Si riparte dal 31/05/2014, Chesapeake Arena, con gli Spurs che sconfiggono i Thunder all’overtime in una partita di rara bellezza e intensità e si aggiudicano la serie delle finali di Western Conference per 4-2, andando poi successivamente a vincere il quinto titolo dell’era Pop.

Quella serata può essere lo spartiacque dal quale deve emergere la maturità cestistica della squadra, quella che serve per fare quel passo in più necessario per vincere e che in questi anni per ragioni differenti, è sempre mancato.

La ormai stradiscussa trade Harden aveva segnato un passo decisivo nella progettazione che Sam Presti aveva in mente per questa squadra, ovvero quello di presentare un team competitivo per titolo nel medio termine, dove per “medio termine” si intende chiaramente il periodo in cui si sta entrando e più precisamente il momento in cui il neo MVP Kevin Durant dovrà decidere se rinnovare con i Thunder o portare i suoi talenti altrove.

Quindi eccoci alla stagione 2014-2015! 

Conference: Western Conference
Division: Northwest

Arrivi: Anthony Morrow (Free Agent da New Orleans), Mitch McGary (21esima scelta al draft) , Josh Huestis* (29esima scelta al draft), Semaj Christon (55esima scelta al draft), Sebastian Telfair (FA dalla Cina, contratto non garantito)

Partenze: Thabo Sefolosha (FA a Atlanta), Caron Butler (FA a Detroit), Derek Fisher (ritirato), Hasheem Thabeet ( tradato a Philadelphia in cambio di una trade exception)

Probabile quintetto:
 PG: Russel Westbrook 
 SG: Anthony Morrow 
SF: Kevin Durant
 PF: Serge Ibaka 
C: Kendrick Perkins

GUARDIE: Russel Westbrook, Reggie Jackson, Semaj Christon, Sebastian Telfair, Jeremy Lamb, Anthony Morrow, Andre Roberson

ALI: Kevin Durant, Serge Ibaka, Perry Jones III, Nick Collison, Grant Jerret

CENTRI: Kendrick Perkins, Steven Adams, Mitch Mcgary

HEAD COACH: Scott Brooks

PRINCIPALI DIRITTI FUTURI: Tibor Pleiss (centro, FC Barcelona), Alex Abrines (guardia, FC Barcelona), Josh Huestis* (ala, NBA D-League) – *Huestis, selezionato con la ventinovesima chiamata dell’ultimo draft, non verrà firmato per quest’anno, infatti in accordo col giocatore e l’agente Presti ha deciso di farlo firmare per un anno con la squadra di D-League, al termine di quest’anno se il giocatore convincerà verrà “promosso” e il suo contratto da rookie partirà dunque dal 2015-2016.

Il mercato estivo ha generato un po’ di turnover nel roster dei Thunder, ancora una volta Presti ha deciso di proseguire sulla linea di pensiero che da la priorità assoluta al draft e allo sviluppo dei giovani; in quest’ottica va inquadrata la scelta di mantenere le due pick che si avevano al draft (la #21 via Dallas dalla trade Harden, e la #29) e l’idea di ringiovanire ulteriormente la rosa non rinnovando i contratti in scadenza di Caron Butler e di Thabo Sefolosha.

Se quella di Butler ai Thunder è stata una breve parentesi di qualche mese senza grossi risultati, la partenza di Thabo Sefolosha, seppur giustificatissima vista la fase involutiva che sembra aver intrapreso l’ex Biellese, segna comunque l’addio di un giocatore che in questi anni ha rivestito un ruolo fondamentale di gregario silenzioso per la franchigia e che è stato uno dei perni del sistema difensivo di Brooks, andando a prendersi l’esterno avversario più pericoloso e disputando serie di playoff eccelse contro avversari quali Kobe Bryant o lo stesso Tony Parker.

Il risultato di questo continuo lavoro di sviluppo dei giovani pescati al draft porta i Thunder affacciarsi alla stagione 2014/2015 con un roster in cui ben 8 giocatori su 15 (dunque più della metà) risultano ancora con un contratto in rookie scale, una particolarità assolutamente inedita per una squadra che a detta di tutti figura tra il novero delle contender più accreditate alla vittoria finale; ovviamente il fatto di presentarsi con così tanti giovani a roster può risultare una lama a doppio taglio, infatti se da un lato il contratto in rookie scale permette un contenimento dei costi del roster e assicura alla squadra un futuro comunque roseo viste le potenzialità che questi giovani hanno già dato a vedere, d’altra parte esiste sempre il rischio che al momento del “dunque” l’inesperienza di tanti componenti del roster possa venire a galla contro avversari più scafati.

A proposito di rookie scale, va sicuramente fatta presente la continuità sulla linea segnata negli anni passati dall’owner Clay Bennet di non sforare assolutamente il muro della luxury tax, e in tal senso va letta la scelta di offrire al massimo una MLE ai giocatori seguiti in free agency, su tutti Pau Gasol, che avrebbe probabilmente dato alla squadra una presenza offensiva sotto canestro mai avuta fin dalla nascita della franchigia, ma che ha ricevuto offerte più sostanziose da altri lidi finendo per accasarsi ai Bulls.

Passiamo ora a vedere reparto per reparto quali dovrebbero essere le gerarchie della nuova stagione.

In posizione di playmaker neanche a dirlo giocherà Russel Westbrook, il prodotto di UCLA ha dimostrato di aver superato il fastidiosissimo infortunio occorsogli nei playoff 2013 con Beverley che gli è costato due operazioni al menisco e diversi mesi di riposo, e Westbrook sano è senza dubbio uno dei top 3 del suo ruolo.
Russel ha giocato dei playoff di rara intensità e cattiveria agonistica, e dopo una partenza incerta nelle prime partite contro l’ostica difesa dei Grizzlies è salito di colpi fino a prendere letteralmente la squadra per mano e trascinarla di peso fino alla finale di conference, dimostrandosi anche più decisivo dello stesso KD in questa postseason dove per lui parlano i numeri (26,7 punti; 7,3 rimbalzi, 8,1 assist e 2,2 rubate di media a partita).

Il play di riserva sarà Reggie Jackson, il giocatore nativo di Pordenone ha guadagnato sempre più spazio e minutaggio negli ultimi due anni complici le assenze di Russel, e negli ultimi playoff si è proposto addirittura come giocatore complementare a Westbrook partendo in quintetto da guardia titolare.

Sulla carta l’esperimento si potrebbe riproporre, ma in realtà si andrebbe a togliere il leader indiscusso della second unit col rischio di rendere la panchina dei Thunder troppo prevedibile e poco pericolosa offensivamente; insomma per Jackson si prevede un impiego alla Harden, ovvero un sesto uomo che però finisce le partite regolarmente in campo.

In realtà esiste anche un altro punto di contatto tra Harden e Jackson, ovvero il nodo contratto: Jackson deve ancora firmare il rinnovo e dalle voci non sembra voglia accontentarsi di un salario “secondario”, a questo punto non è da escludere che Presti possa stupirci nuovamente andando a tradare il buon Reggie prima della trade deadline, d’altronde la linea del GM in tema di rinnovi è molto chiara.

Infine a giocarsi il posto di terzo play restano il più esperto Telfair (rientrato dalla Cina, ma con un contratto non garantito e quindi potenzialmente tagliabile in ogni momento) e il giovane Christon, scelto con la chiamata numero 55 del recente draft, resta tutto da testare in NBA ma per caratteristiche fisiche e atletiche ricorda il primo Reggie Jackson.

Nello spot di guardia titolare va rimpiazzata la partenza di Sefolosha, al suo posto ci possono essere diverse opzioni e ad oggi Brooks non ha ancora dato a intendere su quelle che siano le sue intenzioni in merito, anche perché ad oggi a roster non esiste una guardia veramente “completa” quanto invece tre giocatori che con caratteristiche diverse risultano dei veri e propri specialisti, in particolare Andre Roberson potrebbe essere il giocatore più simile a Thabo, ma la sua nulla pericolosità offensiva si va a mal sposare con un quintetto titolare che vede in campo anche Perkins, e che costringerebbe il Dynamic Duo a forzare fin dal primo minuto.

Anthony Morrow può essere una soluzione più sensata, tiratore eccezionale da tre punti, partendo in quintetto potrebbe sfruttare tutti gli scarichi di Westbrook e KD punendo i raddoppi avversari sul Dynamic Duo, e contemporaneamente aprendo il campo; il suo deficit difensivo verrebbe comunque compensato dal resto del quintetto, di sicuro la presa di Morrow dalla free agency rappresenta comunque un’opzione offensiva sugli scarichi che serviva assolutamente a questa squadra.

Jeremy Lamb continua a rappresentare un punto interrogativo nonostante le potenzialità riconosciutegli da tutti, il ragazzo alterna momenti di ottimi lampi offensivi a situazioni in cui pare totalmente abulico e assente dalla partita, probabilmente è proprio l’aspetto mentale quello più preoccupante visto che Lamb ad oggi non sembra proprio avere la grinta e la cattiveria necessarie per imporsi in una lega mentalmente sfiancante quale la NBA, oltrettutto le sue carenze difensive non aiutano in fatto di minutaggio, visto che Brooks pretende dai suoi prima di tutto un buon apporto nella propria metà campo.

In posizione di ala piccola neanche a dirlo ci sarà il neo-MVP Kevin Durant, superfluo descrivere le doti di questo ragazzo o parlare dei miglioramenti continui e costanti che ci ha fatto vedere da quando è entrato nella lega, andando ogni anno a perfezionare quelli che erano gli aspetti meno esplorati del suo gioco, partendo da scorer purissimo e arrivando ad all-around che nel dubbio continua però a essere anche il miglior scorer della lega.

Se si volesse trovare una piccola pecca nella sua annata, probabilmente è arrivato col fiato corto ai playoff, dove pur giganteggiando come al suo solito ha patito la fatica di aver tirato la carretta per tutto l’anno da solo, con svariate partite all’attivo con minutaggi superiori ai 44 minuti.

In quest’ottica sarà importante l’apporto di Perry Jones III, che partirà come ala piccola dalla panchina (anche se probabilmente durante la degenza di KD sarà lui il titolare), giocatore che per caratteristiche fisiche ed atletiche dovrebbe essere un mismatch vivente, per adesso ha reso al di sotto del suo potenziale andando a dare ragione ai GM che al draft 2012 lo hanno lasciato scendere così in basso; nell’ultimo anno ha comunque dato segnali di risveglio e di presenza, Brooks lo ha utilizzato (con ottimi risultati) come specialista difensivo, facendolo partire anche come guardia titolare in diverse partite, e ottenendo una buona risposta da Jones, che poi però intorno al mese di marzo è stato accantonato nelle rotazioni senza apparenti spiegazioni.

Il quattro titolare sarà il solito rocciosissimo Serge Ibaka, giocatore dall’apporto spesso sottovalutato, la sua assenza nelle prime due gare di finali di conference ha dimostrato la sua reale importanza all’interno della squadra; punto di riferimento su ormai entrambi i lati del campo, Ibaka nell’ultimo anno ha migliorato il suo apporto a rimbalzo e ha confermato la sua totale affidabilità nel mid-jumper, volendo proprio cercare il pelo nell’uovo sarebbe straordinario se questo giocatore riuscisse ad aggiungere alla sua faretra anche qualche movimento in post offensivo, non è semplice, ma vista la sua straordinaria etica lavorativa e la sua capacità di sviluppare caratteristiche al suo arrivo nella lega parevano utopistiche, non ci sarebbe da stupirsi.

Dalla panchina ci sarà il veteranissimo Nick Collison, giocatore purtroppo in calo fisico ma sempre in grado di sopperire grazie a un QI cestistico assolutamente superiore, il suo ruolo sarà oltretutto fondamentale nel fare da chioccia a Micht McGary, lungo da Michigan che potrebbe disimpegnarsi sia da 4 che da 5 per caratteristiche fisiche, Presti ha puntato forte su di lui al draft nonostante le perplessità generali dovute al fatto che McGary non ha giocato nemmeno una partita al college causa un infortunio alla schiena.

Se la schiena non crea problemi ci troviamo di fronte a un giocatore che potrebbe guadagnarsi sin da subito qualche minuto in questa lega, visto l’abbinamento di buoni istinti offensivi e di discreta solidità difensiva.

A concludere la rotazione delle ali grandi troviamo Grant Jerret, stretch four selezionato dai Thunder al secondo giro del draft 2013, dopo un anno di DLeague è stato firmato per un contratto pluriennale per andare a completare il roster.

Il centro titolare dovrebbe continuare ad essere Kendrick Perkins, ormai giunto alla sua quinta stagione ad Oklahoma City, giocatore discusso e stradiscusso principalmente a causa del contratto pesantissimo che si porta dietro in relazione al suo apporto in campo, pare continuare a essere nelle grazie di Brooks che sembra intenzionato a proseguire con la scelta di dare (troppi) minuti di spazio al centro ex Celtics; sia chiaro, Perkins non è la panacea di ogni male che molti descrivono, in alcuni fondamentali il suo apporto continua a darlo, per esempio nella difesa in post resta probabilmente il migliore della lega, ma tutto questo viene compensato dalla totale dannosità in fase offensiva e da alcune rivedibilissime scelte in termini di falli vari, insomma se avesse un ruolo (e un contratto) da mero specialista avrebbe un suo senso e una sua utilità che non può avere da centro titolare di una contender.

Alle sue spalle partirà Big Kiwi Steven Adams, il centro neozelandese in un solo anno di NBA è già diventato un personaggio culto per la cattiveria agonistica che mette sul parquet e per il lungo elenco di illustri avversari a cui ha fatto perdere la testa senza che lui abbia avuto bisogno di scomporsi.

Lasciando da parte gli aspetti più folcloristici mostrati da Adams, il suo anno da rookie ha stupito per la capacità del neozelandese di adeguarsi immediatamente al gioco NBA (molto più di quanto avesse dato da vedere nel suo anno collegiale a Pittsburgh), trovando sin da subito minuti in rotazione grazie a una straordinaria presenza nel pitturato sia in termini difensivi che di rimbalzi e grazie soprattutto ad alcuni spunti offensivi inaspettati che hanno dimostrato che c’è dell’ottimo potenziale su cui lavorare anche in tal senso; già ora Adams appare come un giocatore assolutamente più adatto di Perkins allo starting five e al tipo di gioco dei Thunder, e nonostante Brooks continuerà a puntare almeno inizialmente su Perkins, Adams può andare a stabilizzarsi su un minutaggio di almeno 25 minuti a partita, condito anche da buoni numeri in termini di punti, rimbalzi e stoppate.

Ho voluto lasciare per ultimo un pensiero sul Coach, quello Scott Brooks che siederà per il settimo anno sulla panchina dei Thunder e che probabilmente è giunto a quella che è la sua ultima chance per dimostrarsi un allenatore adatto alle ambizioni di vittoria di franchigia e tifoseria.

Brooks in questi anni ha sicuramente dimostrato di essere un ottimo coach per lo sviluppo dei giovani, e di esser stato bravissimo a cementare un gruppo di ragazzini alle prime esperienze NBA portandoli in pochissimo tempo a giocare le partite che contano nel periodo tra aprile e giugno; d’altro canto è altrettanto palese come gli sia mancato lo step successivo, ovvero la capacità di portare la squadra a fare quel gradino che le permetta di diventare campione NBA, e da questo punto di vista più volte nelle gare di playoff si è avuta la sensazione di come Brooks venga troppo spesso tenuto in scacco dagli aggiustamenti in corso dei coach avversari, reagendo con accorgimenti troppo spesso tardivi o peggio senza neanche provare a rispondere alla sfida del coach avversario.

Quest’anno Brooks non avrà più scusanti: ha il roster adatto per giocarsela fino in fondo, la squadra ha raggiunto la maturazione in quelli che sono i suoi uomini chiave, e i giovani pur inesperti sono comunque già stati più o meno tutti testati nelle sfide che contano, insomma l’arai che si respira a Oklahoma City è quella del “ora o mai più”.

Aggiornamento post-infortunio di Durant: la notizia dello stop da 6 ad 8 settimane per l’MVP della lega, ha scosso tutti, per il secondo anno di fila i Thunder dovranno dimostrare di saper fare a meno di una delle due stelle indiscusse; il compito non è assolutamente semplice, in quanto come detto KD oltre a essere un realizzatore senza eguali negli ultimi anni ha gestito anche un buon numero di possessi, in tale ottica aumenteranno le responsabilità per Westbrook e Jackson, e probabilmente si potrebbe pensare di vedere qualche chiamata offensiva studiata per rendere pericoloso Adams che in preseason sta dimostrando ulteriori miglioramenti in fase d’attacco.

La presenza dall’inizio di Perry Jones potrebbe anche comunque essere letta come una ulteriore blindatura della difesa, in effetti un quintetto che veda in campo nei momenti decisivi Westbrook, Jackson, Jones, Ibaka, Adams potrebbe in alcuni frangenti faticare a trovare la via del canestro, ma d’altra parte sarebbe una garanzia difensiva con pochi eguali, sempre in attesa che l’MVP torni a deliziarci, chissà magari proprio in concomitanza con la supersfida contro i Cavs del’11 dicembre.

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