In una caldissima serata di inizio giugno in Florida 19.204 persone anziché sorseggiare un Mojito e passeggiare tranquillamente in infradito fra le spiagge di Tampa bagnate dal Golfo del Messico hanno riempito l’Amalie Arena (ok è vero qualche casacca rossa si è vista, ma è praticamente impossibile non trovare fan dei Blackhawks in ogni zona degli States!) cercando di incitare i propri beniamini alla ricerca disperata della vittoria che avrebbe riportato in parità una serie che in caso di sconfitta si sarebbe messa malissimo in vista delle prossime 2 partite da disputare in quel di Chicago.

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All’entrata dell’Amalie Arena tante maglie blu…ma anche molte rosse (!!!)

Noi l’abbiamo vissuta dalle nostre abitazioni altrettanto calde per merito del canonico anticiclone africano che da qualche giorno si è stabilizzato nel “bel paese” ed ora cercheremo di raccontarvi com’è andata…

TAMPA BAY LIGHTNING vs CHICAGO BLACKHAWKS 4-3 (Serie 1-1)

L’ottimo coach dei Bolts Jon Cooper nelle dichiarazioni post gara 1 si era immediatamente assunto le responsabilità della sconfitta causata secondo egli di un terzo periodo praticamente non disputato dalla sua squadra che si era badata solamente a difendere il vantaggio anzichè cercare di incrementarlo, cosa che secondo lui contro una squadra forte e piena di talento come Chicago è una cosa da evitare assolutamente se si vuole portare a casa qualche gioia; la prima mossa per evitare tale possibilità è l’inserimento nella starting line up del rookie Jonathan Drouin (un attaccante) al posto di Nikita Nesterov (un difensore che non aveva comunque sfigurato in gara 1). Per i Blackhawks invece nonostante le insistenti voci sul possibile utilizzo in gara 2 di Michael Rozsival e di un reinserimento del vecchio Timonen nessun cambio in line up.

Dopo appena 3 minuti di gioco arriva il primo squillo dei Bolts che proprio con Drouin vanno vicinissimi al goal del vantaggio, ma il giovane talento dimenticato dalla difesa di Chicago solo soletto in posizione molto favorevole spara fuori dallo specchio della gabbia difesa da Crawford il disco con uno sbilenco backhand.

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Jonathan Drouin inserito in line up al posto di Nesterov ha disputato una buona gara come membro della quarta linea d’attacco; verrà riconfermato in gara 3?

A differenza di quello che avevamo visto nella prima gara fra queste squadre però in questa partita Chicago non viene schiacciata da Tampa Bay nei primi minuti e Ben Bishop dovrà impegnarsi parecchio per disinnescare un paio di bombe dalla blue line, la prima di Seabrook e la seconda di Hjalmarsson.

Passa 1 minuto e la “triplets line” costruisce un’imponente occasione da goal con Kucherov che lavora abilmente un disco dietro la gabbia di Crawford, piazza un assist al bacio per il compagno Johnson il quale a botta sicura trova però il palo a stoppare il suo urlo di gioia pronto ad esplodere; passano altri 60 secondi ed è Saad ad avere l’occasione del vantaggio in un 2 contro 1 ma il suo wrist shot viene ben stoppato da Bishop. La partita è godibilissima, ed i primi minuti volano via con piacere assoluto anche delle nostre papille gustative da veri appassionati di hockey quali siamo!

Dopo qualche minuto di “calma” della gara al minuto 13 arriva il meritato vantaggio Bolts con un bellissimo goal del numero 13: Cedric Paquette colpisce i Blackhawks con un precisissimo wrist shot dopo aver facilmente saltato Saad sfruttando anche lo schermo di fronte alla gabbia di Crawford compiuto da Brown e Callahan.

Passano un paio di minuti e Jonathan Toews va vicinissimo al goal del pareggio, dopo una bella combinazione con Saad, ma il suo backhand viene parato abilmente da un buonissimo Bishop; su ribaltamento di fronte è Steven Stamkos ad avere sulla mazza il disco per il possibile 2-0 ma il suo wrist shot viene respinto dalle spalle larghe di Crawford.

Il primo periodo si chiuderà senza ulteriori sussulti (nonostante una possibilità di powerplay per Tampa Bay) da parte delle due squadre che ci hanno regalato 20 minuti di altissimo livello.

Se ci siamo divertiti nel primo periodo sarà nel secondo che davvero non potremmo prenderci un momento di pausa! I Bolts iniziano bene con un paio di conclusioni dalla distanza ben parate da Crawford ma saranno i Blackhawks a trovare il goal dopo 3 minuti di gioco con Andrew Shaw che ben posizionato di fronte alla gabbia di Bishop sfrutta il rebound concesso dal portierone su tiro di Kruger dalla distanza e deposita in rete anticipando Garrison di quel nano secondo che basta per portare la partita in parità e far cantare di gioia i tanti tifosi Hawks presenti nell’Arena.

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Shaw anticipa Garrison e porta la gara sull’1-1

Passano un paio di minuti ed Alex Killorn porta a casa una brutta penalità che fa continuare il momentum per i Blackhawks; powerplay che verrà gestito benissimo da Chicago con il trio Sharp, Teravainen, Hossa che costruirà il meraviglioso goal del vantaggio siglato dal rookie 20enne con la maglia numero 86, ossia quel Teuvo Teravainen già protagonista in gara 1; 2-1 Hawks ed Arena completamente ammutolita.

A riaccendere i presenti però ci pensa Nikita Kucherov appena 2 minuti dopo con la sua perfetta deflection sul tiro di Garrison dalla blue line che di fronte alla gabbia di Crawford permette al disco (che mai sarebbe entrato) di infilarsi in rete senza che il goalie di Chicago possa fare nulla; 2-2 e lo spettacolo continua!

Al nono di gioco Coburn strattona Versteeg e si porta a casa i canonici 2 minuti; paradossalmente però saranno i Bolts ad avere la più grande occasione con Filppula che lanciato in contropiede colpisce a botta sicura ma trova la risposta efficace di Crawford.

Chicago non costruisce questa volta un altro momentum e la partita vive un paio di minuti appesa ad un sottile filo che lega ancora queste due squadre in una parità destinata a scomparire: prima Stamkos va vicinissimo al goal con un movimento da urlo non sfruttato però dai compagni posizionati nella linea di passaggio, poi Shaw lanciato in un 3 contro 2 potenzialmente clamoroso subisce la rimonta monumentale di Ryan Callahan che gli strappa letteralmente il disco ad un istante dal tiro con un intervento difensivo da urlo; l’ambiente è carico e lo diventerà ancor di più 60 secondi dopo quando un innocuo tiro di Tyler Johnson trova la via della rete per “merito” di un Crawford decisamente mal posizionato in gabbia che si trascina il puck in porta consentendo al forte forward di Tampa Bay di trovare la tredicesima marcatura in post season battendo il precedente record di franchigia firmato nell’anno della prima ed unica Stanley Cup da quel Brad Richards che ora difende i colori rivali.

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Un Tyler Johnson incredulo indica il puck entrato in gabbia; clamoroso l’errore di posizionamento di Crawford

Il secondo periodo si chiuderà senza ulteriori chance per le due squadre che vanno così all’ultimo riposo sul risultato di 3-2 Tampa.

Il terzo periodo inizia decisamente sotto ritmo rispetto ai primi due tempi, il che non è una novità se pensiamo a cos’avevamo visto 3 giorni fa, ma questo era ciò che non voleva vedere coach Cooper… ed è così infatti che alla prima vera occasione i Blackhawks trovano il pareggio con Brent Seabrook il quale sfrutta una splendida transizione offensiva di capitan Toews che crea il varco per il compagno lo assiste perfettamente prima di rivedere il puck comparire alle spalle di Bishop (che si lamenta per un possibile goaltender interference compiuto da Hossa) per merito della bomba scagliata dal possente Brent; 3-3 e tutto da rifare per Tampa Bay.

Dopo pochi minuti lo score dei tiri in porta di Tampa in questo periodo dice 0 e fortunatamente per coach Cooper ci pensa Patrick Sharp a riportare in partita i Bolts portando a casa una stupida penalità causata dal colpo “mazza contro mazza” su Stralman; il powerplay non produrrà grandissime occasioni (nonostante lo smistamento preciso di dischi verso i compagni compiuto in maniera sempre fenomenale da Hedman) ma consentirà ai Lightning quanto meno di rientrare in partita così come il pubblico decisamente ammutolito dopo il pari timbrato dagli Hawks. Neanche il tempo di “festeggiare” il rientro sul ghiaccio di Sharp che il “numero 10” si fa immediatamente ri-penalizzare colpendo al volto Callahan con la mazza: altri 2 minuti in penalty box (meritati) che questa volta però saranno fatali.

Nel frattempo in porta per i Bolts è subentrato Andrei Vasilevskiy al posto di Ben Bishop senza precisazioni da parte dello staff ma voci interne sembrerebbero ipotizzare dei crampi molto forti subiti dal goalie titolare.

Chicago resiste per un altro minuto e mezzo in inferiorità prima della botta che dalla blue line Jason Garrison lascia partire su assist del solito Victor Hedman e trova la via della rete (complice anche la deviazione della mazza di Desjardins che fa sobbalzare il puck) con Crawford incolpevole per merito dello schermo composto di fronte alla gabbia da Killorn, 4-3 Tampa Bay dunque e Sharp che rientra nel ghiaccio molto scuro in volto, le sue due penalità non verranno prese bene da coach Quenneville, ne siamo certi.

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Il tiro dalla blue line di Garrison trova la via della rete; sarà decisiva, 4-3 Bolts e serie sull’1-1

Vasilevskiy festeggia il goal riuscendo dal ghiaccio e permettendo a Bishop apparentemente libero da ogni problema fisico di riprendere posto a difesa della gabbia; apparentemente perchè passano appena 2 minuti e Bishop torna ad uscire dal ghiaccio in uno strano quanto buffo vai e vieni con il backup goalie che sorride anch’egli a tale situazione.

I minuti dopo il goal del vantaggio scorrono via veloci senza grandi pericoli per Tampa che però al minuto 13 si ritrova in inferiorità numerica a causa del più classico dei delay of game portato a casa da Andrej Sustr che spazza malamente il disco fuori dal ghiaccio; sono i minuti cruciali della gara e vedranno la difesa di Tampa e Vasilevskiy uscirne indenni con grandi meriti, saranno solamente 3 infatti in questi 2 minuti i tentativi di Chicago di abbattere il giovane portiere che risponderà sempre presente consentendo al suo team di mantenere il vantaggio.

I Blackhawks però sfruttano questo momento per mantenere altissima la pressione costringendo alla difesa ad oltranza i Lightning che non riusciranno ad uscire dalla propria zona nei restanti 4 minuti e mezzo; minuti che però per Chicago scorreranno in fretta e termineranno senza reti e senza grandissime occasioni, la difesa di Tampa infatti farà ottimo schermo di fronte alla gabbia difesa dal giovane goalie che potrà vantarsi così di aver portato a casa la vittoria alla sua prima apparizione in una finale di Stanley Cup disputando solamente 9 minuti di gioco (ma il goal vittoria è avvenuto proprio in uno di questi, così dice il regolamento!); i Bolts pareggiano la serie nonostante un terzo periodo nel quale hanno tirato verso la porta di Crawford solamente 2 volte (!) riuscendo però a timbrare il cartellino in uno dei due powerplay avuti a favore.

Gara 3 sarà disputata nella notte italiana fra lunedì e martedì allo United Center di Chicago.

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L’uscita dal ghiaccio di un monumentale Hedman autore di 2 assist e una leadership difensiva stratosferica

3 STARS OF THE GAME

  1. Victor Hedman: 25:51 di gioco sopraffino, difende con l’elmetto, offende con il fioretto mettendo lo zampino in 2 dei 4 goal; monumentale
  2. Jason Garrison: ha il merito di siglare il goal vittoria che cancella l’errore in marcatura sul goal di Shaw; determinante
  3. Ryan Callahan: 2 assist sporchi ma fisicamente e difensivamente un mostro, ciò che serviva a Tampa per battere Chicago era proprio questo; condottiero

3 FLOPS OF THE GAME

  1. Patrick Sharp: un giocatore della sua esperienza non dovrebbe concedersi dormite come in occasione delle due penalità ricevute in pochi secondi che consentiranno a Tampa di tornare in partita prima e di vincerla poi; indifendibile
  2. Corey Crawford: l’errore sul goal di Johnson è pacchiano e macchia la sua prova comunque non condita da particolari interventi; bocciato
  3. Patrick Kane: il gioiello di Chicago sonnacchia per 60 minuti lasciando a casa tutto ciò che il suo repertorio ci ha abituati a vedere; bell’addormentato

BUCKLE UP BABY BECAUSE IT’S THE CUP!!

Post By Max "Feelgood" (100 Posts)

Appassionato della terra a stelle e strisce, Max si innamora sin da piccino per uno sport da “duri”: l’hockey su ghiaccio. Cresce osservando le prodezze di Mario Lemieux e Jaromir Jagr, invecchia con le giocate di Sidney Crosby ed Evgeni Malkin… Scrive per PlayitUsa da gennaio 2015 e spera di trasmettere a voi lettori le stesse emozioni che vive il sottoscritto pensando, guardando, scrivendo, vivendo, respirando la meraviglia della NHL.

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