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Lo scontro che tutti aspettavano è finalmente realtà: la finale della Western Conference vedrà di fronte i campioni in carica della NBA contro la squadra con il miglior record della stagione regolare. Le due formazioni più attese sono arrivate dove le volevamo e ora potremo goderci una serie che, sulla carta, si promette in grado di riscattare delle semifinali di Conference a dire il vero piuttosto scialbe. Ma proviamo ad andare un po’ più nel dettaglio per analizzare pregi e difetti (se ce ne sono) di entrambe le formazioni.

L’ANALISI DELLA SERIE

The Dream Matchup. La finale anticipata. Chiamatela come volete, di certo quella tra Rockets e Warriors sarà una serie di altissimo livello tecnico, perché entrambe queste due formazioni avevano e hanno le carte in regola per considerarsi favorite al titolo NBA 2017/18.

Se siamo ormai abituati a vedere Golden State ancora in gioco a questo punto del calendario, per i Houston è necessario fare un discorso un po’ diverso. Non perché i Harden e soci siano una meteora ad alti livelli, perché i Rockets sono arrivati ai playoff per la sesta stagione consecutiva (seppur con tre sconfitte al primo turno e senza aver mai raggiunto la finale NBA). Questa però è la prima volta in cui Houston appare una credibile contender al titolo finale, status raggiunto grazie ad una regular season eccezionale ma soprattutto grazie all’arrivo di Chris Paul. L’approdo in Texas dell’ex-Clippers ha dato infatti un fondamentale upgrade al backcourt quando il play è in campo assieme a James Harden, ma soprattutto ha permesso alla squadra di rimanere estremamente pericolosa anche quando il Barba va ad accomodarsi in panchina. La sopraggiunta maturità tecnica di giocatori come Eric Gordon e Clint Capela ha fatto il resto, generando un attacco atomico che è ingannevolmente additato come una macchina da punti veloci ma che esprime invece tutta la sua efficienza proprio nel gioco a metà campo.

Ma con tutti i pregi di Houston, mi pare che un po’ troppe persone siano state tratte in inganno dalla stagione sonnacchiosa disputata da Golden State. Steve Kerr ha imparato molto bene dall’annata da 73 vittorie che una regular season tirata al massimo può rivelarsi controproducente quando le energie residue si pesano con il bilancino e in questi mesi ha gestito il suo roster con particolare attenzione, anche “lucrando” su alcuni piccoli o medi infortuni dei suoi giocatori per farli riposare ed averli freschi per la parte più importante dell’anno. I Warriors di oggi sprizzano energia da tutti i pori e, soprattutto offensivamente, sono ancora la macchina inarrestabile che siamo abituati a vedere da ormai diversi anni.

Difendere contro Golden State è come tentare di risolvere il cubo di Rubik… al buio. Se raddoppi Curry ti ammazza Thompson con il tiro da fuori. Se cambi forsennatamente sui blocchi prima o poi troverai KD accoppiato con un marcatore più piccolo di cui potrà abusare in post basso. Se decidi di trascurare Green le sue doti di passatore gli permetteranno di servire fin troppo facilmente i compagni o di avvicinarsi per una comoda conclusione al ferro. Senza dimenticare gli efficaci roll di McGee o l’intelligenza cestistica di Iguodala, più gli altri role players che possono beneficiare della minima attenzione a loro riservata per contribuire in modo utile alla causa. Come detto, un enigma semi-insolubile per tutti, che i Rockets dovranno però cercare in qualche modo di risolvere se vorranno sopravvivere a questo scontro.

Un minuto e ventisette secondi dedicato a chi crede che Steph Curry sia solo un buon tiratore

LO STATO DI FORMA

Houston e Golden State arrivano a questo appuntamento in modo ben diverso rispetto al medesimo incontro che ebbe luogo nel 2015. Allora una finale di Conference praticamente a senso unico (4-1 il risultato finale) valse ai Warriors il primo approdo alle NBA Finals e fu l’inizio del ciclo vincente che ha portato ad Oakland due titoli (più un altro perso sul filo di lana) in tre stagioni. Oggi, per quanto possa sembrare paradossale visto che i Dubs sono pur sempre i campioni in carica, molti analisti danno addirittura favoriti Harden e i suoi Rockets, che hanno chiuso la stagione regolare alla quota record di 65 vittorie vincendo anche due dei tre scontri diretti contro la banda di Steve Kerr.

I playoff fino a qui disputati hanno visto i Warriors sbarazzarsi con grande facilità sia dei San Antonio Spurs, sicuramente un po’ più âgée rispetto al loro passato ma pur sempre temibili, che dei sorprendenti New Orleans Pelicans, che avevano stupito tutti passeggiando al primo turno contro i Blazers. Entrambe le avversarie sono state rimandate a casa con il netto punteggio di 4-1, lasciando anche l’impressione che le vittorie “della bandiera” di entrambe le formazioni sconfitte siano arrivate più per una eccessiva dose di relax che per una reale difficoltà dei campioni in carica.

I Rockets hanno invece sconfitto al primo turno i Minnesota Timberwolves per 4 a 2 e in semifinale gli Utah Jazz per 4 a 1, ma in entrambe le occasioni sono sembrati più in difficoltà rispetto a quanto fosse pronosticabile (e forse auspicabile). Contro i TWolves hanno sofferto troppo la fisicità di Butler e compagni, mentre i Jazz sono riusciti a metterli in difficoltà grazie ad un’organizzazione di gioco molto solida, seppur povera di talento e oltretutto in contumacia Ricky Rubio.

James Harden sarà con ogni probabilità l’MVP 2017-2018. Se avete bisogno di un manifesto della sua stagione, chiedete referenze al povero Wesley Johnson

I PROTAGONISTI

Se volete delle star, in questa serie ce ne sono a bizzeffe. Il Death Lineup (o Hamptons Five, chiamateli come volete) degli Warriors è ormai una superstar di per sé, visto che anche in questi playoff sta facendo onde: con il quintetto Curry-Thompson-Iguodala-Durant-Green sul parquet Golden State ha un offensive rating di 125.5 e un defensive rating di 87.6, con un astronomico differenziale di quasi 40 punti su 100 possessi. Avete davvero bisogno di altre cifre? Kerr ha utilizzato questa strutturazione già dal primo minuto in diverse partite di questi playoff, c’è da vedere se sceglierà di farlo da subito anche contro i Rockets oppure se opterà per McGee da centro per opporlo al pariruolo Clint Capela.

Capela che è ormai da considerare a pieno titolo uno dei Big Three di Houston. Il centro svizzero è devastante a rimbalzo e puntualissimo nel ricevere i palloni alzati nella zona del ferro, ma soprattutto negli ultimi due anni è cresciuto difensivamente a livelli da primo quintetto NBA. È ovvio però che il peso dell’attacco e delle aspettative ricadrà per la maggior parte sulle spalle del duo Paul-Harden.

Se James Harden è stato fino a ieri l’alpha dog di questa squadra e in questi playoff sta comunque producendo 28.5 punti a gara conditi da 7.4 assist e 5 rimbalzi (mica bruscolini), nelle ultime partite è sembrato che sul sedile del cocchiere si sia assiso con una qual certa decisone The Little General, al secolo Christopher Emmanuel Paul. CP3 nei playoff ha aumentato la produzione dai 18.6 punti della regular season fino a 21.8, ma soprattutto ha dato l’impressione di essere lui quello deputato a guidare il gruppo nei finali di gara, come ampiamente dimostratonell’ultima e spettacolare gara 5 con i Rockets in cui Harden è stato relegato al mero ruolo di spettatore non pagante. L’ex Clippers si è finalmente tolto la scimmia dalla spalla arrivando alla prima finale di conference della sua carriera, ma non ha certo intenzione di fermarsi qui.

Definire invece chi tra gli All Star di Golden State sia da considerarsi il giocatore più pericoloso è difficile, vista la strabordante quantità di talento disponibile nel roster di Steve Kerr. Sia Curry, che Thompson, che Green possono essere di volta in volta i giocatori in grado di “spaccare” una partita, ma Durant è probabilmente da considerare il closer degli Warriors per la sua capacità di isolarsi in qualsiasi situazione di campo e produrre punti in situazioni clutch.

Il leggendario quarto quarto di Chris Paul in Gara 5 contro i Jazz. Se vedete un tizio con la barba parcheggiato ai margini dell’inquadratura non vi sbagliate, è proprio James Harden

LE POSSIBILI SORPRESE

Il supporting cast dei Rockets ha dimostrato in questa stagione di essere in grado di produrre punti con continuità, Gordon e Tucker in particolare. Ma per vincere una serie alle sette partite con i Warriors servirà qualcosa di eccezionale, quindi vado con Gerald Green, che definire affidabile sarebbe un filo rischioso ma che è sicuramente in grado di prodursi in un paio di partite da 20+ punti anche prendendo tiri molto difficili. In casa Warriors fino ad oggi si è dimostrato molto utile Kevon Looney, gradito a Kerr per la sua capacità di cambiare difensivamente sui blocchi, ma potrebbe essere arrivato il momento di salire al proscenio per David West o di Shawn Livingston, veterani di qualità e intelligenza che lo staff tecnico di Golden State sta tenendo in canna per il momento del bisogno.

Ah, in caso di un’altro rematch in Finale tra Warriors e Cavs preparatevi a Durant vs Rihanna Capitolo 2…

IL PRONOSTICO

Nonostante il luccicante record che i Rockets hanno registrato in regular season, l’impressione è che i Warriors abbiano imparato a scalare le marce con un’efficienza da pilota di Formula 1 e che siano ancora da considerarsi i favoriti di questa serie. Anche Paul e soci sono in grado di prodursi in parziali spaccagambe grazie alla loro circolazione di palla e alla qualità dei tiri che costruiscono, ma se al top del rendimento l’attacco delle due formazioni può essere di livello comparabile la stessa cosa non può dirsi della difesa. Quando Golden State decide di difendere per davvero, per gli avversari si fa dura trovare il canestro e anche dei veri artisti della produzione offensiva come Paul e Harden si troveranno a dover prendere troppi tiri forzati o a scaricare continuativamente su compagni meno attrezzati di loro. Houston, per quanto migliorata anche nella metà campo “di dietro” non è a questo livello difensivo e ciò potrebbe non bastare per fermare un attacco che, come detto, propone talmente tanti grattacapi da far venire il mal di testa a chiunque. 4 a 2 Warriors quindi, con vista su un eventuale terzo titolo che renderebbe questa formazione da storica a leggendaria.

Post By Giorgio Barbareschi (65 Posts)

Ex pallavolista ma con una passione ventennale per il basket NBA e gli sport americani in generale. Tifoso dei Mavericks, di Duke e dei '49ers, si ispira a Tranquillo e Buffa ma spera vivamente che loro non lo scoprano mai.

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2 thoughts on “NBA CONFERENCE FINALS: HOUSTON ROCKETS VS GOLDEN STATE WARRIORS

  1. Bella analisi Giorgio. Secondo te cosa ci aspetta? Partite ai 150 punti, oppure le due squadre si snatureranno un poco rallentando i ritmi, per limitare i parziali spacca-gambe di cui sono capaci?

    • Grazie mille. Credo sarà una serie con punteggi medio-alti per una questione di qualità degli attacchi. Tra le due Golden State cercherà di alzare il ritmo il più possibile mentre Houston, che utilizza il contropiede molto meno di quanto si pensi, cercherà di rallentarlo. Vincerà probabilmente chi riuscirà ad imporre di più il proprio gioco, di certo ci sarà da divertirsi. Ciao

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