con lo spogliatoio innervosito da quello che sembrava un anno sfortunato passando per il primo turno dove si sono trovati contro i Brooklyn Nets di Irving e Durant e poi in semifinale di Eastern Conference quando erano andati sotto 3-2 contro i Milwaukee Bucks campioni in carica.

E anche nella serata di San Francisco i Celtics hanno visto la resa almeno tre volte. La prima con la succitata sparatoria di Curry che sembrava subito voler mettere in chiaro le ambizioni con cui i Warriors hanno approcciato la serie: quelle di chi vuole fregiarsi del quarto titolo NBA (settimo per la franchigia) di una squadra che ha rivoluzionato il gioco nel ventunesimo secolo e che ha messo a tacere le voci sul termine del ciclo Splash Brothers prendendosi d’autorità le Finals.
Sarebbe record NBA in un primo quarto di Finals per Curry ma ormai per lui la parola record ha perso ogni significato.

Uno Steph così avrebbe messo al tappeto chiunque. Non i Celtics che hanno lasciato gli avversari a specchiarsi nella prestazione monstre del proprio leader così come avevano fatto in gara-7 con i Bucks che avevano chiuso sopra la prima frazione di gioco sulle ali di un inarrestabile Giannis Antetokounmpo. Ma così come gli ex campioni di Milwaukee avevano lasciato Giannis a celare le mancanze della squadra priva di Khris Middleton, Golden State ha chiuso avanti solo di 4 punti il primo quarto con i soli Klay Thompson e Andrew Wiggins ad andare a punti oltre alla mattanza di Steph (e un Draymond Green a sparare sul ferro i suoi 5 tentativi dal campo)

Come un campione di pugilato al cospetto di un giovane emergente i Warriors hanno provato ad assestare subito il gancio spaccapartita ma i debuttanti dei Celtics si sono rialzati prima del conto di 10. Kerr toglie prevedibilmente Curry in apertura di secondo quarto ma arriva la seconda tremenda spallata dei padroni di casa e i Warriors dalla panchina pescano il jolly Otto Porter Jr. che dopo aver assistito da spettatore a gran parte delle finali di Conference si presenta in campo con 3/3 da tre punti. Il nonno Andre Iguodala torna sul parquet come se non l’avesse mai lasciato e Golden State vola sul +10 a 6′ dalla pausa lunga. Altro sganassone, l’avversario barcolla.

Ma non molla.

Boston approfitta del ritorno sulla terra di Andrew Wiggins dopo la spettacolare serie con Dallas e mentre Tatum non vede il canestro ci pensa Marcus Smart a tenere i suoi sulla breccia con un gioco da 4 punti e Jaylen Brown va a pareggiare i conti. Il giovane pugile Celtics è ancora in piedi e piazza addirittura il sorpasso, primo vantaggio della gara dopo il 10-8 iniziale, con una tripla di quello che era il giocatore più anziano a non aver mai disputato una finale NBA: Al Horford.
Ricordiamocelo questo ragazzone tornato a Boston dopo la brutta parentesi ai Sixers, ci tornerà utile più avanti.

Il primo tempo si conclude col vantaggio risicato dei Celtics per 56-54 ma al rientro dall’intervallo lungo il copione non cambia. Sempre i Warriors a condurre le danze, sempre il campione a massacrare di cazzotti l’avversario sperando che stavolta vada al tappeto perchè nel frattempo il fiato inizia ad essere piuttosto corto.

Stavolta però il montante è di quelli che fanno male. Gli esterni di Golden State tornano ad essere quelle mitragliatrici umane che hanno fatto stragi cestistiche sia negli anni Dieci sia nel corso di questi playoff, Curry attacca il ferro portandosi appresso tutta la difesa e aprendo squarci per il ritrovato Wiggins (12 punti con 4/5 per l’ex Wolves nel terzo quarto) e per Jordan Poole che si iscrive alla festa dopo un primo tempo piuttosto anonimo. A un minuto dalla fine è +15 Warriors e al mini 5-0 di risposta di Boston risponde ancora una volta quel giovincello di 38 anni di Andre Iguodala con la tripla dall’angolo.

Per un ex MVP delle Finals cosa volete che siano 38 anni...

Per un ex MVP delle Finals cosa volete che siano 38 anni…

Come dicevamo poc’anzi alla fine della terza frazione di gioco i tabelloni del Chase Center dicono +12 Golden State Warriors. Il gioco organizzato dei Celtics sta funzionando per non farli sprofondare ma non per far sembrare credibile un nuovo tentativo di sorpasso perchè gli uomini di Kerr sembrano fare tanto corri-e-tira ma in realtà hanno una diabolica capacità di organizzarsi e andare al tiro in pochi secondi trovando la soluzione migliore.

Certo, in difesa non sta funzionando come ai tempi migliori perchè le gambe non sono più giovanissime per i veterani e manca sempre Gary Payton III e il suo prezioso contributo ma con Tatum ancora fermo a 3/14 dal campo dovrebbe bastare e avanzare contro una squadra che potrebbe anche disunirsi e pensare a come portare a casa eventualmente la prossima.

Incredibilmente però non basta nemmeno la terza mazzata per buttare giù i Celtics.

La prima metà dell’ultimo quarto ha un unico padrone: Jaylen Brown. 12 punti sui 14 dei Celtics nei primi 5′ più l’alzata per lo schiaccione di Robert Williams e Boston è ancora lì a -2 lasciando presagire un finale in volata dato che nel frattempo Steph Curry si carica sulle spalle la squadra e risponde colpo su colpo ai canestri dei verdi in trasferta.

Il problema è che Curry inizia ad essere troppo solo e la difesa si chiude su di lui iniziando a forzare palle perse. A metà ultimo quarto si è sul 103 pari, sono le Finals ed è il momento dei campioni. E a prendersi questo momento è il ragazzone di ritorno tanto apprezzato ad Atlanta in una squadra perenne sfavorita all’inizio della sua carriera e poi a Boston dopo il breve periodo di magra successivo alla partenza dei Big Three.

E’ il momento di Al Horford.

Il 42 mette due triple consecutive per il +6 e Golden State perde la bussola non trovando più vie facili per il canestro. A 3 minuti e mezzo dal termine Horford sigla anche il +8 con un canestro dal mezzo angolo, la difesa cerca di chiuderlo e allora lui trova Marcus Smart che finisce il compito. 6/8 da tre per Horford, 4/7 per Smart a cui aggiungiamo il 5/7 di un Derrick White che doveva essere l’anello debole dei Celtics e invece si danna l’anima per tenerli in piedi quando Golden State provava ad allungare: al Chase Center piovono triple ma stanotte non sono quelle dei giocatori di casa.

40-15 Celtics nell’ultimo quarto. 9/13 da tre (partiti 7/7) di squadra. Nessun Warrior sopra i 5 punti di Klay Thompson nella frazione conclusiva. 1-0 Boston.

Benvenuti alle NBA Finals 2022.

Post By Marco Mezza (43 Posts)

Sotto la copertura di un tranquillo (si fa per dire) insegnante di matematica si cela un pazzo fanatico di tutto ciò che gira intorno alla spicchia, NBA in testa. Supporter della nazionale di Taiwan prima di scoprire che il videogioco Street Hoop mentiva malamente, in seguito adepto della setta Mavericks Fan For Life.

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