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MVP American League: Mookie Betts

Il primo MVP coi calzini rossi da Dustin Pedroia nel 2008. Una vittoria arrivata dopo una lunga volata dove nelle preferenze il campionissimo di Boston, sin dalla prima giornata fenomenale, se l’è giocata col grande Mike Trout in un testa a testa che ha appassionato tutti i tifosi, per poi staccarlo nettamente dopo l’Estate.

Certo l’andamento impressionante avuto dall’opening day fino alla stratosferica conquista delle World Series da parte Red Sox rispetto alla deludente stagione degli Angels potrebbe aver influito nel rush finale! Diciamo che Betts ha dimostrato quest’anno, oltre a doti tecniche in battuta fuori dal comune per le quali nessuno si è mai sorpreso, anche un incredibile capacità caratteriale nello spronare i suoi compagni in momenti difficili ed in partite punto a punto, di leadership nello spogliatoio e di giocare i momenti decisivi delle partite senza “braccetto”!

Soprattutto un giocatore a 360°, un all round player su cui investire ogni momento della gara; dall’inizio di ogni match nel quale da leadoff e con la miglior average di tutta la lega (quasi il 35%) “preparava” il campo per i successivi battitori, durante gli innings di mezzo dove la sua velocità felina permetteva ben 30 stolen bases ed in qualunque ruolo dell’outfield dove dimostrava un’abilità inconsueta nel raccattare ogni tipo di palla: in tuffo, in tribuna (vedere il Championship), nell’esterno lungo o a ridosso dell’infield con una capacità di lancio estrema!

Uno smart guy ancora ventiseienne che potrebbe dominare per molti anni e che non sfigurerebbe assolutamente anche come interbase!! Molto vicini tra loro ma ben dietro nella classifica finale Jose Ramirez (208 pts), J.D.Martinez (198) e Alex Bregman (192).

MVP National League: Christian Yelich

Meritatissima vittoria del formidabile battitore californiano anch’egli ventiseienne (l’età della maturità) capace di raddoppiare quasi tutte le sue percentuali rispetto agli anni di Miami, anche grazie ad un ballpark che strizza l’occhio ai left-handed hitters. Il primo dopo Donaldson (da Oakland ai Blue Jays nel 2015) a vincere il premio l’anno dopo la trade.

Una progressione incredibile la sua e parallela a quella dei Brewers (Lorenzo Cain settimo e Jesus Aguilar anche a voto) con la quale hanno recuperato un sostanziale svantaggio a Chicago, distaccato i Cardinals e vinto il tie break game al Wrigley Field col quale si sono presi il titolo della NL Central e battuto nettamente Colorado nel Division prima di perdere la bella in casa nel Championship contro i Dodgers e non senza polemiche.

Partito in sordina ha spazzato via ogni avversario con delle statistiche da brivido che gli hanno fatto chiudere la stagione regolare con ben 36 fuori campo, 110 Rbi, 1.000 di Ops ed un War a 7.6: cifre spaziali contro le quali nulla hanno potuto i suoi pur ottimi contenders Javier Baez (250 pts), Nolan Arenado (203) e Freddie Freeman (174).

CY YOUNG American League: Blake Snell

Bellissima la storia di Blake, entrato quest’anno nell’elite dei lanciatori come un elefante in un negozio di cristallo!! Approfittando anche delle precarie condizioni fisiche di Chris Sale (quarto con 59 pts) e Trevor Bauer (sesto) dominanti ad inizio stagione, se l’è giocata con Justin Verlander in un head to head che ha portato Snell alla vittoria per soli 15 punti (169 a 154) con Corey Kluber terzo staccato!

Il mancino di Seattle al terzo anno dopo due stagioni che non rimarranno negli annali, in particolar modo nella prima con un Whip a 1.62 e nella seconda con un Era superiore al 4, è riuscito a triplicare il numero di strikeouts migliorando e correggendo una velocissima fourseam a costo di concedere una decina di basi ball in più ma divenendo in pratica illeggibile da qualunque forte battitore avversario, dei quali l’American League è stracolma.

Decisivi per staccare il favorito e formidabile JV i suoi ultimi due mesi di gioco nei quali ha ottenuto 9 vittorie senza subire sconfitte lasciando agli avversari misere percentuali attorno al 15%. I Rays hanno così il secondo Cy Young winners nella loro storia dopo David Price nel 2012, il primo a complimentarsi col collega. Dal 2015 è il primo mancino a trionfare dopo Dallas Keuchel.

CY YOUNG National League: Jacob deGrom

Felice e contento di ricevere la notizia nella sua casa in Florida non è rimasto immune alle provocazioni dal ricevere in futuro maggior collaborazione dai compagni di squadra, per colpa dei quali il numero esiguo di vittorie ottenute sul monte (10), quasi la più bassa in carriera, poteva compromettere la sua race.

I votanti non ne hanno giustamente tenuto conto tributando all’infallibile destro dei Mets un trionfo dominante che ha lasciato molto staccati gli altri due finalisti: Max Scherzer e Aaron Nola. Un predestinato sul mound e già rookie of the year nel 2014 nonché nei primi posti della classifica finale di MVP oggi.

La sua stagione è stata semplicemente mostruosa mantenendo dall’Opening Day un Era mai superiore a 2.36 con un Maggio da 0.69, lanciando inoltre un complete game in una media finale di quasi 7 innings pitched.

ROOKIE OF THE YEAR American League: Shohei Ohtani

Il fenomeno Made in Japan conquista il Rookie Award grazie anche a 25 su 30 voti da primo posto dell’elettorato BBWAA (Baseball Writers Association of America) arrivando davanti agli Yankees Andujar e Gleyber Torres. E’ il quarto giapponese a conquistare l’honour dopo Nomo (1995), Sasaki (2000) e il grande Ichiro nel 2001.

Il suo braccio malandato non gli ha permesso di giocare tutta la stagione in entrambe le fasi di gioco, ma riuscire a fare 63 strikeouts in difesa e 22 fuori campo in attacco (un record) è stato determinante a chiudere la contesa. Per gli Angels è il terzo titolo di categoria dopo Tim Salmon nel ’93 e Mike Trout nel 2012, che non si è fatto attendere nel postare le congratulazioni verso il compagno di squadra esaltandone le doti di bravo ragazzo.

ROOKIE OF THE YEAR National League: Ronald Acuna Jr

La sfida a due col formidabile Juan Soto dei Nationals ha visto prevalere il fenomenale leadoff di Atlanta, sul quale Brian Snitker ha puntato quasi da subito. Molto indietro Walker Buehler. Raggiunge come Brave Kimbrel nel 2011, in una squadra che negli anni ha visto come candidati Rafael Furcal (2000), David Justice (1990), Bob Horner (1978), Earl Williams (1971), Sam Jethroe (1950) e Alvin Dark nel 1948.

La vittoria arriva dopo le performance del ventenne venezuelano nel post All Star break per merito delle quali il suo team ha spiccato il volo nella NL East arrivando al Division contro i Dodgers grazie ad un War di 3.4 (sui 3.8 totali), secondo in National, e a 131 di wRC+, terzo tra tutti. Entrato in Major come secondo miglior prospetto ha concluso la stagione con un favoloso .293, ottimo per un esordiente, 26 homers ed un Ops a .917!!

MANAGER OF THE YEAR American League: Bob Melvin

Lo skipper è al terzo successo in carriera e questo già basta ad inquadrare lo spessore professionale, ma rispetto ai precedenti ad Arizona (2007) e sempre qui ad Oakland nel 2012, la stagione appena trascorsa si può definire miracolosa visti gli imprevisti che hanno impedito al coach di utilizzare per più di una decina di partite lo stesso roster specialmente nei lanciatori partenti.

A fine anno sono stati ben 15 gli openers da lui utilizzati concludendo partite con almeno 10 pitchers sul mound impiegandoli per un massimo di 3/4 innings ciascuno. Una tendenza di pari passo coi Rays ed il loro allenatore Kevin Cash (terzo arrivato) con i quali hanno creato un vero e proprio must del quale si è avvalso poi nella gloriosa post season anche il rivale di race Alex Cora (secondo staccato).

Con queste magie oltre a sfiorare le 100 Wins sono giunti inaspettatamente ai playoff, hanno impensierito il primo posto Astros nella Al West ed il vantaggio casa nel Wild Card game contro gli Yankees. Inoltre con lui sono esplosi ottimi giocatori come lo slugger Khris Davis, acquisito sotto banco da Billy Bean nel 2016 e capace di battere ogni avversario nei fuori campo (ben 48), l’ormai leader Matt Chapman bravo a raddoppiare le statistiche dell’anno precedente e di ottenere un War quasi vicino al 5 e l’agile ma allo stesso potente rookie Ramon Laureano che si è districato alla grande nell’outfield.

MANAGER OF THE YEAR National League: Brian Snitker

E’ riuscito a riportare in auge una franchigia persa in anni di oblio sotto al 40% riuscendo ad unire la forza, esperienza ed affidabilità di giocatori a roster come Freddie Freeman, Nick Markakis ed Ender Inciarte a giovani funambolici dal futuro luminoso come Acuna Jr, Ozzie Albies, Johan Camargo e Dansby Swanson.

I risultati, oltre che nelle stats e nella classifica finale, sono stati anche individuali visto che Acuna Jr ha vinto il titolo di Rookie, Freeman e Markakis hanno partecipato alla corsa ad MVP, Inciarte è diventato un campione in difesa ed il fulmine Albies insieme a Camargo hanno effettuato ben 44 home run. Il sessantatreenne ad Atlanta è stato sia giocatore, coach e manager; decisiva la sua acquisizione come quella di Alex Anthopoulos col quale, fianco a fianco, sono riusciti ad organizzare una squadra dalle prospettive rosee e ricche di qualità migliorandola anche nella trade di metà stagione.

Sconfitti ma meritevoli di una menzione d’onore Craig Counsell e Bud Black e i loro Brewers e Rockies autori di una grande annata.

GOLD GLOVE – SILVER SLUGGER

Chiudiamo con una rapida carrellata per vedere chi ha portato a casa il Gold Glove, rimarcando l’ennesimo successo di Yadier Molina (il nono), senza dubbio il più forte catcher esistente e Nolan Arenado (il sesto consecutivo per la 3b), giocatore ormai pronto per arrivare nella fase finale della stagione con un roster da titolo. Salvador Perez dei Royals è l’altro ricevitore Guanto d’Oro.

In prima base vincono Matt Olson (A’s), Freddie Freeman (Braves) e Anthony Rizzo (Cubs), in seconda Ian Kinsler (Red Sox) e Dj LeMahieu (Rockies), in terza Matt Chapman (A’s), come shortstop Andrelton Simmons (Angels) e Nick Ahmed (Dbacks), come esterni Jackie Bradley Jr e Mookie Betts (Red Sox), Alex Gordon (Royals), Corey Dickerson (Pirates), Nick Markakis ed Ender Inciarte (Braves). Tra i lanciatori le stelle Dallas Keuchel e Zack Greinke.

I vincitori della American League del Silver Slugger Awards sono: come catcher Salvador Perez, 1B Jose Abreu, 2B Jose Altuve, 3B Jose Ramirez, SS Francisco Lindor, OF Mookie Betts, Mike Trout e J.D. Martinez vincitore anche come designated hitter. Nella National il ricevitore J.T. Realmuto, 1B Paul Goldschmidt, 2B Javier Baez, 3B Nolan Arenado, SS Trevor Story, OF Christian Yelich, David Peralta e Nick Markakis, infine come pitcher German Marquez.

 

Post By Lucio Di Loreto (37 Posts)

"Malato" di sport a stelle e strisce dagli anni 80! Folgorato dai Bills di Thurman Thomas e Jim Kelly, dal Run TMC e Kevin Johnson, dai lanci di Fernando Valenzuela e dal "fulmine finlandese". Sfegatato Yankees, Packers, Ravens, Spurs e della tradizione canadese dell'hockey.

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6 thoughts on “MLB Awards 2018: I Vincitori

  1. Da quanto tempo, la batting average si calcola in %?

    Ma Mookie Betts è anche lanciatore? (a ridosso dell’infield con una capacità di lancio estrema!).

    • Allora professore la % italiana e’ la traduzione del . statunitense e il 35 e ovviamente all’incirca!!quando un esterno recupera una palla per passarla alla base utilizza un lancio a meno che non sia un supereroe della Marvel che vola..stammi bene

      • % italiana? Nel baseball, la batting average si esprime sempre e solo in millesimi.

        Un lancio? Sai che cosa è un lancio nel gioco del baseball? Presumo di no… Forse prima di scrivere un articolo, si dovrebbero avere le basi del regolamento.

  2. E’ dal 1989 che seguo il baseball e avrò visto 5000 partite..da italiano più di una battuta valida su tre lo traduco con un 35% anche per i ragazzi che cercano maggiore comprensione rispetto ai professorini come te..detto questo al 99% (chissà se capirai..) nelle stats scrivo .330 anch’io..ps uno che raccoglie una palla lontano da casa base ed evita una run mandandola per oltre 50 mt chiusa sul palmo della mano in Italia e per chi cerca di capire il gioco si dice lancio dal tuo pianeta non lo so..

    • C’è anche scritto su Play.it

      Con il termine lancio (pitch), si identifica soltanto quell’azione in cui il lanciatore spedisce la palla al battitore. Tutti gli altri passaggi vengono definiti tiri (throw).

      Tra lancio e tiro, la differenza è netta. Scrivere lancio al posto di tiro è un grave errore. Questa differenza non è roba da professorini, ma è la base del baseball…

      Ma se per te è la stessa cosa, forse hai sbagliato sport.

  3. certo ti ripeto che per dare un’idea di quello che avviene lanciare una palla per 50 mt si capisce meglio che tirare..anche per una questione di lessico così come spiegare che un giocatore batte quasi col 35% anziche col .346 sicuramente non è la stessa cosa ma si capisce meglio..lo scopo (almeno x me) è rendere accessibile questo sport anche a chi non ha mai visto una partita ma purtroppo ci sono anche persone che hanno poco da fare se non sentenziare e creare delle polemiche sul nulla e che mi mettono tanta tristezza…Ps una volta ho anche scritto per un battitore quinto in rotazione per far capire che era quinto nel lineup menomale non te ne sei accorto..

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