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Lo scorso anno la Pacific Division si presentava come la sede della Battle of Los Angeles, due squadre nettamente superiori alla concorrenza tanto da far pensare al loro scontro come a delle Finals anticipate. Poi sappiamo tutti com’è andata a finire, in una stagione disastrata dalla pandemia e riavviata nella bolla: i Lakers hanno tenuto fede al pronostico tirando dritti come un carro armato, mentre i Clippers si sono sciolti aprendo tanti interrogativi inediti.

Per la nuova annata 2020/2021 si riparte da lì, con tanti dubbi su cosa accadrà fuori dalle arene prive di pubblico e con altrettanti dubbi sul valore delle forze in campo nella Pacific Division. Una cosa è certa: i Lakers sono i favoriti per ripetersi, e i Clippers hanno voglia di rifarsi – e il giusto organico per riuscirci.

A proposito di interrogativi e disastri: chi ne ha più degli Warriors? Ma c’è la nota lieta del ritorno in campo di Steph e l’atteso esordio del rookie James Wiseman. Mentre Sacramento prova a trovare una strada fuori dalla mediocrità, Phoenix sembra avere già imparato a leggere la bussola: a nord, la lancetta indica Chris Paul.

LOS ANGELES CLIPPERS

Arrivi: Nicolas Batum, Ky Bowman, Serge Ibaka, Luke Kennard, Daniel Oturu, Jay Scrubb, Rayjon Tucker

Partenze: JaMychal Green, Montrezl Harrell, Rodney McGruder, Johnathan Motley, Joakim Noah, Landry Shamet

Probabile quintetto: Patrick Beverley, Kawhi Leonard, Paul George, Marcus Morris, Ivica Zubac

Punti di forza: Il roster è costruito per vincere, Kawhi e George restano uno dei migliori one-two punch della NBA

Punti di debolezza: La panchina ha perso profondità, il nuovo coach è un’incognita, bisognerà superare il trauma dell’eliminazione agli ultimi playoff

Analisi: Dopo i fuochi d’artificio della scorsa offseason, stavolta la dirigenza ha lasciato pressoché intatti i pezzi sullo scacchiere, ma ha cambiato l’elemento forse più importante: il cervello che detta le mosse. Via Doc Rivers, capro espiatorio per l’insuccesso nella bolla di Orlando, arriva Tyronn Lue che come head coach avrebbe anche vinto un anello NBA, e ha l’esperienza giusta nel trattare con superstar un po’ esigenti (qualsiasi riferimento a Kawhi Leonard è voluto).

Certo, quando poi si presenta dimenticando il nome di un suo giocatore, qualche dubbio su come riuscirà a tenere coeso un gruppo così frizzante sorge per forza. Ma è un nome del giusto calibro per puntare alla vittoria, e per proseguire nel solco tecnico tracciato da Rivers.

Sì, perché il problema che ha fermato i Clippers nella serie di playoff contro i Nuggets sembra avere cittadinanza negli spogliatoi, più che dentro al campo. Una squadra che di fronte alla difficoltà è implosa, dando sfogo ai reciproci malumori, incapace di trovare un punto di riferimento. Kawhi e George dovranno dimostrarsi leader più solidi, e il secondo dovrà anche trovare la continuità di rendimento per cui i Clippers l’hanno voluto (dopo le brutte prestazioni nella bolla, PG13 ha già dichiarato che ha in canna un stagione da MVP, per mettersi alle spalle la pioggia di critiche e meme). Ma ritrovare la fiducia in se stessi e nei compagni non sarà facile.

In questo, l’arrivo di due veterani come Nicolas Batum e soprattutto Serge Ibaka (che sarà utilissimo per occupare i punti deboli del roster, gli spot di 4 e 5) potrà essere di grande aiuto, sedando magari gli animi ardenti di Beverley e Marcus Morris. Da vedere anche come la squadra reagirà alla partenza di Montrezl Harrell: un gallo in meno nel pollaio, certo, ma anche un sesto uomo dell’anno in meno. Per portare energia alla second unit adesso è rimasto solo Lou Williams, ma chissà quanti anni ad alto livello ha ancora in faretra.

Record 2019-2020: 49-23

Previsione 2020-2021: 47-25

LOS ANGELES LAKERS

Arrivi: Marc Gasol, Montrezl Harrell, Wesley Matthews, Alfonzo McKinnie, Dennis Schröder

Partenze: Avery Bradley, Danny Green, Dwight Howard, JaVale McGee, Rajon Rondo, J.R. Smith, Dion Waiters.

Probabile quintetto: Kentavious Caldwell-Pope, Wesley Matthews, LeBron James, Anthony Davis, Marc Gasol

Punti di forza: I campioni possono giocare con meno peso sulle spalle, la formula di coach Vogel non è cambiata, le conferme pluriennali di LeBron e Davis fanno bene al morale

Punti di debolezza: Manca ancora la terza star da affiancare a LBJ e AD, la partenza di Rondo rischia di pesare

Analisi: Una offseason semplicemente perfetta quella messa in piedi da Rob Pelinka: mantenere intatto ciò che ha reso tali i campioni in carica e al tempo stesso rafforzare e perfezionare il roster non è cosa da tutti i giorni, specie quando hai gli occhi di tutti puntati addosso. Col senno di poi è facile riconoscere nella cavalcata ai playoff dei Lakers il marchio dei vincenti, ma gioverà ricordare che prima dell’inizio della scorsa stagione i dubbi sull’operato della dirigenza gialloviola erano tanti – e legittimi, dopo aver mancato la firma di una terza star.

La terza star non è arrivata nemmeno quest’anno, ma forse Pelinka non l’ha nemmeno cercata. Certo, era suggestivo immaginare una reunion del banana boat team con i Lakers che sacrificavano mezza squadra per arrivare a Chris Paul, ma la gestione Vogel ha dimostrato che accanto a LeBron e Davis, un gruppo ben calibrato di gregari può fare tutta la differenza del mondo.

E allora, in quest’ottica, Schroder, Gasol e Harrell sono acquisti straordinari, con Wesley Matthews che va a tappare il buco lasciato da Danny Green. Con la partenza di Howard e Rondo i Lakers rischiano di perdere una delle qualità che li ha resi peculiari, la voglia di riscatto di due veterani disposti al sacrificio, ma Harrell e Schroder sono pedine nettamente più giovani, perfette per dare energia a una second unit talvolta un po’ pigra.

A LeBron mancherà il supporto che Rondo gli forniva nel playmaking, Schroder ha più gambe ma meno testa, ma Gasol potrebbe compensare – e poi, con il rinnovo pluriennale, Davis è pronto a prendersi sempre più responsabilità, posto che LeBron ha ancora qualche anno da giocare ad altissimo livello e non sembra volerne sapere di passare la torcia.

E Kyle Kuzma? Dato partente da tutti, pezzo pregiato per qualsiasi ipotesi di scambio, Pelinka lo tiene in squadra e lo coccola, dimostrando di pensare anche a un futuro post-LeBron e, già che c’è, dando fiducia al ragazzo – che forse non sarà mai quella terza star, ma potrebbe diventare un notevole valore aggiunto rispetto alla scorsa stagione.

Record 2019-2020: 52-19

Previsione 2020-2021: 50-22

GOLDEN STATE WARRIORS

Arrivi: Kent Bazemore, Nico Mannion, Kelly Oubre, Axel Toupane, Brad Wanamaker, James Wiseman

Partenze: Ky Bowman

Probabile quintetto: Stephen Curry, Andrew Wiggins, Kelly Oubre Jr., Draymond Green, James Wiseman

Punti di forza: Steph che ritorna a pieno servizio, un gruppo di campioni non ancora sazi e con tanta voglia di rivalsa

Punti di debolezza: L’infortunio di Klay Thompson è una mazzata; quanto peserà il terreno perso nello scorso anno sabbatico?

Analisi: Lasciamo perdere le questioni di tifo; la notizia del nuovo infortunio a Klay Thompson, per giunta grave come la rottura del tendine d’Achille, è stato un acutissimo dolore sportivo che ha colpito tutti quanti. L’idea di rivedere il suo rilascio di palla divino, e di rivederlo in campo con Steph e Draymond Green, è qualcosa che dovrebbe far sorridere ogni appassionato di pallacanestro. E invece l’attesa si prolunga, non di poco, e i piani dei Warriors cambiano radicalmente, a testimonianza di quanto Klay sia stato importante per loro, spesso più di quanto non apparisse.

Il progetto degli uomini di Kerr era chiaro: ci siamo fermati per riprendere fiato dopo una serie di sfortune, ma non siamo diventati obsoleti, nessuno ci ha ancora battuti al pieno delle forze, e dopo un anno sabbatico torneremo a competere per il titolo. Senza Klay, sarà durissima. Anche se c’è tanta gioia nel veder tornare in campo Steph Curry, guarito, riposato, peraltro molto attivo sul fronte sociale durante la pandemia, e pronto a una stagione da MVP.

Green però deve scrollarsi di dosso le tossine accumulate nella misera annata precedente, perché con sole 15 W anche un vincente nato come lui rischia di abituarsi alla sconfitta; e c’è anche il problema che, nella detta misera annata, nessun nuovo nome è emerso come pedina imprescindibile, tanto è vero che per riempire il quintetto ci si è rivolti al mercato con la firma di Kelly Oubre – un buon fit, ma (e il dubbio vale anche per Wiggins) ha tutto da dimostrare quando si tratta di puntare a vincere.

Una cosa buona, però, lo sciagurato 2020 dei Warriors l’ha portata; la firma di James Wiseman, il lungo più promettente in una nidiata di rookie piuttosto povera di talento, nonché perfetto compagno di frontcourt, almeno sulla carta, per Green. Quando un lottatore torna a combattere dopo una lunga inattività, come accaduto di recente a Mike Tyson, si parla sempre di ring rust, la ruggine accumulata nel tempo e che richiede una certa pazienza per essere smaltita: i Warriors hanno ancora pazienza, e dovranno averne per valutare lo sviluppo dell’acerbo Wiseman, ma non poi così tanta – sarà anche vero che l’ultima volta sono stati battuti dagli infortuni e non solo dai Raptors, ma il resto della lega preme per superarli mentre loro sono fermi ai box. Forse, l’hanno già fatto.

Record 2019-2020: 15-50

Previsione 2020-2021: 36-36

SACRAMENTO KINGS

Arrivi: Vincent Edwards, Tyrese Haliburton, Frank Kaminsky, Chimezie Metu, Jahmi’us Ramsey, Glenn Robinson III, Hassan Whiteside, Robert Woodard

Partenze: Kent Bazemore, Bogdan Bogdanovic, Corey Brewer, Yogi Ferrell, Harry Giles, Alex Len

Probabile quintetto: De’Aaron Fox, Buddy Hield, Harrison Barnes, Marvin Bagley III, Richaun Holmes

Punti di forza: Gerarchie ristabilite con il rinnovo di Fox, lui e Bagley sono i giovani in rampa di lancio

Punti di debolezza: Mercato, come al solito, caotico; Bogdanovic se ne va con l’amaro in bocca, e la squadra sembra ancora lontana dal possedere una cultura vincente

Analisi: Potremmo partire con il pasticcio combinato dalla dirigenza con l’affare Bogdanovic per spiegare come i Kings, pur con tutta la buona volontà, proprio non ce la facciano ad azzeccarne una giusta (per chi non fosse aggiornato: Bogdanovic era stato inserito in uno scambio con i Milwaukee Bucks, poi saltato per futili motivi, ed è infine stato perso a zero da unrestricted free agent, con i Kings che non hanno pareggiato l’offerta degli Hawks).

Lasciamoci però il beneficio del dubbio: se da un lato perdi uno dei talenti più cristallini del basket internazionale, mai messo in condizione di sbocciare, dall’altro Buddy Hield può tornare in quintetto dopo l’incomprensibile retrocessione operata da coach Walton che gli tolse minuti dopo il suo breakout year. Da anni, ormai, la storia dei Kings si riassume in un concetto: gerarchie confuse, e l’eterna lotta per ristabilirle.

Da questo punto di vista, il contrattone firmato da De’Aaron Fox può aiutare. Certo, il ragazzo deve ancora dimostrare tante cose, ma su certi aspetti è già tra i primi della lega e ha mostrato lampi di grande agonismo. Dandogli definitivamente le chiavi, i Kings metteranno alla prova anche la sua leadership, intavolando al tempo stesso un test per coach Walton – un test che ha il sapore dell’ultimatum, perché se non riesci a tirare fuori il massimo dalla tua stella designata, allora forse c’è un problema di compatibilità di fondo.

Un’altra caratteristica che è diventata storica nei recenti roster dei Kings è l’ingorgo nel frontcourt. E’ tempo di dare spazio a Marvin Bagley, che era già partito forte prima dell’infortunio al piede e che ora è tornato sano e arruolato, terminale di un futuribilissimo duo con Fox… senonché, per rimpiazzare la partenza di Harry Giles sono arrivati non uno ma due lunghi, Kaminsky e Whiteside, quest’ultimo un po’ ingombrante. Di nuovo, buon lavoro – e buona fortuna – a coach Walton.

Record 2019-2020: 31-41

Previsione 2020-2021: 33-39

PHOENIX SUNS

Arrivi: Ty-Shon Alexander, Jae Crowder, Langston Galloway, Damian Jones, E’Twaun Moore, Johnathan Motley, Abdel Nader, Chris Paul, Jalen Smith

Partenze: Aron Baynes, Cheick Diallo, Ty Jerome, Frank Kaminsky, Jalen Lecque, Élie Okobo, Kelly Oubre, Tariq Owens, Ricky Rubio

Probabile quintetto: Chris Paul, Devin Booker, Mikal Bridges, Jae Crowder, Deandre Ayton

Punti di forza: Si riparte di slancio dopo l’8-0 nella bolla; se Booker ha già toccato l’apice, Ayton può solo crescere; l’aggiunta di Paul è garanzia di successo

Punti di debolezza: Dietro le tre stelle il roster ha qualche buco; Paul sta cercando di vincere subito, ma forse l’orologio di Booker e Ayton non è altrettanto maturo

Analisi: Insieme a Portland e all’esplosione dei Nuggets ai playoff, i Phoenix Suns sono stati una delle più belle storie nel silenzioso basket della bolla. Con un imprevedibile 8-0 nei seeding matches, i Suns sono andati vicini a giocarsi lo spareggio per accedere ai playoff, chiudendo con il botto una stagione che era iniziata bene ma che poi si era insabbiata nelle secche di metà classifica.

C’erano un po’ di nodi di lineup da sciogliere, e la guida di Monty Williams doveva ancora attecchire sul gruppo e maturare, dopo anni segnati da una linea tecnica poco decisa. Poi però nella bolla la convinzione è cresciuta, e la dirigenza ha pensato di cogliere la palla al balzo muovendosi aggressiva sul mercato, convinta che, se Booker continua a essere in stato di grazia tenendo uno standard da All-Star, allora si può subito spiccare il salto tanto atteso. Per esempio: se Booker si è esaltato al fianco di un playmaker ordinato come Ricky Rubio, quanto si potrà pensare in grande sostituendo lo spagnolo con una sua versione migliore?

Inserire nell’equazione Chris Paul, rinato e con le quotazioni altissime dopo lo straordinario riscatto dell’annata a OKC, vincente oltre ogni aspettativa e priva di infortuni. CP3 non ha più molta pazienza e gradirebbe lottare per un anello, ma ha anche tanto orgoglio e amore per la pallacanestro, il che comprende l’amore per i progetti ambiziosi e interessanti: quello di Phoenix, eccome se lo è.

Basti pensare a come il tandem Paul-Booker possa dare la scossa alla crescita di Deandre Ayton, che è a un’unghia dal diventare un lungo straordinariamente incisivo su entrambi i lati del campo. Jae Crowder è un’altra aggiunta ben studiata, un ponte preziosissimo tra gli spot di 3-4 (quelli più deboli del roster, dove coach Williams cercherà di pescare qualcosa da Mikel Bridges o dal rookie Jalen Smith), un baluardo difensivo per sostituire l’offensive-minded Kelly Oubre.

La presenza di Paul significa puntare come minimo ai playoff, e a Devin Booker prudono le mani per fare un po’ di rumore contro le grandi.

Record 2019-2020: 34-39

Previsione 2020-2021: 41-31

Post By Andrea Cassini (118 Posts)

Scrittore e giornalista in erba - nel senso che la mia carriera è fumosa -, seguo la NBA dall'ultimo All Star Game di Michael Jordan. Ci ho messo lo stesso tempo a imparare metà delle regole del football.

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