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Col magniloquente arrivo del Prescelto nella La La Land, la Buss Family si era come da tradizione incanalata nel win-now mode, tralasciando l’ovvia tornata iniziale, nella quale i prospetti della casata sarebbero cresciuti a fianco del GOAT per poi essere barattati con secondi o terzi violini coi quali riavvicinarsi alle vette infinite.

Missione compiuta, e se qualcuno non avesse la memoria troppo corta, prima degli shockanti infortuni di James e Davis, i Lakers erano avviati a un’abbastanza facile rimpatriata nelle Finals 2021, sufficientemente feroci, profondi e motivati per un back to back storico dopo la trionfante e dominante Walt Disney Bubble, quando nel nome di Kobe riportarono a casa l’anello.

Premesso che il vostro scriba ama a 360° sia Giannis che Booker, non si può dunque non accettare il fatto che probabilmente poco avrebbero potuto fare entrambi al cospetto di una Los Angeles gialloviola sana e in piena forma.

“Vincere adesso” è il parossismo per eccellenza di Rob Pelinka e tutto il front office, superiore a quello della seconda stagione con LeBron al timone di comando (2019/20) e prima del faraonico rinnovo a più di 85 milioni! Infatti, al massimo della forma fisica e sebbene trentaseienne, James è tuttora incontrastabile per ogni avversario in ambedue le fasi del gioco, ma lo spremere al massimo e senza pause un fisico sì ancora statuario ma comunque avanti negli anni, in una NBA pregna di gare e ricca di infortuni negli step conclusivi, si è palesato deleterio, controproducente e soprattutto perdente.

Per tutto questo prologo, i Lakers si sono affacciati nell’attuale offseason con le idee chiare: andare a caccia di star veterane, disposte a sacrifici economici e pronte a ridimensionarsi quali big third/fourth dietro il leader a casacca 23 e il suo partner Monociglio, premio giocarsi da favoriti la vittoria finale nei prossimi due anni, quando l’uomo da Akron sarà UFA!

L’acquisto di Russell Westbrook – di cui parleremo a breve – rispecchia il discorso or ora accennato: un uomo maturo a caccia della consacrazione finale dopo esperienze quantomeno criticabili, ma secondo a nessuno nel trattare la palla e creare attacco, capace quindi di alleggerire il ball handling di LeBron dandogli finalmente possibilità di respirare.

Ironico come a parte Montrezl Harrell, inviato con la 22° scelta 2021 ai Wizards grazie alla player option da 9.7 M da lui esercitata, le altre due pedine di scambio emigrate a Washington, Caldwell-Pope e Kuzma, fossero all’origine assieme a Marc Gasol (pure lui in trade rumors) le uniche ancora sotto contratto, senza contare ovviamente le due superstar nonché leader di franchigia.

Difatti, l’ottimo supporting cast a disposizione di Vogel, si divide fra unrestricted (Schroder, Matthews, Drummond e Markieff Morris) e restricted free agent – Horton-Tucker – su cui prendere velocemente una decisione. Ciò certifica ancora di più le strategie in essere,  ovvero siglare accordi con chi è disponibile a tagli e rinunce salariali, sfruttando l’ appeal di un marchio glorioso e la diplomazia sottobanco di LeBron.

Ed è così che dopo l’addio a Caruso sponda Bulls e McLemore in Oregon, la recentissima sigla di Ariza e il rientro alla base di Dwight Howard, la free agency di gente come DeRozan, Anthony, Iguodala e Gay tiene desta l’attenzione di Pelinka.

Se questi ultimi nomi, così come quelli a fine contratto poc’anzi citati, rappresenterebbero però secondary scorer/defender, la ciliegina sulla torta e sogno nel cassetto nemmeno tanto celato per sparigliare le carte in tavola prende oggi le sembianze di Buddy Hield, la quarta stella di un lineup che diverrebbe d’improvviso infuocato, dato che risolverebbe soprattutto il problema al tiro, vera spada di Damocle di L.A. nell’ultimo campionato, ed innalzerebbe ancor di più le peculiarità di Westbrook a generare climax e scaricare palloni sia nel qui tanto amato e utilizzato pitturato che outside!

Con ben 121 milioni impegnati su James, Davis e Westbrook, l’ultimo e unico capitale residuo per imbastire uno scambio del genere è raffigurato dal sign-and-trade di Dennis Schroder, tedesco mai troppo amato in questi lidi e divenuto il colpevole primario di una stagione sì sfortunata ma pure deludente, bersagliato dalla critica, Shaquille O’Neall in primis, per non essersi dimostrato da Lakers e non aver caricato sulle proprie spalle la squadra dopo le dipartite di James e Davis, nonostante uno stipendio monstre. Analisi forse un po’ troppo severa ma reale, che se non porterà nelle tasche del play un rinnovo da 23/26 milioni l’anno, non gli toglierà tuttavia l’interesse dei numerosi estimatori in giro nel pianeta!

Westbrook dal canto suo, a 33 anni suonati, approda in questo lato di California assieme a due seconde pick, giocandosi certamente le ultime chance per assalire un anello sfiorato in più occasioni, affidandosi alla mentalità clutch di James e Davis e regredendo perciò a ruolo di regista e opzione secondaria per la prima volta nella sua storia cestistica: il Larry O’Brien Trophy d’altronde vale eccome questo prezzo!

Per parlare di lui e delle numerose imprese tecniche appaiate però a fallimenti epici ci vorrebbe un pezzo a parte; quel che comunque ha esternato a Washington, e cioè l’umiltà di rimettersi in gioco e divertirsi in un proscenio minore, gli sono valse il record di triple doppie di Oscar Robertson e la chiamata della vita a Los Angeles, seppur forse solo dopo aver accertato l’indisponibilità di Chris Paul.

Adesso i Lakers viaggeranno a un ritmo sicuramente più accelerato, portando magari alla rinuncia di uno fra Drummond e Gasol e obbligando dunque il restio Davis a cedere lo spot da 4 per diminuire la stazza del quintetto, puntando quindi alle riconferme di Horton-Tucker e magari Morris, fra i pochi tiratori a roster, oppure continuando a firmare ulteriori svincolati dopo Bazemore e Ellington, fra cui Ennis, Teague e Tony Snell.

UPDATE: ci troviamo “costretti” a rientrare in corsa in questo articolo dopo le ultime firme dei Lacustri. La squadra è sostanzialmente completata con i contratti di Kendrik Nunn e Malik Monk – un po’ di tiro ma soprattutto gambe fresche per la difesa sugli esterni – ma soprattutto quello di Carmelo Anthony, amico del Re fin dai tempi dell’anno da rookie e, 19 anni dopo, finalmente insieme per tentare un nuovo assalto al titolo NBA.

Post By Lucio Di Loreto (255 Posts)

"Malato" di sport a stelle e strisce dagli anni 80! Folgorato dai Bills di Thurman Thomas e Jim Kelly, dal Run TMC e Kevin Johnson, dai lanci di Fernando Valenzuela e dal "fulmine finlandese". Sfegatato Yankees, Packers, Ravens, Spurs e della tradizione canadese dell'hockey.

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2 thoughts on “Los Angeles Lakers: dove eravamo rimasti?

  1. Incognita numero uno è sempre la tenuta fisica di Davis, e anche di LeBron a questo punto! Rimane il fatto che solo con quei due, in salute, LA si candidi a concludere in vetta, con l’anello al dito.

    Russ mi convince sì e no: la sua qualità non si discute, ma dopo la partnership di “quasi successo” con KD, non ha mai brillato da comprimario, neppure come seconda opzione. Sappiamo che accentra possessi, e come hai detto tu Lucio, l’opzione numero uno pare quella di utilizzarlo come alternativa al Re, quando ha bisogno di riposare.

    Avrei preferito un giocatore meno “egoista” ed anche migliore nel tiro da 3, dove comunque Westbrook ha fatto passi da gigante. E mi preoccupa come potrebbe funzionare se schierato in campo contemporaneamente a LeBron, anche se si potrebbero alternare nel portare l’azione.

    Seconda incognita: non stanno svuotando troppo a livello di panchina e role players? Non mi sembra abbiano risolto le problematiche che anche tu hai sottolineato, e hanno rinunciato ad opzioni preziose, da Caruso a Kuzma fino ad Harrell.

    E con Schroder, sono loro che hanno sbagliato, strapagando un giocatore che non è mai stato al livello auspicato.
    In ogni caso, articolo top come sempre! Grande Lucio!

    • Grazie Socio!! Russ arriva a mio avviso con la coda in mezzo le gambe ad obbedire al Re (e ci mancherebbe).. è un grandioso giocatore da regular session e stop, questo è quello che dice la sua carriera e quello che serve ai Lakers x non accentrare responsabilità sui due big e vincere 6/7 gare in più senza di loro e prendere un seeding alto, ciò che Schroder non ha fatto..gli addii ci stanno a mio avviso, a parte Caruso nessuno ha alzato l’asticella e gente come Harrell è una miccia esplosiva a livello caratteriale..l’appeal gialloviola ha permesso firme a basso budget ma utili, specialmente Monk se in salute..

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