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Spoiler: la versione settimanale andrà in onda in formato ridotto. E così vi risparmiate tutte le elucubrazioni personali dello scrivente. Perché scrittore è una parola grossa e i titoli non mi piacciono. Purtroppo da noi, invece, si vive di questi. A dotto’. Si, manco a’terza media c’ha!

Parentesi chiusa.

Emozioni, queste mi interessano. Addirittura anche troppo, forse. L’azione, paragonata alle stesse, non è nulla. Non sono io a dirlo. O meglio, non il solo.

Purdue University, Drew Brees ci ha fatto ritorno la settimana appena trascorsa. Cosi, un homecoming ideale per infuocare la sua squadra con un pregame speech tutto da sentire: la definizione di un leader. Almeno sportivo. Ma anche modello comportamentale, role model. Sostanzialmente, riprendendo le fila del discorso: l’eccitazione deve essere parte di ogni azione, infuocarla e alimentarla. Ogni azione è defining moment di qualsiasi avvenimento e lo spirito con cui l’affronti è decisivo per la riuscita o meno dell’atto.

Signed, Sealed and Delivered.

Appunto, per l’appunto, brividi caldi ad infuocarmi il cuore, accompagnato da mia moglie e il mio bambino di due anni – che mi sventolava davanti la bandiera dei Jaguars, perdonato- al primo impatto con pubblico immenso, casino assordante e un’orda impressionanti di testosteronici maschi – e femmine- eccitati a mille per un evento che scalda le masse. Anzi, le accende e le porta al limite dell’esplosione. Lo sport è spettacolo. Ma qui diventa arte, una celebrazione laica così coinvolgente in controtendenza rispetto alla normalità: fedeli in esponenziale aumento.

Non era la mia prima volta. Sono stato battezzato nel fuoco del Levi Stadium di Santa Clara in un match dei Niners – go niners- contro i Packers.

Ma a Londra è stato diverso. È stato meglio, credetemi.

Forse – azzardo- proprio la mancanza degli eccessi a stelleestrisce hanno reso più coinvolgente l’esperienza: il tailgate party è stato una festa del tifo, del cibo e del merchandising. Non una gara a chi ce l’ha più grosso: intendo il truck o la televisione oppure il camper o il barbecue.

Eccezionale.

I posti erano ottimi, settore rosso, praticamente a ridosso della sideline. Ben coperti, in una giornata umida.

L’arrivo alla stazione di Wembley Park emoziona: sbuchi dalla metro e vedi l’arco ad accoglierti. Una camminata tra stand, giochi, ristoranti, mascotte. Quasi un chilometro a piedi, trascorso così velocemente da farti confondere con un maratoneta, fino ai tornelli. La gentilezza degli steward, il budello interno allo stadio in cui la gente pare raddoppiare: guardi lo stadio e lo trovi pieno, cammini al suo interno e ogni spot culinario è stracolmo di gente. Domanda: ma siamo ottantamila o centosessanta? Fantastico.

Il resoconto della partita l’ha già scritto qualcuno, su queste pagine, recentemente. Io vi dico che, sinceramente, l’azione è meglio vederla in tv. Ma l’emozione è meglio viverla on the field.

Qualcosa da riprovare. Anche con bambini piccoli, una festa. Dalle 10 di mattina alle 6 pomeridiane è lunga. Ma Filippo Tommaso si è divertito. E ha anche dormito, per tutta la prima half.

Volete andarci?

Qualche consiglio: se prenotate in anticipo, l’hotel non è un salasso. Non è una previsione impossibile da fare: quattro domeniche a cavallo tra ottobre e novembre.

Il volo, Ryan. O Easy. Che fanno schifo, lo so. Ma sono due ore di viaggio, dormitele.

Le prime vendite aperte sono quelle per i possessori dei seasonal dell’anno precendente. Seguono, i seasonal per l’anno a venire: in pratica, vendono l’accoppiata per entrambe le partite che si giocheranno a Wembley o Tottenham. Da ultimo arrivano i single game ma sono limitati.

Per cui, consiglio smart, registratevi al sito apposito, comprate lo stagionale per lo stadio in cui si terrà la partita che vi interessa. Anche se potrete andare solo ad una. Non state buttando via soldi: NFL tickets exchange vi consente di rivendere legalmente il biglietto per lo stesso prezzo cui l’avete acquistato.

Io, ad esempio, non sono riuscito ad andare a vedere i Rams contro i Bengals ma i biglietti li ho rivenduti in meno di due ore. Meno di due ore.

Investite sul tempo.

Comunque, riassunto brevissimo: fantastico.

Andiamo avanti.

Il differenziale settimanale non ho tempo di redigerlo perché altrimenti rischio il divorzio.

Ricordo solo di aver dato lo start a Fells e Ertz. Che si sono ben comportati.

Con altri ho deluso: Patriots su tutti.

L’infallibilità non è condizione riservata ai mortali. Talvolta nemmeno di altri, pur vivendo nella convinzione che God has a plan.

Week ten in qualsiasi caso, matchups interessanti all’orizzonte.

Filando lisci come l’olio starts & sits, da un treno di ritorno da Peppa Pig World, Southampton. Glielo dovevo.

Quarterbacks

Dai Chargers qualcosa in più, sinceramente, uno se lo aspettava. Nonostante la vittoria sui Packers.

La sfida del TNF li oppone a dei Raiders con un record addirittura migliore: start per Derek Carr, alla guida di un attacco che vede Josh Jacobs con il doppio compito di dominatore e allentatore di pressione attorno al QB.

Matthew Stafford sta giocando una delle migliori stagioni della sua carriera: in offseason ci aveva avvertito. Purtroppo i Lions peccano di solidità. Start nella sfida contro i Bears che comunque, casalinghi, concedono poco. Rischioso.

Drew Brees contro i Falcons è un must start, senza pensarci.

Allo stesso modo, no brainer, Lamar Jackson fresco protagonista dell’upset dell’anno.

Sit per Baker Mayfield contro i Bills. Ormai, è un habitué della panchina.

Da non fare affidamento su Ryan Fitzpatrick contro i Colts, lasciando stare anche Goff contro gli Steelers. Sit per entrambi.

Runningbacks

Christian McCaffrey è l’uomo buono per ogni domenica, in linea con la stagione da MVP di LaDainian Tomlinson. Anche meglio. Start per lui contro i Panthers.

Saquon Barkley è da schierare titolare contro i Jets così come Marlon Mack contro i Dolphins.

Sit settimanale per Nick Chubb. Aaron Jones è stato molto limitato domenica e la sfida con i Panthers rischia di essere insidiosa: sit.

Joe Mixon è da tenere a riposo contro i Ravens.

Widereceivers

Riuscirà Seattle a infliggere la prima sconfitta stagionale ai 49ers? Qualora lo facesse, la menzione d’onore andrà sicuramente – oltre che a Wilson- a Tyler Lockett: start per questa week10.

Michael Thomas è una garanzia per la settimana preso atto del matchup.

Zach Pascal è l’uomo nuovo di una Indianapolis dalle sembianze mitologiche preso atto della capacità di risorgere sempre.

Emmanuel Sanders è, come la scorsa settimana, uno start assoluto. L’arma in più di una San Francisco destinata a sorprendere ancora di più. NFC Championship, almeno.

Chi deve restare fermo ai box è Tyler Boyd in un arduo scontro contro Baltimore.

Niente da fare nemmeno Odell Beckham Jr. alle prese con la secondaria dei Bills.

Sit settimanale per Robby Anderson che affronterà i Giants e JuJu Smith Schuster, uno tra i più deludenti di questa stagione.

Tightends

Semplice, semplice: io continuo a credere in OJ Howard. Start settimanale contro Arizona.

Mike Gesicki ha la possibilità di sorprendere ancora contro Indianapolis, start.

Il redivivo Kyle Rudolph pare aver ritrovato un po’ di quello smalto che sempre l’aveva contraddistinto: start contro i Cowboys.

Jimmy Graham è da tenere a riposo contro i Panthers. Stesso discorso per Tyler Eifert contro i Ravens.

Hollister, sit contro i 49ers. Nonostante l’ottima prova registrata contro Tampa Bay.

Defense

Start per i Colts contro i Dolphins e Bills contro i Browns.

Sit per i Chargers contro i Raiders nel TNF e, sorprendentemente, i Vikings che affronteranno i Cowboys: quella di Dallas tra le migliori O Line della lega.

The Very Last Take

Questa volta perdonate la celerità. Una dote che non mi ha mai appartenuto, al pari della sintesi.

Post By Carlo Alberto Mattiussi (22 Posts)

Usi, costumi, storie, miti e leggende, sportivi e non, della terra di Dio, l'America. Che per me fa rima con Libertà. Così come Dio fa rima con Amore. Mi definisco uno storyteller, amo più le emozioni che le azioni, gestisco un profilo Instagram dedicato al Fantasy Football, @afantasyfootballgenius Si, lo so, pecco di umiltà.

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