Forse ci siamo. Dopo aver assistito negli ultimi anni all’epopea della dinastia Warriors, una delle franchigie di minor successo della storia recente della Lega, e quindi al primo titolo per una canadese in NBA, sarà ora il turno dei Clippers ad essere la nuova storia di riscatto e successo della pallacanestro pro?

Certo, parliamo dei Clippers. 50 stagioni giocate, 40% di vittorie, 14 apparizioni ai playoffs, 0 finali di conference, 0 titoli.

Però quest’anno è diverso. Da qualche anno è diverso in realtà.

Da quando è arrivato Ballmer è diverso. Coach Doc Rivers è diverso. Hanno una mentalità vincente, e sono arrivati per vincere, non per arricchirsi.

Le basi erano già solide, poi questa estate sono arrivati in un colpo solo 2 dei primi 5 giocatori NBA, 2 losangelini: Kawhi Leonard e Paul George.

Questi 2 ragazzi, che oggi sono nel pieno della maturità, quanto di meglio la NBA possa offrire nel ruolo di ala, ne hanno fatta di strada prima di arrivare qui, e non è stata una strada sempre in discesa.

Entrambi hanno perso un intero anno di carriera: George nella stagione 2014 – 2015 per recuperare dal terribile infortunio alla gamba patito in nazionale, Leonard nella stagione 2017 – 2018 alle prese con la tendinite e la querelle con gli Spurs.

Si conoscono da anni e, per loro stessa ammissione, sono sempre stati convinti di essere l’uno il clone dell’altro, una tipologia di giocatore tanto rara quanto preziosa: il two-way player.

Ovvero, un non-specialista, un giocatore poliedrico capace di incidere sulla partita sia in attacco che in difesa.

Per loro due, questa definizione è quasi riduttiva: usciti dal college prettamente come specialisti difensivi e possibili 3&D, nel corso degli anni hanno talmente perfezionato la propria tecnica offensiva da essere ormai diventati 2 go-to-guy offensivi: Kawhi nel suo anno a Toronto, George nel suo anno ad OKC.

Tecnicamente, in realtà, alcune differenze ci sono: Kawhi, più muscolare, meno verticale, è un attaccante che predilige le penetrazioni ed il mid-range, mentre George, più verticale e longilineo, è diventato ormai uno spot-up shooter al limite del mostruoso.

Insieme a Patrick Beverley e Montrezl Harrell, formano il quartetto difensivo più impressionante della Lega, al quale Rivers può aggiungere alla bisogna un altro difensore competente come Maurice Harkless oppure, preferibilmente, uno specialista dell’attacco come Lou Williams, da anni uno dei giocatori più sottovalutati della NBA.

Se vogliamo trovare un difetto a questi Clippers, potrebbe essere proprio la panchina: a parte l’ottimo fake-starter Zubac, non c’è molto altro per un team da titolo, forse Shamet, magari qualche minuto di Green. Nei playoffs sarà importante avere tutti sani ed al massimo della forma, perchè il margine di errore sarà minimo, e i ricambi come detto non all’altezza.

Ed in città ci sono forse i rivali più pericolosi della Lega, i Lakers di Lebron e AD che hanno talento, centimetri e chili per metterli in seria difficoltà.

Ma per una volta, dopo 50 anni, finalmente si può dire: i Clippers sono i favoriti per il titolo. Chi l’avrebbe mai detto.

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