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Neanche il tempo di festeggiare per le franchigie campionesse di Conference che è già tempo di NBA Finals: a partire dalla notte del 7 luglio i Milwaukee Bucks e i Phoenix Suns sono pronti a darsi battaglia per conquistare il Larry O’Brien Trophy in una finale completamente inedita e che vede un solo titolo (vinto dai Bucks nel 1971 trascinati da Kareem Abdul-Jabbar) nel palmarés delle due contendenti.

Il Larry O'Brien Trophy premio finale per i vincitori della NBA

Il Larry O’Brien Trophy premio finale per i vincitori della NBA

Due squadre entrambe con motivazioni fortissime e che hanno dimostrato di meritare appieno l’atto finale in virtù di un cammino durissimo e ricco di ostacoli nei meandri della postseason.

A ricoprire il ruolo di uomini-copertina sicuramente sono due campioni come Giannis Antetokounmpo e Chris Paul entrambi a caccia del loro primo titolo NBA ma ad affiancarli c’è una ricca parata di stelle, da Khris Middleton a Devin Booker passando per Jrue Holiday e DeAndre Ayton, tutti col comune denominatore di portarsi a casa l’anello per la prima volta nella loro carriera (riconoscimento che curiosamente è già sicuro di ricevere Torrey Craig avendo giocato ai Bucks prima di approdare a Phoenix…)

Analizziamo le possibili chiavi di lettura per una serie che si preannuncia combattuta e ricca di sorprese.

IL CAMMINO DEI MILWAUKEE BUCKS

La squadra allenata da Mike Budenholzer è riuscita quest’anno ad arrivare alle Finals dopo varie stagioni in cui sembrava sempre mancarle qualcosa per il bersaglio grosso e iniziava ad emergere più di qualche malumore nella stella Giannis Antetokounmpo. Il faraonico mercato dei Brooklyn Nets aveva tolto ai Bucks il ruolo di favorita numero uno ad Est ma il campo ha detto diversamente, anche nel confronto diretto.

L’inizio della postseason di Milwaukee li ha visti liquidare in 4 gare i vicecampioni NBA dei Miami Heat che tuttavia in gara-1 erano andati vicinissimi ad espugnare il Fiserv Forum arrendendosi solo dopo un supplementare e un canestrone di Khris Middleton. Le restanti tre gare sono state però un lungo monologo dei Bucks che hanno vinto tutte e tre le contese con ampio scarto (34, 39 e 17 punti di vantaggio per i neocampioni dell’Est in queste gare con Miami) e si sono presentati così nel pieno della forma e della grinta a quella che per molti è stata una finale anticipata: il confronto proprio con i Nets di Irving, Durant e Harden.

La serie non poteva cominciare peggio per i Bucks, sconfitti in ambedue le prime gare e con un pesantissimo -39 subito in gara-2 dalla squadra allenata da Steve Nash. Una gara-3 senza esclusione di colpi ha ridato fiducia a Milwaukee vincitrice col bassissimo punteggio di 86-83 e con 68 dei suoi 86 punti realizzati da Giannis Antetokounmpo e Khris Middleton; la successiva gara-4 ha visto l’inerzia della serie spostarsi lentamente verso il Wisconsin con il pareggio dei Bucks, vincitori 107-96 con doppia doppia di Antetokounmpo da 34+12 rimbalzi, e dall’altra parte con l’infortunio di Kyrie Irving.

I Bucks hanno saputo resistere alla sfuriata di Kevin Durant in gara-5 che ha portato la serie sul 3-2 Nets grazie soprattutto ai suoi 49 punti e 17 rimbalzi restando in campo per tutti i 48 minuti della contesa. Da non sottovalutare la capacità di Milwaukee di reagire alla pressione di trovarsi spalle al muro e portare così a casa entrambe le partite successive per ribaltare definitivamente risultato e pronostico: 104-89 al Fiserv Forum in gara-6 con una pazzesca prova da 38 punti con 11/16 dal campo per Middleton, +4 dopo un tempo supplementare nella partita decisiva del Barclays Center, tra le più belle in assoluto di questa postseason.

Il 115-111 finale è frutto di un’altra prova monstre di Durant, autore di 48 punti con 17/36 dal campo ma con la tripla della vittoria nei regolamentari declassata a canestro da due a causa del piedone di Durantula che pesta l’arco, a cui ha risposto colpo su colpo Antetokounmpo con il suo quarantello tondo personale condito da 13 rimbalzi per la vittoria Bucks.

L’ultimo ostacolo per la finale NBA era rappresentato dalla sorpresa Atlanta Hawks guidata dallo stellare Trae Young che in gara-1 ha subito fatto capire di non voler ricoprire il ruolo di agnello sacrificale espugnando il Fiserv Forum col punteggio di 116-113. Milwaukee ha risposto con autorità riprendendosi il fattore campo con le vittorie nelle due gare successive e ha sostanzialmente controllato una serie segnata dagli infortuni sia di Young sia, come accennato, dello stesso Antetokounmpo, fuori gioco per le ultime due contese.

Dopo la vittoria Hawks in gara-4 per 110-84 per riportare la serie sul 2-2 il prosieguo della serie è stato infatti tutto di marca Bucks con Middleton e Jrue Holiday nel ruolo di condottieri a guidare Milwaukee nel chiudere la pratica Atlanta col punteggio di 4-2 e volare alle NBA Finals per la prima volta dal 1974. 

IL CAMMINO DEI PHOENIX SUNS

Se i Bucks erano comunque tra le squadre più accreditate per la vittoria nella Eastern Conference i Phoenix Suns non hanno praticamente mai avuto i favori del pronostico nonostante partissero dal secondo posto nella sempre ultracompetitiva Western Conference. La squadra allenata da Monty Williams ha invece sbaragliato un avversario dopo l’altro arrivando con pieno merito a giocarsi l’atto finale per la prima volta nella sua storia.

L’inizio della postseason ha visto i Suns affrontare subito i campioni in carica dei Los Angeles Lakers guidati da LeBron James e da un Anthony Davis pesantemente condizionato dai vari infortuni subiti durante l’anno. Dopo la vittoria di Phoenix in gara-1 per 99-90 con Devin Booker sugli scudi autore di 34 punti con 50% dal campo e 8 assist i Lakers hanno ribaltato il fattore campo imponendosi in Arizona per 109-102 con 34+10 rimbalzi di Davis e 23 con 9/16 per James.

La successiva vittoria Lakers allo Staples Center in gara-3 non ha però scoraggiato i Suns che si sono imposti in tutte e tre le gare successive riprendendosi il fattore campo e l’inerzia della serie col 100-92 di gara-4 che non ha visto nessun giocatore agli ordini di Williams andare oltre i 20 punti e soprattutto con Anthony Davis ancora una volta ad abbandonare dolorante il campo.

Il +30 di gara-5 ha rappresentato il sigillo definitivo sulla serie che Phoenix ha concluso eliminando i Lakers davanti al proprio pubblico in una gara-6 dominata soprattutto grazie ai 47 di Booker e vinta per 113-100.

Dopo l’eliminazione dei campioni NBA lo scalpo successivo raccolto da Phoenix è stato ancora una volta quello di un avversario potenzialmente ostico come i Denver Nuggets di Nikola Jokic. Malgrado le prestazioni stellari del serbo, MVP di questa regular season, i Nuggets hanno però dimostrato di non aver compiuto quel passo ulteriore rispetto agli scorsi anni per essere una vera contender e così Phoenix ha chiuso la pratica Denver addirittura con uno sweep vincendo tutte le 4 gare della serie e infliggendo agli avversari per tre volte uno scarto in doppia cifra.

L’ostacolo più duro per i Suns è stato però senza ombra di dubbio quello rappresentato dai Los Angeles Clippers ormai da tanti anni a caccia della loro prima finale NBA. L’impegno è stato ancora più gravoso se si considera che Phoenix ha dovuto fare i conti con l’assenza del suo leader assoluto Chris Paul fermato prima dell’inizio della serie dalle normative anti Covid-19.

Le prime due gare disputate alla Talking Stick Resort Arena sono state due vere e proprie battaglie malgrado l’assenza di Paul e di Kawhi Leonard da parte di Los Angeles. Uno straordinario Booker ha trascinato Phoenix alla vittoria in gara-1 per 120-114 mentre è spettato a DeAndre Ayton l’ambito ruolo di match winner col canestrone-vittoria di gara-2.

L’orgoglio di un Paul George da 27 punti e 15 rimbalzi ha trascinato i Clippers alla vittoria in gara-3 malgrado il ritorno di Chris Paul, ma nel successivo episodio dello Staples Center è arrivata l’ipoteca della finale NBA da parte dei Phoenix Suns. Pur tirando male da tre (4/20 di squadra) la franchigia dell’Arizona ha nuovamente espugnato lo Staples Center così come avvenuto con i Lakers, stavolta col punteggio basso di 84-80 e con Booker ancora una volta a fare da trascinatore (25 punti anche se con 0/5 da tre) accompagnato degnamente dalla doppia doppia da 19+22 rimbalzi di Ayton.

La vittoria in trasferta dei Clippers in gara-5 con i 41 punti di un George ultimo a mollare ha rappresentato alla fine l’ultimo sussulto della squadra allenata da Tyronn Lue; con un roboante 130-103 propiziato dalle triple di Paul (7/8) e Jae Crowder (5/9) i Phoenix Suns hanno staccato d’autorità il biglietto per le loro prime NBA Finals. 

BACKCOURT: GLI ESTERNI A CONFRONTO

In cabina di regia sarà scoppiettante la sfida tra la grinta di Jrue Holiday e la genialità di Chris Paul, ed è significativo che entrambi abbiano subito portato alla finale NBA le rispettive squadre al loro primo anno di militanza con le nuove maglie.

Ovviamente non si può certo paragonare l’impatto di CP3 rispetto a quello di Holiday ma resta il fatto che Jrue ha dimostrato di essere insieme a PJ Tucker ciò che mancava ai Bucks gli anni scorsi per arrivare alle Finals. Arrivato come sostituto di un Eric Bledsoe più volte discusso e che dal canto suo ha mancato i playoff a New Orleans, Holiday ha saputo mettersi alla perfezione al servizio della squadra svolgendo il ruolo di assistman (6.1 di media quest’anno ma che salgono a 8.4 nei playoff) ma anche riuscendo a prendersi responsabilità offensive pesanti all’occorrenza.

Jrue Holiday, play dei Milwaukee Bucks

Jrue Holiday, play dei Milwaukee Bucks

Chris Paul però quest’anno appare davvero determinato a portarsi a casa quel titolo che rappresenterebbe il coronamento di una carriera vissuta sempre ad altissimi livelli. Il suo contributo va oltre qualsiasi tabellino: è il leader morale della squadra dall’alto delle sue mille battaglie ai playoff e la sua abilità nella gestione dei ritmi e nelle letture del gioco può essere il fattore che farà davvero la differenza contando anche che non si può assolutamente sottovalutarlo come realizzatore (la sua ultima partita playoff lo ha visto metterne 41 con 7/8 da tre)

Chris Paul, approdato dopo mille traversie alla finale NBA 2021

Chris Paul, approdato dopo mille traversie alla finale NBA 2021

Il confronto è ancora più stellare tra le guardie: da un lato lo spettacolare Devin Booker di questi playoff capace di prestazioni balistiche da stropicciarsi gli occhi (i 47 punti con 8/10 da tre che hanno affossato i Los Angeles Lakers in gara-6 e la tripla doppia da 40 punti, 13 rimbalzi e 11 assist in gara-1 contro l’altra losangelina Clippers sono solo due highlights) dall’altro quello che è stato il vero trascinatore dei Bucks in tantissime occasioni, ovvero un Khris Middleton probabilmente al suo anno migliore in assoluto.

Khris Middleton, più volte vero trascinatore dei Bucks

Khris Middleton, più volte vero trascinatore dei Bucks

Dal punto di vista dei giocatori di supporto Milwaukee appare sulla carta più profonda con Pat Connaughton, Bryn Forbes e un redivivo Jeff Teague pronti a far male dall’arco. Phoenix appare più corta nelle rotazioni, ma il talento di Booker in molte occasioni non lo ha fatto pesare; sarà così anche in finale?

FRONTCOURT: I LUNGHI A CONFRONTO

Qui c’è da fare una distinzione piuttosto netta riguardo ai Bucks il cui gioco è nettamente diverso a seconda della presenza o meno di Giannis Antetokounmpo. Il greco è il protagonista assoluto dei possessi offensivi di Milwaukee coi suoi attacchi devastanti al ferro sfruttando quelle leve chilometriche che gli consentono di concludere in modo spettacolare e imprevedibile, mostrando come unico limite quel 68,5% ai liberi condito troppe volte con inguardabili airball.

Giannis Antetokounmpo aggredisce il ferro

Giannis Antetokounmpo aggredisce il ferro

La sua assenza ha lasciato spazio a un gioco d’area più classico con protagonista Brook Lopez che nelle gare 5 e 6 della serie contro Atlanta ha rispolverato le sue abilità di giocatore interno che aveva messo da parte a Milwaukee in favore del tiro da tre punti. Da questo punto di vista però si entra nettamente nel territorio di Phoenix che sotto canestro può contare sulla prima scelta di quel draft 2018 che si è rivelato forse il più ricco di stelle degli ultimi anni: DeAndre Ayton.

Così come i colleghi di draft Luka Doncic, Trae Young e Jaren Jackson Jr. (per citarne tre) Ayton è emerso prepotentemente negli ultimi tre anni e oggi rappresenta una certezza assoluta nel ruolo di centro titolare come dimostra la doppia doppia di media che garantisce da tutta la sua carriera (16 punti e 10.6 rimbalzi la sua media nei tre anni di NBA, 14.4 e 10.5 quella di questa stagione) impreziosita da giocate decisive come l’alley-oop con cui ha concluso la battaglia di gara-3 contro i Los Angeles Clippers.

Spostandoci dai centri verso le ali andiamo a toccare un tasto davvero delicato. Nel passato recente è infatti molto spesso accaduto che a vincere il titolo fosse una squadra con un’importante ala 3-and-D: ricordiamo Metta “Ron Artest” World Peace, Shawn Marion (che nel 2011 cancellò LeBron James) Andre Iguodala, che venne eletto addirittura MVP delle Finals nel 2015 e Draymond Green.
Da questo punto di vista i Milwaukee Bucks sono in ottime mani: quelle di PJ Tucker.

L’ex Rockets risponde appieno al profilo descritto sopra ed essenziale per puntare a vincere l’anello: può difendere sugli esterni e sulle ali, all’occorrenza punire da tre punti sugli scarichi soprattutto dagli angoli e grazie ai suoi recuperi apre molto spesso contropiedi con cui Antetokounmpo va a nozze. Il suo innesto ha rappresentato il fit difensivo che ha trasformato i Bucks da squadra di alto livello a squadra campionessa di Conference.

Da questo punto di vista Phoenix può opporre un giocatore comunque di tutto rispetto come Jae Crowder che ha esperienza playoff ad alti livelli, è reduce da una finale NBA e anche quest’anno tira da tre con un più che rispettabile 38,9%. A lui toccherà con ogni probabilità il compito di marcare Antetokounmpo al suo rientro e sarà interessante osservare l’evoluzione di questo duello anche considerando le condizioni fisiche del fenomeno greco.

Jae Crowder, uomo d'esperienza dei Suns

Jae Crowder, uomo d’esperienza dei Suns

LA SFIDA DELLE PANCHINE

Due coach entrambi a caccia del primo titolo NBA nelle vesti di capoallenatore, due proposte di gioco ad alto tasso di spettacolo ma diverse per vari aspetti.

Monty Williams ha messo in campo una pallacanestro corale e una difesa con cambi sistematici precisi sicuramente aiutato dal fatto di avere una specie di coach aggiunto in Chris Paul. Lo spazio per le iniziative personali di Devin Booker c’è tutto soprattutto nei momenti caldi delle partite ma in generale i Suns giocano in modo organizzato ed efficace potendo contare su soluzioni in velocità ma anche un gioco in pick and roll che ha visto DeAndre Ayton migliorare giorno dopo giorno nel ruolo di rollante grazie al lavoro costante con Paul.

Monty Williams con la sua stella Booker

Monty Williams con la sua stella Booker

Dall’altra parte come accennato Mike Budenholzer ha molto spesso basato il gioco dei Bucks sulle fenomenali capacità di attaccante di Giannis Antetokounmpo il cui infortunio nelle ultime due gare ha paradossalmente aiutato il coach ad approfondire la varietà delle soluzioni di gioco che può potenzialmente mettere in campo. Senza Giannis il modo di giocare di Milwaukee diventa per alcuni aspetti simile a quello dei Suns con Jrue Holiday a rivestire il ruolo di slasher che ricopre Booker e Brook Lopez ad occuparsi maggiormente dell’area rispetto ai tiri da tre che sono comunque la sua risorsa principale ai Bucks.

Mike Budenholzer con Giannis Antetokounmpo

Mike Budenholzer con Giannis Antetokounmpo

In sostanza, una squadra organizzata, veloce e che ha comunque i suoi uomini-isolation in Booker e Paul contro un’altra chiamata ad esplorare maggiormente le possibilità alternative alle comunque devastanti cariche di Antetokounmpo.

CONCLUSIONI

Lo scomodo ruolo di favorita spetta ai Milwaukee Bucks nonostante l’incognita delle condizioni fisiche di Antetokounmpo. Phoenix però ha ampiamente mostrato di trovarsi a suo agio nel ruolo di underdog sin dall’inizio dei playoff e comunque il divario tra le due squadre è sulla carta molto sottile, in più i Suns potranno contare sul vantaggio del fattore campo.

Dal 7 luglio la parola passerà al parquet: buone NBA Finals a tutti.

Post By Marco Mezza (23 Posts)

Sotto la copertura di un tranquillo (si fa per dire) insegnante di matematica si cela un pazzo fanatico di tutto ciò che gira intorno alla spicchia, NBA in testa. Supporter della nazionale di Taiwan prima di scoprire che il videogioco Street Hoop mentiva malamente, in seguito adepto della setta Mavericks Fan For Life.

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7 thoughts on “NBA Finals Preview: Milwaukee Bucks – Phoenix Suns

  1. Chi scrive forse non ha notato che senza Giannis i Bucks giocano meglio e sono più imprevedibili.
    Tutto dipende dalla salute di Paul perché a differenza del greco lui sì fa rendere al meglio i compagni.

    • A dire la verità non me la sento di dire tranchant che i Bucks giocano meglio senza Antetokounmpo però sia qui che nel commento alla serie con Atlanta ho rimarcato che in effetti le opportunità di gioco per i Bucks senza Giannis sono moltissime e in precedenza non sono state completamente esplorate. Vero comunque che Paul fa rendere meglio la squadra e molto dipenderà da lui.

  2. Phoenix ha giocato le finals nel 1976 contro Boston e nel 1993 contro Chicago. Perdendole entrambi

    • Aggiungo che Phoenix del ’93 e’ la squadra più forte di sempre a non aver vinto l’anello.. sir Charles, KJ, Chambers, Majerle, Ainge, Ceballlos e Dumas…e l’anno prima c’era ancora sua maestà Jeff Hornacek!

  3. Grant sotto canestro negli ultimi secondi anziché andare al pareggio facile, all’apparenza in maniera folle scaricò sull’arco a Paxson e fu la fine. Era gara 6, 4-2 Bulls terzo anello consecutivo. Gara 7 sarebbe stata ancora a Phoenix…

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