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Come ci è stato abbondantemente preannunciato da miriadi di filmetti adolescenziali, i veri padroni del football americano sono i quarterback: pertanto non deve stupire che i difensori più rinomati siano proprio quelli che per mestiere – e spesso per passione – devono atterrarlo o più in generale rendergli la vita il più difficile possibile.
Se non vi fidate, guardate velocemente chi sono i difensori con i contratti più remunerativi… esattamente. Come nel caso dei ricevitori – o quarterback – riuscire a mettere d’accordo tutti è veramente complesso, ma giuro che pure oggi tenterò di fare del mio meglio per dare quanto più senso possibile a questa sudaticcia graduatoria: gioite, quando ci riferiremo a questo odioso caldo con l’imperfetto molto probabilmente la domenica avremo del sano football da guardare.
Senza dilungarsi in ulteriori convenevoli…

5) Cameron Jordan, New Orleans Saints

Vi ricordate quando la difesa dei Saints flirtava annualmente con il titolo di “peggior difesa di sempre”? Pure in quei bui, non troppo lontani ed orripilanti anni, Cameron Jordan produceva, eccome se produceva: nonostante non sia mai stato in grado di concludere una stagione con un numero di sack comparabile a quello dei vari Watt o Miller, Jordan ci ha costantemente dimostrato di essere uno dei migliori defensive end della lega grazie alla sua completezza.
In grado di difendere le corse – quinta miglior valutazione PFF contro il running game nell’ultimo triennio -, di arrivare al quarterback – quarto miglior voto nell’ultimo triennio nonostante un numero totale di sack non eccessivo – ed addirittura di stoppare passaggi – 17 nelle ultime due stagioni – come un Mutombo qualunque: i suoi 41 stops totali ci parlano di un giocatore sempre nei pressi del pallone, regolarmente in grado di causare confusione grazie ad un persistenza fuori dal comune ed un letale mix di forza, esplosività e tecnica capace di mandare in crisi anche il più affermato offensive tackle avversario.
La parziale rinascita difensiva dei Saints dell’ultimo biennio gli è valsa – casualità? – i primi posti in entrambi i Team All-Pro della propria carriera e, soprattutto, un lauto rinnovo contrattuale che lo legherà alla Louisiana per i prossimi tre anni.

4) Calais Campbell, Jacksonville Jaguars

A proposito di giocatori sottovalutati, Campbell ha dovuto aspettare ben sei lunghi anni prima di ricevere il primo “prezioso” invito al Pro Bowl: da quel momento in poi, grazie a Dio, il suo nome ha iniziato ad essere menzionato un numero di volte ben più adeguato, e con il suo trasferimento ai Jaguars è di fatto diventato primo cittadino della tanto divertente quanto fugace cittadina di Sacksonville.
Calais Campbell, senza troppi giri di parole, è semplicemente un mostro: defensive end di due metri e zero-tre, nelle ultime due stagioni ha messo a segno la bellezza di 25.0 sack e quest’anno si è addirittura tolto lo sfizio di guadagnare la valutazione PFF più alta per un edge defender contro le corse.
I suoi 56 stops sono comodamente il numero più alto per un interprete del ruolo e nonostante il numero di sack sia passato da un esaltante 14.5 a 10.5, è riuscito comunque a mettere pressione al QB avversario in ben 53 occasioni, sfruttando in modo egregio ciò che qualche entità divina superiore gli ha dato: nonostante una stazza da vero e proprio mammut, Campbell riesce a combinare l’ovvia forza ad una velocità che non smetterà mai di lasciarmi di stucco, e se a tutto ciò aggiungiamo una tecnica pressoché impeccabile, capire come mai Jacksonville nell’oramai lontano 2017 abbia investito così pesantemente su un trentunenne diventa terribilmente facile.

3) J.J. Watt, Houston Texans

Ben tornato Justin James, ci eri mancato.
Dopo due sfortunatissime stagioni costellate da gravi infortuni, la curiosità attorno a J.J. Watt era enorme: sarà in grado di tornare immediatamente ai suoi livelli? Sarà mai in grado di tornare ai suoi livelli?
Dopo un solo anno e sedici più che apprezzabili sack, Watt ha prepotentemente reinserito il suo nome nella lista dei papabili migliori pass rusher della nostra generazione, nonché di sempre: la presenza di questa versione di Clowney gli ha certamente reso la vita più facile rispetto agli anni passati, ma diamo onore al merito, il numero 99 è semplicemente stato eccezionale nonostante la sfortuna degli ultimi due anni riprendendo ad essere una delle forze più dominanti dell’intera NFL.
Le 78 pressioni ci testimoniano la sua costante presenza nei paraggi del quarterback avversario, i 51 stops totali ci dicono tutto quello che dobbiamo sapere sulla spesso sottovalutata efficacia nella difesa contro le corse e nell’imminente stagione, con un intero anno di salute – per quanto si possa definire tale un giocatore di football americano – alle sue spalle, credo sarà in grado di migliorare quanto fatto vedere nel 2018: in altre parole, ciò potrebbe significare Defensive Player of the Year per la quarta volta.

2) Von Miller, Denver Broncos

Guadagnare una votazione PFF superiore al 90.0 solitamente rima con la parola “Pro”: salvo in caso di vere e proprie meteore, nella NFL d’oggi superare questo magico numero garantisce perlomeno la presenza al Pro Bowl e con ogni probabilità pure un posticino in una delle due formazioni All-Pro.
Perché questo infinito preambolo? Principalmente per dirvi che il buon Von Miller è stato in grado di superare soglia 90.0 ogni singola annata della propria leggendaria carriera: l’unico riconoscimento non presente nel suo commovente palmares è quel Defensive Player of the Year che lo ha costantemente eluso a causa dei vari Mack, Donald, Watt e Kuechly.
Lo scorso anno il 58 di Denver ha atterrato il quarterback avversario in ben 14.5 occasioni, mettendogli pressione altre 64 volte: a costargli il primo posto è sicuramente la buona ma non eccellente run defense, mai fiore suo fiore all’occhiello, anche se in realtà lo scorso anno è migliorato abbastanza da riuscire a mettere a segno 29 stops totali.
Sicuramente il giocatore che può vantare il miglior primo passo di tutta la lega, Miller non è solo velocità ed esplosività, in quanto queste abilità con il passare degli anni tendono a svanire: finora Von non ha dimostrato il benché minimo segnale di rallentamento e questo, a mio avviso, ci dice tutto ciò che dobbiamo sapere sulla sua completezza e su quanto durante il corso della sua fantastica carriera non si sia mai accontentato migliorando anno dopo anno.

1) Khalil Mack, Chicago Bears

Non poteva essere altrimenti: l’impatto di Khalil Mack sui Chicago Bears – e sulla lega in generale – non può essere descritto se non con un fastidioso e copioso uso di eufemismi.
Dominante, spesso ingiusto verso l’intero genere umano e costantemente in grado di capire come sfruttare al meglio angoli ed altre minuzie che noi tifosi non possiamo percepire, la sua sola presenza ha trasformato la difesa dei Bears in uno dei reparti più temibili ed efficaci dell’intero sport.
In quattordici partite l’ex Raiders ha messo insieme 12.5 sack, strappato il pallone dalle mani del malcapitato avversario di turno ben sei volte, pressato il quarterback avversario 73 volte e messo insieme 31 stops: se rapportiamo i suoi numeri a quelli messi insieme da tutti gli edge rusher dei Raiders il confronto che ne esce è impietoso, in quanto tali sostituti hanno accumulato quattro sack e 49 pressioni totali. Non credo sia il caso di approfondire ulteriormente tale paragone.
In possesso di uno dei migliori bull rush della lega, la vera forza di Mack la si trova in quella che si chiama closing speed, in quanto nessuno è in grado di portare a termine il rush meglio di lui: qualcuno potrebbe rinfacciarmi il fatto che i 12.5 sack non dovrebbero valergli la prima piazza, ma guardando velocemente i film capire il perché della mia scelta diventa clamorosamente più facile.

Esclusi a malincuore… più del solito.

  • Joey Bosa, Los Angeles Chargers. Se solamente riuscisse a rimanere sano…
  • Melvin Ingram, Los Angeles Chargers. Sottovalutato per la prima parte della carriera, l’arrivo di Bosa gli ha finalmente permesso di ingranare una marcia totalmente nuova che lo ha portato ad essere universalmente considerato fra i migliori pass rusher.
  • DeMarcus Lawrence, Dallas Cowboys. Escludere da una Top Five un giocatore del suo valore e con il suo contratto è immorale, ma purtroppo tutti e cinque i giocatori di cui ho parlato hanno troppi anni di produzione folle a loro nome.
  • Frank Clark, Kansas City Chiefs. Un paio di anni giocati su questi livelli lo porteranno ad entrare nella stratosfera dei vari Jordan e Campbell.
  • Ryan Kerrigan, Washington Redskins. Uno dei giocatori più sottovalutati del ventunesimo secolo: in carriera non ha mai chiuso una stagione con meno di 7.0 sack.
  • Myles Garrett, Cleveland Browns. Se continua così farà parte di molte, moltissime Top Five.
  • Chandler Jones, Arizona Cardinals. Non ho idea del perché continui a sottovalutare così tanto un giocatore che negli ultimi due anni ha messo a segno 30.0 sack.
  • Danielle Hunter, Minnesota Vikings. Pure in questo caso non potete immaginare quanto mi stia odiando per non aver potuto dedicare più di due frettolose righe ad un giocatore eccellente come Hunter.

Post By Mattia Righetti (246 Posts)

Mattia, 23 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. Ogni tanto credo di essere Julian Edelman.

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