Ancora una immagine del nostro inviato a Sochi, questa volta travestito da canadese ma tradito dallo sguardo non sempre attento alla partita...

Ancora una immagine del nostro inviato a Sochi, questa volta travestito da bibitaro ma tradito dallo sguardo non sempre attento alla partita…

Sochi è un dolce ricordo che appartiene alle nostre menti, un avventura ghiacciata che si trasformata in gioia, dolore, salute e malattia, finalmente ci liberiamo anche di questo mitico spazio invidiato da tutte le tv, radio e social network.

Siamo rimasti al disastro russo e il biglietto di sola andata verso la Siberia, intanto mi sento di smentire la notizia con cui l’Austria abbia preso alla leggera la sfida contro la Slovenia rientrando alle 6 del mattino dai locali di Sochi, in realtà erano le dieci meno un quarto e sono stati sbattuti fuori per colpa di Thomas Vanek, tanto per cambiare.

Le semifinali hanno propiziato 2 derby, il primo Svezia Finlandia ha visto l’assenza di Tuukka Rask tra i finnici causa attacco influenzale; in realtà la sera prima ha accettato l’ennesima intervista a tradimento della redazione di Hockey Night in Cividale e dopo ettolitri di brulé si è sentito male.

La seconda sfida in programma è stato il remake della finale di Vancouver, Obama scommette 2 casse di birra su altrettante vittorie statunitensi e si assiste ad una gufata di proporzioni mondiali, specie se andiamo a rivedere la finale femminile dove accade qualcosa di pazzesco (il palo a porta vuota delle statunitensi è spettacolare).

Perdere con il Canada costringe gli Usa ad affrontare la finale per il terzo posto con la stessa gioia che ha Malkin la mattina, il 5 a 0 è risultato di due cose:

1)      Rask è di nuovo tra i pali

2)      Kane sbaglia un rigore regalato dal geniale Timonen che consegna agli americani la penalità più bella di Sochi scalciando un bastone che passeggia sul ghiaccio mandandolo contro l’azione offensiva statunitense.

Sochi si chiude cosi nel peggior modo possibile per Dan Bylsma, felice di ritornare a Pittsburgh e non dover più sopportare i consigli di Laviolette.

Il breviario del coach della Finlandia invece funziona ancora una volta, dentro son custodite le notizie di Hockey Night in Cividale e i primi, deplorevoli, articoli di Mai Dire Sochi.

Quando la Svezia arriva in bici verso gli spogliatoi per giocare la finalissima si capisce che qualcuno ha preso troppo sul serio il capitolo Canada, tutti tranne Backstrom bloccato per un controllo antidoping non superato, a quanto pare neanche a lui va a genio mischiare vodka e brulé.

Mentre si gioca la finale si assiste finalmente alla disperata dichiarazione d’amore del redattore di Playitusa verso l’ormai celebre Ekaterina Galkina, forte del nuovo contratto di www.brulé.com e Hockey Night in Magnitogorsk il si è questione di attimi.

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Andrebbe tutto quasi bene finché la dolce donzella non viene smascherata da un giocatore Nhl in aiuto a chi scrive, la fonte è anonima ma la Galkina in realtà si chiama Margaretha Sigfridsson, la musichetta in sottofondo è quella di Undertaker.

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La reazione è uguale a quella di Ovechkin preso come testimone di nozze per l’occasione.

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Cosi, mentre anche Gretzky si precipita a Sochi per convincere il ritorno a casa di tutta la spedizione Playitusa.com accade l’impensabile, nessuno riesce a consolare il redattore innamorato, il mondo Nhl non gli interessa più tanta è la disperazione, in casi disperati esiste un’unica persona in grado di convincere chi scrive.

Nell’esatto momento in cui Sidney Crosby segna il gol del 2 a 0 sulla Svezia per ottenere più copertine possibili ecco materializzarsi il giocatore preferito da tutti gli attaccanti in post season, (nonchè da chi scrive)luci spente, rintocchi di campane e gente che inizia a ridere a crepapelle: è Marc Andre Fleury, portiere e mascotte dei Penguins tra regular season e playoff.

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Lo sguardo e le motivazioni raccontate “questi saranno i miei playoff, giuro sulla mia carriera” di colpo conquistano tutto il clan redazionale intento a pagare i danni di Sochi, troppo ghiotta la tentazione di porre fine alla carriera di Fleury, altro che Galkina.

Nel momento in cui Kunitz segna il 3 a 0 lo stesso Chris capisce che dal suo bagaglio è sparito proprio Fleury, l’idea di un rapimento iniziale di Bylsma per l’oro Usa è smascherata per dimenticarlo poi, casualmente, in terra russa.

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Le cose vanno tutte in un altro modo, Crosby vince l’oro, l’acciaccata Svezia l’argento grazie a Henrik Lundqvist, la Finlandia celebra l’immensa carriera di Teemu Selanne con un bronzo mentre gli Usa tornano a casa con la stessa delusione di chi ha letto gli articoli di Mai Dire Sochi, qualcosa vicinissimo al peso forma di Galeazzi e di pari irritazione.

Tranquilli, dopo Sochi torneremo seri con lo sguardo sempre e solo rivolto verso la corsa alla Stanley Cup, dovrete sopportarmi come Malkin sopporta Ovechkin.

Alla prossima, dasvidania!

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