Le serie dei playoffs NBA sono lunghe, e come noto danno la possibilità ai coach di fare gli aggiustamenti del caso. Le Finals 2015 non fanno eccezione.

In quest’ottica, dopo la sconfitta all’overtime in gara 1, la prima mossa spetta di diritto a Cleveland, e non solo perché andare zero a due nella serie sarebbe come cadere in un baratro dal quale risalire  poi diverrebbe davvero difficile.

Oltre a questo, però, ci sono altri tre buoni motivi che mettono Lebron James e i suoi nella necessità di cambiare qualcosa. Il primo motivo è quello che coach Blatt ha condensato giovedì sera, subito dopo il match, con un laconico “dovremo fare di più intorno a lui”, dove per “lui” si intende ovviamente James.

Se la tua superstar accumula 44 punti, 8 rimbalzi e 6 assist e tu non vinci la partita significa che c’è qualcosa da rivedere, tanto più che in questi playoff quando James aveva segnato almeno 30 punti i suoi Cavs avevano sempre superato gli avversari di turno. Non basta che James giochi da James, c’è bisogno anche di altro.

Il secondo motivo, collegato al primo, si evidenzia dalla clamorosa differenza nell’apporto fornito alla causa dalle due panchine. Le statistiche ci segnalano un emblematico 34 a 9 per i “non partenti” di Golden State, oggettivamente troppo per qualunque squadra. Per Cleveland l’unico che ha sbloccato la casella dei punti è JR Smith, che peraltro ha chiuso con un non entusiasmante 3 su 13 dal campo.

È vero che Golden State ha deciso di difendere senza raddoppiare James, e quindi senza lasciare troppo spazio agli altri, ma in ogni caso i Cavs possono e devono fare meglio.

La terza ragione è quella di cui più si è parlato nel dopo partita, ovvero l’infortunio di Kyrie Irving durante l’overtime. È bene essere chiari, stiamo parlando dell’unica vera alternativa offensiva di grande qualità a James, ma più in generale di un giocatore che in gara 1 ha messo a referto 23 punti, 7 rimbalzi, 6 assist, 3 palle rubate e 2 stoppate (entrambe a Curry, delle quali una potenzialmente decisiva, a 24 secondi dalla fine in situazione di parità).

Senza Irving, e già senza Kevin Love, tutto il peso offensivo della squadra ricade sulle spalle, già piuttosto sotto pressione, del Prescelto. È chiaro che non è facile trovare una soluzione all’assenza di Irving, ma Blatt deve provare a inventarsi un “piano B”, almeno finché è ancora in tempo.

E lo stesso tema, forse, è l’unico considerevole elemento nuovo che dovrà affrontare Golden State prima di gara 2: come adeguarsi alla nuova configurazione di Cleveland e restare sempre concentrati sull’obiettivo senza considerarlo già raggiunto? Se escludiamo questo, il che poi rappresenta più la gestione di un vantaggio che la gestione di un problema, i Warriors per adesso possono godersi i complimenti.

La cosa inaspettata è che il grosso di questi complimenti questa volta sono stati rivolti, più che a Stephen Curry o a Kyle Thompson, al signor Andre Iguodala.

La porta l’ha aperta Steve Kerr, quando nel post-partita ha pubblicamente detto che il suo numero 9 si era prodotto in una grande prestazione difensiva. Non era scontato, visto che l’uomo che aveva appena finito di marcare aveva messo a segno 44 punti, ma Kerr ha voluto sottolineare che, senza limitare il tutto all’ultimo fondamentale gioco del tempo regolamentare, Iguodala è un grande difensore.

Gli ha fatto eco, in maniera meno diretta, lo stesso Curry che ha rimarcato come la vittoria in gara 1 sia stata soprattutto la vittoria della difesa.

In effetti James non è riuscito a fare la cosa che avrebbe avuto il maggiore impatto sulla partita dei suoi Cavs, cioè attrarre raddoppi continui, e così Smith e Shumpert non hanno avuto linee di tiro agevoli.

In questo senso Iguodala ha fatto davvero qualcosa di decisivo, rendendo vincente l’idea difensiva di Kerr di non raddoppiare sistematicamente su Lebron.

E poi è inutile girarci intorno, c’è stato anche quell’ultimo gioco dell’ultimo quarto, quel possesso che poteva far sbancare a Cleveland la Oracle Arena, e invece il nostro si è ricordato di essersi trovato in una situazione simile un paio di stagioni prima. In quell’occasione Lebron era partito a sinistra e poi si era liberato con lo step back.

Stavolta Andre non gli ha lasciato spazio, rendendogli il tiro praticamente impossibile, e aprendo le porte alla vittoria dei suoi. Ma ci sarà bisogno ancora di tanto Iguodala, domenica, per provare a contenere il Lebron di queste Finals.

2 thoughts on “Dopo Gara1: le mosse dei Cavs, i complimenti ad Iguodala

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