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Uno sweep, due serie dal risultato quasi scritto e una battaglia senza esclusione di colpi ma che ha preso anch’essa la strada di una delle due contendenti, il tutto condito da molte superstars alla prova del nove: ecco cosa ci ha regalato finora la postseason nella Eastern Conference.

Il girone dell’Est è ancora visto da molti analisti come il territorio di Kevin Durant, Kyrie Irving, James Harden e dello stellare supporting cast a disposizione dei Big Three in forza ai Brooklyn Nets.

Tuttavia il primo turno playoff ha messo in evidenza come gli altri big della Conference non abbiano certo voglia di stare a guardare e se le quattro serie finora disputate hanno visto solo in un caso l’assenza di un vincitore predestinato (ovviamente la serie tra Atlanta e New York) le semifinali si preannunciano appassionanti e combattute come da tradizione dei playoff NBA.

Analizziamo quindi cosa ci dicono le prime partite di postseason a Est sul presente e soprattutto sul futuro, prossimo e non, delle franchigie protagoniste.

PHILADELPHIA 76ERS (1) – WASHINGTON WIZARDS (8) : 3-0

Probabilmente la serie col risultato più scontato tra quelle della parte sinistra del tabellone e il pronostico è stato finora pienamente rispettato: i Sixers conducono con un pesante 3-0 su Washington dominando soprattutto gara-2 e gara-3, vinte rispettivamente con 25 e 29 punti di scarto. Anche in queste 3 partite comunque abbiamo avuto più di uno spunto di riflessione.

Intanto Doc Rivers è già quasi riuscito a migliorare il risultato assolutamente deludente per la Phila cestistica dello scorso anno e così dopo il primo posto a Est in stagione regolare (non accadeva da vent’anni, 2000-01 in piena era Iverson) l’ex coach di Boston e Clippers è vicinissimo a trascinare la sua squadra alla semifinale di Conference dopo che Philadelphia era uscita dalla bolla di Orlando con uno sweep sul groppone inflitto dai Boston Celtics al primo turno. Sicuramente l’avversario non era dei più impegnativi, ma intanto l’attacco dei Sixers appare molto meno farraginoso dello scorso anno e le incursioni di un Ben Simmons da 10.7 assist di media nei playoff hanno aperto preziose spaziature sul perimetro per le bombe di Danny Green, Seth Curry e Tobias Harris.

Ovviamente però l’uomo playoff dei Sixers non può che essere, per quanto visto finora, Joel Embiid. Di fronte al nulla quasi assoluto che possono opporre i Wizards sotto canestro il camerunense ha dominato la serie sotto tutti gli aspetti: 29.3 punti con il 67% abbondante dal campo e 20/23 complessivo ai liberi (12/13 nella sola gara-1) La concorrenza è vasta e agguerrita ma il giocatore simbolo del Process di Philadelphia ha messo subito in chiaro che per la finale NBA c’è anche lui.

Joel Embiid di prepotenza contro Rui Hachimura

Joel Embiid di prepotenza contro Rui Hachimura

La resistenza di Washington finora si ferma ad una gara-1 condotta per larghi tratti dando la sensazione che dietro un Bradley Beal da trentello di media (ma solo 3 triple imbucate sulle 20 prese nelle tre gare) e l’orgoglio di un Russell Westbrook da 10.2 assist a gara ci sia davvero poco. Detto della voragine sotto i propri tabelloni dove gli infortuni in stagione hanno ridotto il reparto a poco più di un Robin Lopez che si arrangia come può, il supporting cast delle due stelle ha sostanzialmente risposto assente con un Rui Hachimura ancora troppo timido per questi livelli (10.1 di media con 5/8 da tre complessivo nelle tre gare ma tantissimi tiri rifiutati) e con un Davis Bertans ricoperto d’oro in offseason ma che ha offerto una prestazione in gara-2 più che esplicativa.

Quando i numeri dicono tutto: la gara 2 di Bertans in cifre

Quando i numeri dicono tutto: la gara 2 di Bertans in cifre

Certamente Washington lotterà per il punto della bandiera in gara-4 davanti ai propri tifosi ma altrettanto certamente i Sixers hanno una seria ipoteca sul secondo turno.

BROOKLYN NETS (2) – BOSTON CELTICS (7) 2-1

Passiamo ai grandissimi favoriti per la finale di Conference: i Brooklyn Nets di Steve Nash che dall’alto della loro parata di stelle e per come si sono privati di quasi tutti i role players degli scorsi anni hanno subito chiarito quanto l’obiettivo della franchigia sia costituito da due sole, semplici parole: vincere subito. 

Le prime due gare al Barclays Center contro i Boston Celtics, autori di una regular season altalenante e costretti a passare per il play-in tournament per aggiudicarsi la settima partecipazione consecutiva ai playoff (dal 2008 solo una volta fuori dalla postseason) hanno rispettato in pieno il pronostico con due vittorie in doppia cifra di scarto per i Nets (rispettivamente +11 e +22) James Harden subito in palla dopo lo stop per infortunio (21 punti per il Barba con 9 rimbalzi e 8 assist in gara-1, 20 con 50% dal campo in gara-2) e in generale i Big Three a fare in pieno il loro dovere: Kyrie Irving a gestire i ritmi della gara e a concedersi anche 29 punti in gara-1, Harden ad attaccare il ferro e aprire spazi e Kevin Durant tornato a tutti gli effetti l’eccezionale attaccante che tutti conosciamo (32 anche se con 1/8 da tre in gara-1, 26 questa volta con 8/12 dal campo in gara-2)

Kevin Durant in un high five con Kyrie Irving

Kevin Durant in un high five con Kyrie Irving

Passerella per Brooklyn quindi? Niente affatto: non sottovalutate il Celtic Pride.

La gara-3 del Boston Garden ha visto infatti la vittoria dei padroni di casa grazie alla prima performance individuale da brividi di questi playoff 2020-21: Jayson Tatum, varie volte vero trascinatore di Boston in regular season, ha piazzato 50 punti tondi tondi con 16/30 dal campo e aggiungendoci 6 rimbalzi, 7 assist e una sola palla persa. Ad affiancare l’hombre del partido, i 23 punti con 5/8 da tre e 6 assist di Marcus Smart e un Tristan Thompson addetto al lavoro sporco che registra la seconda doppia doppia nelle 3 gare con 19 punti e tirando giù 13 rimbalzi di cui ben 9 offensivi. Risultato: vittoria di 6 lunghezze di scarto, 125-119, e il messaggio chiaro di Boston che vuole vendere carissima la pelle.

Jayson Tatum trionfante dopo i suoi 50 punti per la vittoria di Boston

Jayson Tatum trionfante dopo i suoi 50 punti per la vittoria di Boston

In attesa della gara-4 da giocare nella notte tra domenica e lunedì è però evidente a un occhio neanche troppo attento che i favoriti per portare a casa la serie e la qualificazione al secondo turno siano ancora i Brooklyn Nets. Potremmo partire da un aspetto piuttosto banale rimarcando come sia servita una prestazione monstre di Tatum per avere ragione della squadra allenata da Nash; in generale, però, al di là della caratura dell’avversario, i dubbi sulla reale consistenza dei Boston Celtics versione 2020/21 sono stati tutt’altro che fugati.

A fronte di un Tatum maestoso Kemba Walker appare infatti in parabola discendente (solo 6 punti con 3/14 dal campo e 5 falli per l’ex Hornets in gara-3 e un pessimo -15 di plus-minus) e l’infortunio di Jaylen Brown, che non rientrerà per il resto di una stagione da 24.7 punti di media per potersi operare al polso sinistro, priva comunque Boston di una delle sue principali armi offensive. Il contributo dalla panchina di Jabari Parker è sicuramente rilevante, ma da questo punto di vista i Nets, che già contano su un quintetto stellare, possono permettersi di far alzare dal pino un ottimo tiratore come Landry Shamet e preziosi uomini d’esperienza come DeAndre Jordan e soprattutto Jeff Green, arma difensiva fondamentale per fare strada nei playoff.

Boston lotterà sicuramente con le unghie e con i denti ma per avere ragione dei Big Three di Brooklyn ci vuole probabilmente di più, soprattutto se Kyrie Irving troverà dai continui fischi ricevuti al Boston Garden lo stimolo per qualche performance monstre come quelle a cui ci ha abituato in passato.

MILWAUKEE BUCKS (3) – MIAMI HEAT (6) 4-0

Se i pronostici della vigilia vedevano sicuramente favoriti i Bucks era molto meno preventivabile un cappotto ai danni dei Miami Heat campioni in carica della Eastern Conference. Il responso del campo però è di quelli che parlano chiarissimo: Milwaukee non concede neanche una vittoria, domina 3 gare su 4 (vittorie di 34, 29 e 17 punti da gara-2 in poi) e rilancia la sua candidatura alla finale NBA dopo una regular season con qualche dubbio di troppo.

Gara-1 sembrava però raccontare una storia diversa per questa serie con Miami che stava seguendo alla lettera il piano partita di Erik Spoelstra, lo stesso che lo scorso anno aveva condotto al titolo di Conference: difesa di squadra con cambi precisi e veloci e circolazione di palla a cercare il tiro migliore. Il piano aveva sostanzialmente funzionato tanto da condurre la favorita Milwaukee al supplementare in casa; Khris Middleton però ha avuto idee diverse.

Probabilmente se il tiro di Middleton non fosse entrato staremmo parlando di una serie diversa, ma nella pallacanestro e non solo sono i fatti che contano, e i fatti dicono che nelle gare successive Milwaukee ha dominato il campo sotto ogni punto di vista. Le chiavi dietro il trionfo netto degli uomini allenati da Mike Budenholzer sono essenzialmente tre: la profondità della squadra, la voglia di vincere dei suoi top players e soprattutto il fatto che, a differenza dello scorso anno, Miami non è più una sorpresa e i Bucks hanno saputo disinnescare quella perfetta macchina da pallacanestro che portò in Florida il titolo di Conference.

Ad assistere un Giannis Antetokounmpo che deve ritrovare la mira (1/15 da tre nella serie, 6/13 ai liberi in gara-1) ma che nessuno riesce a fermare quando attacca il ferro, oltre al maestoso Middleton da 21.5 punti e doppia doppia in gara-4 con 20 e 11 rimbalzi troviamo quindi Jrue Holiday che fa in pieno il suo dovere nell’offrire un salto di qualità rispetto a Eric Bledsoe, l’esperienza di PJ Tucker e l’energia di Donte DiVincenzo e Bobby Portis a rendere i Bucks un roster che forse non esprime un perfetto gioco corale ma che ha davvero tantissime frecce al suo arco.

Di contro Miami non è riuscita a confermarsi dopo la cavalcata vincente della bolla di Orlando e nonostante un Jimmy Butler sempre più calato nel ruolo di leader e la grinta di Goran Dragic ha ceduto di schianto confermando i dubbi di una regular season a dir poco altalenante.

Miami dovrà quindi lavorare in offseason per tornare immediatamente a fare strada nei playoff; per il discorso finale NBA invece contate pure i Milwaukee Bucks.

NEW YORK KNICKS (4) – ATLANTA HAWKS (5) 1-3

La serie con i New York Knicks protagonisti ha generato un hype gigantesco tra i supporters della franchigia della Grande Mela, assente nella postseason da otto anni e protagonista di una serie di disavventure cestistiche da tirarci fuori una sceneggiatura per un film; la sfida con gli Atlanta Hawks vedeva inoltre una squadra prettamente difensiva affrontare . Tuttavia il turno playoff che vedeva i Knickerboxers avvantaggiati dal fattore campo ha visto brillare la stella di Trae Young.

Al suo esordio assoluto nei playoff NBA l’ex Oklahoma Sooners si è subito reso protagonista di una gara-1 stellare in un Madison Square Garden che lo ha bersagliato costantemente di fischi siglando 32 punti con 11/23 dal campo, 7 rimbalzi e 10 assist ma soprattutto il canestro della vittoria con uno di quei floater che ormai sono il suo marchio di fabbrica.

Gli Hawks non si sono lasciati intimorire dalla vittoria in rimonta da -15 dei Knicks in gara-2 con un Derrick Rose d’altri tempi, piazzando un uno-due casalingo che li vede favoriti oltre il già eloquente 3-1 nella serie. Così come aveva fatto Luka Doncic lo scorso anno nella serie con i Clippers Young ha impressionato tutti per le qualità di realizzatore ma anche di leader emotivo della sua squadra; inoltre la promozione a head coach a novembre dell’esperto Nate McMillan ha svoltato a tutti gli effetti la stagione di Atlanta che ora appare come una squadra motivata e sicura dei propri mezzi.

McMillan ha finora vinto il confronto in panchina con Tom Thibodeau, il principale artefice del ritorno ai playoff di New York che però non ha visto funzionare il suo gioco difensivo e a ritmi bassi oltre alla discutibile scelta di scongelare Frank Ntilikina (che nella serie ha giocato finora poco più di 3 minuti in totale) per difendere su Young nel possesso decisivo di gara-1, quello del canestrone di cui sopra. Thibo è stato inoltre tradito dalle sue stelle, con Julius Randle (15 punti scarsi di media con un pessimo 29.5% dal campo nelle prime tre gare) e RJ Barrett in netto calo rispetto alla regular season e Rose a ritrovarsi, di fatto, leader offensivo.

Un ritrovato Derrick Rose a colloquio con coach Thibodeau

Un ritrovato Derrick Rose a colloquio con coach Thibodeau

Vedere l’ex Chicago Bulls dominare il campo dopo tutte le sue traversie è davvero un bel vedere ma il fatto che il giocatore principale dei Knicks sia diventato lui, che doveva piuttosto essere un collante d’esperienza, è sintomatico di qualcosa che si è rotto nel meccanismo di New York. Non hanno aiutato inoltre le cortissime rotazioni di Thibodeau che probabilmente sono uno dei motivi del calo di Barrett ma soprattutto di un Randle titolare del premio di Most Improved Player.

La serie è tutt’altro che finita, ma ha preso una chiara direzione: quella degli Hawks di Trae Young.

Post By Marco Mezza (17 Posts)

Sotto la copertura di un tranquillo (si fa per dire) insegnante di matematica si cela un pazzo fanatico di tutto ciò che gira intorno alla spicchia, NBA in testa. Supporter della nazionale di Taiwan prima di scoprire che il videogioco Street Hoop mentiva malamente, in seguito adepto della setta Mavericks Fan For Life.

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One thought on “NBA Playoffs: il punto sulla Eastern Conference

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