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A poco più di quarantott’ore dall’inizio dei playoff NBA, ovvero dello spettacolo sportivo più bello del mondo, cominciamo la carrellata di presentazione delle serie di primo turno con un interessante confronto tra la squadra più “operaia” che potete trovare in questa postseason, guidata da un improbabile generale di origini filippine, opposta ad un vero e proprio concentrato di talento, generato dalla più discussa strategia di sviluppo della storia recente della NBA. Mestiere contro esplosività, esperienza contro freschezza. In pratica, l’ennesimo scontro tra Ying e Yang.

L’analisi della serie

Se gli scontri ad Ovest vi sembrano più affascinanti rispetto a quelli della Eastern Conference, probabilmente avete ragione. Ma qui dovreste davvero ricredervi, perché Philadelphia-Miami sarà uno dei matchup tatticamente più interessanti di tutto il primo turno dei playoff. Inoltre sarà la prima occasione disponibile per vedere #TheProcess al banco di prova della postseason, terreno nel quale ogni nodo tende sempre a venire al pettine. Attualmente i Sixers sembrano lanciatissimi, freschi e inarrestabili, ma sappiamo per esperienza che tutto può cambiare da un momento all’altro, soprattutto quando l’aria si fa rarefatta e il pallone ad ogni possesso persa un po’ di più rispetto al solito. La giovane età di molti dei protagonisti in maglia bianco-blu potrebbe rappresentare un handicap, anche se la presenza a roster di veterani come J.J. Redick e Marco Belinelli aiuterà di certo in tal senso. Ma è imperativo non prendere sottogamba i Miami Heat, sulla cui panchina siede Erik Spoelstra, allenatore tra i più preparati (e sottovalutati) dell’intera NBA. I Miami Heat hanno avuto diversi problemi in questa stagione, tra cui il season ending injury di Dion Waiters e soprattutto la gestione di Hassan Whiteside, recentemente insignito di un contratto da superstar ma che sta deludendo non poco soprattutto dal punto di vista mentale. Per fortuna il calo di Whiteside è coinciso con la scoperta di una gemma grezza a nome Edrice “Bam” Adebayo, lungo da Kentucky di cui sentiremo parlare parecchio negli anni a venire.

Come potete intuire, Adebayo non ha particolari problemi di atletismo. Ma non c’è solo quello, fidatevi.

Lo stato di forma

Presto detto: i Philadelphia 76ers sono la squadra più in forma dell’intera NBA. Il conto delle vittorie consecutive è arrivato a quota 16, nemmeno l’assenza per infortunio al volto di Embiid sembra aver influito sulle prestazioni dei ragazzi di coach Brett Brown. Questo grazie soprattutto a Ben Simmons (al netto delle stucchevoli diatribe sul concetto di rookie intavolate con Donovan Mitchell), che da marzo in poi ha fatto un ulteriore passo avanti nella sua scalata all’elite della Lega, ma anche alla costanza di giocatori come Dario Saric e Robert Covington che spesso portano un contributo decisivo pur rimanendo lontano dai riflettori più luminosi. Simmons ha chiuso l’annata intorno ai 16 punti, 8 rimbalzi e 8 assist di media, ma dall’All Star Game in poi le sue prestazioni sono letteralmente decollate. Dall’altra parte gli Heat sono stati molto più altalenanti, ma hanno saputo mantenersi in linea di galleggiamento per tutta la stagione pur chiudendo in leggero calo la regular season (5-5 nelle ultime 10 gare). L’infermeria però è praticamente vuota, con Goran Dragic tenuto a riposo precauzionale ieri notte ma che sarà sicuramente disponibile per la Gara 1 di Sabato. L’opening act resta invece improbabile per Joel Embiid, che più probabilmente vedremo in campo a partire dalla prossima settimana.

Per aver messo K.O. Embiid la botta dev’essere stata davvero forte

I protagonisti

Impossibile non citare nuovamente il duo Simmons-Embiid, che rappresenta la versione 3.0 del vostro tipico asse play-pivot, nel quale a sparare da tre è quello alto 2.13 e pesante 115 kg mentre il palleggiatore a tirare da quella distanza non ci pensa nemmeno. Sull’altra sponda è più difficile trovare la vera stella, perché Dragic è stato sì un All Star in questa stagione (e protagonista di uno straordinario Eurobasket 2017 con la sua Slovenia), ma parliamo pur sempre di un giocatore di quasi 32 anni che non rappresenta proprio l’epitome del leader tecnico di una franchigia NBA. Nei piani degli Heat avrebbe dovuto esserlo appunto Whiteside, ma come detto stiamo andando male ed è probabile che si cercheranno possibili compratori in estate (seppur difficili da trovare con quel contratto e quel caratterino), anche perché dalle parti dell’ufficio di Pat Riley si tende a scherzare pochissimo. Dwyane Wade è tornato all’ovile ed è pur sempre il più forte giocatore della storia della franchigia, ma le primavere sono 36 e le ginocchia sono letteralmente quelle che sono. Insomma, Miami ha un buon collettivo ma probabilmente la vera star della squadra non la trovate in canotta/pantaloncini ma veste in giacca/cravatta e gira con una lavagnetta in mano.

Non so se lo definirei addirittura il migliore della NBA, ma tra i primi cinque lo metto di sicuro

Le possibili sorprese

Philadelphia ha tanti giocatori che potrebbero ergersi a sorpresa della serie, tra cui anche il “nostro” Marco Belinelli, ma scegliamo Markelle Fultz, che ha chiuso la regular season con una prestazione da 13/10/10 che lo ha reso il più giovane giocatore della storia a realizzare una tripla doppia e che potrebbe far saltare il banco con le sue penetrazioni nord-sud (pur ancora in assenza di uno straccio di tiro credibile). Dall’altra parte andiamo con Kelly Olynyk, giocatore di culto che già nella passata stagione si rese protagonista di una sontuosa Gara 7 di semifinale con la maglia dei Celtics. La sua capacità di tirare da fuori costringerà Embiid (o Adebayo) a seguirlo in marcatura sul periodo, liberando così l’area per le penetrazioni dei compagni.

A meno che non si chiami Anthony Bennet, mai appiccicare l’etichetta “bidone” su un giocatore troppo in fretta.

Il pronostico

La poca esperienza dei giovani Sixers farà sentire il suo peso e lo scontro tra le panchine verrà vinto da Spoelstra contro il pur bravo Brown. Ma Philadelphia è troppo profonda per essere sopraffatta da Miami, che venderà cara la pelle fino all’ultimo ma dovrà prima o poi capitolare alla superiore qualità degli avversari. 4-3

Post By Giorgio Barbareschi (91 Posts)

Ex pallavolista ma con una passione ventennale per il basket NBA e gli sport americani in generale. Tifoso dei Mavericks, di Duke e dei '49ers, si ispira a Tranquillo e Buffa ma spera vivamente che loro non lo scoprano mai.

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One thought on “NBA Playoffs First Round: Philadelphia 76ers vs Miami Heat

  1. per me è l’incrocio più squilibrato di tutti, sia ad est che a ovest: Phila-Miami 4 a 0

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