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Giunti ad un quarto della regular season MLB, si può notare come le division stiano mano a mano esprimendo i loro valori: se da una parte la American League vede in testa alle tre division franchigie pronosticabili come Yankees, Tigers ed Athletics, la NL propone invece alcune sorprese, quali i Brewers (in barba a squadre sulla carta molto più attrezzate come Reds e Cardinals), Braves (pur fra mille problemi) e Giants.

Questi ultimi, in particolar modo, sono al comando della NL West davanti ai Rockies e ai Dodgers, i quali stanno soffrendo oltremodo a tutti i livelli nonostante le iniziali premesse di gloria e si trovano già a 5 partite di distanza: niente di irrecuperabile ma è particolare notare che le previsioni di inzio anno possano trovare a volte difficile applicazione.

Da parte sua la squadra del manager Bruce Bochy ha mantenuto molte caratteristiche tipiche delle ultime stagioni, correggendo però alcuni punti deboli e trovando una certa continuità di rendimento anche di fronte ad alcune problematiche emerse in particolar modo nelle ultime settimane.

La parte del leone è recitata per buona parte dai lanciatori: nonostante alcune problematiche occorse in alcune occasioni ai vari Lincecum, Cain e Bumgarner, i tre hanno mantenuto un solido rendimento, ampiamente spalleggiati da Hudson, che ha recuperato in modo ottimale dall’infortunio della scorsa stagione (quando era ancora giocatore di Atlanta) e sta mettendo in mostra un controllo invidiabile (solo 4 BB in 8 partenze), e Vogelsong, che a sua volta sta rimbalzando da una stagione, la scorsa, decisamente sotto le aspettative tramite una rinnovata velocità che lo ha portato a quasi dimezzare tutte le principali statistiche.

Discorso a sé stante merita il bullpen, vera e propria saracinesca che poco concede: i vari Romo (già 15 salvezze su 16 occasioni), Machi, Lopez; Affeldt e Casilla viaggiano tutti con ERA di 2.25 o meno e quanto di buono fatto dai partenti viene con frequenza portato in salvo da chi, volta per volta, li segue.

Passando poi agli hitters, la stagione vedeva pochi innesti a roster, quali Micheal Morse da Washington come LF titolare e Brandon Hicks dai Mets, in sostituzione del lungodegente per problemi alla schiena Scutaro: il primo ha senza dubbio portato un upgrade nel suo ruolo, ma in generale la squadra ha dimostrato una maggiore continuità al piatto (nelle prime dieci della lega sia per valide che per RBI), sostenuta in particolar modo da Brandon Belt: il 1B aveva iniziato con 5 HR nelle prime 8 partite, salvo poi ovviamente normalizzarsi ma mantenere un rendimento di tutto rispetto, spalleggiato dai vari Pagan, Posey e Pence.

L’infortunio di Belt (pollice rotto, sei settimane di stop) sembrava poter minare gli equilibri della squadra ma lo spostamento di Morse in prima base e l’inserimento di Tyler Colvin sull’esterno sembrano rappresentare una valida alternativa.

Cosa aspettarsi nel resto della stagione? Senza dubbio molte cose possono ancora succedere e troppe variabili possono ancora entrare in gioco, però se il pithching manterrà salute e prestazioni tutto si può sperare.

D’altronde i Giants hanno già vinto il titolo nel 2010 e nel 2012, perchè non crederci?

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Andrea Cornaglia, classe '86, profonda provincia cuneese, si interessa al football dal 2006, prendendo poi un'imbarcata per il mondo dei college dal 2010: da lì in poi è un crescendo di attrazione, inversamente proporzionale al numero di ore dormite al sabato notte

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