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Siamo tutti debitori di un grazie sincero verso i Miami Heat. Gara 4 è stata una competizione vera, non necessariamente con la reale impressione che la serie potesse andare sul 2-2 ma perlomeno si è decisa nel finale.

E’ un 102-96 per i Los Angeles Lakers che significa 3-1. E’ un margine quasi irrecuperabile, anche se in questi playoff pandemici è stato già rimontato due volte dai Denver Nuggets. Non vedo ad ogni modo i presupposti in queste Finals.

E’ tornato Bam Adebayo e si è fatto sentire, 15 punti e 7 rimbalzi in 33 minuti. Il problema però è difensivo. Contro AD sotto canestro si è costretti di fatto a tirare da fuori e fin quando Tyler Herro (21pts, 3-7 da tre) e Duncan Robinson (17pts, 3-6 da tre) hanno riaggiustato il tiro la gara è stata aperta quasi fino al termine.

Poi serviva quel guizzo in più e questi Heat in attacco non ce l’hanno. Butler ha avuto un’altra grande gara ma è sceso come minimo di un piano sotto dalla celestiale gara 3. Ad un assist da un’altra tripla doppia, 22 punti, 10 rimbalzi e 9 assist, ancora con ottime percentuali (8-17 dal campo) ma questa volta lo schema difensivo di coach Vogel non ha fatto prigionieri.

Su di lui infatti sono andati senza eccezioni LeBron e in aiuto AD, è stato raddoppiato in maniera sistematica. Non c’è stato scampo e nonostante una pressione difensiva degna di una superstar da temere quale ovviamente è ha tirato fuori un’altra prestazione intelligente e grintosa, come suo solito.

Quindi nessuna colpa e nessuna scusa. Miami se l’è giocata quasi al meglio. Semplicemente questi Lakers sono una squadra migliore e hanno vinto un finale tirato con la propria difesa.

LEBRON VEDE IL TITOLO DI MVP DELLE FINALS

Già in gara 3 si era costruito un vantaggio su Anthony Davis, ora è il favorito a prendersi questo titolo di MVP senza quasi più concorrenza.

Primo tempo nervoso, con tanti errori, alla fine saranno addirittura 6 i turnover ma nel secondo si prende in mano la squadra. Un suo bellissimo fadeaway di memoria MJ dei bei tempi è uno dei piccoli dagger che tiene a bada gli Heat nel loro tentativo di recupero.

A dire il vero si è preso almeno un paio di triple forzate, se non addirittura tre, che non hanno infilato definitivamente il coltello nelle piaghe di Miami, lasciando aperta ancora per un po’ la questione.

Ne segna 28 con 8-16 dal campo, cattura 12 rimbalzi e smazza via 8 assist, ancora una volta arriva vicino alla tripla doppia senza agguantarla.

Secondo il mio modesto giudizio è fin troppo attento ad essere un “facilitator”. Nel finale si è preso maggiori responsabilità e solo in parte le ha convertite ma dovrebbe essere più sanamente egoista ed aggressivo.

La realtà è che a 35 anni comanda ancora lui, lo si voglia riconoscere o meno.

I LAKERS CORRONO

I Lakers sono più atletici, più forti fisicamente, con più centimetri e con più chili. Su un piano però gli Heat la stanno perdendo nettamente, nonostante coach Spoelstra lo continui a ripetere ai suoi.

Sulla corsa. La transizione gialloviola porta quasi sempre due punti, a volte anche tre e la conversione da rimbalzo difensivo è stata finora letale.

Se giochi con Herro e Robinson guadagni quello che si può da un movimento di palla efficace nel cercare il tiratore libero ma soccombi nel rientrare in difesa perché ognuno dei corrispettivi esterni dei Lakers corre meglio e più veloce.

IL TERZO VIOLINO

E’ ormai ufficiale. Kuzma non è la terza arma offensiva. Ha avuto due buone partite, ieri ha chiuso con 9 punti e 2 triple ma sono solo piccole fiammate.

Il riconoscimento di terzo violino va ormai definitivamente a Caldwell-Pope. 15 punti, 3-8 da tre, 6-12 dal campo con giocate importanti nel finale compresa una tripla dall’angolo su scarico di LeBron che alla lunga è risultata decisiva.

Gli si chiede di fare il suo lavoro e lo fa bene, batte anche Caruso e l’incostante e monotono Danny Green che continua ad avere percentuali basse nell’unico mestiere per cui è pagato, tirare da dietro l’arco.

RONDO’ ANGELENO

A guidare la danze può essere ed è decisamente LeBron per buona parte della gara ma quando il gioco si fa duro Rajon Rondo entra in campo e non delude mai. Segna di layup in penetrazione, mette a posto AD per la tripla della staffa.

Abbiamo sempre detto che averlo è davvero un lusso. LeBron è un ragazzo sincero e pubblicamente esalta il ruolo che l’ex Celtic sta avendo in questa squadra. Bastano due giocate di un IQ cestistico superiore e Miami svanisce.

DALL’1-3 NON SI RIMONTA

C’è solo un uomo sulla faccia della terra che conosce cosa significhi rimontare da 1-3 e vincere un titolo. Quell’uomo è LeBron. Sempre lui, chi altrimenti.

Successe nel 2016 e i suoi Cavs firmarono l’impresa contro gli invincibili Warriors del 73-9 in stagione regolare. Fu l’unica volta nella storia NBA su 35 occasioni. Non penso vedremo qualcosa del genere in tempi brevi.

Di solito non scommetto mai e se per questo inviterei chi mi legge a non buttare troppi soldi in tal senso. Però ci siamo, avevo dato i Lakers vincenti 4-1 e tutto sembra andare in questa direzione.

Non vorrò soldi se ci azzecco, tranquilli. Basta un sorriso. Un sorriso di LeBron. Se lo merita in fondo, i Warriors di cui sopra gli hanno privato almeno una volta di troppo la gioia di essere davvero sul tetto del mondo.

Gara 5 con un giorno in più di riposo, diciamo grazie ad Adam Silver. Riposeranno i nostri occhi nel cuore della notte e le gambe e le braccia di questi ragazzi onestamente troppo stremati.

Serve la quasi perfezione di gara 3 per Miami ed un contributo più sostanzioso della sua panchina. Ieri c’è stato solo un povero 4-19 per totali 13 punti.

I Lakers sono ad un passo, questa volta non solo in senso letterario, dal diciassettesimo titolo della loro storia, il primo dell’era LeBron ed AD.

Può anche essere l’inizio di una mini-dinastia ma per ora godiamoci lo spettacolo di uno splendido trentacinquenne che ha ancora tanta voglia di divertirsi. C’è almeno un’intera generazione di fan che di fatto non ha visto delle Finals senza di lui in campo. Sono le none delle ultime dieci.

E’ tempo di aggiornare quel record troppo pesantemente negativo. 4-10 non suonerebbe ancora molto bene e ricorda il mio voto in Greco al Liceo ma i numeri non possono riassumere sempre tutto. La sua legacy si arricchisce ed è fino in fondo l’unica cosa che conta.

Post By Mick (119 Posts)

"E qualcosa rimane tra le pagine chiare e le pagine scure..."

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6 thoughts on “NBA Finals 2020 : Lakers sul 3-1 ad un passo dal trionfo

  1. Ciao, complimenti per l’analisi tattica per la partita davvero ben fatta.
    Su questa personalmente non concordo solo su una cosa. Nei lakers ritengo che il 3° violino sia a tutti gli effetti Rondo, non KCP anche se sicuramente quest’ultmo segna di più perché è chiamato a fare quello.

    Non concordo invece sui toni usati per magnificare Lebron.
    Lunga premessa: ha giocato PO stellari (come sempre ma meno che negli anni passati) e se vincesse l’MVP non c’è nulla da dire è sicuramente meritato.
    Aggiungo anche che dopo G3 di Davis è in vantaggio su quest’ultimo ed ad oggi io lo assegnerei a James…
    MA, venendo alla G$ mi dispiace ma la difesa su Butler l’ha principalmente fatta Davis, e questo non lo dico solo io che non conto un cazzo, ma un po’ tutti i siti sky compreso; più in generale in G3 Davis è stato ancora una volta IL fattore difensivo dei gialloviola. Oltre al fatto che sta viaggiando a percentuali ridicole del tipo 61-55-100%.
    Qualora, e questa cosa non l’ho mai capita, il giudizio andasse a coprire tutta la cavalcata PO allora Davis si è dimostrato più deciso di James.
    Se invece guardiamo alle finals in senso stretto ad oggi, con G5 da giocare, James leggermente meglio di Davis, perché ha numeri migliori, perché è stato più costante (comunque in G3 inizio brutto, parte centrale ottima, ultimi 6 minuti di partita da incubo). Davis ha dalla sua un apporto difensivo nettamente migliore, perché più condizionante, e % migliori.
    Tutto questo per dire che secondo me non c’è un vincitore netto come hai scritto, motivo per cui non condivido i toni assoluti, quasi difensivi, che mi sembra hai usato nell’articolo.
    Credo che G5 a fronte di una prestazione nettamente migliore di uno dei 2, E SEMPRE AMMESSO CHE IL TITOLO VENGA VINTO, possa definire meglio il più meritevole.

    • Rondo pesa molto più di Davis nella consistenza della squadra di James. Senza Davis James il titolo lo vincerebbe uguale (gli servirebbe solo un altro con punti nelle mani e difesa, uno qualsiasi, da Sabonis in giù). Senza Rondo no, come non ce l’avrebbe fatta senza Wade o senza Irving.

        • …ed esaltato oltremisura l’orpello-Davis.

          Ad ogni modo come Rajon ogni anno rischi di restare a spasso testimonia quanto capiscano di basket in NBA.

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