I Penguins contano sul ritorno di Crosby per puntare nuovamente al titolo

Pittsburgh ci riprova. A vent’anni dalla conquista della prima Stanley Cup, i gialloneri rilanciano la corsa per il titolo.

La formazione della Pennsylvania dovrà dimostrare di non essere “Sid-dipendente”, come è successo la passata stagione. Crosby fuori per metà campionato (chiudendo da leader indiscusso nei marcatori…) e Penguins fuori al primo turno con i Tampa Bay Lightning.

2010/2011

La tempesta dopo la quiete. Così si può riassumere la stagione appena conclusa al Consol Energy Center, l’impianto da 18.387 posti che ha sostituito la storica Mellon Arena, meglio conosciuta come Civic Arena.  Eppure l’autunno era stato davvero promettente. Dopo una partenza stentata, i Penguins avevano inanellato 13 vittorie in 14 incontri (unico neo, la sconfitta interna contro i New York Rangers), con il numero 87 sempre più trascinatore. Per lui un’impressionante serie di 25 gare a referto, con 27 reti (incluse tre triplette o hat-trick) e 24 assist, undicesima “striscia” di sempre.

Sembrava l’inizio di una stagione da protagonista, invece le certezze crolleranno di lì a poco. Primo gennaio, Winter Classic allo Heinz Field dei Pittsburgh Steelers contro i Capitals. Crosby riceve una botta in testa durante un’azione, Washington passa per tre a uno. Quattro giorni dopo, stavolta al Consol Energy Center, scendono sul ghiaccio i Lightning. I gialloneri trionfano per otto a uno, ma il loro capitano soffre di un nuovo “colpo proibito” alla testa. I medici non hanno dubbi: commozione cerebrale, per Sid la stagione è finita.

Il centro insignito del’Ordine della Nuova Scozia ha chiuso con 41 gare all’attivo, 32 reti e 34 assist. I suoi 66 punti hanno costituito il massimo bottino stagionale per un Penguin (secondo Kris Letang, staccato di 16 lunghezze): record assoluto in Lega per un leader di punti in una squadra Nhl con un numero così basso di incontri.

Come se non bastasse, il mese successivo anche Evgeni Malkin, alternate captain, lascerà il torneo. Dopo aver saltato cinque gare per una botta al ginocchio sinistro, Geno torna contra i Buffalo Sabres, rimediando un infortunio ai legamenti del ginocchio destro in uno scontro alla balaustra. Il numero 73 è costretto a sottoporsi all’intervento chirurgico, anche per lui la stagione è finita. In 43 presenze, il suo contributo è stato di 37 punti: 15 gol e 22 assist.

Con entrambi i “pezzi da 90” fuori uso, Pittsburgh è costretta a tornare sul mercato. Torna da Ottawa Alexei Kovalev, già 5 stagioni in Pennsylvania a cavallo tra il 1998 e il 2003. L’apporto dell’ala destra non sarà decisivo: per il nativo di Tolyatti, Russia, 2 gol e 5 assist in 20 apparizioni. Bottino simile registrato dal giovane canadese James Neal, di 14 anni più giovane di Kovalev. una rete e 5 assist nello stesso numero di presenze del russo per lui, dopo i 21 centri e 18 passaggi decisivi messi a segno in 59 gare con i Dallas Stars.

Nonostante tutto, i Penguins hanno lottato sino al termine per il dominio dell’Atlantic Division, conquistata dai Philadelphia Flyers, “cugini” con cui i Pittsburgh hanno avuto sfide memorabili, solo per la differenza degli scontri diretti.

A parità di punti, Phila s’è imposta in tutti e tre i confronti al Consol Energy Centre, conquistando anche una delle tre gare nella città di Benjamin Franklin. Adesso che Jagr, 439 gol e 513 assist più due Stanley Cup in 11 stagioni con la divisa giallonera e un passato anche in Italia (16 punti in 5 gare con Bolzano, con 8 centri e altrettanti assist), vestirà la casacca biancorossa, il confronto si profila più acceso che mai.

Dopo aver chiuso al quarto posto in Conference (con più punti, però, dei futuri campioni di Boston), Pittsburgh è stata eliminata in gara-7 del primo turno da Tampa Bay, autrice di una rimonta di forza dopo essere andata sotto 3-1 nella serie.

Dall’igloo ai ruggenti ’90, poi l’era di ‘Sid the kid’

Il 1967 è l’anno in cui il grande hockey torna a Pittsburgh. La città natale di Andy Warhol aveva già ospitato una squadra Nhl, la terza della storia Usa in ordine di tempo: i Pirates. La formazione rimase nella città del “Golden triangle” dal 1925 al 1930, anno in cui si trasferì a Philadelphia, per dar vita ai Quakers: l’esperimento durerà soltanto una stagione.

La squadra, che prendeva il nome dalla più celebre compagine di baseball, nella sua breve esistenza fece registrare alcuni record, tra cui la gara con il più alto numero di conclusioni in porta: 141 in totale nell’1-3 con cui persero contro i New York Americans il 26 dicembre del 1925. Nello specifico, furono 68 per i gialloneri e 73 per i padroni di casa.

Il secondo centro della Pennsylvania aveva ospitato sino al 1967 anche una formazione di Ahl (American hockey league), gli Hornets, vincitori di tre titoli di stagione regolare e altrettante Calder Cup negli anni 1951/52, 1954/55 e 1966/67. La squadra era affiliata ai Red Wings, dal momento che era nata in Michigan, con il nome di Detroit Olympics.

Nel 1967 si aggiungono alla lega sei formazioni: i Los Angeles Kings, i Minnesota North Stars, i St.Louis Blues, i California Seals e i due grandi sfidanti, i Philadelphia Flyers e i Pittsburgh Penguins.

Il nome e il logo degli ultimi fu deciso in base al nomignolo che accompagnava la Civic Arena, soprannominata  “igloo”. In tale habitat i “pinguini” avrebbero conosciuto i primi playoff nel 1970. Tra il ’75 e l’82 approderanno per sette volte nella post-season.

Due anni dopo indossa per la prima volta la maglia giallonera un giocatore che entrerà nella storia dei Penguins: Mario Lemieux. “Super Mario” o “Le magnifique” trascorrerà 18 anni della sua carriera nella città dai saliscendi più tortuosi di quelli di San Francisco, conquistando due delle tre Stanley Cup della franchigia, di cui attualmente è presidente. Il suo numero 66 sarà l’unica maglia ritirata nella storia giallonera, assieme al numero 21 del defunto Michel Briere (morto nel 1970 in un incidente stradale) e del 99 di Gretzky, ritirato in tutta la lega.

Il primo titolo giunge esattamente vent’anni fa, nel 1991. Successo in sei gare in finale contro i Minnesota North Stars e prima “convocazione” di una squadra campione di Nhl alla Casa Bianca, sotto la presidenza di George H. W. Bush.

L’anno seguente i Penguins si ripetono, superando con un secco quattro a zero i Chicago Blackhawks nell’atto conclusivo. Sono gli anni di Lemieux e di Jagr, ma anche di Ron Francis e di Mark Recchi (fresco vincitore del titolo 2010/11 con i Bruins), di Ulf Samuelsson e di Joe Mullen.

Dopo il 1992, Pittsburgh continua a essere una presenza costante nei playoff. La stagione successiva al duplice trionfo i Pens chiudono con 119 punti, record di franchigia, e la conquista del Presidents’ Trophy in qualità di migliore squadra della stagione regolare. Sarà la prima e unica volta nella loro storia, nonostante le tre Stanley, i sei titoli di Division e i quattro di Conference ottenuti.

In tutto saranno 12 le apparizioni alla seconda parte di stagione in 13 anni, nell’arco di tempo tra il 1989 e il 2002. Cambiano gli interpreti (da Kovalev a Nedved, da Zubov a Straka), non il risultato. Per la terza Stanley, tuttavia, si dovrà attendere il 2008 e Sidney Crosby.

Tra il 2005 e il 2006 giungono in Pennsylvania due dei “pilastri” della formazione odierna: Sidney Crosby ed Evgeni Malkin. I due si presenteranno ai nuovi tifosi a suon di numeri da capogiro: 102 punti per Sid all’esordio (Super Mario si era fermato a 100), 85 per Geno.

L’addio definitivo ai pattini di Lemieux diviene così meno doloroso. Nel 2008/09, anzi, giunge la terza e ultima Stanley. Sconfitti in finale i Red Wings in sette gare, vincendo il confronto decisivo in Michigan, dopo aver eliminato al primo turno i rivali di Philadelphia.

Il resto è storia recente. Due eliminazioni ai primi turni nelle ultime due stagioni di playoff e, soprattutto, l’infortunio ai “due tenori”. Se il loro recupero sarà efficace, affrontare Pittsburgh sarà dura per tutti.

Senza infortuni… saranno dolori!

Il migliore acquisto in cui spera il GM Ray Shero è risolvere i guai fisici del numero 87 e del 71. L’anno scorso il capitano e due degli “alternate”, Malkin e Jordan Staal (uno dei quattro fratelli che hanno “colonizzato” la lega), hanno chiuso assieme solo due partite su 82: il Winter Classic con Washington e la successiva gara con Tampa Bay. Per la cronaca, i due incontri che sono costati la stagione a Crosby. Lui e Malkin hanno saltato l’ultima parte di campionato, Staal la prima. Eppure, insieme hanno totalizzato 127 punti. Numeri che, a pieno regime, potranno essere superiori.

“Sid the kid”, nel frattempo, si è fatto visitare in Michigan e Georgia, mentre Geno ha trovato un modo originale per riprendere la stecca in mano. Un vero e proprio percorso militare sul ghiaccio, con sedie, panchine e ostacoli, per riprendere confidenza con il ghiaccio, con il puck e con la porta.

Sfumato Jagr, la dirigenza giallonera ha deciso di puntare su Steve Sullivan. L’ala sinistra di Timmons, Canada, giunge dai Nashville Predators, in cui ha militato nelle passate sei stagioni. Prima, esperienze a Chicago, Toronto e New Jersey per un totale di 266 e 416 assist in sedici anni di Nhl.

Giungono in Pennsylvania anche i free agent Steve MacIntyre e Jason Williams per l’attacco, Alexandre Picard e Boris Valapik per la difesa. Il primo lascia qualche dubbio per il carattere: sette risse in 34 incontri all’ultima stagione con gli Oliers.

Fronte partenze, abbandona la compagnia  Maxime Talbot. L’eroe di gara-7 del 2009 ha deciso di rimanere in Pennsylvania, firmando un contratto di cinque anni… con i Flyers. Valigia anche Mike Rupp (destinazione N.Y. Rangers), Alex Kovalev (tornato in Russia agli Atlant Moscow Oblast), Chris Conner (Red Wings), Eric Godard (Dallas Stars) e Mike Comrie.

Con un’affidabile coppia di portieri (Marc-André Fleury ha preso parte alla spedizione canadese che ha vinto l’oro alle Olimpiadi di Vancouver, Brent Johnson è un buon sostituto), l’esplosività di giovani come Dustin Jeffrey ed Eric Tangradi e, soprattutto, il recupero di Crosby e Malkin, i “pinguini” di Pittsburgh possono fare tanta strada sotto la guida di coach Dan Bylsma.

Post By Gabriele Farina (53 Posts)

Gabriele Farina nasce a Palermo il 18 dicembre del 1986. Appassionato
di scrittura, sport e viaggi, decide di diventare giornalista e
s’iscrive al corso di laurea in “Giornalismo per Uffici Stampa” nella
sua città d’origine.
Conclusa l’esperienza nell’ottobre 2009, con una tesi dal titolo
“Solo per sport”, si dirige a Roma per studiare alla Sapienza nel corso
di laurea “Editoria multimediale e nuove professioni
dell’informazione”. Nella capitale consegue la laurea nel luglio 2011
mantenendo intatta la passione per lo sport, base di partenza per
l’esame finale sulle Olimpiadi di Berlino.
Ha praticato nuoto, corsa e molti generi di sport di squadra, dal calcio a 5 alla pallanuoto, dalla pallamano al volley. Ultima avventura, appunto, l’hockey.

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4 thoughts on “Mr. Crosby’s Penguins

  1. Complimenti per l’articolo.
    Da Super Tifono Pens rileggere la sintesi della stagione non è stato un piacere.. :)
    Spero nel rientro dei nostri due pezzi da 90 per poter puntare alla Stanley nella nuova stagione!!!
    C’Mon Pens C’Mon

    —–
    Nell’articolo dove hai citato l’infortunio di Malkin hai scritto numero 73 ;)
    Buona giornata

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