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Anche quest’anno è già negli archivi il Draft. E, come sempre, questa data trascina con sé scambi, blockbuster trades, perplessità, dubbi o eccitazioni. Non ci sono state grosse sorprese, ma molte squadre (penso a Golden State o Charlotte) hanno reso per l’ennesima volta chiaro che il loro percorso di crescita e vittorie non è ancora finito -per i primi- o è appena iniziato- per i secondi.

Vediamo allora squadra per squadra i movimenti della notte tra 29 e 30 luglio.

Atlanta Hawks: voto 7,5

Atlanta ha deciso al primo giro di tentare l’esperimento Jalen Johnson, scelta che alla 20 mi sembra più che consona dato l’enorme upside che il ragazzo ex-Duke può fornire ma data anche la sua enorme discontinuità nel tiro dalla lunga e media distanza. Anche per questo Cam Reddish è stato già messo sul mercato.

Nel secondo giro invece, alla 48 è approdato agli Hawks la guardia Sharife Cooper, ottimo passatore che servirà da back-up a Trae Young.

Boston Celtics: voto 6,5

Avevano a disposizione solo una scelta nel secondo giro, e l’hanno sfruttata per la giovanissima guardia francese Juhann Begarin, che seppur avendo dimostrato un ottimo atletismo non sembra un prospetto destinato ad esplodere in una stella o in un campione vero e proprio. Ma nel basket non si sa mai.

Brooklyn Nets: voto 7,5

Nel Draft sono stati scelti dai bianconeri ben 5 differenti giocatori. Il primo, alla 27, è stato Cameron Thomas, guardia da LSU che garantisce a Nash un ottimo realizzatore per la sua second-unit. Due scelte dopo, alla 29 è arrivata l’aggiunta di un centro (Day’Ron Sharpe, da North Carolina) che è la versione giovane e meno costosa di DeAndre Jordan, un vero e proprio centro vecchia scuola. Nel secondo giro, poi, i Nets si sono concentrati sulla metà campo difensiva tramite le due ali Kessler Edwards e RaiQuan Grey, e andando in fine a sostituire la perdita di un tiratore come Shamet (andato a Pheonix) con la guardia Marcus Zegarowski. Certo è che in una squadra come quella di Brooklyn è difficile vedere un eccessivo spazio di crescita garantito a questi ragazzi.

Charlotte Hornets: voto 8,5

Hanno beneficiato della inaspettata caduta di James Bouknight, una delle guardie migliori del Draft, e non hanno resistito alla tentazione di poterlo accoppiare alla 11 con LaMelo Ball, mantenendosi comunque una prolificissima soluzione del calibro di Rozier.

Hanno poi, tramite due scambi, posto la loro attenzione nel loro punto debole, i centri. Hanno acquisito per una prima scelta futura da New York la 19 di quest’anno, investendo su Kai Jones, un 5 mobile ed esplosivo. Poi nel secondo giro hanno puntato su un ottimo difensore come l’ala JT Thor e sulla guardia Scottie Lewis da Florida. Insomma, ad aggiungersi ad un nucleo già alquanto promettente, soprattutto con le prime due scelte Charlotte ha posto delle importanti basi per una stagione che sembra riservare ancora più sorprese di quella passata.

Chicago Bulls: voto 7

Le scelte al primo giro sono state spese per prendere Vucevic nella scorsa finestra di mercato. Con la 38, nel secondo giro, i Bulls però sono comunque riusciti a strappare un ottimo giocatore in Ayo Dosunmu, guardia di Illinois che quindi rimane a giocare a Chicago nel passaggio dal college al professionismo. Attaccante aggressivo ed atletico, rognoso difensivamente, insomma il prototipo di guardia che probabilmente (visti anche gli ultimi mesi della scorsa stagione) sostituirà un sempre meno convincente Coby White.

Cavaliers: voto 8

Con la loro terza scelta sono andati a scegliere Evan Mobley, migliore centro del Draft, dotato di enromi qualità difensive ma anche offensive (anche per quanto riguarda il jumper)e che probabilmente sarà usato come ala grande e affiancato a Jarret Allen. Una Cleveland che nell’era post-LeBron sembra aver scelto la strada di una rifondazione totale poggiandosi su un nucleo giovanissimo di talenti (come anche Okoro e Garland).

Dallas Mavericks: voto non classificabile

L’assenza di scelte in questa edizione rende non giudicabile l’operato della nuova squadra di coach Kidd.

Denver Nuggets: voto 7,5

Avevano una scelta a questo Draft, l’hanno sfruttata andando a tappare la più grande falla dell’anno scorso, che è stata resa evidente dall’infortunio di Jamal Murray: l’assenza di profondità nelle guardie. Alla 26 hanno, quindi, optato per portare a Denver Nah’Shon Hyland, guardia di VCU che ha già a sua disposizione un arsenale di step-backsfloaters da NBA. Insomma, una guardia-scorer che darà, soprattutto nei primi mesi della stagione, minuti di riposo allo stesso convalescente Murray.

Detroit Pistons: voto 9

Era difficile sbagliare, e per fortuna non lo hanno fatto. Con la scelta numero 1 assoluta hanno scelto Cade Cunningham, di gran lunga il migliore giocatore di questa classe per quanto riguarda lo skill-set offensivo. Entrerà dal primo minuto nel quintetto, forse al fianco della scorsa sesta scelta Killian Hayes, e darà una mano fin da subito ai vari Jeremi Grant, Saddiq Bey e Isaiah Stewart.

Con le tre scelte del secondo giro, e avendo già mandato Plumlee a Charlotte, hanno optato per tre lunghi. Il primo ad essere chiamato è stato Isaiah Livers, ala grande da Michigan con ottime abilità difensive. Poi alla 52 hanno scelto Luka Garza, il centro da Iowa che l’anno scorso ha vinto qualunque premio per giocatori individuali nella NCAA. paga un po’ la sua mancanza di mobilità laterale ma per il resto è una presa di ottimo valore, contando anche il tiro da tre in netto miglioramento già nel corso dell’ultima stagione. Da ultimo, un altro centro, questa volta Balsa Koprivica da Florida State.

Golden State Warriors: voto 9

Forse meriterebbero 10, anche per il coraggio di non scambiare le due prime scelte e qualche giocatore per una stella già affermata e invece puntare su giovani. Devo dire, però, che entro un sistema come quello di Kerr non ho gradito molto Kuminga alla 7. Ha sicuramente potenzialità incredibili, e forse il margine di crescita maggiore di qualunque altro prospetto, ma manca di un tiro stabile e in una squadra già dotata di Wiseman e Green come giocatori non brillanti in fase di jumper credo sia un di meno. Alla 14, invece, hanno probabilmente portato dalla loro una delle steals of the draft, cioè Moses Moody. La guardia di Arkansas era data da top-10, e porta in California una difesa eccellente del perimetro nonché un’abilità sopra la media di tiro dalla distanza.

Houston Rockets: voto 9,5

Mandato via Harden, mancava un giocatore attorno a cui far girare l’attacco. Data la discontinuità di Wall, ecco che alla due arriva Jalen Green da Ignite, miglior prospetto dotato di quelle caratteristiche dietro a Cunningham.

Con una trade up (costata loro due future prime, ecco il motivo del mezzo voto in meno) fino alla 16 si sono assicurati il migliore prospetto dopo Mobley nella posizione di centro, il turco Alperen Sengcun, che andrà a creare un tandem con Christian Wood. Poi, con ulteriori due prime scelte ancora disponibili alla 23 e 24, hanno optato prima per un altro interessantissimo prospetto europeo come Usman Garuba dal Real Madrid, che fornisce energia ed esplosività sotto canestro. Poi hanno scelto la guardia Josh Cristopher da Arizona, compagno di giovinezza di Jalen Green e interessante giocatore di prospettiva, sebbene non sia ancora pronto per incidere fin da subito.

Indiana Pacers: voto 7,5

Con la 13, resistendo a numerose richieste di trade, hanno scelto Chris Duarte, reduce da 4 anni in Oregon, una delle guardie più pronte e con la ormai amatissima caratteristica di giocatore 3-and-D. Con lui riescono a tappare la falla lasciata dalla free agency di Doug McDermott per quanto riguarda soprattutto il tiro dalla distanza.

Poche scelte più tardi, alla 22, hanno scelto un lungo, dopo la mancanza evidente dell’anno scorso di un sostituto a Turner. Isaiah Jackson di Kentucky fornisce loro una versione evoluta ma ancora cruda di centro dotato non tanto di mano morbida quanto di energica violenza e rudezza in tutte e due le aree pitturate del campo.

Los Angeles Clippers: voto 6

Tre scelte, tre guardie. I Clippers sembrano rassegnati a perdere Reggie Jackson, nota positiva dei loro ultimi playoff. Con la 21 allora, dopo essere saliti di 4 scelte, portano a LA Keon Johnson da Tennessee, la guardia più atletica del draft, ancora poco sviluppata per quanto riguarda le qualità di tiro ma abilissimo difensore e soprattutto in grado di integrarsi nel gioco di Lue per la sua abilità nei tagli a canestro. Nel secondo giro, sempre tramite due trade, hanno acquisito da Ohio Jason Preston, guardia con una storia che definisce esemplarmente il rinomato american dream. Uscito dalla High School senza offerte, ha ricevuto solo quella di Ohio dopo aver messo un video di highlights su Twitter… e ora eccolo alla scelta 33 del Draft 2021.

Dopo Preston, i Clippers hanno puntato su Brandon Boston Jr., reduce da una stagione di alti e bassi con Kentucky nonostante fosse entrato nel College come un five-star prospect.

Los Angeles Lakers: voto non classificabile

Non hanno compiuto alcuna scelta nel corso del Draft, continuando a puntare su giocatori già esperti piuttosto che giovani.

Memphis Grizzlies: voto 5

Hanno scambiato uno dei loro migliori uomini, Valanciunas, e la scelta 17 per salire alla 10, guadagnando anche Steven Adams, centro di livello inferiore rispetto al lituano, e il pesantissimo contratto di Eric Bledsoe, che ormai è la patata bollente della NBA. Tutto questo per andare a prendere Zaire Williams proprio con la 10… Mi sembra un azzardo alquanto bizzarro. Voci interne dicono che Memphis sperava che Giddey cadesse a loro, ma OKC alla 6 ha rovinato i loro piani. Williams è sicuramente un ottimo prospetto, ma fin troppo poco pronto per la NBA, in primidifensivamente, tanto che credo che un altro anno nella NCAA non gli avrebbe assolutamente fatto del male.

Poi nel secondo giro è arrivata la scelta di Santi Aldama, spagnolo reduce dall’MVP della coppa del mondo U-18, ma che rimane comunque un progetto a lungo termine.

Miami Heat: voto non classificabile

Da parte di Pat Riley non è giunta alcuna scelta nell’edizione di quest’anno.

Milwaukee Bucks: voto 6

Dopo aver ceduto la 31 a New Orleans, con le due scelte al secondo giro i campioni in carica hanno selezionato Sandro Mamukelashvilli e Georgios Kalaitzakis (evidentemente i greci piacciono molto in quel di Milwaukee). Sono due solide e giovani ali, in più Kalaitzakis è stato il miglior marcatore del mondiale U-20 appena conclusosi.

Minnesota Timberwolves: voto non classificabile

Quest’anno non hanno avuto scelte, ma arriverà a roster Leandro Bolmaro, scelto l’anno scorso ma lasciato in prestito al Barcellona per un ulteriore anno.

New Orleans Pelicans: voto 7,5

Con la scelta numero 17 i Pels hanno selezionato Trey Murphy III, ala da Virginia che fornisce un enorme aiuto alla difesa, la piaga della squadra della Louisiana. Inoltre, Murphy fornisce anche ottime abilità da cutter e da tiratore, che apriranno spazi per Ingram e Williamson. Nel secondo giro, poi, da Alabama hanno scelto Herb Jones, Sec Defensive Player of the Year… e credo basti questo per capire perché sia stato scelto.

New York Knicks: voto 7

Focus totale sulle guardie per Thibodeau. Dopo aver effettuato molti scambi minori durante la draft night guadagnando qualche scelta in più per i prossimi anni, alla 25 Quentin Grimes fornisce ottime abilità di scorer, essendo stato uno dei migliori tiratori da tre nella scorsa stagione. Nel secondo giro, altre due guardie, evidentemente progetti di lungo termine, sono Rokas Jokubaitis, da Barcellona, e Miles McBride da West Virginia, entrambi ottimi giocatori dotati di spiccate abilità di playmaking. Dulcis in fundo, Jericho Sims garantisce profondità ad un reparto come quello dei centri che l’anno scorso ha sofferto molto infortuni o momenti di difficoltà di forma dei suoi interpreti.

Oklahoma City Thunder: voto 7,5

Con la scelta numero 6, OKC è andata con la sorpresa Josh Giddey, guardia australiana, giocatore che data la sua mancanza di abilità nel tiro mi aspettavo molto più in basso. Evidentemente, OKC punterà sul suo QI e sulle sue abilità di passatore affiancandolo ad un tiratore più puro come Shai Gilgeous-Alexander. Accortisi ovviamente di aver scelto una guardia non-tiratrice, alla 18 hanno subito optato per Tre Mann, guardia di mentalità offensiva più scolastica e dotata di un primo passo da palleggio fulminante nelle sue azioni di penetrazione verso il ferro.

Nel secondo giro, Jeremiah Robinson-Earl, ala di Villanova, fornisce loro un giocatore pronto per la NBA in entrambe le metà campo. Per chiudere il Draft di Sam Presti, oltre alla guardia Aaron Wiggins di Maryland, altre due prime scelte sono state guadagnate per i prossimi anni dopo aver ceduto la 16 a Houston. Questo porta il tesoretto delle prime scelte nei prossimi sette anni alla modica cifra di 32… definizione di rebuild radicale fornita da Sam Presti.

Orlando Magic: voto 9

Due scelte nelle prime 8, usate su Suggs (scivolato fino alla 5) e Wagner. Suggs, guardia di Gonzaga, porterà immediatamente la sua mentalità vincente in Florida, contribuendo insieme a Cole Anthony a creare un fast-paced backfield, e andando a creare enormi spazi per Jonathan Isaac, Markelle Fulz, Wendell Carter Jr e lo stesso Franz Wagner. Quest’ultimo, prodotto di Michigan, è un’ala tuttofare, ottima difensivamente e avente nel suo arsenale offensivo tutto ciò che è richiesto ad un ottimo giocatore NBA. Stanno prendendo forma dei Magic affamati e giovani, che nel giro di qualche anno potrebbero tornare in zona playoff prepotentemente.

Philadelphia 76ers: voto 7,5

Avevano bisogno di una guardia (vista la telenovela Ben Simmons) e di un lungo. La guardia l’hanno acquisita con la 28, prendendo Jaden Springer da Tennessee, una delle migliori guardie tra i prospetti e che potrebbe formare un tandem di guardie difensivamente soffocante con Thybulle.

Nel secondo giro hanno optato per il serbo Filip Petrusev, ala da Gonzaga, ma che già gioca in Serbia e quindi è evidentemente un progetto di lunga durata. Come invece contributore immediato, Charles Bassey, centro da Western Kentucky, andrà ad imparare da uno dei migliori come Embiid e nel frattempo avrà minutaggio sufficiente per dimostrare ciò che di bene ha fatto l’anno scorso, quando era stato letteralmente una macchina di doppie-doppie.

Phoenix Suns: voto non classificabile

I vice-campioni non avevano scelte a questo draft.

Portland Trail Blazers: voto 7

Hanno fatto ciò che potevano con quel poco che avevano. Avevano bisogno di una sola cosa: difesa, difesa, difesa. L’hanno ottenuta con Greg Brown, ala di Texas che ha dimostrato atletismo e difesa ad altissimo livello nella sua carriera collegiale. Ora rimane solo da risolvere il nodo Lillard, che non sembra intenzionato a rimanere per molti in quel di Portland

Sacramento Kings: voto 6-

Davion Mitchell alla nove a parer mio è una steal assoluta (anche perché stravedo per quello che è probabilmente il giocatore più completo difensivamente del Draft). Il problema con questa scelta è che il backfield di Sacramento ha già giocatori del calibro di Hield (che a questo punto sarà scambiato in qualche modo, dopo aver flirtato con i Lakers), Fox e Haliburton. Perché allora Sacramento non si è concentrata su ali e centri? Forse alla 9 si era già arresa all’idea del “migliore disponibile”.

Nel secondo giro, vista la situazione contrattuale che si prevede difficoltosa con Richaun Holmes, la scelta di Neemias Queta, centro ultra-difensivo di Utah State con 3.3 stoppate di media la stagione passata, va già verso una direzione di protezione da perdite proprio in quel ruolo.

San Antonio Spurs: voto 6,5

No. 12 – Joshua Primo, G, Alabama; No. 41 – Joe Wieskamp, F, Iowa

Con la scelta numero 12, Pop ha deciso di non attuare uno scambio bensì di puntare sul giocatore più giovane del Draft, la guardia diciottenne di Alabama Joshua Primo. Solido offensivamente, soprattutto da media e lunga distanza, ma ancora acerbo in difesa, avrà ovviamente molto tempo per evolversi in un’ottima guardia, data soprattutto l’impressione che San Antonio stia entrando in una fase di ricostruzione abbastanza profonda.

Nel secondo giro, poi, l’ala Joe Wieskamp da Iowa fornisce una necessarissima sicurezza da tre punti.

Toronto Raptors: voto 6,5

No. 4 – Scottie Barnes, F, Florida State; No. 46 – Dalano Banton, G, Nebraska; No. 47 – David Johnson, G, Louisville

Alla 4, con Suggs già pronto con i bagagli, ecco lo shock of the Draft, con Toronto che scegliem l’ala da Florida State Scottie Barnes. Io di mio non ho per nulla compreso questa scelta, dato che Barnes è un’ala che gioca da guardia (alla Draymond Green) ma non ha quel livello di IQ difensivo né quella prepotenza fisica che rende Green tanto indispensabile per gli Warriors quanto ben poco sopportabile per molti avversari. Ecco, Barnes mi sembra una via di mezzo tra guardia e ala, nel senso che gli mancano tiro della guardia e fisicità da ala(a discapito delle sue misure, credo che il corpo non lo sappia usare ancora abbastanza bene). Avrei preferito Suggs, certo è che Barnes giocherà nel quintetto fin da subito vista l’operazione cui si è sottoposto Siakam.

Nel secondo giro sono poi giunti in Canada due guardie, Dalano Banton da Nebraska e David Johnson da Louisville, che contribuiscono nel reparti di playmaking e tiro, che molto è mancato a Toronto e che Gary Trent (nell’era post-Powell) ha garantito solo a tratti.

Utah Jazz: voto 8,5

Hanno preso il rischio di indietreggiare di 10 scelte al draft, fino alla 40. Sono riusciti a prendere uno dei migliori giocatori in assoluto, scivolato da una sicura lottery-pick fino a lì solo per alcuni problemi fisici. Sto parlando di Jared Butler, guardia di Baylor, vincitore del Most Outstanding Player of the NCAA e protagonista assoluto della vittoria finale dei Bears insieme al mio amato Davion Mitchell. Butler avrà la possibilità di crescere dietro ad un espertissimo Mike Conley per poi formare una coppia da brividi con Donovan Mitchell.

Washington Wizards: voto 7,5

Dopo il bust (fin’ora) di Avdija, la prima scelta è ancora usata su un’ala, questa volta l’ala più pronta al livello NBA come caratteristiche di gioco. Corey Kispert, uno dei protagonisti della cavalcata di Gonzaga fino al secondo posto NCAA, è il Duncan Robinson di questa classe di prospetti, con un tiro dalla lunga distanza puro e fluido. Aggiunta molto gradita viste anche le difficoltà di Bertans l’anno scorso, che sembrava la brutta coppia di quello degli anni precedenti. Nel secondo giro, la squadra della capitale ha raddoppiato sul ruolo di ali con Isaiah Todd, da Ignite, già molto sviluppato difensivamente ma molto immaturo nell’altra metà del campo.

 

LE TRADE PRE-OFFSEASON

1) MEMPHIS-NEW ORLEANS

La prima trade, già affrontata nella sezione dedicata a Memphis e che, soprattutto dopo aver visto i risultati del Draft, mi ha lasciato perplesso è quella tra i Grizzlies e i Pelicans. New Orleans ha creato molto spazio salariale, andando a guadagnare un ottimo centro come Valanciunas (a mio avviso più adatto a giocare con Ingram e Williamson) e la 17, e cedendo Adams e Bledsoe (giocatori strapagati e poco utili ai Pels) e la scelta numero 10. Molto poco comprensibile la mossa di Memphis, che ha guadagnato solo Zaire Williams ma andando a pagare una enormità per giocatori poco utili. Voto Memphis: 4,5

I Pelicans invece sembrano aver iniziato la nuova stagione col piede giusto, creando sufficiente spazio salariale per rifirmare Lonzo Ball o per perseguire un sogno più grande di nome CP3 (ti prego Chris, pensaci bene…). Voto New Orleans: 7,5

2) NETS-SUNS

Scambio minore, in cui i vice-campioni in carica hanno mandato Jevon Carter e la 29 di questo Draft per un tiratore che l’anno scorso si è dimostrato letale come Shamet, che per il secondo anno di fila è pagato almeno una prima scelta, indice del valore elevatissimo dei tiratori puri in questa NBA in evoluzione. Voto: 7 ad entrambe.

3) CAVALIERS-TIMBERWOLVES

Altra trade poco importante, in cui i Cavs hanno acquisito Ricky Rubio cedendo Taurean Prince e una seconda scelta del 2022. Scambio in cui i Cavs ufficializzano la loro disponibilità a scambiare Collin Sexton e in cui permettono ai T’Wolves di scendere sotto il salary cap risparmiando quasi 5 milioni di stipendio. Voto: 6 ad entrambi.

4) DETROIT-CHARLOTTE

Il centro veterano Mason Plumlee e la 37esima scelta di quest’anno sono stati mandati a Charlotte per la scelta 57. In questo modo Detroit libera 8 milioni di cap space, mentre Charlotte ha il guadagno più netto. Va a mettere una pezza di buonissimo livello ad un reparto in cui aveva solo Zeller e Biyombo e in più sale di 20 scelte nel Draft. Voto Detroit: 5,5. Voto Charlotte: 7,5.

5) LAKERS-WASHINGTON

Ecco lo scambio principale, quello che ritrasforma i Lakers di LeBron in un Big Three. I Lakers si liberano in questa trade di Kuzma, Caldwell-Pope, Harrell e della scelta 22 per arrivare a Russel Westbrook e due seconde scelte. La scelta 22 è poi stata girata da Washington a Indiana per Aaron Holiday (un prezzo forse troppo alto per Holiday, ma in questo modo acquisiscono un’ottima guardia soprattuto difensivamente).

Dalla parte di Washington, è liberato cap space per una ricostruzione futura attorno a Beal (che sembra aver intenzione di rimanere) e in più ha guadagnato un tiratore come Caldwell-Pope, un ottimo centro di fisico come Harrell e un giovane mai esploso in Kuzma, che credo possa affiancare Hachimura e Beal trovando una situazione di maggiore responsabilizzazione dove poter finalmente esplodere. Voto: 7+

Per quanto riguarda i Lakers, hanno acquisito un fenomeno assoluto, ma probabilmente non quello di cui avevano bisogno. I Lakers avevano disperato bisogno di tiratori, e hanno preso il peggiore dei 158 giocatori che ha tentato più di 500 tiri da tre, dando via Kuzma e Pope, che erano tra i migliori. Ha però guadagnato in grinta, in determinazione, in attenzione che Westbrook inevitabilmente attirerà a sé lasciando più spazio al tiro di LeBron che, come il vino, più passa il tempo più migliora. Guadagna nella capacità di playmaking e assist, così come di rimbalzo, qualità mancata un po’ l’anno scorso ai gialloviola. Rimangono però enormi punti interrogativi su come si integreranno tra loro. Certo, questi discorsi si erano fatti anche per Wade-Bosh-James e poi sappiamo tutti come è finita… Voto: 8, con dubbi.

6) UTAH-OKC

Sam Presti che gioca al suo gioco preferito: collezionare prime scelte. Sfruttando il bisogno di flessibilità salariale di Utah, OKC acquisisce un buon centro come Derrick Favors e una prima scelta in cambio per una seconda scelta.

7) BOSTON-ATLANTA-SACRAMENTO

Boston ha ceduto Tristan Thompson a Sacramento, che con i suoi 10 milioni annui e la sua poca produttività in campo era solo un peso, acquisendo da Atlanta la guardia Kris Dunn (utile profondità in una posizione assottigliatasi con la partenza di Kemba Walker), il lungo Bruno Fernando e una seconda scelta al 2023. Voto: 7.

Atlanta ha ceduto gli stessi Dunn e Fernando a Boston, giocatori che non avevano avuto alcun minutaggio nella passata stagione, acquisendo da Sacramento la guardia Delon Wright , che ha dimostrato soprattutto a Detroit di essere un ottimo playmaker da accoppiare ad un fenomeno come Trae Young. Voto: 7,5.

Sacramento riceve un centro in Thompson liberandosi di una guardia, e così smaltendo un reparto ormai sovraffollato dopo la scelta di Davion Mitchell. L’acquisizione di Thompson è fondamentale perché permette maggiore libertà nel trattare il rinnovo di Richaun Holmes, resticted free agent. Voto: 7+.

8) BOSTON-DALLAS

Boston, per una contropartita ancora non ufficiale, riceve da Dallas Josh Richardson, giocatore di mentalità prettamente difensiva e off-ball guard che da quando è stato scambiato da Miami tre anni fa è stato solo l’ombra di se stesso. Boston, grazie alla trade exception creatasi con lo scambio di Hayward a Charlotte, va quindi a rimpolpare con giocatori di esperienza il reparto delle guardie che ha perso, oltre a Walker, anche Fournier. Voto: 6,5.

Per Dallas è una semplice mossa per smaltire milioni del cap space e provare a portare alla corte di Kid, usando probabilmente Porzingis come pedina di scambio, un giocatore di livello da affiancare a Luka Magic. Voto: 7.

Post By Filippo di Chio (29 Posts)

20 anni, folgorato fin da bambino dal mondo americano dei giganti NBA e dei mostri NFL, tifoso scatenato dei Miami Heat e - vien male a dirlo - dei Cincinnati Bengals. Molto desideroso di assomigliare ad un Giannis, basterebbe anche un Herro, ma condannato da madre natura ad essere un Muggsy Bogues, per di più scarso.

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