Tra il sogno di Alex Ovechkin e la Stanley Cup ancora i Penguins di mezzo, ancora Crosby e nella gara decisiva anche un portiere che di colpo diventa invalicabile. Non uno qualsiasi, ma il fiore di Pittsburgh, Marc André Fleury, croce e delizia di uno sport meraviglioso.

Pittsburgh @ Washington gara 5 (3-1)

Spalle al muro per i Capitals già da questa gara può essere il verdetto impronosticabile. Eliminazione. Ovechkin e soci però non sono di questo avviso, dopo le critiche per la gara 4 e il gioco falloso su Crosby sono pronti a tutto.

Lo spavento per Crosby si trasforma in speranza quando il numero 87 si presenta regolarmente sul ghiaccio, appuntamento troppo importante per “ricordare” una commozione cerebrale.

Washington spiega subito di che pasta è fatta quando Tom Wilson stampa sulla balaustra Justin Schultz, giocando un hockey più fisico di Pittsburgh.

Crosby non è al meglio e lo si vede, ma il suo tentativo di superare Holtby è il primo pericolo della partita per i padroni di casa.

Nulla a confronto con l’imbeccata di Bonino dopo 10 minuti di gioco, dal nulla vede libero Carl Hagelin che si accentra e spiazza Holtby abbastanza impreciso nella parata, è il vantaggio dei Penguins nel silenzio del Verizon Center.

La paura non la fa da padrone, finché Washington la mette sul fisico per Pittsburgh c’è speranza del colpaccio, perché contemporaneamente i Capitals si dimenticano di giocare a hockey, poi però di botto si ricordano di essere la miglior squadra della lega, attaccano a 30 secondi dalla fine con Burakovsky che azzecca il gran tiro che supera Fleury.

Un gol prima dell’intervallo è da sempre la miglior medicina.

Crosby continua a ricevere sempre un trattamento privilegiato, con Nate Schmidt che proprio sul 87 compie fallo regalando l’inferiorità numerica ai suoi.

Con tutta l’argenteria sul ghiaccio Pittsburgh può e deve colpire, Hornqvist per Crosby che inizia l’azione, passaggio per Malkin che in una frazione di secondo trova Kessel libero, tiro e gol del 2-1 con tutti i Capitals che stanno a guardare, ora si che Washington inizia a tremare perché su questo risultato si chiude il secondo periodo.

A venti minuti dall’eliminazione Barry Trotz deve aver semplicemente ricordato ai suoi di giocare a hockey, basta wrestling ma ora tutta la classe deve andar sul ghiaccio.

Contemporaneamente alla paura di Washington si palesa l’eclissi mentale di Pittsburgh che compie l’irrazionale follia di lasciar giocare i padroni di casa. Per Backstrom è quasi un gioco da ragazzi entrare nella morsa difensiva e superare abilmente Fleury, 2-2.

La luce si spegne in 27 secondi, quelli che servono a Kuznetsov nel ribadire in rete da posizione impossibile una conclusione di Johansson e che mettono le ali ad Alex Ovechkin quando s’invola una prima volta, prende il disco respinto da Hainsey e lo ribadisce in rete, in un amen 4-2 per i Capitals.

Washington si salva e lo fa quando si ricorda di giocare a hockey. Pochi tiri per Pittsburgh, solo 20, contro le 28 parate di Fleury.

Washington @ Pittsburgh gara 6 (2-3)

I Capitals sono vivi ma devono superare uno scoglio complicato, battere i Penguins in casa per evitare l’eliminazione, mentre Pittsburgh ha tra le mura amiche il secondo elimination match.

Questione di motivazioni, fatto sta che realmente i Penguins non scendono mai sul ghiaccio e danno una brutta impressione, Washington domina finalmente giocando come sa fare, con l’arena ammutolita davanti ad uno spettacolo raro ma possibile, cioè Pittsburgh assente.

Che non sia giornata per Fleury e soci lo spiega Ovechkin quando inizia a prendere le misure al portiere, i primi sussulti sono per le grandi parate ma il martello ospite continua ad accerchiare i padroni di casa.

Crosby non è al meglio e si vede ma i Pens con la gestione Sullivan hanno mostrato miracoli ovunque. Il capitano però eccede nella foga con Tom Wilson e un bastone troppo alto, sanzionato, si prende due minuti di penalità e lascia ai Capitals il power play.

Kuznetsov e Backstrom confezionano un’azione a velocità supersonica, Oshie conclude in rete e Fleury ci capisce ben poco.

I Capitals così colpiscono appena Crosby non c’è, confermando che senza l’87 Pittsburgh perde sicurezza.

E’ incredibile con quale leggerezza Hainsey cerca di liberarsi del disco nel secondo periodo, Burakovsky gli si lancia addosso con la fame da playoff, glielo prende e realizza il 2-0.

In teoria ci sarebbero ancora 20 minuti per ribaltare lo scenario per i Penguins e ci si aspetta che all’ingresso dagli spogliatoi rientrino giocatori con la bava alla bocca. E’ così, ma quelli affamati saranno i Capitals.

Passano appena 16 secondi quando Nick Backstrom si ritrova tutto solo davanti a Fleury e lo batte agevolmente, 3-0 e gelo in quel di Pittsburgh.

La reazione dei Penguins non arriva, i Capitals arrivano sempre per primi sul disco e in power play è Carlson a colpire Fleury per la quarta volta.

Non c’è ancora limite al peggio, questa volta è Cole che prova un improbabile dribbling su Burakovsky che ruba ancora una volta il disco, s’invola e segna un bellissimo gol, quello del 5-0, con l’arena che inevitabilmente si svuota.

Chi va via si perde la minima reazione dei Penguins quando i Capitals rallentano d’intensità, segnano due gol in 4 contro 4 con Guentzel e Malkin, marcature che servono solo per le statistiche dei due giocatori.

Finisce 5-2 in un massacro dei Capitals che di colpo annullano l’elimination match e minano tutte le certezze dei Penguins che ora si ritrovano a giocare la partita della vita al Verizon Center.

Applausi per Washington che quando sono concentrati si dimostrano i migliori della Nhl, per Ovechkin c’è ora da scrivere la parola fine su Crosby tra le mura di casa.

Solo 18 tiri per i Penguins, sempre al minimo sindacale, contro i 26 di Washington.

Pittsburgh @ Washington gara 7 (3-3)

Chi si affaccia all’hockey solo ora pensa che la squadra in casa sia sempre favorita in una gara 7, in stile Nba dove il fattore campo è solitamente più rispettato (solitamente, verro Curry?), ma nella Nhl vige la regola dell’incoerenza, tutto può succedere.

E alla fine succede che vince Pittsburgh.

Ci si aspetta Crosby o Ovechkin, la serie è tutta incentrata su loro, ne esce, con un piedistallo da superstar, Marc-André Fleury, si, proprio lui, amato odiato e ora il centro degli incubi di Washington.

I Capitals partono meglio, per entrambe è la partita del “vincere o morire”, il pressing dei padroni di casa manda un pochino in confusione Fleury che sbaglia un rinvio ma si riscatta poi due volte su Eller e Johansson.

Dalla parte opposta risponde Malkin con la specialità di casa, le serpentine tra avversari, ils o tiro però a colpo sicuro esce fuori con miracolo di Holtby.

Il primo periodo si chiude a reti bianche e due sole penalità, una a Malkin e una a Wilson, poi nella seconda frazione di gara è ancora sfida Eller contro Fleury ma non basta provare e riprovare sui rimbalzi, il portiere di Pittsburgh si salva sempre.

Niskanen compie un intervento al limite della penalità su Guentzel, una sorta di braccio teso del wrestling, ma l’azione prosegue, lo stesso Guentzel è smarcato da Crosby, libera Rust e arriva il gol del vantaggio, Penguins avanti 1-0.

Si accende Ovechkin, una prima volta va a colpo sicuro ma Fleury devia, l’azione prosegue, il disco arriva ancora verso la Bestia che con un colpo ancora più sicuro grida al gol, sembra fatta, sembra di essere nel cartone animato di Holly e Benjii quando la palla tende a sparire ma all’ultimo qualcosa la blocca, in questo caso è il bastone di Fleury che manda fuori il puck, qualcosa di spaziale.

Ormai è un tutti contro Fleury, Orlov, Williams (mai persa una gara 7 in carriera)sbattono sul goalie e chiudono il secondo periodo senza far gol.

Crosby avrebbe il colpo di grazia in canna, ma il dribbling su Holtby non si materializza in gol, Washington si salva ma spreca energie mentali nel battere Fleury.

Poi d’improvviso Pittsburgh sale leggermente d’intensità, il disco arriva a Patric Hornqvist, tiro senza grosse pretese ma che incredibilmente fa vedere il puck in rete, è il raddoppio dei Penguins, con Holtby non esente da colpe.

Rowney avrebbe il colpo del 3-0 pronto grazie ad un’uscita sciagurata di Braden Holtby, poi le luci si spengono, le urla sono poche ma ci sono, è arrivata la sirena finale, Fleury si gode lo shutout, Pittsburgh incredibilmente espugna il Verizon Center, come nel 2009, avanza in finale di Conference e ancora una volta, Crosby elimina Ovechkin.

29 parate di Marc André Fleury, colui che teoricamente non sarebbe neanche il portiere titolare visto l’infortunio di Matt Murray, colui che da anni ai playoff ne combina sempre una e oggi, ha combinato l’eliminazione dei migliori della regular season.

Ovechkin esce ancora a testa bassa, non far gol in Nhl è un grosso limite, con Pittsburgh che lascia giocare Washington ma che poi si dimostra cinica e affamata.

Ora i Penguins se la vedranno con i Senators, da qui alla Stanley Cup servono solo otto vittorie.

One thought on “I sogni di Ovechkin s’infrangono su un…Fleury

  1. Grandi Penguins e grande Fleury!!!! (chi l’avrebbe mai detto di poterlo vedere così sicuro e decisivo nei play off??!!!)

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