Passano gli anni, le stagioni, i record battuti da Ohtani, gli errori difensivi di Soto, la sottovalutazione ai danni di José Ramírez, le sparizioni di Judge quando conta davvero, ma resta una costante: l’American League East è, e sarà sempre, la division più competitiva, imprevedibile e massacrante dell’intera Major League Baseball. Anche quest’anno sarà impossibile farne una preview davvero accurata: una division che, ogni stagione che gli dei del baseball mandano in terra, promette un autentico bagno di sangue.
Toronto Blue Jays
Solo la presa miracolosa di Andy Pages, le prestazioni irreali di Yamamoto e i fuoricampo di Rojas e Will Smith hanno negato ai Toronto Blue Jays il ritorno alle World Series dopo 32 anni. In quei momenti, sono i dettagli — centimetri, frazioni di secondo — a decidere tutto. E, questa volta, hanno sorriso ai Dodgers. Il finale è stato drammatico, ma Toronto riparte da una seconda metà di 2025 semplicemente dominante: una squadra capace di non lasciare scampo a quasi nessuno e di far vacillare persino i favoritissimi Dodgers.
Stavolta, però, niente effetto sorpresa. Un anno fa i Blue Jays erano partiti in sordina, quasi ignorati, senza reali ambizioni di playoff. Oggi lo scenario è completamente diverso. Vladimir Guerrero Jr. è ormai una certezza assoluta, uno dei migliori battitori della lega e il volto della franchigia. Attorno a lui cresce un gruppo più maturo e profondo: Ernie Clement è stato una delle rivelazioni degli scorsi playoff, capace di riscrivere il record di valide in una singola Postseason.
L’addio di Bo Bichette (direzione Mets) pesa, ma l’arrivo di Kazuma Okamoto — stella della NPB, interno e ottimo battitore di potenza — offre nuove soluzioni offensive e difensive. Sul monte, la dirigenza ha aggiunto Dylan Cease, rinforzo di primo piano per una rotazione che resta guidata da Kevin Gausman e dal futuro Hall of Famer Max Scherzer. In attesa del pieno recupero di José Berríos e di Trey Yesavage, altra sorpresa assoluta della Postseason da rookie, Toronto si presenta con una delle strutture più complete della division.
New York Yankees
Max Fried e Aaron Judge: è da loro che devono ripartire i New York Yankees. Il primo ha chiuso il 2025 con un dominante 19-5 e ha già inaugurato la nuova stagione con una vittoria all’Opening Game contro i Giants; il secondo, invece, ha steccato all’esordio, complice anche un World Baseball Classic complicato, chiudendo con un pesante 0 su 5 e 4 strikeout. Eppure, il valore di Judge non è in discussione: l’anno scorso è diventato appena il tredicesimo giocatore della storia con almeno tre MVP, e tutto lascia pensare che possa confermarsi su quei livelli anche nel 2026.
La strada, però, è tutt’altro che semplice: gli Yankees dovranno vedersela innanzitutto con i Blue Jays, senza sottovalutare le possibili imboscate di Red Sox e Orioles, da sempre avversarie capaci di complicare i piani. Offseason relativamente tranquilla per Brian Cashman, ma i rinforzi più importanti potrebbero arrivare dall’infermeria: Gerrit Cole, che ha perso tutto il 2025 per la Tommy John Surgery, e Carlos Rodón sono in rientro e pronti a dare profondità a una rotazione che oggi gira attorno a Max Fried.
Fondamentale sarà anche il contributo di Cam Schlittler, esploso nel finale della scorsa stagione — proprio contro i Red Sox, la squadra per cui tifava da bambino. Nel lineup, Judge resta il punto di riferimento assoluto, circondato però da talento tanto evidente quanto incostante: Jazz Chisholm Jr., Cody Bellinger e Trent Grisham sono chiamati a dare continuità. La sfida con Toronto è apertissima, ma la stagione è lunga e, come sempre, i rivali di sempre sono pronti a inserirsi nella lotta.
Boston Red Sox
Dopo tre anni consecutivi senza playoff, i Boston Red Sox sono tornati alla Postseason nel 2025, salvo poi uscire subito contro gli Yankees alle Wild Card Series. Un passo avanti, sì, ma non ancora sufficiente per una piazza che vive di ambizioni ben diverse. E infatti, attorno a Fenway Park, alcune scelte del front office continuano a far discutere.
Su tutte, lo scambio che ha spedito Rafael Devers a San Francisco nel corso dell’ultima stagione per fare spazio ad Alex Bregman — poi nemmeno rifirmato in free agency: una mossa che resta, ancora oggi, difficile da decifrare. Le risorse sono state investite soprattutto sul monte, e lì Boston può davvero fare paura.
L’arrivo di Ranger Suárez in FA dai Phillies e quello via trade di Sonny Gray hanno dato profondità e qualità a una rotazione che si regge su Garrett Crochet, autentico ace e secondo nelle votazioni del premio Cy Young 2025, già dominante all’esordio stagionale con sei inning senza punti e otto strikeout. Alle loro spalle, una struttura profonda e credibile, costruita per reggere una stagione lunga e logorante.
Nel lineup, invece, il progetto passa dai giovani: Roman Anthony è il nome su cui sono puntati tutti i riflettori, dopo i primi lampi nel 2025, il 2026 può essere l’anno della definitiva consacrazione. Accanto a lui, un pacchetto esterni atletico e difensivamente solido con Ceddanne Rafaela, Wilyer Abreu — fresco campione del mondo con il Venezuela — e l’imprevedibile Jarren Duran. L’arrivo di Caleb Durbin da Milwaukee prova a tamponare il vuoto lasciato da Bregman, ma resta la sensazione di un attacco con talento diffuso più che con vere certezze.
Il bullpen continua a essere il punto interrogativo principale, anche se può contare su un nome di peso come Aroldis Chapman, protagonista di un 2025 di altissimo livello e deciso a sfidare il tempo anche alle soglie dei 40 anni. In una division dominata sulla carta da Blue Jays e Yankees, Boston ha le armi per restare in corsa. Ma, come spesso accade, tutto dipenderà dalla continuità: evitare cali improvvisi e gestire gli infortuni sarà la vera chiave per non perdersi, ancora una volta, sul più bello.
Baltimore Orioles
La stagione 2025 dei Baltimore Orioles va archiviata in fretta: un passo falso in un percorso che, negli ultimi anni, aveva mostrato ben altro potenziale. In mezzo, anche scossoni importanti fuori dal campo, tra cambio di proprietà e dugout, con Brandon Hyde sollevato dall’incarico a stagione in corso. La prima vera risposta è arrivata dalla free agency, ed è di quelle pesanti: Pete Alonso, uno dei fuoricampisti più temuti della lega, ha lasciato i Mets dopo sette stagioni per sposare il progetto Orioles con un contratto quinquennale da 155 milioni. Un segnale chiaro delle ambizioni della franchigia.
Baltimore resta però una squadra difficile da decifrare, capace negli ultimi anni di alternare picchi esaltanti a cali improvvisi. A Camden Yards si augurano che il 2026 sia finalmente l’anno della continuità — e soprattutto della crescita definitiva. Sul monte, gli arrivi del veterano Chris Bassitt e dell’ex Tampa Bay Shane Baz aggiungono esperienza a una rotazione che comprende Zach Eflin, chiamato a riscattarsi dopo un 2025 opaco, Kyle Bradish, di ritorno dall’infortunio e potenziale fattore chiave, e Trevor Rogers, una delle poche certezze della scorsa stagione.
Nel lineup, oltre ad Alonso, spicca Gunnar Henderson, giovane talento già protagonista anche a livello internazionale. Attorno a lui ruota un gruppo che attende il pieno rientro di Jackson Holliday e Jordan Westburg, due pedine fondamentali per alzare il livello complessivo dell’attacco. Adley Rutschman resta un riferimento difensivo dietro al piatto, mentre nel box deve ancora trovare quella continuità che può farlo diventare un giocatore totale. Gli Orioles, insomma, restano un rebus affascinante. Con Craig Albernaz alla prima stagione da manager, l’incognita aumenta ulteriormente. Ma una cosa è certa: se trovano ritmo e stabilità, possono diventare un problema serio per chiunque nella division. Meglio, per tutti, restare in allerta.
Tampa Bay Rays
Qui serve qualcosa di più di un semplice aggiustamento: serve quasi un miracolo. I Tampa Bay Rays arrivano al 2026 con la sensazione di essersi progressivamente sgretolati. Dopo la parentesi forzata lontano da casa — con il Tropicana Field in ricostruzione e il George Steinbrenner Field come soluzione temporanea — il ritorno a St. Petersburg non coincide però con un ritorno alle certezze. Perché, in realtà, di certezze ne restano poche.
Una è nel dugout: Kevin Cash continua a essere uno dei migliori manager della lega, capace negli anni di spremere risultati incredibili da uno dei payroll più bassi della MLB, arrivando persino fino alle World Series nel 2020. L’altra è in campo e porta il nome di Junior Caminero: l’interno dominicano, esploso nella sua prima stagione completa nel 2025, rappresenta forse l’unica vera luce nell’annata buia dei Rays.
Il resto, invece, è stato smantellato o si è perso per strada. La partenza di Randy Arozarena e soprattutto il crollo —con i problemi giudiziari fuori dal campo — di Wander Franco hanno lasciato un vuoto enorme, tecnico e simbolico. In free agency sono arrivati soltanto innesti mirati, più di esperienza che di impatto: Nick Martínez e Steven Matz servono soprattutto a dare profondità a un bullpen che nel 2025 è stato un problema costante.
La rotazione, già indebolita, ha perso anche Shane Baz (direzione Baltimore) e oggi appare nettamente inferiore rispetto a quelle delle altre squadre della division. In attacco, oltre a Caminero, toccherà a Jonathan Aranda e Yandy Díaz provare a mantenere un minimo di pericolosità, mentre l’addio di Brandon Lowe — volato a Pittsburgh — toglie un’altra fonte di produzione. I Rays restano una squadra capace di sorprendere quando meno te lo aspetti, ma questa volta l’impressione è diversa: il talento è poco, le certezze ancora meno. Tempi migliori arriveranno, ma difficilmente saranno nel 2026.

Orso per gli amici. Amo il passatempo preferito degli americani: il baseball. Tifoso da sempre dei Boston Red Sox, ma prima di tutto tifoso del Diamante. Innamorato della fastball di Pedro Martinez, dello swing di Mookie Betts e dei fuoricampo di David Ortiz. Sogno nel cassetto: guardare una partita dal Green Monster di Fenway Park. Su Instagram racconto di baseball con la page @mediabattuta

