paulc5757C’è un uomo che sta riscrivendo le coordinate geografiche, i confini, i bordi e persino gli equilibri geo-politici costruiti in 67 anni di storia della lega.

Un uomo che non si può arrestare con metodi convenzionali. E nemmeno con quelli anti-convenzionali. Per informazioni chiedere a tale Tony Allen, ed al suo tentativo di calcio volante, finito direttamente sul volto del nostro eroe.

L’eroe, o meglio, l’uomo in questione, risponde al nome di  Christopher Emmanuel Paul. Ed oltre ad essere la point-guard titolare della squadra vincitrice delle Olimpiadi, è a tempo pieno il miglior playmaker dell’intera National Basketball Association, ergo del pianeta.

E non potrebbe essere altrimenti, dato che dispone di quantità di talento, di comprensione del gioco e di creatività come raramente si sono potuti ammirare, anche a quelle latitudini. E quando un uomo possiede capacità decisamente fuori dalla norma, si sa, sviluppa  una naturale predisposizione ad accettare sfide che pochi altri sarebbero in grado di sostenere.

In questo caso, la sfida presa in carico da CP3 è una di quelle ai limiti dell’impossibile: cercare di redimere e rendere vincente la franchigia sportiva più bistrattata del panorama sportivo americano. I Clippers.

Quelli che hanno vinto solo poco più d’un terzo delle partite che ha giocato? Esatto.

Quelli che fin dal debutto, quando erano denominati  Buffalo Braves, nel 1970-71, hanno disputato i playoff solo nove volte, non arrivando mai alla finale di conference? Si, sempre loro.

Gli stessi tipi che sono di proprietà di tale Donald Sterling, colui che farebbe passare zio Paperone  per uno spendaccione? Quelli che nel 1998, avendo a disposizione il primo pick al Draft, scelsero  Michael Olowakandi, “the Kandi Man”?? Ok, basta rigirare il coltello nella piaga.

E’ come un novello Giasone destinato a recuperare il vello d’oro dalla cima dell’Everest e non dalla Colchide,  come invece  racconta il mito. Ed anche se il gruppo di “Argonauti” è composto da gente come  Blake Griffin, Jamal Crawford e soprattutto Doc Rivers, l’impresa era e resta titanica. Anche per un atleta che ci ha abituato a creare sonetti in endecasillabi ogni qual volta giochi un pick and roll, incroci il palleggio o si arresti fuori dall’arco.

Anche per uno che meriterebbe di essere insignito del “Maurice Podoloff  Trophy”, per quello che mostra ad ogni singolo possesso di ogni singola partita. Ed il fatto che sia in grado di essere così dominante  indossando la canotta bianco-azzurra, dovrebbe rappresentare un ulteriore e grosso punto a suo favore.

Non tralasciando questo (come si potrebbe, d’altronde) ci si rende conto che, ancor prima del proprio personale gusto estetico verso uno dei migliori interpreti del gioco della palla a spicchi, siano i numeri a descrivere la sua onnipotenza cestistica.

Prendiamo per esempio quest’ultima settimana di regular season.

Lunedi.

Nonostante la sconfitta patita dai suoi Clippers per mano dei Grizzlies, mettendo a referto 18 punti ed 11 assist, CP3 diviene il secondo giocatore nella storia a registrare almeno 10 punti e 10 assist nelle prime undici gare delle stagione. Volte sapere con chi Paul divide, anzi, divideva la statistica? Ervin Johnson, al secolo Magic. Tanto per gradire.

Mercoledi.

I Clippers portano a casa la W contro Minnesota, vincendo 102 a 98.

Il merito è essenzialmente di un solo individuo. Negli ultimi 12 minuti della sfida, Paul registra un clamoroso 6 su 7 al tiro, per un totale di 16 punti, inclusi 12 punti filati negli ultimi 4 minuti della sfida.

“Nell’ultimo quarto [is winning time] e per questo siamo tutti competitivi, ma dato che sono uno dei leader del team, io e Blake (Griffin), sappiamo quando arriva il tempo per vincere.” Soprattutto perché il concetto che l’ex prodotto di Wake Forest University a proposito del winning time, lo porta a segnare, in media, più di un terzo della sua media punti (19,5) nel quarto decisivo (6,8 points).

Piccolo particolare a cornice del tutto. Registrando la sua 12° doppia-doppia consecutiva dall’inizio della stagione, frutto di una prestazione da 20 PTS, 11 AST, 6 REB, 4 STL, CP3 batte il record che precedentemente divideva con Magic Johnson. Nessuno come lui. Nemmeno l’inventore dello show time.

Giovedi.

Sconfitta per 105 a 91 contro Oklahoma. Durant, un’altro che di record ed attitudini marziane se ne intende parecchio, ne scrive 28 e porta i suoi alla vittoria.

Dall’altra parte, Paul realizza 17 punti. Serata ordinaria da 7 su 11 al tiro, conditi da 12 assist. Morale: nonostante la sconfitta le doppie-doppie consecutive diventano 13.

Sabato.

22 punti 6 rimbalzi e “solo”, si fa per dire, 9 assist. Striscia interrotta si, ma nona “doppiavù” della stagione messa in cascina. Una gara che i Clippers pareva avessero ormai gettato al vento la partita. Pareva. Il ragazzo nato a Lewisville decideva di sfoderare il suo proverbiale clutch time, vestendo i panni di mister 4° quarto. Sei punti, tre dei quali con una tripla fuori da ogni umana e logica comprensione, più un assist per Griffin, negli ultimi 90 secondi della sfida. Risultato finale 103 a 102. Lo chiamano clutch time, ma sembra far rima con Paul, ancora una volta.

Domenica.

I Clippers asfaltano Chicago in una serata in cui il canestro dei Bulls si trasforma in una sorta di buco nero. Ogni palla lanciata per aria nei pressi del ferro, entra comunque nel cesto.CP3 mette insieme 16 punti e 17 assist in 27 minuti scarsi di utilizzo Dove eravamo rimasti?

I numeri e le statistiche macinate da Chris Paul sono incredibili e soprattutto, in continuo ed inarrestabile miglioramento. Non sono semplicemente numeri che giustificherebbero l’assegnazione del premio di MVP. Sono numeri da gotha della pallacanestro. Di ogni epoca.

Tanto per fare un esempio. Se anche tra 67 partite CP3  continuasse sui fantascientifici livelli di questo inizio di stagione, cioè distribuendo 12.5 assistenze a notte, potrebbe raggiungere Magic, Isiah Thomas and Kevin Johnson  come il quarto giocatore nella storia della lega a mettere a referto 19 punti e 12 assist di media in regular season.

In ogni caso, al termine della stagione 2013-2014, il numero 3 in maglia Clippers potrebbe entrare nel ristretto club di coloro che sono stati in grado di mettere a referto 18,5 punti e 9,8 assist a gara durante le rispettive prime otto stagioni. Nel club ci sono altri tre tizi, piuttosto bravini: Magic, Isiah Thomas and Oscar Robertson.

C’è anche una speciale statistica nella quale è dominatore assoluto. Il nipote di Nathaniel Jones, Papa Chilly per tutti (su youtube circola il video dei 61 punti che Paul segnò al liceo, per onorare la memoria di suo nonno), è  l’unico giocatore nella storia della NBA in grado di registrare almeno 10,500 punti e 5,500 nelle prime 566 allacciate di scarpe della propria carriera tra i pro. Nessuno, nemmeno Magic, è stato in grado di fare altrettanto.

Roba da mal di testa post sbornia. Di quelli pesanti.

Se Paul diverrà anche l’uomo in grado di portare i Clippers fino a giocarsi, un giorno, il titolo Nba, non è dato saperlo. Quel che è certo è che non si può più trascurare quanto CP3 sia un atleta ed un uomo speciale. Il suo registrare doppie-doppie, il suo saper segnare canestri decisivi e macinare statistiche prodigiose non può essere considerato normalità. Paul è tutto fuorchè  normale.

Ed ogni sera, mentre lo ammiriamo in campo, non fa altro che ricordarci quanto sappia essere dominante e decisivo.

“Never too small to dream big” (Non sei mai troppo piccolo per sognare in grande) è il titolo del suo libro per bambini. Già, sognare. Anche se indossi la maglia dei Clippers. O forse, ancor più se indossi la maglia dei Clippers.

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