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Si è concluso il primo turno dei playoff NBA con l’avanzamento alla fase successiva di tutte le squadre in possesso del fattore campo e senza neanche una gara-7 ma di cose da dire per la Eastern Conference ce ne sono diverse.

Sicuramente il pesante 4-0 dei Brooklyn Nets sui Boston Celtics è la notizia più eclatante ma le prime quattro serie a Est hanno offerto anche, tra le altre cose, la conferma degli Heat primi in classifica e le vittorie dei Bucks campioni in carica e dei Sixers del potenziale MVP Joel Embiid, queste ultime due però funestate da pesanti infortuni. 

Le semifinali si preannunciano agguerrite e combattute: analizziamo quindi quanto accaduto nel quarti di finale della Eastern Conference con un occhio a quello che possiamo aspettarci per il turno successivo.

MIAMI HEAT (1) vs ATLANTA HAWKS (8): 4-1

I Miami Heat leader della regular season a Est chiudono in 5 gare la pratica Atlanta Hawks e come avvenne nel 2020 quando raggiunsero la finale NBA si dimostrano in grandissima forma malgrado l’infortunio occorso a Kyle Lowry che ha abbandonato gara-3 per un dolore al ginocchio. Netta la supremazia della squadra allenata da un sempre troppo sottovalutato Erik Spoelstra contro degli Hawks lontani parenti della squadra che arrivò a giocarsi la finale della Eastern Conference l’anno scorso contro i Bucks poi vincitori.

Le aquile della Georgia riescono infatti a portare a casa solo gara-3 rimontando da -14 nell’ultimo quarto e aggiudicandosi la partita con il classico floater di un Trae Young che però quest’anno si è trovato davvero troppo spesso a cantare e portare la croce da solo. La stella di Atlanta ha infatti trovato l’area sbarrata da Bam Adebayo e PJ Tucker anche a causa dei problemi fisici di John Collins, rientrato in tempo per la serie ma dopo un’assenza considerevole nell’ultima parte di regular season, e di Clint Capela e si è sbattuto in difesa molto più del dovuto data la presenza di due difensori sotto il par come Heurter e Bogdanovic e a un Gallinari in evidente calo fisico.

Il risultato è che Young stesso ha offerto una serie da appena 15.4 punti con 6 palle perse di media e un 18.4% da tre assolutamente non da lui ma nato dai continui tentativi di aprire la scatola difensiva di Miami che come sempre quest’anno (e non solo) ha funzionato alla grande. Gli Heat si godono invece il trentello abbondante di media di un Jimmy Butler che ha trovato un equilibrio tra lo scorer dei primi tempi e l’uomo-squadra versione Heat potenzialmente devastante per ogni avversario.

Jimmy Butler durante gara-2 conclusa con 45 punti

Jimmy Butler durante gara-2 conclusa con 45 punti

Ad affiancare Jimmy Buckets il solito quanto affiatato supporting cast: Duncan Robinson tira col 53% da tre, Bam Adebayo ci aggiunge 8 rimbalzi di media, PJ Tucker condisce il tutto con la solita difesa asfissiante. Poi come detto Lowry deve abbandonare la serie e Spoelstra trova il jolly nel ritorno di Victor Oladipo che nelle ultime due gare della serie coglie al volo l’occasione e si presenta ai playoff con due gare da 14 punti e mezzo di media; merito sicuramente dell’ex Magic che si è fatto trovare pronto ma anche di Spo e del suo staff che ha mantenuto alta la motivazione di un giocatore caratterialmente considerato difficile (un po’ come Butler prima di approdare in Florida…)

Il capitolo finale della serie è stata una gara-5 che Miami affrontava senza Butler, tenuto a riposo per un problema al ginocchio, nonchè ovviamente senza Lowry e con problemi fisici anche per Tucker e Tyler Herro ma la rabbiosa rimonta Hawks nel finale guidata dai 36 punti di un DeAndre Hunter unico a crederci al fianco di Young (insieme anche a Delon Wright) si spegne sulla gran difesa Heat nell’ultimo minuto che potete riguardare nel video sopra e così Atlanta abbandona i playoff con più dubbi che certezze per il futuro. Miami invece approda al turno successivo forte di una grande serie e con qualche giorno in più per recuperare dai suddetti problemi fisici.

PHILADELPHIA 76ERS (4) vs TORONTO RAPTORS (5): 4-2

Passano il turno i Sixers ma quella che sembrava essere una passerella per Philadelphia dopo il 3-0 propiziato dal buzzer-beater di Joel Embiid nella prima gara giocata in Canada rischia di trasformarsi in una vittoria di Pirro: prima la squadra di Doc Rivers ha dovuto fare i conti con l’agguerrita resistenza dei Toronto Raptors che hanno allungato la serie fino a gara-6, poi una partita dominata dai Sixers in lungo e in largo ha visto questo finale potenzialmente drammatico per i tifosi di Phila.

Ricapitolando, dopo che Joel Embiid ha sbeffeggiato il pubblico di Toronto col gesto dell’aeroplano dopo una schiacciata per il +29 a quattro minuti dal termine il top player dei Sixers e primo candidato al titolo di MVP si è preso una bruttissima (ma involontaria) gomitata sull’occhio da Pascal Siakam che lo ha costretto a uscire tenendo tutti col fiato sospeso. Già Embiid conviveva con un infortunio al pollice da gara-4, ora ci si è messo questo problema che non richiederà un’operazione (notizia di oggi) ma lo terrà comunque fuori per un minimo di cinque giorni stando a quanto dichiarato da ESPN.

Il mood della serie per Philadelphia era in realtà già cambiato dopo la sconfitta in gara-4 che aveva messo a nudo molti difetti strutturali e non della squadra di Rivers. Sotto 3-0 infatti i Raptors, avversario di tutto rispetto ma comunque assolutamente battibile se ci si ritiene in grado di puntare all’anello NBA, hanno condotto per la maggior parte della gara con un Siakam dominante da 34 punti e approfittando di un James Harden con le polveri bagnate (solo 5/17 dal campo per il Barba) e del nervosismo di Embiid che si è fermato a sua volta a 7/16 dal campo.

Pascal Siakam non ha temuto il confronto con Joel Embiid

Pascal Siakam non ha temuto il confronto con Joel Embiid

Il copione si è ripetuto in gara-5 dove è sembrato che la pressione fosse tutta sulle spalle dei Sixers che, lo rimarchiamo nuovamente, erano invece i favoriti assoluti per punteggio nella serie e talento complessivo. Invece è andata pure peggio per Philadelphia: sotto tutta la gara, Harden di nuovo a 4/11, Embiid a 7/15 (e 0/4 da tre) e dall’altra parte Siakam in doppia doppia da 23+10 rimbalzi e 10/17 dal campo: il risultato ha visto Toronto vincere di 15 punti in trasferta malgrado l’assenza di Fred VanVleet che peraltro aveva segnato solo 5 punti in gara-4.

Poi l’ultima gara in cui Philadelphia ha spadroneggiato ed è arrivata anche oltre i trenta punti di scarto dato che i Raptors non ne avevano palesemente più ma nel finale la potenziale tragedia cestistica per i Sixers. Ora molti puntano il dito su Doc Rivers colpevole di aver lasciato Embiid in campo malgrado il vantaggio e il tempo residuo a disposizione avrebbero consentito di farne a meno (anche perchè aveva già il problema alla mano) ed è vero che del senno di poi son piene le fosse, ma una disattenzione del genere non si confà certo a un allenatore esperto come l’ex Celtics.

Al di là di Embiid però i problemi ci sono e sono evidenti: sotto pressione James Harden è tornato a fare il salvatore della patria e malgrado le gambe che iniziano ad abbandonarlo prende troppe forzature lasciando a Embiid il compito di assisterlo a rimbalzo piuttosto che sfruttare quel pickandroll che renderebbe i Sixers davvero devastanti. In più ad affiancare le due stelle troviamo davvero poco: giusto un Tyrese Maxey che segna più di Harden (21.3 di media contro i 19 dell’ex Rockets) e Tobias Harris che mette in mostra una gran difesa ma non è molto credibile come addetto al lavoro sporco à la Draymond Green e infatti in attacco vuole anche lui la sua parte, senza che ci sia un play equilibratore dato che da play spesso gioca lo stesso Harden.

Toronto abbandona la stagione con l’onore delle armi e in attesa di capire come evolverà il progetto dei Raptors si tiene un’annata che sembrava iniziare all’insegna del tanking e invece ha visto una più che dignitosa partecipazione ai playoff. Per i Sixers invece i problemi inizieranno probabilmente adesso.

SEMIFINAL PREVIEW: MIAMI HEAT – PHILADELPHIA 76ERS

Serie che andrà valutata tenendo conto delle condizioni di Joel Embiid (e di Kyle Lowry per gli Heat) ma allo stato attuale la favorita è Miami il cui gioco corale sembra come accennato esattamente lo stesso che la portò in finale due anni fa e che può contare probabilmente sul miglior Jimmy Butler degli ultimi anni. Di contro abbiamo una Philadelphia che dietro Harden ed Embiid non ha molto e senza neanche troppi margini di miglioramento immediati, in più Doc Rivers ha lasciato (come è avvenuto molte altre volte, va detto) molta, forse troppa carta bianca alle sue stelle.

Detto infatti degli hero ball di Harden, molti sono anche gli isolamenti per Embiid e la stessa gara-3 con Toronto si è decisa con una prodezza assoluta del camerunense ma che non era esattamente la soluzione migliore. Con il centro pesantemente condizionato dagli infortuni (se dovesse rientrare c’è sempre il problema al pollice) e un cliente non facile come Bam Adebayo dall’altro lato il confronto in area può essere vinto da Miami con più probabilità di quanto possa sembrare.

Per il resto come detto abbiamo un attacco che funziona come un orologio svizzero e pronto a innescare i tiratori dal perimetro con devastante efficacia e se le cose si complicano Butler è attualmente un go-to-guy migliore di Harden, almeno a mio avviso.

In conclusione per questa serie dico Miami Heat in 6 gare (vittoria Sixers in gara-3 e gara-4)

BOSTON CELTICS (2) vs BROOKLYN NETS (7): 4-0

Ci si aspettava una serie drammatica e combattuta fino all’ultimo possesso e gara-1 è stata una delle migliori offerte dalla NBA in assoluto negli ultimi anni ma la rivincita dello scorso anno tra i Boston Celtics e i Brooklyn Nets si è invece conclusa con l’unico sweep dell’intero tabellone playoff in favore dei verdi allenati da Ime Udoka, che hanno dominato le ultime tre gare ben oltre i distacchi inferiori ai dieci punti in tutti i casi.

La differenza tra i Celtics e i Nets è stata tanto semplice quanto chiara: da un lato una squadra abituata da anni a giocare insieme, che si sacrifica in difesa e punisce in contropiede, dall’altro lato un roster con due superstar assolute ma scoperto in area e senza l’ombra di un difensore sulle ali avversarie (per informazioni chiedete a Bruce Brown sballottato come un punching ball da Jayson Tatum e dall’omonimo e ben più illustre Jaylen)

Fotografia perfetta di quanto illustrato sopra è proprio la bellissima gara-1 del Boston Garden con un mostruoso Kyrie Irving a portare in vantaggio i Celtics ma un Kevin Durant affatto all’altezza dell’eccentrico compagno di squadra. Così mentre Durant cercava il canestro della sicurezza, Boston rimontava fino al punto a punto finale e al formidabile canestro di Jayson Tatum che però è un esempio di cosa voglia dire giocare di squadra: Jaylen Brown attacca, vede la difesa schierata, va sul perimetro da Marcus Smart che fa saltare due avversari e serve Tatum che si fuma Irving e va a depositare il layup per la vittoria Celtics. Il tutto in pochi secondi.

Una mazzata in pieno volto per Brooklyn che non si è più rialzata nelle gare successive con la percentuale dal campo di Durant nella serie che è sotto il 40% grazie a Brown e a Grant Williams che non gli hanno lasciato un attimo di respiro e un Irving che ha avuto delle fiammate spettacolari ma poco continue e ha dovuto sostenere spesso da solo il peso dell’intero attacco dei Nets. Le alternative d’altronde erano praticamente assenti limitandosi a un Seth Curry grandissimo tiratore ma più funzionale a un contesto corale che non c’è, Joe Harris fuori per infortunio e avendo sotto canestro il declinante Andre Drummond e lo smilzo Nic Claxton (percentuale al tiro libero: 18.2% frutto di un 4/22 totale)

Ciliegina sulla torta più indigesta possibile per i Nets la questione Ben Simmons. L’australiano era atteso al debutto con la sua nuova maglia per gara-4 dopo un anno passato prima a lottare fuori dal campo con la sua stessa squadra, poi a recuperare fisicamente e mentalmente. La sera prima della partita però è arrivata la notizia di un mal di schiena che ha tenuto Simmons fuori dai playoff data l’uscita della sua Brooklyn dal tabellone. Staremo a vedere come evolverà la situazione l’anno prossimo ma per adesso il campo dice che la contropartita della trade James Harden è al secondo turno con Philadelphia, mentre i Nets sono a casa.

Boston vince e convince pur priva a sua volta per le prime due gare del centro titolare Robert Williams e si prepara ad affrontare i campioni in carica dei Bucks forte di una marcia che dura da gennaio e non sembra volersi arrestare. Detto del gioco di squadra impostato magistralmente da Udoka non possiamo tacere delle prestazioni individuali: Jayson Tatum accarezza il trentello di media, Al Horford ha segnato 9 delle 15 triple tentate, Jaylen Brown sparacchia da tre (22,5%) ma ci mette 22.5 punti di media. Il Celtic Pride è vivo e pulsante anche quest’anno.

MILWAUKEE BUCKS (3) vs CHICAGO BULLS (6): 4-1

I Milwaukee Bucks detentori dell’anello NBA non mancano l’appuntamento con la vittoria e come gli Heat chiudono la propria serie in 5 gare contro i Chicago Bulls ma perdendo uno dei propri uomini chiave: Khris Middleton ha infatti abbandonato il campo in gara-2 per un infortunio al legamento del ginocchio sinistro. Una brutta tegola per i campioni in carica che però hanno comunque mostrato un divario evidente rispetto ai propri avversari in questo primo turno playoff.

Chicago ha infatti vinto la sola gara-2 dell’infortunio di Middleton grazie a una prova sontuosa del proprio uomo migliore. DeMar Derozan per tutto l’anno ha dimostrato di poter ancora competere ad alti livelli dopo la deludente parentesi a San Antonio e ha guidato i suoi con 41 punti in trasferta con 16/31 dal campo; il problema per i Bulls è che l’ex stella dei Raptors ha dimostrato di essere forse l’unico a capire davvero cosa voglia dire competere nei playoff NBA.

Gli altri giocatori di riferimento di Chicago vengono infatti salvati parzialmente dai tabellini ma si sono mostrati carenti soprattutto in fase difensiva, così Nikola Vucevic ha messo su una doppia-doppia di media (19.4 punti e 12.4 rimbalzi) ma guardando dall’altro lato Brook Lopez metterne 13.4 e Bobby Portis andare a sua volta in doppia-doppia mentre Zach LaVine ha garantito 19.3 punti a gara ma nascondendosi dietro DeRozan quando contava e senza riuscire minimamente a contenere un Grayson Allen che è diventato di conseguenza il sostituto di Middleton.

Allen ha dominato gara-3 essendone il top scorer con 22 punti e 5/7 da tre (14/24 nella serie) in una partita che poteva essere l’occasione per Chicago di mettere davvero paura ai Bucks, privi di Middleton e avendo perso il fattore campo. Si è invece conclusa in una mattanza ai danni dei Bulls sconfitti a domicilio di trenta punti e battuti con scarto in doppia cifra anche nelle ultime due gare della serie in cui spicca la performance di Giannis Antetokounmpo in gara-5 da 32 punti e 17 rimbalzi.

Il greco è stato dominante anche all’inizio di questi playoff e ha dimostrato di non voler affatto abdicare: 28.6 punti e 13.4 rimbalzi di media, sparacchiando da tre (2/13) ma tirando col 28.6 dal campo. Ad assisterlo un Jrue Holiday sempre più a suo agio nel ruolo di direttore d’orchestra della squadra allenata da Mike Budenholzer, il contributo difensivo di Bobby Portis (per non parlare della succitata doppia-doppia di media) e Allen a punire gli squarci creati sul perimetro dagli attacchi devastanti del Greek Freak. Milwaukee c’è anche quest’anno dunque; per Chicago invece è una battuta d’arresto più brutta del già eloquente 4-1 e che dimostra che malgrado gli importanti investimenti degli ultimi tempi ci vuole ben altro per costruire una vera squadra da playoff.

Giannis Antetokounmpo schiaccia in contropiede: per l'anello c'è ancora lui

Giannis Antetokounmpo schiaccia in contropiede: per l’anello c’è ancora lui

SEMIFINAL PREVIEW: BOSTON CELTICS – MILWAUKEE BUCKS

Personalmente vado controcorrente rispetto a quanto detto da moltissimi appassionati e opinionisti e indico come favoriti i Milwaukee Bucks malgrado l’assenza pesante di Khris Middleton e il momento di forma dei Celtics peraltro finiti sopra Milwaukee nella classifica della regular season.

Indubbiamente Boston ha un grande sistema difensivo ed è forse la squadra più in palla di tutto il tabellone playoff ma a mio avviso i Bucks hanno le armi per mandare fuori giri l’ingranaggio di Ime Udoka. I Celtics cercheranno probabilmente di pressare Giannis Antetokounmpo forzando palle perse da tramutare in contropiede ma stavolta avranno di fronte un signor difensore come Bobby Portis e in generale Antetokounmpo è ben più in forma del Durant attuale, rappresentando anzi la variabile impazzita che potrebbe far cadere le certezze in mano alla blasonata franchigia del Massachussetts.

Sarà comunque una serie appassionante e da non perdere trovandosi di fronte due roster che giocano insieme da molto, un grande difensore come Jrue Holiday contro un grandissimo difensore come Marcus Smart e un’importante batteria di tiratori da ambo le parti, tant’è che sempre a mio modesto avviso da questa semifinale uscirà la vincitrice della Eastern Conference.

Per quanto mi riguarda quindi Milwaukee Bucks in 6 (Celtics vincenti in gara-1 e in gara-5) ma ovviamente tutto può accadere.

Post By Marco Mezza (37 Posts)

Sotto la copertura di un tranquillo (si fa per dire) insegnante di matematica si cela un pazzo fanatico di tutto ciò che gira intorno alla spicchia, NBA in testa. Supporter della nazionale di Taiwan prima di scoprire che il videogioco Street Hoop mentiva malamente, in seguito adepto della setta Mavericks Fan For Life.

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One thought on “NBA Playoffs: Road to Eastern Conference Semifinals

  1. Quel che volete ma Boston ha già fatto più di quel che vale. Squadra il cui mvp è Smart e priva di fuoriclasse (Brown/Tatum sono “solo” ottimi giocatori). Miami in salute è favorita contro chiunque, i Bucks sono troppo grossi per squadre prive di centri tosti.
    Più interessante l’altra conference, al solito.
    PS: Djokic merita il bis.

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