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Una delle due sfide delle Division Series della National League vede opposti i Washington Nationals e i San Francisco Giants: i primi sono i vincitori della National League East, conquistata con un comodissimo vantaggio di 17 partite sugli Atlanta Braves e sui New York Mets, mentre i secondi si sono guadagnati il posto in questa serie tramite la vittoria sui Pittsburgh Pirates nel Wild Card game, un 8-0 senza possibilità di appello che ha lanciato i Giants tra le migliori otto squadre della MLB, seppur dopo  una stagione di alti e bassi che li ha anche visti lasciare il titolo della NL West ai rivali Dodgers.

Qui di seguito un recap delle prime due partite.

Game 1

Jake Peavy, lanciatore vincente di gara 1

San Francisco non può schierare l’asso Madison Bumgarner, ottimo nel Wild Card game, e si affida a Jake Peavy, arrivato da Boston a fine luglio ed ottimo nel suo periodo sulla baia, mentre per i Nationals sale sul monte Stephen Strasburg, il lanciatore più rappresentativo della franchigia della capitale.

Le assenze di Angel Pagan e Michael Morse obbligano Bruce Bochy, manager dei Giants, a schierare sugli esterni Hunter Pence, Gregor Blanco ed il riadattato Trevor Ishikawa, mentre Matt Williams, manager dei Nats, può contare sul suo miglior lineup e su uno stadio da 44.000 posti esaurito e carico come una molla.

I primi due inning scorrono senza grossi patemi, ma giĂ  nel terzo si muove il punteggio per gli ospiti: Ishikawa batte un singolo rimbazante che supera gli interni (si tenga il conto, 1), Peavy con un bunt lo porta in seconda (inizialmente era stato dato out, ma dovo aver rivisto il replay gli arbitri cambiano la decisione), un wild pitch di Strasburg fa avanzare entrambi ed un un singolo rimbalzante che supera gli interni (2) di Joe Panik, il giovanissimo 2B dei Giants, porta a casa il vantaggio per i suoi: 1-0 Giants.

I Nationals non reagiscono e nel quarto inning gli ospiti vanno di nuovo a segno: singolo rimbazante che supera gli interni (3) di Pablo Sandoval, force out di Pence che poi ruba la seconda base e poi, ça va sans dire, singolo rimbalzante che supera gli interni (4) di Brandon Belt che porta a casa il compagno: 2-0 Giants.

Il quinto inning non porta emozioni, mentre il sesto vede la fine della partita dei due partenti: Strasburg concede due singoli (uno solo rimbalzante che supera gli interni, fa comunque 5) prima di venir sostituito da Jerry Blevins, che conclude l’inning senza problemi; dall’altra parte Peavy concede un doppio al’ex Giants Nate Schierholtz, entrato come pinch-hitter, poi  elimina due avversari e concede una base ball a Jayson Werth: il conto dei lanci supera 100 e Bochy lo toglie a favore di Javier Lopez, che non fa il suo concedendo una base ball ad Adam LaRoche, e di Hunter Strickland, rilievo che prima di settembre non aveva mai visto la MLB, che mette K Ian Desmond con 4 fastball a 99 miglia di media e conclude un inning potenzialmente pericoloso.

Nel settimo San Francisco accelera ancora: triplo di Panik, anche lui rookie che prima di giugno aveva solo una partita in MLB, a maggio, e singolo rimbalzante che supera gli interni (6) di Buster Posey, deviato dal lanciatore, che porta a casa il compagno: 3-0 Giants.

I Nationals però non ci stanno: Bryce Harper e Asdrubal Cabrera danno il benvenuto nella postseason a Strickland, con 2 HR che riportano sotto la loro squadra: 3-2 Giants.

Da qui in avanti, però, i lanciatori dei Giants chiudono le speranze per i padroni di casa: Romo concede qualcosa nell’ottavo ma porta a casa i tre out, poi, nel nono Casilla fa il suo solito e porta a a casa salvezza, vittoria e vantaggio nella serie.

Game 2

Il Nationals Park di Washington, D.C. ribolle nuovamente. Altro tutto esaurito per la seconda sfide della serie: i padroni di casa schierano sul monte Jordan Zimmermann, autore di un no-hitter nell’ultima partenza della stagione contro Miami e schierano un lineup immutato rispetto alla sera prima.

Anche i Giants non cambiano niente in battuta e schierano come partente Tim Hudson, ottimo ad inizio stagione per poi normalizzarsi con l’avanzare della stagione.

I primi due inning sono nuovamente di studio poi, nel terzo, la prima fiammata: doppio di Cabrera, Denard Span lo porta in terza ed un singolo di Anthony Rendon lo porta a casa: 1-0 Nats ed asciugamani bianchi che finalmente roteano nella notte capitolina.

Da qui in poi i lanciatori prendono il sopravvento: Hudson chiuderĂ  la sua prestazione con 7.1 IP, 8H, 1 ER e 8 SO prima di lasciare il posto ai rilievi, Jean Machi prima di tutti, mentre Zimmerman con 8.2 IP, 3 H, 1 ER, 1 BB e 6 SO. 8.2 IP?

Esattamente: il lanciatore dei Nats elimina comodamente i primi due avversari nella parte alta del nono, poi concede una base ball a Panik, il conto dei lanci dice 100 e Zimmermann sembra in controllo, ma il manager Williams decide di toglierlo e di provare a far portare a termine la partita a Drew Storen che, però, concede un singolo a Posey ed un doppio a Sandoval, che porta a casa il giovane compagno. Anche Posey prova ad arrivare a casa base ma viene eliminato da Wilson Ramos: 1-1.

Dall’altra parte Romo non fa danni e si va agli extra inning. La parte alta del decimo non vede sussulti, ma quella bassa è esplosiva: Jeremy Affeldt, rilievo dei Giants, mette K (giustamente, vedasi foto a fianco) Cabrera, che però reagisce malissimo, forse anche per la tensione derivante dall’inning precedente, sbatte caschetto e mazza a terra e viene espulso.

A difenderlo arriva coach Williams che, a sua volta, viene espulso dopo un alterco con l’arbitro di casa base.  Da lì in avanti iniziano lentamente ad accumularsi gli inning, e le due squadre decidono di affrontarli con diverse filosofie: Washington si affida a diversi lanciatori rilievi che fanno un inning o poco più (a parte Stammen che ne fa tre), mentre San Francisco punta su Yusmeiro Petit, il quale effettua una partenza completa lanciando per sei inning, dal dodicesimo al diciassettesimo, per 80 lanci, 1  H, 3 BB e 7 SO. I risultati sono però i medesimi e si arriva ancora sull’1-1 al diciottesimo inning.

Sul monte per i padroni di casa c’è Tanner Roark, che ha già lanciato l’inning precedente, al piatto Brandon Belt, finora un fantasma nelle due partite: il conto è pieno, la palla è una fastball ed il prima base dei Giants la spedisce fuori dalle recinzioni per un HR oltremodo importante. 2-1 Giants.

Il momento è importante, ma Bochy non ha più molte carte a sua disposizione: continuare con Petit o puntare su Strickland, e sceglie la seconda. Il novellino lo premia mettendo poco a rischio le coronarie di compagni e tifosi, concedendo solamente una BB a Rendon per poi chiudere la partita a favore dei suoi, dopo 6 ore e 23 minuti di gara.

Ovviamente è il record per una gara di playoff in termini di tempo, ma non in termini di inning perchè giĂ  nel 2005 una gara di playoff, Houston-Atlanta ne aveva avuti altrettanti: a lanciare i primi 7 inning per i Braves era stato Hudson, il partente dei Giants in questa partita, che però in quell’occasione fu dalla parte perdente della barricata.

I Giants tornano nella baia con due partite di vantaggio e tre possibilità per chiudere la serie: se però il punteggio fosse stato a parti inverse nulla ci sarebbe stato da obiettare, visto l’equilibrio che queste due partite hanno mostrato.

L’ago della bilancia della prima sfida è stata, come sottolineato in cronaca,  la fortuna che hanno avuto gli ospiti, le cui valide sono state quasi esclusivamente rimbalzanti che centravano i buchi giusti, mentre le battute dei Nats, anche molto simili, finivano nei guantoni degli interni avversari o addirittura innescavano doppi giochi.

Nel secondo incontro, invece, col senno di poi si possono dare molte colpe al manager dei Nats, Williams: togliere Zimmermann ad un out dalla fine, quando prima di concedere la base ball aveva eliminato 20 battitori consecutivi, è stato qualcosa di inspiegabile, in quanto Zimmermann era la migliore opzione disponibile, senza un numero eccessivo di lanci ed al momento, il lanciatore più in forma di tutto il roster.

 

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Andrea Cornaglia, classe '86, profonda provincia cuneese, si interessa al football dal 2006, prendendo poi un'imbarcata per il mondo dei college dal 2010: da lì in poi è un crescendo di attrazione, inversamente proporzionale al numero di ore dormite al sabato notte

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