Shares

La palla è rotonda in molti sport, ma nel basket questo concetto è -a mio parere- amplificato. E’ uno sport crudele, ed è forse proprio la sua crudeltà a renderlo così speciale, per molti di noi il più bello.

La crudeltà la si è avuta nel 2006, quando i Mavericks strafavoriti, gettarono all’aria un titolo già loro. Complice anche la sconfitta con i Golden State Warriors del We Believe (a proposito, in bocca al lupo Barone), i Mavericks erano diventati sinonimo di 99 cents, mancava sempre qualcosa per completare il cerchio. La nuvola fantozziana li seguiva con così tanta costanza, da far simpatizzare perfino per Cuban.

Qualcuno si è scordato questa scena?

L’anno scorso il miracolo è avvenuto e Dallas ha completato l’ingioiellatura del Texas, seguendo le vicine San Antonio e Houston. E’ servita una congiunzione astrale mai vista, tale da far ringiovanire Kidd di 10 anni almeno, proprio nella stagione dove era sembrato più alla canna del gas.

E’ servito il miglior Chandler di sempre, invaso dallo spirito di Bill Russell, che avrebbe trasformato pure Van Basten in Maldini. Son serviti lo spirito di rivalsa del Jet e di Dirk Nowitzi, unici superstiti del peccato originale. E non dimentichiamoci di Josè Juan Barea, l’underdog per eccellenza, diventato inspiegabile chiave tattica di un altrettanto inspiegabile successo.

L’estate dopo il titolo è stata sinonimo di cambiamenti per Dallas, complici il migrare di Barea verso il Minnesota e la difficile situazione contrattuale di Tyson Chandler, andatosi a prendere il titoli di miglior difensore nella Grande Mela. Ma Cuban non è satollo, ha voglia di dimostrare che si può ancora competere ad alti livelli, e porta in Texas Delonte West, Lamar Odom e Vince Carter. Tutta gente che, per motivi diversi, in una Contender ha diritto di cittadinanza.

Peccato che una Kardashian non sia proprio l’ideale come consorte per un uomo che non ha mai fatto di “stabilità” e “costanza” suoi nomi di battesimo, e che quindi Odom abbia mandato il cugino scarso al suo posto in Texas.

Eppure passa tutto in secondo piano rispetto a quella che è stata la più grande mancanza di questi Mavericks: un centro rispettabile, cosa che Brendan Haywood non è. Tralasciando per un attimo l’impatto enorme che Chandler può avere nella metà difensiva, è mancato ancor più quello che faceva in attacco, concretizzando quei pochi palloni che chiedeva, giocando un Pick&Roll di tutto rispetto. Basti dare un occhio alle percentuali dal campo di Tyson, sia a Dallas che ai Knicks.

Il 4-0 è probabilmente falso, visto che Dallas ha giocato alla pari contro i Thunder, ma proprio nelle partite punto a punto, sono le piccole cose a fare la differenza.

Senza un centro decente in rosa da poter cavalcare con continuità, coach Carlisle si è visto spesso costretto a schierare per lunghi tratti un quintetto piccolo, costituito da Jason Kidd, Jason Terry, Vince Carter, Shawn Marion e Dirk Nowitzki.

Ma come tutti i quintetti atipici, questi funzionano quando devono spaccare la gara, creare confusione negli accoppiamenti, non quando -nei momenti topici- diventano la prassi. Il playbook, schierando una lineup del genere, si riduce notevolmente e in una serie di playoff due squadre arrivano a conoscersi troppo bene per poter correre il rischio di diventare “prevedibili”.

Dallas invece lo è diventata, ogni screen, ogni movimento dei giocatori nella fase offensiva appariva telefonato, e questo lo paghi anche contro una difesa puramente energica come quella dei Thunder.

Questa è stata la chiave tattica principale, alla quale vanno aggiunte le diverse motivazioni di un gruppo che probabilmente non si sentiva più Team of Destiny, appagato dalla stagione precedente e forse ancora talmente incredulo, da non poter minimamente pensare di riprovarci.

Avremo dei nuovi Campioni quindi, ma non sarà una estate statica per i Mavericks, e men che meno per Mark Cuban. C’è infatti la possibilità di migliorare nell’immediato e di gettare direttamente le basi per una (inevitabile) ricostruzione con una sola mossa: Deron Williams.

Dallas potrebbe ripartire da lui

Il giocatore è nativo di Dallas, ed è diventato un affare a due tra i neocittadini di Brooklyn e i Mavericks. Il playmaker non si è lasciato andare a dichiarazioni ufficiali, ma è opinione abbastanza diffusa quella che vuole Cuban favorito nell’accaparrarselo.

Ma non è solamente da Deron Williams che passa l’estate Texana, visto che si dovrà decidere che fare di Jason Kidd, in scadenza, ma per nulla intenzionato ad appendere le scarpe al chiodo, e di Jason Terry, che pare voglia essere rinnovato, ma con un contratto ridimensionato date le 34 primavere e l’imminente ringiovanimento della rosa. Molte sono le voci che vogliono il Jet in partenza durante l’estate.

Diversi rebus da risolvere quest’estate, e difficile da prevedere cosa farà Cuban, che si è sempre dimostrato più che imprevedibile nelle sue scelte di mercato. Secondo la mia (discutibilissima) opinione, avrebbero senso le seguenti mosse:

  • cercare di trattenere Jason Kidd come backup in caso di approdo di Deron Williams
  • firmare il Jet a cifre molto basse, o in alternativa non rifirmarlo
  • Amnesty o trade su Brandan Haywood
  • Cercare di salire di qualche posizione nel Draft (attualmente si ha la 17esima scelta) e provare a rimediare un giocatore decente, l’ideale sarebbe un centro ovviamente
  • rimpinguare il supporting cast pescando dalla Free Agency
Ma si tratta solo di ipotesi, come ci confermano le dichiarazioni di Dirk Nowitzki, secondo le quali Mark Cuban gli avrebbe confidato di non avere ancora un piano. Il futuro immediato di Dallas passa dalla decisione di Deron Williams, quello meno prossimo dalle mosse che farà lo staff. Beati noi che possiamo goderci i Playoffs in santa pace.

 

Post By Carmine D'Amico (13 Posts)

Studente di Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, la pallacanestro fa parte della sua vita praticamente da sempre. Da bambino infatti si innamora dei Chicago Bulls e della Fortitudo Bologna, oltre a consumare la cassetta di Space Jam fino a conoscerne le battute a memoria. Si diletta anche nella pallacanestro giocata, ma gli alti livelli li ha guardati solo da -molto- lontano. @SkittleCDA on Twitter

Connect

3 thoughts on “A Dallas si prepara la Rivoluzione

  1. Ciao! Sicuramente un bell’articolo..sono tifoso dei Mavs da sempre e ti posso dire che secondo me quest’anno complice anche l’inizio ritardato della stagione e i vari problemi che sono intercorsi Cuban abbia un po’ temporeggiato sperando di avere qualche idea per la stagione prossima. Lo sapevamo tutti che non sarebbe stata l’annata dei Mavericks.
    Purtroppo la mancanza di un centro a Dallas è una cosa cronica da tantissimi anni e comincio a sospettare che sia dovuta al fatto di avere Nowitzki in roster che il centro l’ha fatto parecchie volte (basti ricordare quando giocava centro, ahinoi, Shawn Bradley o Raef LaFrentz!). Io penso che lo stato di grazie della stagione scorsa sia irripetibile e che forse Cuban abbia la pancia piena, ma è una mia opinione.

  2. Partendo dal presupposto che adoro Carlisle, credo che la serie con OCk menta un pò… senza il doppio rimbalzo del tiro di Durant non so se saremmo già qui a parlare di rivoluzione.

    In ogni modo Dallas ha ancora il giocatore più indifendibile della lega (Dirk) e secondome uno tra i tre migliori tiratori e finisher (Jet). Se a partire da questi due più Maion che divende ancora tanto, con un centro che occupi un pò l’area (McGaee?) e Deron, squadra tranquillamente da titolo !!!

    Ma Odom ora ha receduto il contratto? Dove finirà?

  3. …fin che cè il tedesco non si può parlare di “ricostruzione”…Deron e McGee sarebbero un’ottima addizione…

Commenta

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.