RANK LOGO TEAM MOTIVAZIONE
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PHOENIX SUNS
(1° Western Conference)

Qualcuno probabilmente si chiederà per quale motivo una squadra che in estate ha fatto poco o nulla è in vetta al Power Ranking. La spiegazione credo sia evidente girandosi un attimo indietro e prendendo atto che una squadra priva di Amare Stoudemire per tutta la stagione e che a metà anno ha perso pure l’uomo chiave per la difesa Kurt Thomas, ritrovandosi con un Raja Bell alle prese con qualche problema nei playoff, ha comunque raggiunto la finale di conference dell’Ovest, dove si è arresa solo dopo sei autentiche battaglie con Dallas. A conti fatti i Suns hanno giocato dunque alcune delle partite dei playoff dello scorso maggio senza 3/5 del proprio quintetto base ideale di inizio stagione. L’estate non ha portato grandi novità, vuoi perché la proprietà ha imposto di stare sotto la luxury tax, vuoi perché comunque il roster non aveva grandi falle, ma anche perché comunque coach D’Antoni predilige una rotazione relativamente ristretta, e quindi hanno preferito non investire su tanti giocatori, preservando soldi per il rinnovo di Boris Diaw programmato per la prossima estate che chiamerà la proprietà ad uno sforzo importante. Intanto è stato rifirmato il brasiliano Leandrinho Barbosa, è stato acquisito Marcus Banks, per puntellare il reparto degli esterni, mentre la notte del draft è stato letteralmente fatto cassa, cedendo la scelta numero 21 ai Celtics insieme al contratto di Brian Grant, in cambio di una prima scelta futura, e regalando letteralmente la numero 27 ai Blazers, in cambio di denaro. A mio modo di vedere se lo scambio con i Celtics rientra in una manovra tesa a stare sotto la luxury, la scelta numero 27 con cui è stato scelto Sergio Rodriguez poteva essere tenuta, magari lasciando l’acerbo play spagnolo ancora in Europa. Ha fatto discutere la mancata conferma di Tim Thomas che avrebbe accettato un contratto simile a quello dei Clippers. D’Antoni darà l’assalto al titolo con una rotazione di nove uomini, possibile quintetto veloce con Nash, Bell, Marion, Diaw e Stoudemire, con Kurt Thomas, James Jones, Marcus Banks e Barbosa dalla panchina, con la possibilità di giocare più con un quintetto più peso con Kurt Thomas da centro, Amare da ala grande e Marion o Diaw in ala piccola, adattandosi quindi a due sistemi di gioco molto diversi. Da non sottovalutare la possibilità che comunque una squadra come i Suns votata all’attacco abbia comunque, un discreto numero di buoni difensori (Banks, Bell, Diaw, Marion e Kurt Thomas), avendo pure questa variante che ai playoff può sempre tornare utile. Per me sono i netti favoriti per il titolo, Nash ha ancora un paio di stagioni in canna al massimo, se non ci sono problemi particolari di infortuni o di cali di forma in uomini chiave li attendo senza problemi sulle 62-65 vittorie in regular season, con relativa incetta di premi individuali con la concreta possibilità di mettersi l’anello al dito.
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DALLAS MAVERICKS
(2° Western Conference)

I ragazzi di Avery Johnson dopo la batosta subita in finale ci riproveranno subito. Qualche novità dal mercato, ma l’arma in più sarà senz’altro la voglia di rivincita combinata a quell’anno in più di esperienza di Josh Howard e di Devin Harris che forse sarà il fattore più importante. L’estate di Cuban è stata soporifera se paragonata a quella di qualche anno fa, ma con Avery Johnson in panchina si procede a piccoli passi. Jason Terry è stato confermato. Marquis Daniels non molto gradito a coach Johnson, è stato ceduto ai Pacers, in cambio di Austin Croshere, che prenderà il posto di Van Horn, e che a fine anno libererà una bella somma dal salary cap. Per coprire il buco lasciato da Daniels nella rotazione degli esterni arriva Devean George dai Lakers. Come detto l’anno in più è il fattore fondamentale, facile prevedere che Nowitzki produca una stagione da primo quintetto. Johnson ha parlato della possibilità di far partire Devin Harris in quintetto base, sia per avere un approccio difensivo ancora maggiore sin da subito, ma anche per usare Jason Terry come uomo di rottura dalla panchina. Croshere dovrebbe dare più energia rispetto a Van Horn, e probabilmente in quel sistema offensivo garantirà 20 minuti di qualità. Infine due parole vanno spese su DeSagana Diop, autentica sorpresa dell’anno passato che in estate è stato sottoposto a lunghissime sedute di tiro, se questo ragazzo trova pure un minimo di continuità in attacco Dallas è a posto per anni con i lunghi. Squadra da 60 vittorie, che punta sulla continuità, rispetto ai Suns più solida in difesa e capace di difendere su squadre veloci come loro. Si profila un bella rivincita in finale di Conference.
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MIAMI HEAT
(1° Eastern Conference)

Non do molto credito ad un eventuale Back to Back di Miami perché sono abbastanza convinto che il fattore appagamento la potrebbe fare da assoluto padrone nello spogliatoio degli Heat, in fin dei conti Shaq ha raggiunto la sua missione di vincere il titolo prima dell’”amico” Kobe dopo la separazione del 2004, Antoine Walker e Jason Williams sono due tipetti che con l’anello al dito potrebbero specchiarsi troppo in se stessi, Zo e Payton potrebbero rilassarsi (su Zo non ci credo molto), dopo aver vinto. Rimane però da fare i conti con un Dwayne Wade stellare che se si ripresenterà in forma playoff si potrebbe tranquillamente prendere tutti sulle spalle e riportarli dove avevano chiuso. Personalmente credo che in un’eventuale finale contro i Suns non avrebbero le gambe e il fiato di stargli dietro al loro ritmo, e anche con la stessa Dallas la vedo dura, perché comunque la serie di finale vinta a giugno per come la vedo io sono più i Mavs che l’hanno persa da soli in quel finale di gara3, che Miami ad averla vinta, senza nulla togliere alla compagine di Riley. L’estate non ha portato grande news, ma ad est tra quelle che puntano in alto di idee chiare ce ne sono ben poche, vedi i Pistons che si privano di Ben Wallace ei Cavs che ce la stanno mettendo tutta per far irritare LeBron James, con il loro immobilismo sul mercato. Quindi le possibilità di rigiocare la finale ci sono tutte, anche se è facile prevedere che un roster maturo come il loro sarà costretto a gestirsi molto in stagione regolare, non riuscendo a raggiungere il miglior record di conference. Però se Shaq si presenta alla post season in condizioni decenti, e Wade è quello di giugno non ci sono limiti al cielo.
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SAN ANTONIO SPURS
(3° Western Conference)

Per la prima volta dopo diversi anni gli Spurs si sono trovati in una situazione di difficoltà sul mercato, il tutto peraltro dopo una sconfitta ai Playoff contro Dallas che brucia ancora. RC Buford apre le danze cedendo Rasho Nesterovic ai Raptors in giugno, ricevendo in cambio il solido Matt Bonner giocatore ritenuto ideale per giocare accanto a Duncan a ritmi veloci, poi però succede l’imponderabile ossia Nazr Mohammed da seguito ai suoi mugugni invernali non rifirmando, e accettando addirittura l’offerta dei rivali Pistons. Così gli Spurs si ritrovano senza Nesterovic e senza Mohammed. Il mercato di riparazione non offre grandi nomi, l’olandese Francisco Elson in uscita da Denver e Jackie Butler in arrivo dai Knicks. Poca roba, che di sicuro ci dice che Duncan passerà la sua seconda parte di carriera a giocare da centro, e fin qui nulla di male, ma anche che Popovich si allinea alla moda del momento quella “Small Ball” lanciata dai Suns, che però per ora a differenza del gioco pragmatico degli Spurs non ha ancora garantito vittorie e anelli. Dunque in Texas sono ad una svolta o meglio ad una mini svolta, visto che comunque il trio Parker Duncan Ginobili è facilmente adattabile a qualsiasi tipologia di basket. Resta però da vedere se i nuovi sapranno dare quello spessore che hanno dato in passato i due lunghi lasciati sul mercato. Dopo diversi anni non partiranno con il ruolo di favorita, perché obbiettivamente in sede di pronostici Dallas e Phoenix sembrano avere più credito, ma se c’è una cosa che ho imparato è che scommettere contro Tim Duncan è quanto mai pericoloso, quindi per il titolo ci sono anche loro.
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DETROIT PISTONS
(2° Eastern Conference)

I Pistons sono sicuramente davanti ad un anno chiave del loro avvenire. La rinuncia a Ben Wallace per motivi strettamente economici è stata mal digerita dal resto del roster e dalla tifoseria, e va in chiara controtendenza con la cessione di febbraio di quel Darko Milicic scelto nel draft 2003 prima di gente come Wade Bosh Anthony e Hinrich. Milicic fu sacrificato all’ultima tradeline sulla causa di puntare tutto sul presente, ma poi nemmeno cinque mesi dopo, il presente subisce una seria mazzata con l’addio a Ben Wallace, e chiaramente senza Ben Wallace Milicic avrebbe trovato almeno in linea teorica quello spazio di cui necessitava per far capire al mondo se è veramente il flop del decennio, oppure solo uno dei tanti giovani acerbi che l’NBA ha sacrificato alla propria causa. Facile dunque che prima o poi Dumars dovrà rendere conto di quello sciagurato draft. Intanto però si è cautelato per la partenza di Wallace con il miglior centro disponibile sul mercato dei Free Agents, ossia Nazr Mohammed strappato per di più alla concorrenza diretta di San Antonio. Inutile tentare annosi paragoni tra i due, magari Mohammed è un giocatore che in attacco da qualcosina in più di Ben Wallace, ma a livello di difesa e di costanza, di impatto e di costanza di rendimento i due sono su due galassie separate. Dal mercato arriva pure Ronald “Flip” Murray, che darà una mano nel reparto dietro dando la sensazione che anche Saunders vorrà provare prima o poi a giocare con un quintetto veloce con Rasheed da centro e Prince da la grande. Il vero problema però potrebbe essere di gestione infatti i Pistons si sono letteralmente sciolti come neve al solo nei playoff di maggio dando prima un brutto segnale con una batosta presa dai Bucks, poi sudando le proverbiali sette camicie contro il solo LeBron James, che li aveva portati alla settima gara, e poi soccombendo inesorabilmente contro Miami quando dopo aver perso la prima gara in casa non hanno mai ripreso il pallino della serie in mano. In molti anno accusato di uno sciopero contro Saunders i due Wallace, dicendo che erano poco coinvolti nei giochi di Saunders rispetto a quelli di Larry Brown, e anche da qui sarebbe scaturita la rinuncia a Ben Wallace. Onestamente i due Wallace hanno intimidito un decimo rispetto ai playoff dei due anni passati, ma pare che il malumore fosse esteso anche agli esterni, da qui al pensare che dei professionisti che possono infilarsi un anello si mettano a tirare indietro per fare dispetti al loro coach onestamente il passo è lungo. Inutile nascondersi, Saunders è poco amato all’interno dello spogliatoio soprattutto da Rasheed che non ha gradito per nulla la cessione dell’omonimo, ci saranno equilibri precari e identità difensiva da ricreare, per di più la Central sarà un massacro. IL tutto con un Chaney Billups in scadenza di contratto che ha già fatto sapere attraverso il suo agente che accetterà solo contratti al massimo salariale, per cui potrebbe di nuovo ripresentarsi un problema identico a quello di Ben Wallace, ossia di firmare un giocatore sopra i trenta anni a cifre esorbitanti la prossima estate. Attesi ad una stagione sulle 55 vittorie ma con il dubbio che poi ai playoff qualcosa si inceppi di nuovo.
6

CLEVELAND CAVALIERS
(3° Eastern Conference)

La notizia dell’estate è che LeBron ha firmato un’estensione triennale che lo legherà ai Cavs fino al 30 giugno 2010, poi che sia buona o meno la cosa è soggettiva, perché se da una parte è scongiurato il periodo di perderlo la prossima estate, dall’altra il fatto che non abbia voluto un contratto al massimo della durata ossia sei anni, ma esattamente la metà significa chiaramente che per quella data i Cavs dovranno avergli costruito seriamente intorno. E nell’estate appena conclusa sembra che i Cavs ce la stiano mettendo tutta per farlo irritare. Praticamente immobili sul mercato da dove si aspettavano una mano in cabina di regia, e un lungo che difendesse. Le uniche upgrade si chiamano Scot Pollard onesto giocatore di ruolo che farà da cambio per Ilkausgas, e David Wesley chiamato a completare la rotazione degli esterni. Hanno rifirmato pure Drew Golden, e per il resto si sono limitati a scambi minori, non riuscendo neppure a trattenere quel Ronald Murray che insieme a LeBron e Hughes sembrava perfetto per formare un trio di esterni tra i migliori della lega. Per quanto riguarda la cabina di regia, affiancheranno a Snow due rookie, Shannon Brown e quel Daniel Gibson arrivato a Cleveland in maniera un po rocambolesca, visto che i Cavs gli avevano promesso una chiamata al primo giro, ma che dopo aver cambiato idea preferendogli Brown , poi se lo sono ritrovati tra le mani a metà secondo giro, tra lo stupore di tutti. Si punta molto sulla crescita di Anderson Varejao apparso molto in palla anche ai mondiale. C’è poco da dire LeBron da solo vale 50 vittorie, parte in polo position per il titolo di MVP, se Hughes gioca tutta la stagione e sotto tengono botta, daranno il primo assalto alla Eastern Conference della nuova era dei Cavs.
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CHICAGO BULLS
(4° Eastern Conference)

Senza ombra di dubbio i grandi protagonisti dell’estate, si portano a casa il Free Agents più ambito dell’estate quel Ben Wallace che pare nato apposta per il gioco tutto difesa e grinta varato da coach Skiles. Ma l’estate dei Bulls non si è certo limitata all’arrivo dell’ex centro dei Pistons. I lavori di upgrade erano iniziati la notte del draft con le scelte di Tyrus Thomas e Thabo Sefolosha. Il primo nell’immaginario dei tifosi dei Bulls sarà l’ala grande del futuro, verticalista incredibile, difensore supremo che al torneo NCAA dello scorso marzo ha stupito tutti per la voglia di difendere, con Ben Wallace dovrebbe formare un’ottima coppia di lunghi atletici e intimidatori non facili da superare. Un attimo più discussa la scelta di Sefolosha, reduce da un ottimo campionato a Biella, ma che in ottica NBA è un progetto incentrato sul lungo termine a differenza di quel Rodney Carney, con cui è stata scambio con i Sixers nella notte del draft, giocatore già pronto e apparentemente molto adatto al gioco di Skiles. Sul mercato dopo aver preso Wallace, il GM Paxons ha fatto diverse trade, la più importante con gli Hornets a cui ha ceduto Chandler in cambio dell’esperto PJ Brown, e di JR Smith scaricato in seguito ai Nuggets. Altra trade con i Cavs da cui acquisiscono Martynas Andriuskevicius. Per puntellare il reparto degli esterni quasi tutti giovani, Paxons ha messo sotto contratto Adrian Griffin reduce dalle finali NBA con i Mavs. Ne esce un roster molto solido e ben completo in tutti i ruoli, con giovani importanti e con un’età media relativamente bassa che lascia ancora molti margini di upside. In campo le chiavi della squadra le avrà Kirk Hinrich giocatore molto solido con spiccate doti di leadership, che negli scorsi playoff si può vantare di aver limitato l’MVP delle finals Dwayne Wade. Primo anno in cui si fa sul serio dopo quasi un decennio di rifondazione, passato per scelte infelici e sfortunate al draft e trade palesemente sbagliate come quella di Brand. Obbiettivo minimo 50 vittorie e provarci fino alla fine.
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LOS ANGELES CLIPPERS
(4° Western Conference)

I Clippers dopo la bella stagione passata puntano tutto sul consolidamento del gruppo e sul miglioramento dello stesso. Come ci si aspettava l’estate non ha portato grandi scossoni ma solo qualche piccolo ritocco, e il rinnovo tanto atteso per Sam Cassell. Perso Radmanovic che è passato ai Lakers, si è identificato in Tim Thomas il sostituto ideale, mentre a dare una mano sotto le plance arriva Aron Williams. Si spera che Shaun Livingston dopo due stagioni piene di infortuni e di lampi di classe sporadici riesca finalmente ad elevare il suo rendimento affiancandosi così all’esperto Cassell in cabina di regia. Poi c’è un Elton Brand chiamato ai livelli della stagione passata, e si spera che l’ottimo Chris Kaman continui a crescere. Unico dubbio un Corey Magette molto scontento di partire dalla panchina anche se poi l’impiego è quello di uno starter. Obbiettivo minimo replicare i risultati della passata stagione e se possibile migliorarli.
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HOUSTON ROCKETS
(5° Western Conference)

Qui si parte con un grande interrogativo, ossia la salute sia di McGrady che di Yao Ming, due giocatori con una facilità di infortunio altissima. Ma in sede di pronostici bisogna basarsi sul potenziale intero di una squadra senza stare a fare troppe congetture su infortuni e cali di forma. Se Yao e TMac hanno la benevolenza degli Dei del basket in merito alla salute, ecco che i Rockets diventano una brutta bestia un po per tutti, perché il talento di quei due non lo scopriamo certo oggi. L’estate di Rockets è tutta concentrata nello scambio della notte del draft dove hanno ceduto la scelta numero 8 al draft Rudy Gay, insieme all’indesiderato Stromile Swift, ai Grizzlies in cambio di Shane Battier. Trade che ci sta tutta in quanto Battier sembra essere il collante giusto tra i le due star dei Rockets, avendo una spiccata personalità e una grande leadership, doti in cui sia Yao che McGrady non eccellono di certo. Battier teoricamente potrà giocare in tre ruoli, guardia, ala piccola e ala grande, difficile giochi da guardia si dividerà nei due ruoli di ala, tutelando difensivamente McGrady quando giocherà da ala piccola e creando una interessantissima variabile tecnica quando sarà impiegato da ala grande, con un quintetto veloce. Per cautelarsi contro la schiena di McGrady arriva pure Bonzi Wells, che con TMac e Battier formerà una delle rotazioni di esterni più forte della lega. Altra nota positiva estiva è quel John Lucas che ha fatto faville alla Summer League e che ragionevolmente potrebbe fare da backup al play titolare Alston. Per il resto panchina molto corta, per i lunghi dove manca clamorosamente un lungo per rifiatare sia Yao sia Howard. Grande dubbio anche su coach Van Gundy non molto in sintonia con l’ambiente e pare anche in contrasto con alcuni suoi giocatori. Possibile una stagione sulle 50 vittorie infortuni permettendo, ma se così non fosse non è difficile immaginare che i Rockets sono attesi di nuova da una stagione deludente.
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INDIANA PACERS
(5° Eastern Conference)

Sono stati al centro del caso dell’estate con la telenovelas su Al Harrington che ha tenuto banco per un mese abbondante tra presunte firme e presunte rotture delle trattative. Alla fine Harrington ritorna ai Pacers dopo un sabbatico di due anni ad Atlanta. Con il suo ritorno Carlisle sembra intenzionato a varare un quintetto veloce con Jermaine O'Neal da centro e Harrington da ala grande, potendo contare comunque su un backup di tutto rispetto per i lunghi con il sempre utile Jeff Foster, con David Harrison molto caldeggiato dallo stesso Bird, e da quel Maceo Baston che per anni ha fatto sfracelli in Europa, e che sarà chiamato ad un ruolo importante per la prima volta nella NBA. Il reparto degli esterni punta tutto sulla fisicità e sulla difesa, con il neo arrivato Marquis Daniels e l'ex rookie Danny Granger probabili titolari con l'esperto Stephen Jackson e il promettentissimo Rookie Shawne Williams come cambi. Quello che divide i Pacers dal titolo è probabilmente una cabina di regia non all'altezza dove c'è persino poca chiarezza sugli spazi da dividere tra un Jamaal Tinsley in aperta rottura con il coach e il GM che era dato come sicuro partente a fine stagione, con un Jasikevicius fortemente tentato di lasciare l'NBA dove ha faticato oltre ogni peggiore previsione e il neo arrivato Darrell Armstrong uomo giunto probabilmente al capolinea della propria carriera. Manca oltre al play qualcuno che possa aprire le difese con il tiro dalla distanza che forse il solo Stephen Jackson ha come arma in arsenale. Sono attesi da una stagione da mille battaglie nella Central Division che assomiglia ad un trincea con 4 squadre che puntano dichiaratamente al secondo turno come obbiettivo stagionale. Cliente scomodissimo come sempre ai Playoff.
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NEW JERSEY NETS
(6° Eastern Conference)

I Nets a mio parere sono i logici favoriti per l’Atlantic Division, di cui sono campioni in carica. La concorrenza non strabiliante e un draft eccellente a mio modo di vedere mettono i Nets in una posizione molto vantaggiosa, nonostante che non abbiano fatto manovre di rilievo sul mercato. Dicevo del draft da cui sono arrivati Josh Boone e Marcus Williams entrambi da Uconn, Boone è un solido lungo, tosto difensivamente e più che discreto a rimbalzo che darà una cospicua mano in un reparto senza grossi picchi di talento come quello dei lunghi dei Nets, dove manca per l’appunto proprio un giocatore che faccia della fisicità. E Se Boone (che salterà un paio di mesi di gare a causa di un infortunio) era obbiettivamente un possibile target al draft per i Nets nessuno si sarebbe mai immaginato che i Nets si ritrovassero per le mani alla scelta numero 22 Marcus Williams che era in sede di pre draft il playmaker più quotato del lotto, dato come possibile top5. Passatore sublime, ottimo regista nel senso stretto della parola, pare abbia perso molte posizioni a causa di una presunta inconsistenza difensiva emersa un pò in tutti i workout che ha fatto. Proprio l’arrivo di Marcus Williams potrebbe essere un fattore determinante per portare Jason Kidd nelle migliori condizioni di forma ai playoff. Se Kidd ha l'intelligenza di capire che con un Marcus Williams alle spalle può gestirsi durante tutto l'hanno concedendogli una ventina di minuti a gara, arrivando poi ai playoff più fresco, i Nets sono da corsa perlomeno fino alla semifinale di conference. Si perché poi la stagione dei Nets inizia e finisce con le lune di Jason Kidd, con Kidd in forma i Nets sono una squadra temibile quasi per tutti, senza Kidd o comunque con un Kidd fuori palla, non vanno da nessuna parte. Da annotare anche la scelta coraggiosa di provare anche Jay Williams dopo tre anni di inattività dovuta al noto incidente di moto, lui stesso dichiara che atleticamente non è più lo stesso, ma che è molto migliorato al tiro e in altri fondamentali. Carter sembra rinato ai Nets però il rapporto con Richard Jefferson pare non sia idilliaco, anche se va detto che per ora questa cosa è più pane per giornalisti che realtà vera e propria, ma soprattutto Carter entra nell’ultimo anno di contratto e sembra che Thorn non sia per nulla intenzionato a svenarsi per rinnovarlo, e quindi non è da escludersi una sua cessione a stagione in corso. Ci sarebbe anche un altro buon giovane ossia quell’Antoine Wright dotato di tiro mortifero da ogni parte del campo molto inspiegabilmente dimenticato da coach Frank per tutta la passata stagione. E forse proprio coach Frank è uno dei dubbi più grandi per i Nets che vorrebbero rinnovare qualcosa intorno al trio Kidd Carter Jefferson o meglio queste sembrerebbero le intenzioni del GM Thorn, ma poi Frank è uno degli allenatori più allergici ai Rookie al punto che dopo che Thorn gli aveva scelto Marcus Williams, ha preteso un Eddie House dal mercato, di cui onestamente non si capisce cosa se ne faccia se non chiudere in un angolo l’ex play di Uconn. Se da una parte i Nets partono con grandi obbiettivi, però allo stesso tempo lo spogliatoio dei Nets è a rischio, Kidd un giorno si e uno no, vuole essere ceduto, il rapporto tra Carter e Jefferson come detto sopra pare essere appeso ad un filo anche se fino ad oggi grandi problemi non sono stati palesati. Devono assolutamente evitare una partenza a rilento come lo scorso anno. Se va tutto bene per me possono infastidire Pistons e Heat, però se scoppiano può succedere un caos.
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DENVER NUGGETS
(6° Western Conference)

Se ad est la terra di nessuno è l’Atlantic Division ad ovest è senza ombra di dubbio la NorthWest Division, dove I Nuggets dovranno lottarsi la leadership con i Jazz, e obbiettivamente in sede di pronostici partono avvantaggiati. L’estate dei Nuggets è iniziata con il rinnovo di Nené a cifre onestamente altissime, poi hanno puntellato la rotazione dei lunghi con Joe Smith arrivato dai Bucks in cambio di Patterson, e per finire si sono lanciati in quella che onestamente può essere definita la scommessa dell’anno, ossia rilanciare quel JR Smith che alla fine della su stagione da rookie a soli 19 anni segnava oltre 15 punti a sera, e che in un anno si è visto azzerare la credibilità a causa di un rapporto con il suo ex coach andato decisamente a sud con il passare dei mesi. I Nuggets da tempo cercano sul mercato un tiratore da tre nella posizione di guardia, ma non avendo mai identificato un giocatore a loro gradito, è possibile che lancino proprio JR in quintetto base. Coach Karl senza ombra di dubbio pretenderà passi in avanti, cosa senza dubbio possibile a patto che i due lunghi Camby e Martin non siano tartassati dagli infortuni come nel recente passato. Carmelo Anthony è stato rinnovato a lungo e quindi si ha la sensazione di un progetto solido, tra l’altro proprio Anthony è stato uno dei migliori giocatori del Team USA ai mondiali di Giappone. Senz’altro una stagione ricca di aspettative.
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LOS ANGELES LAKERS
(7° Western Conference)

Difficile fare una previsione sui Lakers di quest’anno, anche perchè l’estate non ha portato radicali novità, che si limitano all’ingaggio di Vladimir Radmanovic e Maurice Evans dal mercato dei Free Agents, a alla scelta del prodotto locale di UCLA Jordan Farmar. Il dubbio principale è su quali Lakers vedremo fino a metà aprile, ossia se vedremo quelli apatici e legati a doppio cappio alle lune offensive di Kobe Bryant, oppure, quelli più coinvolti in un concetto di squadra che hanno portato i Suns alla bella nel primo turno di playoff ? Onestamente gli eventuali progressi dei gialloviola passano più dalla eventuale maturazione complessiva del gruppo, che dai nuovi arrivati. E lo stesso arrivo di Radmanovic, giocatore utile ma non una stella fa chiaramente capire, che l’idea di Jackson è quella di costruire una squadra intorno a Kobe, lasciando ad altri assurde illusioni di affiancargli un altro top player. Radmanovic è un giocatore utilissimo alla causa, classico lungo che fa più male da 6 metri dal canestro che in area pitturata, quindi utilissimo per svuotare l’area e renderla più vulnerabile alle penetrazione spesso incontenibili del numero otto. Con Lamar Odom formeranno una bella coppia di ali, molto tecnica, forse poco fisica e li potrebbe sorgere qualche problema, anche perché nel ruolo di centro non ci sono grandi intimidatori e a rimbalzo potrebbero venir fuori molti problemi, ma ci si affida a Kwame Brown, sperando che sia nell’anno buono dell’esplosione, al sempre utile Chris Mimh, sperando che nel contempo il Golden Boy Andew Bynum inizi a dare quei segnali di presunto dominio futuro che in molti attendono. Abbastanza curiosa la scelta di Jordan Farmar autentico eroe di marzo per LA con UCLA, ma a cui molti pronosticano problemi di ogni tipo in NBA, a partire da una fisicità pressoché nulla. Phil Jackson è un coach che spesso e volentieri del play classico ne ha fatto volentieri a meno, e se ha investito la scelta su di lui probabilmente qualcosa ci ha visto, dubito sia una mossa pubblicitaria per aggraziarsi il pubblico locale come qualcuno dice, perché i Lakers di queste cose non ne hanno proprio bisogno. Abbastanza dolorosa a mio modo di vedere la partenza di George, perché se il quintetto dei Lakers nel suo complesso è abbastanza equilibrato, la panchina è il vero tallone di Achille, e dunque Maurice Evans sarà chiamato ad un ruolo strategicamente importante, come primo cambio degli esterni, ruolo in cui Devean George si trovava a meraviglia. Playoff sicuri o quasi (con Kobe a roster non potrebbe essere altrimenti) ma da li in poi serve una maturazione della squadra nel suo complesso che non sembra così semplice, anche se i frutti del lavoro di coach Jackson si potrebbero iniziare a vedere strada facendo.
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UTAH JAZZ
(8° Western Conference)

L’estate dei Jazz è stata puntata essenzialmente sul potenziamento del reparto degli esterni, dato che sotto le plance il trio Boozer, Kirilenko, Okur, lascia tutti abbastanza tranquilli. Dietro invece la situazione era da rivedere, perché eccezione fatta per Deron Williams come play titolare, il resto (spot di guardia titolare e panchina) era da ri assemblare. Ecco che dal draft i Jazz portano a casa un signor giocatore come Ronnie Brewer, difensore bello tosto, attaccante da costruire (ma le basi ci sono tutte), che in prospettiva potrebbe benissimo essere la guardia titolare dei Jazz. Per cautelarsi dai problemi di gioventù di Deron Williams, arriva un play esperto e concreto come Derek Fisher, che potrebbe pure spendere qualche minuta da guardia tiratrice, e che conferma la storica tendenza di Jerry Sloan di voler 48 minuti di qualità dalla cabina di regia. Da Toronto arriva il brasiliano Arujao, reduce da due anni disastrosi dopo essere stato scelto al numero 8 del 2004. Ma un fisico come il suo di solito trova sempre estimatori, e così Sloan proverà a rilanciare un giocatore che tecnicamente non è così male come viene dipinto (e Sloan quando uno ha la tecnica trova sempre il verso di valorizzarlo), ma un pò troppo soft fisicamente per poter reggere le risse che propongono le aree NBA. Rotazione abbastanza stretta per i Jazz (come da tradizione), con quintetto immutato rispetto alla passata stagione, chiaramente l’upgrade arriverà da un Boozer che saltò buona parte della passata stagione, e dai progressi che il leader del futuro Deron Williams sarà chiamato a mostrare, e curiosamente arriva ai Jazz anche il suo ex compagno ad Illinois Dee Brown, con cui arrivarono alla finale del torneo NCAA. Playoff più che possibili, perché il lavoro di Sloan comincerà a farsi sentire, unica cosa premunirsi di amuleti contro gli infortuni, che di fatto hanno scombussolato ogni tipo di strategia nelle ultime due stagioni.
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WASHINGTON WIZARD
(7° Eastern Conference)

Estate abbastanza in sordina per I Wizard, che per la seconda estate consecutiva si privano di un free agents importante, (Jarret Jaffries finito a New York), non facendo contro mosse clamorose, ma solo operazioni di rifinitura. L’unico arrivo di sostanza e DeShawn Stevenson arrivato peraltro a cifre irrisorie per i tempi che corrono. Quindi si punta sulla crescita di un gruppo dove peraltro il talento non manca. I Wizard la passata stagione hanno alzato bandiera bianca solo alla settima gara del primo turno contro i Cavs, in una serie che è stata più uno scontro diretto tra Arenas e LeBron James che una sfida tra due squadre. E questa cosa ha lasciato molti malumori all’interno dello spogliatoio dei Wizard, dove il malcontento di fronte all’assoluto monopolio offensivo di Gilbert Arenas era palese, con giocatori importanti come Jamison e Butler che lo ammisero candidamente pure in pubblico. Il paradosso di questa vicenda è che i Wizard quando giocano di squadra sono un piacere per gli occhi, Princeton offense praticata alla lettera, e pure con efficacia, solo che poi per motivi sconosciuti ai più nella famosa serie contro i Cavs praticamente hanno sempre giocato in Isolation per Arenas. Quindi si rischia la classica situazione in cui mugugni e malumori se non gestiti in maniera adeguata possono mandare in fumo una stagione in cui i Wizard i playoff non li possono proprio mancare, facendo un concreto pensierino anche a qualcosa in più di una singola partecipazione. A cose normali si ritrovano un reparto di esterni molto solido con Arenas in play, Butler come ottima opzione sul perimetro, Antwan Jamison in post con licenza di uscire dall’area. Oltre all’apporto di Deshawn Stevenson il vero salto di qualità lo potrebbe dare il rientrante Jarvis Hayes assente la scorsa stagione che potrebbe prendersi lo spot di guardia titolare, ragazzo tostissimo sui due lati del campo. Sotto le plance ci si aspetta una bella svegliata da Brandan Haywood, in letargo la passata stagione, e magari i primi segnali di crescita da Andrei Blatche. Come detto dipende dall’approccio che avrà il coach con Arenas, se riuscirà a farlo digerire alla squadra senza patemi, playoff sicuri, altrimenti 82 gare sono veramente troppe per illudersi che lo spogliatoio non scoppi e a quel punto può succedere di tutto.
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SACRAMENTO KINGS
(9° Western Conference)

Che l’era d’oro dei Kings sia già finita da tempo è cosa nota, per ora i Kings vivacchiano in attesa di tempi migliori, senza peraltro fare molto perchè questo trend inverta la rotta. La novità più vistosa dell’estate è il nuovo coach Eric Musselman che dopo un paio di buone stagioni a Golden State qualche anno fa si è dovuto riciclare come assistente di Mike Fratello a Memphis per ridare slancio alla sua carriera. Meritava assolutamente una nuova chance e i Kings tutto sommato potrebbero essere un buon trampolino di lancio. Si troverà a rimpiazzare un coach come Rick Adelman sempre al centro delle critiche, ma che comunque rimane l’uomo che ha tolto i Kings da una mediocrità secolare, facendoli arrivare ad un tiro dall’anello nel giugno del 2002. Poche novità a roster, l’unica di spicco è la rinuncia a Bonzi Wells, che aveva giocato ottimi playoff ad aprile, ma in fin dei conti nel ruolo ci sono due bravi giovani di belle speranze da lanciare Cisco Garcia e Kevin Martin, e forse sarebbe stato più assurdo cedere alle sue richieste fuori luogo, che privarsene. Sarà la prima stagione intera di Ron Artest in California e le parole estive dell’ala di NY lasciano ben sperare, infatti Ron ha speso parole molto positive sia per l’ambiente sia per la squadra, affermando di volerci rimanere a vita. Artest nel bene o nel male è uno di quei giocatori che da una scossa alla squadra, e se questa scossa è positiva per gli altri sono dolori. Annata delicata anche perché si entra nell’ultimo anno di contratto di Mike Bibby vero leader di questi Kings, e se da una parte ci sono voci di un accordo imminente, dall’altra fonti vicino al giocatore affermano che Mike vorrebbe cambiare aria entrando in un progetto più chiaro di quello dei Kings. Se nel reparto degli esterni c’è un mix di freschezza (Martin e Farcia) e esperienza (Bibby e Artest), sotto le plance la situazione è un pò più delicata, con un Brad Miller reduce da una stagione assolutamente deludente, e il duo Kenny Thomas – Shareef Adbur Rahim in ala grande, che in attacco garantisce un buon contributo ma che difensivamente non offre grandi garanzie. Panchina abbastanza corta e rotazione ridotta a 8-9 uomini. Possono fare i playoff, ma per far si che questo si avveri devono sperare che qualcuna delle squadra più forti di loro sbagli qualcosa nell’arco delle 82 gare, cosa che peraltro succede quasi sempre.
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BOSTON CELTICS
(8° Eastern Conference)

Danny Ainge continua a rimpinguare il roster con giovanissimi di grande talento, quando forse aveva più bisogno di gente esperta per aiutare a crescere i molti buoni giovani già a roster la passata stagione. La notte del draft ha messo insieme una trade, cedendo la scelta numero 7 ai Blazers insieme a Dan Dickau e a Raef LaFrentz e al suo contrattone, ricevendo in cambio Theo Ratliff e quel Sebastian Telfair ritenuto da Ainge quindi migliore di tutti i playmaker disponibili al draft. Mossa senza dubbio ben fatta per diverse ragioni, anche perché tralasciando per un attimo Telfair, Theo Ratliff assomiglia tanto a quel lungo esperto e solido in difesa che ai Celtics è tanto mancato l’anno scorso. Se non bastasse Ainge ha scelto pure Rajon Rondo che aveva seguito con grande interesse prima del draft in ottica pick N°7, ottenendo la pick n° 21 dai Suns in cambio di una scelta futura. Il roster è completo in ogni reparto, ma con un’età media di poco più di 24 anni, manca una sola cosa, l’esperienza. Grande incognita la cabina di regia dove due ragazzi ventenni come Sebastian Telfair e Rajon Rondo avranno in mano le chiavi della squadra. Rotazione molto solida nel reparto guardie ali piccole, dove il rinnovato a vita o quasi Paul Pierce sarà chiamato a replicare la qualità di gioco della passata stagione, avendo questa volta al suo fianco sin dall’inizio quel Wally Szczerbiak con cui si è trovato benissimo in campo nella seconda parte della passata stagione. Delonte West sarà un cambio di lusso un po per tutti gli esterni, e Rivers sarà costretto pure a trovare spazio al potenziale fenomeno Gerald Green che nel finale della passata stagione ha sbalordito tutti con le sue schiacciate. Più complessa la faccenda sotto le plance dove Al Jefferson è chiamato senza scusanti alla stagione della verità dopo una stagione partita con ricche speranze, e chiusa con cocente delusione, anche a causa di troppi problemi alle caviglie. Altro giovane in rampa di lancio Kendrick Perkins reduce da una discreta stagione, ma con grandi margini di miglioramento. Ratliff sarà chiamato ad una ventina di minuti di qualità, mentre Ryan Gomes grande sorpresa del finale della passata stagione sarà una mini assicurazione contro gli infortuni di tutti. Playoff possibili, in fin dei conti i Celtics durante la travagliata stagione passata ad un mese dalla fine erano vicini ai Bulls. Il vero dubbio è la salute di alcuni giocatori, soprattutto sui lunghi. Se non ci sono particolari problemi si giocheranno l’ultimo posto con Bucks e Magic. Più difficile una vittoria nell’Atlantic Division dove i Nets sembrano un gradino sopra.
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MEMPHIS GRIZZLIES
(10° Western Conference)

La stagione dei Grizzlies non inizia con il piede giusto visto che dovranno fare a meno di Pau Gasol per qualche mese, dopo l’infortunio al piede che si è procurato il catalano ai Mondiali in Giappone. Come se non bastasse Gasol ha chiaramente chiesto la cessione perché non crede nei piani futuri dei Grizzlies (ragazzo mio è sconsigliatissimo scommettere contro Jerry West), e vorrebbe andare a giocare per vincere altrove. I Grizzlies poi la notte del draft sono stati protagonisti di una trade che ha visto arrivare la scelta numero otto, trasformata nel talentone da Uconn Rudy Gay insieme al cavallo di ritorno Stromile Swift, in cambio di quello Shane Battier che era la vera anima di questa squadra. Mettendo insieme questo collage dunque sono in molti a pronosticare i Grizzlies verso una stagione negativa per iscriversi poi a pieno diritto alla “riffa per Oden” a fine maggio. Questa considerazione mi lascia onestamente molto perplesso perché Jerry West non è uomo da fare queste scommesse con il diavole per poi rimanere con in mano un pugno di mosche (come spesso succede al draft), e alla fine i Grizzlies faranno come sempre la loro parte, sfruttando magari l’assenza di Gasol per testare altre varianti come Hakim Warrick o lo stesso Stromile Swift. L’arrivo di Gay porta una bella ventata di freschezza, anche perché ci sono i presupposti per crescerlo con calma visto che si dovrà dividere lo spazio con un giocatore esperto come Eddie Jones e con il sesto uomo dell’anno passato Mike Miller. Novità anche in cabina di regia dove il rientrante Damon Stoudamire dovrà fare da tutore a Kyle Lowry arrivato dal draft e fortemente voluto da Jerry West in ottica futura. Situazione abbastanza delicata nello spot di centro dove a sorpresa non ci sarà Lorenzen Wright emigrato per pochi spiccioli ad Atlanta, e questo soprattutto in assenza di Gasol sarà un bel problema. Playoff possibili, ma non semplici, la sensazione è che comunque i Grizzlies sono una delle squadre che potrebbe fare mercato a stagione in corso e quindi ulteriori considerazioni sono difficili da fare.
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MINNESOTA TIMBERWOLVES
(11° Western Conference)

Brutta situazione a Minnesota che un Kevin Garnett che ormai scalpita da tempo, Kevin aveva chiesto rinforzi e questi non sono arrivati e non si è certo dimostrato timido nel farlo notare, soprattutto la mancanza di un lungo da affiancargli inizia a pesare sul serio. Le addizioni più importanti sono Randy Foye arrivato dal draft dopo una serie convulsa e abbastanza inspiegabile serie di scambi (Foye è stato scelto alla sette dai Celtics, ceduto ai Blazers in uno scambio con altri quattro giocatori coinvolti, e subito girato dai Blazers a Minnesota in cambio di Brandon Roy che Minnesota aveva scelto alla numero sei), e Mike James, due giocatori che peraltro rischiano seriamente di rubarsi spazio a vicenda visto che hanno caratteristiche molto simili. Se le sensazioni date dal mercato non sono state confortanti, poi ci si è messo anche il brutto infortunio occorso a Rashar McCants che lo terrà fuori per gran parte della stagione regolare, proprio quando McCants sembrava l’uomo designato per lo spot di guardia titolare. Pronosticare la squadra di Garnett fuori dai playoff sembra un assurdo totale, ma secondo molti il countdown per la partenza di Garnett è ormai avviato e non è più arrestabile, e quindi ogni momento potrebbe essere quello buono per la trade. C’è mezza NBA in agguato anche se spostare un giocatore che chiama 21 milioni di dollari senza rimetterci palesemente non sarà uno scherzo. La rotazione è onestamente molto stretta, con ogni probabilità Foye e James si divideranno gli spot di guardia e ala piccola, con Trenton Cassell come backup per entrambi, gli ex Celtics Ricky Davis e Justin Reed saranno le ali piccole, mentre Blount sarà il centro titolare, ma il vero buco a roster è nel backup dei lunghi dove il duo Madsen Griffin appare assolutamente inadeguato, considerando anche la cronica incostanza di Mark Blount, e non sarà di certo il curioso ingaggio di Vin Baker a cambiare le carte in tavola. Situazione onestamente indecifrabile, ma i playoff sembrano lontani, nonostante l’aver a roster uno dei primi tre giocatori al mondo.
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MILWUAKEE BUCKS
(9° Eastern Conference)

Se c’è una squadra di cui non ho apprezzato minimamente il mercato estivo questi sono i Bucks. Hanno regalato un signor centro come Magloire (peraltro nell’ultimo anno di contratto) a Portland, si sono privati di una play giovane e di valore come TJ Ford per arrivare a Charlie Villanueva, per carità signor giocatore, ma l’NBA odierna insegna che il difficile e reperire centri e play di spessore, nei ruoli di guardia e di ala ci si arrangia meglio. I nuovi Bucks partiranno da una coppia di lunghi senza dubbio futuribile come Villanueva - Bogut, ma giovanissima visto che entrambi sono al secondo anno, e da questo punto di vista anche la cessione di un veterano di discreto valore come Joe Smith (finito ai Nuggets in cambio di Rubens Patterson) non sembra la mossa più felice del secolo. Tutta da inventare la cabina di regia del dopo TJ, Maurice Williams è un buon giocatore con cifre di tutto rispetto, se paragonate ai minuti di impiego, ma non è quel regista puro come era TJ Ford anche se Williams è molto più costante nel tiro da fuori. Ci sarà spazio anche per Steve Blake arrivato da Portland nell’affare Magloire, che ai Blazers aveva destato buone impressioni, alternandosi nei due ruoli di play e guardia. Altra scommessa quel Lynn Green reduce dal premio di MVP del campionato italiano, giocatore con tanta facilità di canestro dalle nostre parti, ma tutto da rivalutare in un contesto dove dovrà occuparsi più di dar palla, che di far canestro. Il solito Michael Redd a tirare le fila, di una squadra che probabilmente senza tutti i ritocchi portati in estate non avrebbe avuto grandi problemi a guadagnarsi i playoff, ma che in questa nuova configurazione invece potrebbe pagar dazio, anche se poi resta da vedere nel lungo tempo quali tra le due soluzioni avrebbe dato maggiori frutti.
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TORONTO RAPTORS
(10° Eastern Conference)

Entusiasmo alle stelle in Canada dove la nuova gestione Colangelo Jr / Gherardini ha ridato fiducia e voglia di basket ad una piazza che da tempo si stava letteralmente assopendo. Tanti acquisti soprattutto dal vecchio continente, ma soprattutto la firma di Bosh, che tutti temevano che non si sarebbe mai concretizzata. Al draft chiamavano per primi e Stern ha chiamato per primo il nostro Andrea Bargnani e questa è ormai storia per noi italiani, però il mago si ritroverà accanto facce note del vecchio continente come gli ex trevigiani Jorge Garbajosa e Uros Slokar e Anthony Parker. Ma allo stesso tempo i Raptors si sono mossi sul mercato interno con la dolorosa cessione di Charlie Villanueva resasi indispensabile per reperire un playmaker indispensabile come TJ Ford, ma anche acquisendo quel centro che mancava, facendo arrivare Nesterovic dagli Spurs. I Raptors dell'anno zero saranno un laboratorio aperto, tempi forse prematuri per i playoff ma finalmente dopo un decennio illuminato solo dalle schiacciate di Vince Carter c'è la sensazione che per la prima colta anche loro facciano sul serio.
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GOLDEN STATE WARRIORS
(12° Western Conference)

Riflettori puntati su Golden State dopo il ritorno di Don Nelson un decennio dopo che le parti si erano lasciate tra polemiche atroci in seguito alla cessione di Chris Webber. Chris Mullin anima di quella meravigliosa squadra di inizio anni 90 allenata appunto da Nelson, adesso che è nella stanza dei comandi dei Warriors lo ha rivoluto in panchina, riuscendo in una non facile opera di mediazione per affievolire i vecchi contrasti. La situazione che trova Nelson onestamente è quasi desolante, lo scorso anno sotto coach Montgomery, i Warriors erano arrivati ad una anarchia tattica quasi assurda con Baron Davis in totale contrasto con i dettami del suo coach che si è trasformato in un anno e mezzo da giocatore franchigia a problema numero uno. Inoltre sotto le plance c’era poco o nulla con il solo Murphy a reggere la baracca. L’arrivo di Nelson ovviamente cambia tutte le carte in tavola perché Nelson è uno di quei coach che per farti fare un primo salto di qualità è tra i migliori, facile quindi ritrovare i Warriors a ridosso della zona playoff a fine stagione. Ma come detto il roster non è di prima qualità e il talento è tutto spostato nel reparto degli esterni dove peraltro figure come Jason Richardson e Baron Davis appaiono difficilmente conciliabili. Nelson però è un autentico mago nel trovare spazi offensivi per diversi giocatori allo stesso tempo, con il suo gioco ultraveloce e puntato tutto sul lato offensivo, sistema che forse a conti fatti è il più adatto all’attuale roster di Golden State. Non stupitevi quindi di trovare un Murphy in pianta stabile come centro, e qualche giocatore come Pietrus o Diogu in ala grande a fianco del trio Davis, Richardson Dunleavy Jr. per la panchina ci si affida per lo più a giovanissimi in cerca di lancio che poi alla fine potrebbero essere il vero futuro dei Warriors. Monta Ellis è piaciuto molto nella sua stagione da rookie nonostante i soli 19 anni, e potrebbe avere molto spazio come cambio di Baron Davis, anche in considerazione della facilità di infortunio del Barone. Dal draft arriva Patrick O’Bryant centro vero nel fisico e nei cm, ritenuto molto acerbo difensivamente ma che sembra nato apposta per i dettami tecnici di Nelson, che cercherà allo stesso tempo di testare sul serio quel Chris Taft che in 12 mesi era passato da possibili top3 al draft 2005, fino a scivolare a metà secondo giro. Atleta fortissimo, molto a corto di conoscenze cestistiche, ma è facile capire che uno con quei mezzi Nelson non lo lascerà a marcire in panchina. Ultima scommessa, ma non per questo la meno intrigate, quella di DeJaun Wagner che dopo un paio di anni di assenza dai campi per ogni tipo di problemi cerca il grande rilancio, per dimostrare al mondo che forse quel pick n°6 con cui è stato chiamato non era così gettato al vento. Che Nelson darà la scossa è una sicurezza, ma il lavoro da fare è tanto e non è da escludere qualche rivoluzione in corso d’opera, vista la facilità con cui Nelson opera sul mercato.
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NEW ORLEANS HORNETS
(13° Western Conference)

Estate molto movimentata in casa Hornets con la proprietà e il GM molto attivi per consolidare una squadra che nella passata stagione trascinata da Chris Paul ad un certo punto si era trovata in piena zona playoff, salvo poi avere un visto calo nel finale. I ritocchi sono importanti. Il sacrificio fatto per avere a roster Peja Stojakovic è di quelli che segnano il presente e il futuro prossimo della franchigia, e chiaramente la speranza di coach Scott è quella di ritrovarsi tra le mani un Peja un pò meno passivo di quello visto negli ultimi periodi ai Kings. Altra trade importante con i Bulls da dove arriva Tyson Chandler, ragazzo in assoluto bisogno di rilancio dopo la fallimentare esperienza ai Bulls, dove è passato da possibile franchise player, a comprimario o poco più in pochi anni. Chandler è ancora giovane, essendo ancora sotto i 25 anni, il fisico non gli manca e gli Hornets sperano in una sua svolta emotiva (perché poi il contratto è di quelli che pesa sul serio), perché il suo vero problema è sempre stata un’ attitudine al lavoro molto rivedibile. Non c’è più Craig Claxton emigrato ad Atlanta a coprire le spalla a Chris Paul, ma ci sarà Bobby Jackson, ragazzo che se sta bene fisicamente è senza dubbio uno dei migliori sesti uomini della lega. Dal draft due scelte importanti, Hilton Armstrong da UConn dovrebbe essere già pronto per le battaglie sotto le plance NBA, fisico imponente, discreti movimenti in post e difesa tutto sommato accettabile, non un fenomeno, ma con la miseria che c’è di questi tempi sotto le plance nell’NBA può dire la sua, più talentuoso ma forse meno pronto invece Cedrick Simmons da UNC State. Squadra dal potenziale, ma con tante novità e l’ovest non permette grandi margini di errore. Se Paul e West si confermano ai livelli della passata stagione, e il resto della ciurma pian piano si integra, gli Hornets sono una squadra dal buon futuro, che però potrebbe soffrire un pò le troppe novità da assimilare in questa stagione.
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NEW YORK KNICKS
(11° Eastern Conference)

Cosa dire dei Knicks, Isaih Thomas come noto dopo aver fatto fuori Larry Brown, si è insediato pure in panchina. L’estate non ha portato grandi novità a roster, anche perché il problema dei Knicks non è certo la mancanza di talento, ma la coesione di esso all’interno di un contesto di squadra. Isaih ha usato le MLE per strappare Jarrett Jeffries ai Wizard, le altre novità vengono dal draft con il semisconosciuto Renaldo Balkman, e il più noto Mardy Collins da inserire in una rotazione che di spazi gliene dovrebbe lasciare pochi in linea teorica. A prima vista il roster dei Knicks sembra pronto per una trade, se però la stagione partisse oggi, probabilmente Isaih ripartirebbe dalla coppia più equivoca del mondo Marbury Francis dietro, con il neo arrivato Jeffries in ala piccola e la coppia Curry Frye sotto le plance. Il tutto con una panchina che stando ai nomi dovrebbe dare assolute garanzie, anche se a fare i pignoli mancherebbe un lungo di sostanza. Se ne facciamo un fattore di talento i Knicks dovrebbero stare come minimo 15 posizioni più su, senza dubbio tra le prime quattro ad est, ma se il talento non viene finalizzato al gioco di squadra come nella passata stagione ecco che ritrovarsi in una stagione sotto le trenta vittorie è un attimo. Thomas nella sua precedente vita da allenatore ai Pacers è stato un disastro, e onestamente che riesca a ad accendere l’interruttore la vedo dura. Per con quel mare di talento per i tifosi la speranza c’è sempre.
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ORLANDO MAGIC
(12° Eastern Conference)

I Magic sono attesi da un’annata di transizione, a giugno scade il contrattone di Grant Hill che svuoterà il cap dei Magic, e quindi è possibile che già prima della trade line il roster dei Magic subisca qualche drastica modifica. Sul mercato hanno fatto solo piccoli ritocchi come l’arrivo di Keith Bogans per dare una mano in panchina per gli esterni, e la firma di Bo Outlaws. In attesa dunque di importanti mosse nel futuro prossimo si punta sul consolidamento di un gruppo con alcuni giovani di indubbio valore come Dwight Howard, come Jameer Nelson, sperando che la prima scelta JJ Redick dia un contributo di sostanza nella posizione di guardia dove onestamente i Magic avevano nella stagione passata il loro principale problema. C’è poi l’enigma Darko Milicic, ossia quel è il vero Milicic quello non visto a Detroit, oppure quello discreto visto ai Magic nel finale di stagione ? Da questo punto di vista i primi tre mesi saranno cruciali, perché se Milicic darà la sensazione di poter diventare perlomeno un buon titolare da affiancare a Howard, a quel punto i Magic su butteranno con anima a cuore alla ricerca di un top player nel ruolo di guardia e ala. Il finale della passata stagione era stato molto confortante con una buona serie di vittorie. Difficile trovarli in zona playoff, anche se quando hai in squadra uno dei migliori lunghi in circolazione non ti devi precludere nessun obbiettivo.
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PHILADELPHIA SIXERS
(13° Eastern Conference)

Poche novità per una squadra che invece ne aveva tremendamente bisogno. I Sixers come di consuetudine sono stati ostaggio per mezza estate dell’ormai consueto tormentone sul futuro di Allen Iverson che per molti è stato ad un passo dalla cessione. Alla fine come sempre il tutto è rientrato, ma sul mercato i Sixers sono stati alla finestra, e l’unica addizione di sostanza arriva dal draft con Rodney Carney, ragazzo sveglio, tosto sui due lati del campo che sembra il perfetto incastro tra Iverson e Igoudala, per un reparto esterni di tutto rispetto che soprattutto difensivamente potrebbe mordere molto. Per il resto Webber e Iverson hanno un anno in più, si attendono segnali di risveglio da Delambert dopo un letargo pagato a peso d’oro. Per ambire ad un posto ai playoff ci vorrebbe un Iverson formato 2001, e un Webber che perlomeno in attacco sia un fattore, il resto della squadra non da molte garanzie sul presente. Forse per i Sixers era veramente il momento di rifondare di brutto, visto che anche se ne usciva una stagione disastrosa si va verso un draft ricchissimo che poteva ripagare già da subito, adesso in quel draft si rischia di finirci lo stesso, ma con un gruppo senza grandi prospettive.
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PORTLAND TRAIL BLAZERS
(14° Western Conference)

Giustamente vi starete chiedendo cosa ci fa così in basso una squadra che potenzialmente mette in campo una delle migliori front line della lega, con uno dei migliori centri in circolazione (Magloire), con un 20+10 (Randolph), con la seconda scelta assoluta (LaMarcus Aldridge), uno dei pezzi più pregiati del mercato (Przybilla) e un onesto veterano come LaFrentz. In effetti c’è la magagna perché se in linea teorica questa front line ha pochi uguali nella lega, è altresì vero che su molti di loro aleggiano dubbi non da poco, Magloire che in teoria sarebbe uno dei primi centri della lega, è stato scambiato per ben due volte in meno di un anno in cambio delle briciole o poco più, per di più è in scadenza e nessuno ha minimamente capito dove possa essere destinato. Randolph gira da tempo con un cartello “On Sale” appeso al collo solo che di fronte ad un contratto spaventoso nessuno si fa avanti concretamente, Aldridge è si una seconda scelta assoluto, ma ha deluso tutti in sala pesi, e soprattutto era uscito con le ossa rotte dal torneo NCAA, dove ha dimostrato una totale assenza di gioco in post basso. Il reparto degli esterni in teoria avrebbe talento ma è figlio di una delle gestioni più scriteriate di sempre, infatti al draft 2005 i Blazers non presero Chris Paul preferendogli Martell Webster, perché in cabina di regia puntavano tutto su Telfair, ma dodici mesi dopo hanno ceduto Telfair a Boston in uno scambio complesso che ha portato in Oregon Brandon Roy che gioca esattamente nel ruolo di Webster, salvo trovarsi per assurdo senza playmaker di valore. Mettete nel pentolone la volontà di Paul Allen di cedere la proprietà e ne esce una seria candidata alla “Riffa per Greg Oden” del prossimo maggio. Però qualcosa di buono in cui sperare in fondo ci può essere, McMillan è un coach molto valido, in cabina di regia verrà lanciato Jarrett Jack, ragazzo molto tosto fisicamente e forse troppo sottovalutato che potrebbe essere una gran bella sorpresa, Webster dalla Summer League ha dato segnali confortanti, se si crea un minimo di convivenza con Roy, la squadra potrebbe non essere così malvagia come la si dipinge.
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SEATTLE SONICS
(15° Western Conference)



Estate di assoluto immobilismo a Seattle, perlomeno per quanto riguarda il roster, mentre invece fuori dal campo è successo un pò di tutto. C’è stato un cambio della proprietà, i Sonics sono stati acquisiti da un gruppo di Oklahoma City, che manco a dirlo si sta già operando per spostare li i Sonics, appena gli Hornets torneranno a tempo pieno a New Orleans, poi ci sono problemi con le amministrazione comunale con l’arena. Tutto questo si sta ripercuotendo molto sul roster e se Chris Wilkox è riuscito a strappare un triennale sui 21 M$, il trio Ridnour Collison Lewis, tutti in scadenza 2007 non hanno trovato una benché minima base di accordo, al punto che molto probabilmente si avvieranno alla prossima estate con la convinzione che a meno di cambi di rotta radicali a livello gestionali, lasceranno i Sonics visto che le offerte probabilmente non mancheranno. Per il resto l’unica novità è la scelta del denegale Sear Sene dal draft, scelta assolutamente inspiegabile, visto che i Sonics per il terzo anno consecutivo scelgono al draft un centro molto acerbo (prima di lui Robert Swift e Johan Petro), creando un’assurda concorrenza tra questi giovanissimi nel ruolo che non gioverà a nessuno, lasciando peraltro gli altri reparti sguarniti perlomeno come backup. Il quintetto non è così male, ma la panchina appare assolutamente inadeguata. Difficile che escano dalla mediocrità.
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ATLANTA HAWKS
(14° Eastern Conference)

Per la prima volta da dieci anni a questa parte gli Hawks assomigliano perlomeno ad una squadra di basket, scelte ben definite sia al mercato e al draft, e non come negli anni passati un’ammassare continuo di giocatori di talento senza guardarne ruolo ed eventuali problemi di convivenza, che avevano portato ad un’invidiabile collezioni di guardie e ali più o meno piccole trapiantate in un roster completamente scoperto sotto le plance e in cabina di regia. Così perlomeno adesso assomigliano ad una squadra, ma c’è da metterli insieme. Dal draft per una volta hanno scelto per ruolo e non per talento, portando a casa Shelden Williams da Duke, ottimo difensore, grande etica lavorativa, nato per fare a sportellate sotto le plance nonostante sia poco più di due metri. Sarà la loro ala grande per i prossimi anni. Mancava un play e forse probabilmente hanno messo le mani sul migliore tra quelli Free Agents, ossia quel Craig Claxton che dopo la poco edificante esperienza ai Warriors si era riciclato come cambio extra lusso per Chris Paul agli Hornets. Perlomeno il quintetto base è intrigante, Claxton JJ Josh Smith, Shelden Williams e Pachulia, anche perché potrebbe essere anche abbastanza fastidioso difensivamente se ben registrato, ma come la mettiamo con due scelte altissime come Marvin Williams (2) e Josh Childress (6) relegati in una panchina dove non c’è altro ? Attesi ad un primo salto di qualità, ma inutile illudersi i playoff per ora sono lontani, però almeno la sensazione che si inizi a fare le cose per bene dopo anni persi a inseguire sogni mai realizzati, c’è.
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CHARLOTTE BOBCATS
(15° Eastern Conference)

Prosegue l’opera di assembramento dei Bobcats giunti al terzo anno, il tutto con piccoli passi senza svenarsi per giocatori di buono ma non ottimo livello. La grande novità a livello dirigenziale è l’arrivo di Michael Jordan, che dal draft ha portato a casa Adam Morrison, giocatore di culto reduce da una stagione NCAA quasi perfetta, con cifre roboanti in attacco e probabilmente già pronto per prendere in mano le redini emotive della squadra sin dal primo giorno di training camp. La squadra messa insieme in questi due anni non è male, nessuna scelta al draft palesemente sbagliata (e questo è già molto). Sarà l’anno del lancio di Raymond Felton in cabina di regia, Felton su cui in molti avevano dubbi sul suo rendimento nell’NBA dopo una carriera al college impeccabile, nella seconda parte della passata stagione ha stupito tutti, con una bella serie di gare di assoluta qualità, con cifre di gran valore, probabile dunque che si prenda il posto di brevin knight in quintetto base. Sotto le plance si punta tutto sul recupero fisico di Emeka Okafor ala grande di grande impatto difensivo, che in attacco è comunque un fattore, e dal rientro di Sean May assente per quasi tutta la passata stagione dove comunque aveva dato segnali confortanti. Resta un buco nello spot di guardia che in attesa magari di future mosse di mercato potrebbe essere occupato part time da Morrison, con Gerald wallace in ala piccola. Attesa per vedere all’opera nell’NBA l’argentino Hermann e per il rookie Ryan Hollins. Di sicuro non saranno più la squadra materasso degli ultimi due anni, e si attendono i primi segnali di progresso.