Riusciranno a convivere nello stesso quintetto Omer Asik e Dwight Howard?

Riusciranno a convivere nello stesso quintetto Omer Asik e Dwight Howard?

Nella concezione più conservatrice, il basket ha cinque ruoli, ognuno diverso dall’altro, come una serie di note. Si va da quella minore a quella maggiore o viceversa.

Bene, questa scala comprende anche diverse altezze in base alla posizione occupata. Il playmaker deve essere agile e scattante, per questo, Magic Johnson a parte, si sono sempre visti giocatori alti molto meno di due metri e via discorrendo.

Per quanto riguarda i lunghi, abbiamo anche potuto ammirare spilungoni infiniti come Yao Ming, Manute Bol o Rick Smits che già di per sé occupavano tutto lo spazio sotto canestro. Ma se sia centro che ala grande risultano essere dotati della stessa corporatura?

Negli States, patria dei nomignoli, è subito stato definito come un caso di Twin Towers, cioè di torri gemelle, andando a scomodare il paragone con i celebri grattacieli del World Trade Center di New York, celebri più che altro per l’attentato dell’11 settembre 2001. Ora, vuoi per nuovi tatticismi e vuoi per rispettoso patriottismo americano, questa corrente si è un po’ spenta e la definizione è scemata con il tempo.

La lega sta sempre di più cambiando, evolvendosi verso nuove soluzioni di gioco, prettamente incentrate sull’offensivismo, sul giocare leggeri e rapidi, per questo lo stereotipo del centro, del pivot, per intenderci, sta un po’ sparendo.

Ormai è come se i ruoli fossero indietreggiati di una casella e se è sempre più usuale vedere dei quintetti con due piccoli, quasi pari ruolo, è già più difficile scorgere due lunghi alti all’incirca uguali, due veri e propri intimidatori d’area.

Proprio per questo salta all’occhio la recente news proveniente da Houston dove, a quanto pare, si starebbe cercando una soluzione tecnica per far convivere nello stesso quintetto il nuovo arrivo Dwight Howard e il titolare del ruolo prima del suo arrivo, l’ottimo Omer Asik.

Ma quali sono stati, nella storia della lega, i più celebri tentativi di accoppiare – passatemi il termine – due giocatori della medesima stazza?

websterSIJack Sikma & Marvin “Eraser” Webster

Le prime vere Twin Towers della storia. Siamo nel 1977, anno in cui Sikma venne scelto dai Seattle SuperSonics con l’ottava chiamata generale, mentre Webster proveniva dai Nuggets.

Alti, rispettivamente, 211 e 216 centimetri, rimasero insieme una sola stagione, catturando 20.9 rimbalzi in due, un numero non impressionante, ma era la loro presenza fisica a far temere agli avversari il peggio, soprattutto dal punto di vista difensivo.

Webster era un vero animale d’area, tanto che ad inizio carriera, veniva addirittura paragonato a Bill Russell e non per nulla il suo soprannome era Eraser.

Questa inusuale combinata venne ideata da Lenny Wilkens, un ex playmaker che diede il via alla creazione di un nuovo tipo di tattica e c’è da dire che apportò i suoi frutti. Sikma chiuse la stagione con quasi una doppia-doppia di media nel suo anno da rookie e giocando come ala grande, mentre Webster completò la miglior annata della sua decennale carriera.

Ma il fattore ben più grande fu l’accesso alle prime Finals nella storia della franchigia, poi perse in un entusiasmante gara-7 contro gli allora Washington Bullets. Sikma ebbe l’opportunità di prendersi la rivincita l’anno dopo, mentre Marvin venne (troppo) celermente ceduto ai Knicks.

olasamRalph Sampson & Hakeem Olajuwon

Rispettivamente, sophomore e rookie quando si unirono, nell’ormai lontano 1984. Entrambi prime scelte assolute e raro caso nella storia della lega di due first pick consecutive da parte di una squadra, gli Houston Rockets.

Ralph, dall’alto dei suoi 224 centimetri, era una macchina da canestri quasi perfetta, occupandosi solo relativamente dell’aspetto difensivo, in cui dava comunque il suo contributo. Olajuwon, invece, era un giocatore completo. Un attaccante dalle mani e dai piedi fatati e un difensore eccezionale, forse tra i migliori di sempre.

Insieme, formavano, quindi, una coppia micidiale, in grado di sovrastare i lunghi avversari e di decidere le partite, come nel 1985-86, quando guidarono gli inesperti Rockets alle Finals. Purtroppo per loro, davanti si trovarono i mitici Celtics targati Bird-McHale-Parish che li sconfissero in sei partite.

Sampson, non al meglio della condizione fisica in quei playoff, militerà per una sola altra stagione intera in Texas, per poi essere ceduto a metà del campionato 1987-88 ai Golden State Warriors, proprio per via dei suoi irrimediabili problemi alle ginocchia che lo costrinsero ad un prematuro ritiro nel 1992, dopo anni di agonia.

Patrick Ewing & Bill Cartwright

Quando Pat arrivò nella lega (prima scelta assoluta al Draft 1985), Bill era già una sorta di veterano essendo stato pescato nella lotteria di sei anni prima, quella di Magic Johnson, per intenderci. Fino a quel momento la sua carriera non era stata alquanto esaltante e quando giunse Ewing, Cartwright si fratturò il piede sinistro, saltando quasi tutta la stagione 1985-86.

Dall’annata seguente, Bill fu relegato a back up, ma in alcune occasioni, fece da spalla al più giovane centro emergente, come aiuto. Insieme viaggiarono a quasi 40 punti di media e 16 rimbalzi e l’anno dopo fu lo stesso, con Cartwright che si riprese in maniera quasi definitiva dall’infortunio, giocando tutte e 82 le partite.

Ma nemmeno loro due furono destinati a durare molto. Coach Rick Pitino non vedeva bene la loro coesistenza, così Bill venne ceduto ai Bulls, con cui poi vinse tre titoli, mentre Pat rimase l’unico pivot di ruolo a coprire tutto il raggio sotto canestro.

David Robinson & Tim Duncan

Robinson_duncanSiamo, molto probabilmente, alla versione delle Twin Towers più prolifica della storia. Non appena Duncan venne scelto al Draft del 1997, L’Ammiraglio Robinson decise di prenderlo sotto la sua ala protettiva. Le doti del nativo delle Isole Vergini erano chiare a tutti, ma parte del merito per ciò che è diventato lo si deve anche al numero 50 degli Spurs, giocatore in possesso di un’integrità psicologica invidiabile, di una maturità cestistica d’altri tempi e di una classe fuori dal comune.

Tim ha imparato moltissimo da lui, soprattutto l’attaccamento alla maglia, con cui hanno vinto, insieme, due titoli. Robinson, vedendo i progressi fatti dal suo giovane discepolo, negli ultimi anni della carriera ha preferito farsi da parte, lasciando la scena alla nuova star, diventando così un ottimo aiutante.

La stagione 1998-99 è stata quella più rappresentativa della coppia in questione. 37.5 punti di media, 21.4 rimbalzi, ma soprattutto 4.9 stoppate, una vera e propria macchina difensiva. E poco importa se il numero delle partite è stato ridotto dal lock out, quell’anno, la premiata ditta Robinson & Duncan fece vedere i sorci verdi a chiunque.

L’ultimo valzer avvenne durante le Finals del 2003, quelle vinte contro i Nets di Jason Kidd, dopo una stagione in cui Duncan dominò sotto i tabelloni, meritando il titolo di MVP della regular season a cui aggiunse anche quello aggiudicatosi nell’atto conclusivo, sancito da un abbraccio col compagno d’avventure, prossimo al ritiro.

Pau Gasol & Andrew Bynum

Un’altra coppia estremamente vincente, protagonista di tre finali consecutive e di due titoli. Un duetto alquanto inusuale dalle parti del Phil Jackson Center, aka Staples Center. Talmente tanto da dover ridisegnare il suo celeberrimo Triangle Offense, creando parecchi mismatch e amnesie alle difese avversarie.

Gasol, giocatore di stampo europeo, ha addirittura visto evoluire il suo gioco verso un’impronta più prettamente da post-basso, senza doversi allontanare troppo da canestro e senza pestare i piedi a Bynum che, anzi, gli lasciava volentieri spazio in fase offensiva. Nell’anno della sua definitiva esplosione, avvenuta durante i playoff 2010, Gasol ha voluto spendere qualche parola di elogio nei confronti del compagno, capace di sacrificare se stesso nei momenti di difficoltà, nonostante le sue fragili ginocchia non gli permettessero di essere al 100%.

Risultato? Repeat dei Lakers in un entusiasmante serie contro i Celtics. Con l’addio di Phil Jackson, Bynum ha resistito un solo anno, per poi diventare superfluo ed essere ceduto ai Sixers, anche per via del nuovo infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi per tutta la scorsa stagione.

Pau Gasol & Dwight Howard

A differenza di quanto detto in precedenza, un vero e proprio fallimento. Già Mike Brown era scettico riguardo la coesistenza tra i due, dato proprio a quanto spiegato in precedenza, cioè l’evoluzione cestistica subita da Gasol con la cura Jackson. Howard, a differenza di Bynum, è più un accentratore, un giocatore abituato a ricevere palla e farne oro per la sua squadra.

Questo tipo di atteggiamento ha non poco penalizzato lo spagnolo che è stato più volte accostato ad una squadra diversa o incluso in qualche ipotetica trade. Gli infortuni non hanno poi permesso ai due di esprimersi al meglio e nemmeno l’arrivo di un offensivista come Mike D’Antoni ha migliorato la situazione che si è risolta solo con la dipartita di Dwight verso Houston, emblema dell’epic fail di cui è stato protagonista il management e lo staff tecnico giallo-viola.

Marc Gasol & Zach Randolph

Cambiamo Gasol e trasferiamoci a Memphis, da Marc che dal 2010 forma, in coppia con Randolph, un tandem di lunghi davvero d’altri tempi e assolutamente fenomenale. Non saranno di certo ai livelli di Robinson e Duncan, ma i due giocatori dei Grizzlies hanno grinta, cuore e dedizione per un sistema quasi perfetto ideato da coach Lionel Hollins, facente parte di quella cerchia ristretta di conservatori del gioco d’area, in cui la presenza fisica conta di più di quella scenica.

Negli ultimi due anni, Memphis ha raggiunto sempre i playoff, addirittura agguantando le finali di conference 2013, perse poi malamente contro gli Spurs. Ma in entrambe le edizioni, sia Marc che Z-Bo sono stati gli assoluti protagonisti. Se quest’ultimo è più dedito all’aspetto offensivo, Gasol è più votato alla difesa, come dimostra il premio ricevuto lo scorso maggio che ne risalta le gesta di un’annata in cui si è pure meritato il secondo quintetto assoluto.

Roy Hibbert & David West

Un’altra coppia di lunghi contemporanea ed emergente. Frank Vogel ha combattuto molto per il rinnovo di West durante questa off-season, soprattutto per mantenere inalterato un sistema che ha portato i Pacers a giocarsi l’accesso alle ultime Finals. Hibbert è un difensore eccezionale, capace di stoppare qualunque cosa gli si pari davanti, ma deve ancora migliorare come rimbalzista e nell’esplosività per diventare un signor centro.

West, invece, è un attaccante più prelibato che non disdegna nemmeno di difendere quando ce n’è bisogno. Ma è la loro capacità di compensarsi ad aver avuto successo finora. L’uno corre incontro alle esigenze dell’altro, così come dovrebbe essere in ogni coppia, senza pestarsi i piedi o bisticciare per chi prende più canestri o per chi deve arrivare per primo sul pallone.

In poche parole, le Twin Towers non sono solo una concezione stilistica, ma anche un vero e proprio abbinamento psicologico che necessita di due giocatori in grado di assumersi le proprie responsabilità, senza bisticciare o calpestare le competenze dell’altro. Quest’anno toccherà a Kevin Garnett e Brook Lopez dover coesistere, ma sono abbastanza certo che ci riusciranno o, almeno, i tifosi dei Nets se lo augurano.

10 thoughts on “Twin Towers: ieri e oggi

    • big ben nn è mai stato molto imponente, anzi x un centro era abbastanza piccolo.
      io avrei addirittura escluso delle coppie xkè le twin Towers sono 2 centri fatti giocare assieme, e x esempio Randolph nn è mai stato un centro, ma neanke west, se nn x poki minuti neppure pau (anke se riconosco ke effettivamente ormai far giocare una pf e un centro insieme sia una sorta di implementazione delle twins)

  1. Articolo interessante, argomento interessante. Precisazione: c’e’ un’altro caso di “draft 1 in due anni di fila”. 92-93 i Magic vinsero alla lotteria, scegliendo prima Shaq e l’anno dopo Chris Webber. Neanche due brutte prese….

    • Sono andato a memoria e non mi ricordavo di alcun altro caso, chiedo venia :)

  2. Prima un fastidioso appunto da “maestrino”: Orlando scelse Chris Webber con la scelta numero 1 dopo aver chiamato Shaquille O’neal nella stessa posizione l’anno prima.
    Purtoppo (ma poi nemmeno tanto) non hanno mai giocato insieme ma comunque Orlando ebbe due chiamate alla numero 1 per due anni di fila.

    Passando a cosa piu’ serie: e’ vero che la tendenza dell’NBA a rimpicciolirsi e’ sotto gli occhi di tutti ed e’ vero che gente come Garnett ha cambiato molti anni fa il gioco dei lunghi pero’ a me pare che ogni qualvolta si ripresenti un pivot (quasi) vecchio stampo sui parquet NBA allora i limiti offensivi delle squadre avversarie vengono subito a galla (sopratutto in fase Playoffs…Indiana e Memphis sono gli esempi piu’ recenti…e non e’ un caso se Miami sono un paio di stagioni che prova a colmare il vuoto, prima con Curry e ora con Oden).

    E’ quindi piu’ una carenza di materia prima o una vera evoluzione del gioco?

  3. va beh ma Big Ben ha sempre giocato da centro e come tale deve essere considerato, Sheed pur giocando da quattro poteva fare il cinque senza problemi. Non ho dati sotto mano ma credo che anche loro abbiano avuto grande impatto, sicuramente a livello di intimidazione rimbalzi e stoppate.

    • sì ma la questione centimetri nn è l’unica rilevante: x definizione chi gioca con le twin Towers ha un sistema offensivo big men oriented, e quei pistons (nemmeno i sonics 79 in realtà) erano tutto fuorkè big men oriented, essendo i loro 2 migliori realizzatori parte del backcourt

  4. io non sono daccordo nell’includere nell’articolo West-Hibbert e Randolph-Gasol… quando di parla di twin tower si parla di due lunghi che possono tranquillamente giocare entrambi centro…non di due lunghi entrambi validi…
    Randolph è un fisicaccio, ma i centimetri sono tutt’altro che da “tower”………parlando di cm Bargnani e Bosh erano molto piu twin tower che il duo di Memphis…ma neanche loro sono twin-tower secondo me…..discorso analogo per West che ha i cm della PF pura e semplice…….
    e non è che ogni coppia PF-C siano Twin-Tower…
    le Twin-Tower sono due potenziali centri o due centri che giocano assieme

  5. non che sia cosi importante, ma continuo a dissentire…se West-Hibbert sono TwinTower cosi come Randolph-Gasol, o anche i due Wallace……perchè no anche i Knicks ti Oackley-Ewing, i Magic di HoraceGrant-Shaq…i Pacers dei due Davis+Smits………..i primi Rockets vincenti di Hakeem + Thorpe……………………..no ragazzi per me TWIN TOWER sono due lunghi veramente lunghi e entrambi dominanti…………………………………………………………………………………….neanche LarryJohnson+ZooMourning non sono mai stati considerati twin tower perchè benchè entrambi dominanti, Larry è proprio basso per esser “tower”

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