Ribaltoni continui in una division che ha appena cambiato leader. Florida scende sul gradino più basso del podio, mentre Boston e Tampa fanno un gran salto in avanti occupando i primi due posti.

Detroit si tiene stretta la sua wild card e Buffalo si gode qualche vittoria. Disastro totale per le canadesi.

Ecco l’analisi di questa pazza division.

Boston Bruins (83 punti)

In testa ci sono loro ora. I Bruins, dopo aver messo in scena con i Lightning una vera e propria corsa, fatta di sorpassi e controsorpassi per aggiudicarsi i posti più alti della division ed evitare la bagarre wild card, si sono presi il comando dell’Atlantic dopo un sofferta vittoria all’overtime per 1-0 proprio su Tampa. Boston ha mostrato grandi passi avanti in questo inizio 2016, ma anche preoccupanti distrazioni e poca continuità. Il gruppo di Julien è esperto ed in questo ultimo mese che porta ai playoff dovrebbe far uscire il meglio di sé.

Ha uno dei migliori attacchi del campionato e presenta ben 5 giocatori oltre i 40 punti e autori di una grande stagione. Stiamo parlando di Bergeron, Krejci, Eriksson, Marchand e Spooner (quest’ultimo è finalmente esploso). Il nome dell’ala svedese è stato a lungo sul mercato, visto il mancato rinnovo, ma per fortuna dei nerogialli non si è mosso da Beantown in questa finestra invernale. Che ha invece accolto un rinforzo che porterà altri assist e goal: Lee Stempniak è stato scambiato per un paio di scelte al draft e nonostante le sue 33 primavere è rinato con i Devils mettendo a segno 43 punti. Nessun’altra mossa per l’attacco dei Bruins (in uscita sono stati spediti in AHL Rinaldo e Talbot per liberare un po’ di cap), scelta più che comprensibile vista la buonissima stagione offensiva.

Punto debole, strano a dirsi, è la difesa. È il reparto che avrebbe senza dubbio bisogno di facce nuove e di diversi ricambi. Il talento a disposizione è poco, e la ormai scarsa mobilità degli attempati Chara, McQuaid e Seidenberg è stata spesso la causa dei tanti gol subiti quest’anno. Alla deadline è arrivato Liles da Carolina, un altro over 30 che difficilmente potrà risolvere i problemi di una difesa troppo spesso distratta. Fortunatamente ci pensa un attacco esplosivo a metterla dentro, perché dalla blu sono molto limitate le minacce offensive. E tra i pali Rask sembra non trovare più quella continuità che lo aveva reso uno dei top goalie della NHL.

La qualificazione ai playoff è priorità assoluta, vista la clamorosa mancata partecipazione dello scorso anno, ma difficilmente arriveranno fino in fondo. I Bruins a questo punto potranno anche vincerla questa Atlantic ma restano imprevedibili: segnano tanto, sbagliano altrettanto in difesa, vincono poco in casa e molto in trasferta. Abbiamo visto corazzate ben più potenti in quel di Boston questi anni.

Tampa Bay Lightning (83 punti)

Con l’anno nuovo i Bolts sono letteralmente rinati: 9 vittorie a Gennaio e 8 a Febbraio li hanno riportati in piena zona playoff. Il team di mister Cooper, smaltita la delusione della finale persa a Giugno, gli infortuni pesanti e la distrazione del caso Drouin (ancora a Tampa e separato in casa anche dopo la deadline), si ricandidano prepotentemente al titolo.

I Bolts hanno avuto un inizio d’anno in salita, complici gli acciacchi dei vari Johnson, Paquette e Palat ma hanno dovuto far fronte anche alla tipica stagione post finale persa: il rammarico, l’amarezza e l’ansia dei vice campioni non è mai facile da gestire. Tuttavia il potenziale di questa squadra è immenso ed un uomo su tutti sta firmando la rinascita, ovvero Capitan Stamkos. Se segna lui è difficile che Tampa perda, e la sua striscia di 6 partite consecutive in goal condita da altrettante vittorie (poi arrivate fino a 9) ne è la prova. Ha fatto tanto rumore il rimandato rinnovo, ma le saette stanno superando pure questo grattacapo. Importantissima la produzione offensiva di Kucherov, che insieme al numero 91 è sulla soglia delle trenta reti stagionali. È lui il ‘triplet’ più in forma in questa regular season. Ancora assente ingiustificato Filppula, mentre sono in ripresa Killorn e Callahan.

La difesa  parla svedese. Hedman e Stralman sono i veri leader della retroguardia e le loro statistiche sono ottime in ogni reparto. Eccellenti pattinatori e dotati tecnicamente (Anton è capace anche di numeri da capogiro come questo: https://www.youtube.com/watch?v=98z91bBcGMk), sono gli unici terzini in grado di produrre in un Power play sempre intorno ai bassifondi della lega. Coburn, l’altra sicurezza della retroguardia, ha appena prolungato per altri tre anni. Mentre sembra sul piede di partenza Matt Carle, ex terzino offensivo determinante, ora ombra di se stesso e con un stipendione di 5,5 milioni annui. Non è partito alla deadline, così come non è arrivato nessun colpo da parte di Yzerman, che avrebbe voluto qualche tassello in più per migliorare il Power Play. I fan dei Bolts si sono dovuti accontentare del rinnovo di Coburn e del rientro di Garrison, in una difesa comunque ben sorretta da un immenso (non solo di stazza ma anche di prestazioni) Ben Bishop che ha già fatto storia mettendo a segno il suo 15esimo shutout in maglia Lightning, sorpassando ‘Bulin Wall’ Khabibulin, eroe di coppa nel 2004.

Florida Panthers (81 punti)

Le pantere hanno leggermente rallentato i loro balzi nella giungla dell’Atlantic Division. Dopo l’incredibile ruolino di marcia delle 12 vittorie di fila, gli uomini di coach Gallant hanno infine ceduto la testa della division, che resta comunque a uno spicciolo di punti.

Barkov e Huberdeau, cardini della top line di Florida questa stagione, hanno saltato qualche gara per infortunio e la loro assenza si è fatta notare. Non si ferma manco per scherzo l’eterno Jagr, che a 44 anni da poco compiuti sta scalando le classifiche all-time di goal e punti segnati (è ora terzo in entrambe). Il gigante di Kladno sta già facendo le prove di barba in vista playoff, dove vorrà ovviamente lasciare il segno trascinando i suoi. Intanto i suoi goal in stagione sono già 21. L’altro veterano Jokinen continua a dispensare assist e buoni numeri mentre sono ottime e sempre più convincenti le prove del giovane Trocheck, dotato di un gran tiro e vicino alle 20 reti, così come l’ex Bruins Reilly Smith. Dal mercato sono arrivati due marcatori esperti e di grande fattura come Hudler e Purcell, che portano quei gol e creatività in più che mancavano al powerplay e forse ai Panthers per essere veri contendenti al titolo.

In difesa troviamo i soli noti: Brian Campbell e Aaron Ekbald sono solidi come la roccia, così come il loro plus/minus (+21 per il veterano, +14 per il vincitore dell’ultimo Calder Trophy). Mitchell, vittima di troppi guai fisici, sembra sulla via del ritiro e Tallon ha voluto mettere le mani anche su Kindl, in arrivo da Detroit per rinforzare la difesa. Offensivamente i numeri dei terzini dei Cats non sono un granché che però fanno benissimo il loro mestiere di difensori: Florida è tra le top 5 ad avere subito meno goal nella lega. Merito ovviamente che va condiviso con i due portieri: Luongo (in leggero calo questo Febbraio) e Montoya si stanno rivelando una coppia più che affidabile. Il backup di origine cubane è un’altra piacevolissima riscoperta del GM.

Florida sembra ormai proiettata a mantenersi nel podio dell’Atlantic e anche a riprendersi il primo posto, nonostante la pressione e la forma dei rivali siano maggiori ora. I Cats vogliono anche una partecipazione ai playoff degna di nota: in quel di Sunrise non si vince una series dal lontano 1996 e Jagr e company sono pronti a far gioire i loro tifosi anche in primavera.

Detroit Red Wings (75 punti)

L’obiettivo degli eterni Red Wings è uno solo: allungare a 25 la striscia di partecipazioni ai playoff consecutive. La prima stagione con Blashill in panchina è simile alle ultime di Babcock. Guidati dagli inossidabili Datsyuk e Zetterberg i rossobianchi si trovano nel limbo della classifica: distanti dalla vetta della division ma comunque saldi nelle posizioni wild card. Febbraio è stato un mese mediocre, nel quale diversi giocatori hanno visto peggiorare le loro prestazioni. Alla trade deadline il GM Holland ha voluto solo liberare un po’ di spazio nel salary cap spedendo Kindl a Florida, ma, insieme al coach, ha dichiarato di avere piena fiducia nel roster attuale. Detroit ha diversi giovani interessanti (Larkin, Athanasiou, Marchenko, Ouellet, Nosek su tutti) e sappiamo bene quanto ci vedano lungo in quel di Hockey Town a pescare talenti formidabili.

Datsyuk a Febbraio ha messo a segno 12 punti in 14 partite ed è stato il vero trascinatore del mese. In rialzo le prestazioni del veterano Brad Richards mentre ha fa fatto leggermente peggio il fido Zetterberg che insieme a Larkin e Tatar è rimasto a secco in diverse partite. I Red Wings segnano pochino e hanno bisogno come il pane dei gol dei loro giovani attaccanti, visto che sia The Magic Man che Zäta si avvicino alle 40 primavere.

La difesa ha riaccolto Kronwall che ha perso più di un mese per una mini operazione al ginocchio. In una difesa che è lontana dall’essere solida il suo rientro e anche quello di Quincey sono fondamentali. Lo svedesone dovrà anche dar manforte ad un Power Play troppo poco produttivo, dove Mike Green ha ormai dimezzato i suoi numeri offensivi. A difendere la gabbia, Mrazek, dopo essersi guadagnato il posto da titolare, ha avuto tanti alti e bassi in questo inizio 2016. Non una buona notizia in vista dei playoff, anche perché dietro di lui Jimmy Howard non convince più.

Detroit difficilmente mancherà l’approdo ai playoff, dove da sempre il meglio di sé, ma non potrà puntare in alto. È una squadra in transizione, che ha già per le mani nuovo potenziale e talento ma che dovrà presto dire addio ai suoi vecchi lupi di mare. Le recenti sconfitte contro Chicago sono state eloquenti: i Blackhawks sono diventati i Red Wings di una decina di anni fa, dominanti e capaci ogni anno di arruolare campioni affamati di trionfi e di tirar fuori talenti su talenti.

Ottawa Senators (70 punti), Montreal Canadiens (68 punti)

Stagione molto deludente per le due canadesi. Entrambe erano partite con grandi speranze ed entusiasmo e a Marzo si ritrovano nelle parti basse della classifica con i playoff parecchio lontani.

Partiamo dai senatori. Alla deadline la piazza si aspettava un grande colpo per provare una rincorsa simile a quella dell’anno scorso, ma dopo che le voci di un arrivo di Yakupov o Drouin sono rimaste tali è piombato lo sconforto. Turris deve curare una caviglia malconcia ormai da Dicembre e non rivedrà più il ghiaccio questa stagione. Ma l’unico centro ingaggiato da Bryan Murray per far fronte a questa grave perdita è stato il 36enne e finito Scott Gomez, ripescato addirittura dall’AHL. Anche la trade che ha portato Phaneuf nella capitale ha fatto storcere il naso a molti. GM e dirigenza hanno affermato che per tentare un disperato assalto ai playoff l’esperienza e la leadership di Dion sarebbero state una manna dal cielo. È vero, i Sens hanno una delle peggior difese ed il peggior penalty killing. La robustezza dell’ex Leaf può essere d’aiuto, ma i suoi 7 milioni di contratto fino al 2020 peseranno come un macigno.
Anche l’attacco non se la passa più tanto bene. È scoppiato infatti il caso Hoffman, che nonostante sia ancora il miglior marcatore con 25 reti, ha cominciato il 2016 malissimo, insaccando solo 7 volte il disco nell’anno nuovo e venendo spedito recentemente in quarta linea da coach Cameron che ha voluto mandargli un messaggio fin troppo forte. In sua assenza ha fatto la voce grossa l’altra grande speranza di Ottawa, Mark Stone che ha infilato ben 16 punti a Febbraio dopo essere andato a secco per ben 8 gare a Gennaio. La magia di Hammond è finita ed è inverosimile che i Senators possano ripetere l’exploit di Marzo scorso, nonostante abbiano tra le loro fila un difensore dominante come Karlsson, capace di segnare 70 punti a stagione. Franchigia in confusione.

Il club più titolato della NHL ad Ottobre guardava tutti dall’alto ed era il padrone della lega grazie ad un inizio condito da 9 vittorie di fila. Solo un miracolo ora porterebbe i Canadiens ai playoff.
Una stagione davvero folle, cominciata sognando la Stanley e che si sta concludendo in maniera disastrosa. La tifoseria bollente e lunatica di Montreal ovviamente chiede già da mesi la testa di GM e allenatore. Bergevin e Therrien hanno sì diverse colpe strategiche ma il fallimento non è solo opera loro. La sfortuna e gli infortuni non hanno avuto pietà per gli Habs. Il primo a cadere è stato Carey Price, il giocatore più determinante della rosa. Fuori da fine Novembre per un serio e misterioso problema al ginocchio, senza di lui i Canadiens sono andati alla deriva perdendo partita su partita a Dicembre e Gennaio, mesi nefasti che li hanno portati fuori dalla zona playoff. Ma la lista è lunga: Gallagher, Desharnais, Beaulieu, Petry e Gilbert (stagione finita per questi ultimi due, operati a Febbraio) hanno tutti perso tante partite per problemi fisici.
Sul ghiaccio ora la squadra è formata per lo più da rookie o AHLer e lo stesso Therrien ha detto che in questo momento conta più valutare nuovi giocatori che il risultato. Alla deadline nessun arrivo degno di nota se non giocatori da terza e quarta linea come Mike Brown o Philip Danault, mentre sono stati ceduti a Chicago due buoni giocatori come Weise e Fleischmann. Sia Bergevin che Therrien dovrebbero stare al loro posto anche la prossima stagione, nonostante l’opposizione di quasi tutta la tifoseria che non capisce più in quale direzione stia andando la loro amata e storica franchigia. Voci insinuano che il progetto ormai guardi solo alla francofonia: non importa se hai talento, basta che il tuo cognome abbia quel bel suono francese. Ormai la stagione è praticamente persa, ma c’è una base solidissima formata da Price, Subban, Galchenyuk e Gallagher dalla quale ripartire. C’est dommage, Montreal

Buffalo Sabres (63 punti), Toronto Maple Leafs (53 punti)

E siamo alle ultime due della division. Buffalo ha da poco ceduto volentieri ai Leafs l’ultimo posto dell’Atlantic e della lega. Da Ottobre nei bassifondi della classifica, le due storiche franchigie in piena fase di ricostruzione hanno disputato una stagione senza pressioni e pretese e sotto la guida di due grandi coach come Bylsma e Babcock hanno potuto già intravedere il futuro roseo che li attende. La banda dell’ex timoniere dei Penguins ha quasi raggiunto le 30 vittorie, evento che non accadeva dal 2012, mettendo in mostra giovani interessantissimi. Eichel e Reinhart stanno disputando una stagione da rookie davvero buona (45 punti per Jack e 32 per Sam), e O’Reilly e Kane hanno fatto vedere che il talento nelle vene non lo hanno ancora smarrito. Evander ha totalizzato già 19 reti ed è in netta ripresa. Se si preoccuperà più del ghiaccio e meno di notti brave potrà davvero tornare ad essere un’ala da 30 reti a stagione.

A Toronto invece Babcock e Lamoriello stanno piano piano plasmando i nuovi Maple Leafs. In termini di risultati ovviamente non è stata una stagione soddisfacente ma sotto la CN Tower si comincia davvero a respirare aria nuova. In estate è partito Kessel, mentre nella sessione invernale ha fatto le valige anche Phaneuf ed il goalie Reimer. I Leafs hanno perso un capitano e veterano di cuore, ma lo spazio liberato dal suo immenso stipendio darà più margine per manovre future. Hanno già assaggiato la grande lega quelle che saranno le speranze della nuova era, lasciando ottime impressioni. Stiamo parlando dei figli d’arte William Nylander e Kasperi Kapanen e della rapidisisma ala Zach Hyman. Ancora un po’ di pazienza cari Leafs, il futuro promette bene.

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