Domenica prossima, sullo stradale di St.Petersburg, prenderà il via la stagione 2015 della Verizon IndyCar Series. Ovviamente, il tema principale sarà la presenza dei nuovi kit aerodinamici, che potrebbero sconvolgere molti dei valori in campo. I primi test hanno mostrato come forse la Chevrolet abbia un leggero vantaggio sulla Honda, ma una risposta definitiva si avrà solo con la bandiera a scacchi della prima gara. E’ quindi difficile capire quali siano i veri valori in campo quando la lunga offseason sta finalmente volgendo al termine. Ma a pochi giorni dalla prima gara è il momento di dare uno sguardo attraverso lo schieramento e valutare le possibilità dei vari piloti di portare a casa il campionato 2015.

I FAVORITI

Will Power #1 Verizon Team Penske Chevrolet:Nel 2015 Roger Penske ha messo sù un vero e proprio Dream Team, riunendo in una sola squadra quattro dei primi cinque della classifica 2014. Power si è tolto un peso lo scorso anno, vincendo il suo primo titolo dopo tre secondi posti. Non c’è alcun dubbio che la differenza l’abbia fatta il fatto che ormai è un pilota vincente anche sugli ovali. Adesso bisognerà vedere se la vittoria del titolo significherà l’inizio di una sequenza di lunga serie di successi, o che al contrario il pilota australiano si possa anche sedere sugli allori e perdere un po’ di cattiveria;

Scott Dixon #9 Target Chip Ganassi Chevrolet: Se la squadra di Chip Ganassi riuscirà finalmente a limare il problema degli ultimi anni, ovvero gli avvii lenti, Dixon è il pilota da battere, perché rispetto a Power è più costante e commette meno errori. La recente performance alla 24 Ore di Daytona ha ricordato a tutti che parliamo di uno dei migliori piloti dell’automobilismo mondiale;

Helio Castroneves #3 Hitachi Team Penske Chevrolet: Il brasiliano continua a giocarsi il titolo all’ultima gara, ma sembra mancargli sempre il guizzo vincente. Ma la IndyCar non è una categoria per sbarbatelli e l’esperienza fa sempre comodo, quindi è probabile che a fine stagione Castroneves sia ancora lì a giocarsi le sue chance. Ma almeno fino a Maggio il suo pensiero fisso sarà comunque la quarta vittoria alla 500 Miglia di Indianapolis;

Ryan Hunter-Reay #28 DHL Andretti Autosport Honda: Molto dipenderà dalla competitività della Honda. Assumendo che i valori in campo non cambieranno di molti, i giapponesi sembrano comunque avere un unico serio candidato alla lotta al titolo: Hunter-Reay. Il pilota americano è adesso unanimemente considerato uno dei top driver dell’automobilismo americano, dopo la vittoria del titolo 2012 e della 500 Miglia di Indianapolis 2014. Può vincere tranquillamente in qualsiasi tipo di circuito, deve forse ancora limare qualche eccesso di entusiasmo che lo ha portato ogni tanto a commettere qualche errore di troppo;

Simon Pagenaud #22 Team Penske Chevrolet: Pagenaud sembra la nuova “rising star” della IndyCar, arrivato in un top team dopo aver lottato per tre anni per il titolo correndo con una piccola squadra. Su stradali e cittadini è già tranquillamente a livello di Power, se non superiore, sugli ovali deve ancora dimostrare qualcosa ma in fondo al momento è più avanti di quanto fosse Power quando arrivò da Penske. La sua posizione scivola leggermente perché comunque è nuovo in un team che ha già i suoi equilibri e quindi questo potrebbe all’inizio “intimidirlo” un pò;

LA SECONDA FILA

Tony Kanaan #10 NTT Data Chip Ganassi Chevrolet: Il brasiliano non sembra sentire il peso dei 40 anni, e va sottolineato il fatto che nonostante sia uno dei più piloti più in là con l’età della categoria è probabilmente il più in forma fisicamente. Lo scorso anno ha portato a casa una vittoria, sei podi e il settimo posto in campionato. Forse per il titolo gli manca lo spunto decisivo a lungo termine, e per quello magari sembra più plausibile una seconda vittoria alla 500 Miglia di Indianapolis;

Juan Pablo Montoya #2 Verizon Team Penske Chevrolet: Il suo rendimento nell’anno del ritorno in IndyCar ha per certi versi sorpreso, tornando subito un pilota top quando molti storcevano il naso. Nel 2014 ha forse pagata qualche errore di ri-ambientamento, nel 2015 con un anno di esperienza alle spalle potrebbe inserirsi nella lotta al titolo, e soprattutto per una seconda vittoria alla 500 Miglia di Indianapolis;

Sebastien Bourdais #11 Mistic/Hydroxycut KVSH Racing Chevrolet: L’approdo alla squadra di Jimmy Vasser ha rivitalizzato la carriera del pilota francese, come testimoniano anche le recenti prestazioni a Daytona e Sebring. Per il titolo gli manca la necessaria competitività sugli ovali, ma nelle gare su stradali e cittadini può sostanzialmente vincere ovunque;

GLI OUTSIDER

Carlos Munoz #26 Andretti AutoSport Honda: Il colombiano è reduce da una stagione da rookie stupefacente che lo ha visto finire ottavo in classifica. Il prossimo passo è vincere la sua prima gara, e visto che finora non solo ha confermato le attese ma le ha anche superate niente toglie che il primo successo sia imminente. Poi diventerà tranquillamente un contendente al titolo;

Josef Newgarden #67 Hartman Oil Carpenter Fisher Hartman Chevrolet: Il giovane pilota americano sarà uno degli osservati speciali in questa stagione. Le tre vittorie del 2014 e la fusione con la squadra di Sarah Fisher hanno probabilmente fatto diventare il team il migliore alle spalle dei Big 3. Newgarden è considerato sia per talento sia per spendibilità mediatica uno degli uomini IndyCar del futuro, è migliorato di anno in anno ed adesso gli manca solo la vittoria per essere considerato definitivamente come uno dei possibili eredi quando i “grandi vecchi” della IndyCar inevitabilmente si fermeranno. Adesso che corre con un compagno di squadra e con una squadra più solida tutti si aspettano grandi risultati anche perché, cosa da non sottovalutare, è veloce su qualsiasi tracciato;

Marco Andretti #27 Snapple Andretti Autosport Honda: Andretti è sempre un mezzo mistero, ogni anno sembra quello giusto per la definitiva consacrazione che poi non arriva. Anche lo scorso anno non ha fatto male, ha chiuso nono in campionato, però non ha mai impressionato particolarmente. E’ diventato un pilota molto costante, attento, ha limato molti errori del passato, ma sembra aver perso il guizzo vincente e due vittorie in quasi dieci anni, corsi sempre con un top team, sono tropo poco;

James Hinchcliffe #5 Arrow Schmidt Peterson Hamilton Motorsports Honda: Dopo i tre anni con Pagenaud la squadra riparte praticamente da zero, ed ha giustamente scelto di affidarsi ad un pilota in cerca di riscatto dopo un 2014 disastroso, ma giovane e che già nel passato ha dimostrato di essere vincente. Come tutti i team Honda, molto dipenderà dalla competitività dei giapponesi. Se le prestazioni dei due costruttori saranno di pari livello, Hinchcliffe e la squadra possono tranquillamente vincere un paio di gare e non andare tanto lontani dai risultati ottenuti con Pagenaud;

Sage Karam #8 Chip Ganassi Chevrolet: A neanche 20 anni sarà un dei piloti più osservati, anche se al momento è confermato solo per St.Petersburg. Finora è stato finora impressionante, sia nell’unica apparizione del 2014, quando ha chiuso nono la 500 Miglia di Indianapolis correndo per un piccolo team come il Dreyer&Reinbold Racing, sia quando ha corso nel TUDOR United SportsCar Championship, dimostrando una adattabilità sorprendente per una categoria evidentemente più adatta ai piloti esperti come quella delle corse endurance. Potrebbe essere il nuovo fenomeno dell’automobilismo a stelle e strisce e nessuno nutre dubbi sul fatto che correrà l’intera stagione;

GLI ALTRI

Charlie Kimball #83 Novo Nordisk Chip Ganassi Chevrolet: Dopo due stagioni in ascesa Kimball ha un po’ deluso nel 2014. Resta un pilota più da stradali che da ovali, ma in molte gare può essere comunque un pilota da primissime posizioni;

Takuma Sato #14 ABC Supply A.J. Foyt Racing Honda: Per la prima volta dopo tanti anni la squadra torna a schierare due vetture. Dopo un 2014 molto deludente, bisognerà vedere se prevarranno i fattori positivi di questa scelta (due piloti che possono provare diverse configurazioni nelle prove e condividere i dati) o se si rivelerà un passo più lungo della gamba. Nel 2014 Sato è apparso in calo e di nuovo troppo incline all’errore, ma con l’aiuto e lo stimolo di un compagno di squadra più giovane potrebbe ritornare ad inserirsi nella lotta al successo in qualche gara;

Jack Hawksworth #41 ABC Supply A.J. Foyt Racing Honda: Hawksworth è stato una delle sorprese dello scorso anno, ottenendo un podio e andando vicino alla vittoria in un paio di gare. Adesso che potrà avvalersi della collaborazione di un compagno di squadra esperto come Sato non può che migliorare;

Carlos Huertas #18 Dale Coyne Racing Honda: La squadra parte tra lo scetticismo di tutti, vista anche una lineup non certo entusiasmante, il che potrebbe non essere automaticamente un male, visto che tra l’altro Huertas lo scorso anno ha vinto una gara tra lo stupore generale. Sugli ovali non è assolutamente competitivo, ma sugli stradali ha dimostrato di sapere tenere un buon passo ed ottenere qualche discreto risultato;

James Jakes #7 Schmidt Peterson Hamilton Motorsports Honda: Torna in IndyCar dopo un anno di assenza, non è un fuoriclasse ma ha già dimostrato di saper ottenere qualche podio;

Stefano Coletti #4 KVSH Racing Chevrolet: Ingaggiato un po’ inaspettatamente, Coletti è stato sorprendentemente veloce in tutti i test invernali, e potrebbe rappresentare una piacevole sorpresa visto che è comunque un pilota con una certa esperienza visti i quattro anni in GP2;

Gabby Chaves #98 Bryan Herta Autosport Honda: Per il secondo anno la squadra di Herta si presenta al via con un rookie quale unico pilota, con tutti i rischi che questo comporta. L’anno scorso con Hawksworth la scelta ha pagato, vedremo quest’anno. Sulla carta Chaves è anche più titolato, avendo vinto il titolo Indy Lights 2014, e finora nella sua carriera ha dimostrato di essere un pilota poco considerato ma che lavora molto bene. Quindi non ci sarebbe da stupirsi se la squadra possa fare nuovamente bene, anche considerati l’entusiasmo e la passione che ci mette Herta;

Graham Rahal #15 Mi-Jack Rahal Letterman Lanigan Honda: Graham Rahal e la squadra di suo padre restano il più grosso mistero del mondo della IndyCar. Com’è possibile che una squadra con la storia, le risorse e le capacità di Bobby Rahal e con il talento che nei primi anni aveva dimostrato Graham continuino ad infilare annate ridicole una dopo l’altra? Anche il 2014, a parte una o due gare, è stato sempre passato nelle retrovie, con l’aggiunta di diversi errori da parte del pilota. Adesso si aspetta l’ennesimo riscatto. I test invernali non sono neanche andati male, specie considerando l’inferiorità della Honda rispetto alla Chevrolet, e Rahal è stato a volte anche il più competitivo tra i “giapponesi”. Sarà l’anno buono?

I PART TIME

Ed Carpenter #20 Fuzzy’s Vodka Carpenter Fisher Hartman Chevrolet: Ormai Carpenter ha saggiamente deciso di correre solo sugli ovali, dove probabilmente è il pilota più forte del lotto. Non si può nascondere che, da quando ha fondato il suo team, il grande sogno è la 500 Miglia di Indianapolis, gara di casa per tutta la squadra, dove Carpenter è partito in pole negli ultimi due anni e dove anche quest’anno si presenterà tra i grandi favoriti;

Luca Filippi: #20 Fuzzy’s Vodka Carpenter Fisher Hartman Chevrolet: Per il pilota italiano è l’occasione della vita, probabilmente la possibilità decisiva per la sua carriera. Deve dimostrare di aver imparato dagli errori del passato, quando è stato sempre veloce ma anche praticamente sempre a muro. Conway al suo posto ha vinto due gare lo scorso anno; a Filippi non si chiede tanto perché l’inglese era molto più esperto, ma ci si aspetta presumibilmente almeno qualche podio;

Simona de Silvestro #25 Andretti Autosport Honda: La De Silvestro è al momento confermata solo per la prima gara, e la quarta vettura dovrebbe essere divisa tra diversi piloti (si parla anche di Justin Wilson e Conor Daly). Comunque su stradali e cittadini la pilota svizzera può tranquillamente puntare alla vittoria;

Francesco Dracone #19 Dale Coyne Racing Honda: L’accordo tra Dracone e Coyne è ristretto alle prime quattro gare. L’unico motivo della sua presenza è perché porta quei soldi che da Indianapolis in poi dovrebbero garantire la presenza di un altro pilota, più competitivo. Occhio perché se sarà troppo lento la IndyCar potrebbe anche fermarlo durante la gara come successo in altre occasioni con altri piloti.

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