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Il livello d’emotività, nella lunga storia di Play.it USA, probabilmente non è mai stato così alto: qualche settimana fa ringraziai l’amico-nemico Gronkowski per avermi regalato sinceri sorrisi per tutto l’ultimo decennio e pochissimi giorni fa l’amico e “collega” Giorgio Barbareschi ha salutato il suo mito Dirk Nowitzki con una serie di lettere che se avete un cuore non potete non aver letto -veramente, avete l’obbligo morale di dedicare loro dieci dei vostri minuti- ed io, sempre attento alle vostre reazioni e sempre desideroso di regalarvi qualche minuto di disinteressato svago, ho pensato di portare avanti questo trend -se così si può definire- e comporre un’altra lettera, sempre ad uno sportivo che ho amato alla follia nonostante i colori indossati.
“Ho amato”: passato prossimo? Ebbene sì, dopo mesi e mesi di sceneggiate, soprannomi auto-affibbiatisi totalmente a caso e tinte ai baffi, non so di preciso a che punto sia la mia relazione con Antonio Brown.
AB il giocatore rimane un fenomeno assoluto che personalmente credo riuscirà a fare faville pure ad Oakland, ma Antonio Brown l’umano, ai miei occhi, è assolutamente caduto: il beef con il povero JuJu Smith-Schuster è la proverbiale goccia che ha fatto traboccare un vaso che ho tentato di svuotare più e più volte, fino a pochi giorni fa.

AB, siediti ed ascoltami.

Per favore Antonio Brown, smettila.
Te lo chiedo con il cuore in mano, smettila di metterti in ridicolo con puerili faide online: il tuo uso dei social media è indubbiamente parte di ciò che sei e, soprattutto, del personaggio che amiamo -o meglio, che amavamo- ma a questo punto della tua carriera e vita devi avere la lucidità per capire quando effettivamente sia ora di farla finita.
Potrò forse sembrarti drastico, ma in questi ultimi mesi ci hai reso il semplice volerti bene parecchio difficile e francamente io, Mattia, ho premuto malinconicamente il tasto “pause”: il bisogno di staccarmi per un attimo da te e riflettere sul nostro rapporto me lo hai provocato tu, caro Antonio, a forza di tweet ridicoli.
E fidati, questo è un sentimento comune: i social media pullulano di “JuJu is better” che non sono il frutto di analisi di dati prettamente sportivi, ma semplicemente reazioni viscerali al veleno che stai sputacchiando istericamente da un paio di mesi a questa parte.

Posso capire le tue critiche a Roethlisberger, non deve essere facile giocare con un quarterback che ad ogni piè sospinto meschinamente e cinicamente non perde il vizio di lanciare qualcuno sotto il proverbiale bus nelle frequenti apparizioni radiofoniche: non ti appoggio per un’antipatia personale verso Big Ben, ma semplicemente perché ho prove tangibili del comportamento fastidioso e distrattamente autoritario sotto forma di video o spezzoni di interventi radiofonici. Ovviamente tu avresti potuto essere la persona migliore e lavare i panni sporchi in casa tentando di parlarne a quattr’occhi con l’interessato, ma chi sono io per condannare comportamenti passivo-aggressivi? E soprattutto chi mi dà la garanzia che un colloquio privato non sia mai avvenuto?
Questa te la perdono.
Posso non condividere il tuo risentimento verso Tomlin, ma immagino che dietro tutto ciò ci sia un qualcosa che solo voi due saprete e che, sciaguratamente, lo ha spinto a lasciarti in tribuna contro Cincinnati. Ma anche tu, abbandonare lo stadio prima dell’inizio della seconda metà di gioco… puoi essere molto meglio di così, caro Antonio.

I miei problemi con te, Mr. Big Chest, sono iniziati da quello sciagurato tweet in risposta a Kittle:

Da quel momento, nulla è stato come prima.
Hai iniziato a scornarti con Emmanuel Sanders nel momento esatto in cui a ringhiarti è stato Bruce Arians: lasciare andare non era un’opzione plausibile? Neanche per sogno?
Immagino le voci di un possibile approdo a Buffalo ti abbiano causato incubi per giorni, ma dimmi, perché dopo che gli Steelers hanno esaudito il tuo desiderio facendosi rapinare dai Raiders non hai sepolto l’ascia in attesa di sguainarla a settembre in campo? Che bisogno ha il miglior ricevitore della sua generazione -o perlomeno il più produttivo- di rispondere ad ogni minima critica su Twitter? Hai mai guardato i tuoi numeri? Non credi che basterebbe lasciar la parola a loro per uscire a testa alta da ogni discussione?
Tante domande a cui può rispondere un solenne “evidentemente no”.
Peccato Antonio, hai sprecato una ghiotta occasione, ma se proprio devo essere sincero, anche se qualche volta mi facevi passare quarti d’ora interi a sbuffare, ti stavo volendo ancora genuinamente bene.

Poi, per motivi squisitamente Tuoi, hai deciso di aprire il fuoco su JuJu: hai letto bene, aprire il fuoco.
Non ha mai menzionato il tuo nome ed anzi, era contento che il suo “mentore” avesse messo la propria firma sotto il tanto desiderato nuovo contratto, contratto che un giorno vorrebbe essere nella posizione di firmare pure lui: questo lo sai e lo hai dimostrato con un altro rivedibile tweet.

Cosa vuoi che faccia? Che ammetta una probabilmente inesistente frizione con il proprio quarterback? Cosa può fare? Dichiarare guerra ai piani alti della squadra in cui vorrebbe giocare per tutta la carriera per continuare a poter essere il tuo little bro? Non essere ridicolo.
Per favore, fermati per un secondo e rifletti.
Non ti è bastato questo tweet per togliere JuJu dalla lista delle persone da infamare in questa impegnativa offseason? Perché hai dovuto portare avanti il tutto ed andare oltre, eccessivamente oltre?
Posso umanamente concepire la gelosia tra “fratelli”, però non ti è sembrato il colpo basso del lustro condividere uno screenshot di un ricevitore diciottenne che chiede ad uno dei suoi idoli consigli su come migliorare? Sai che molto probabilmente tutto ciò che voleva quell’ancor più giovane JuJu era una tua semplice risposta? Ti rendi conto di quanta felicità avrà provato nel momento in cui gli avrai dato un consiglio annacquato di circostanza?
Perché tentare di metterlo in ridicolo sbandierando un comportamento con il quale la quasi totalità di noi può empatizzare?
Così rendi facile a chiunque odiarti, anche al più fedele dei tuoi sostenitori che per anni, imperterrito, ti ha anteposto ai vari Jones, Hopkins e Beckham Jr. in improvvisate classifiche di posizione.
Sì Antonio, molto facilmente continuerò ad emozionarmi alle tue ricezioni o a rifarmi gli occhi nuotando fra statistiche che ci raccontano di un’efficienza da sicuro Hall of Famer, però lo farò molto con molto più distacco di prima: ho un’età in cui per forza di cose gli sportivi non possono più essere “i miei modelli di vita”, però come dire… il tuo comportamento negli ultimi mesi mi sta spingendo a rimanere indifferente alla tua persona.
Odiarti? Assolutamente no, non diciamo sciocchezze, “è solo un gioco” alla fine, ma francamente non ne posso più di cercare giustificazioni ai tuoi colpi di testa, non ne posso più di arrampicarmi sugli specchi di un’abusata empatia che ha pure portato il tuo ex compagno Rashard Mendenhall ad invitare il pubblico “ad empatizzare con l’uomo dietro l’ottantaquattro”, non ho più voglia di sprecare tutto questo tempo a riflettere sui tuoi comportamenti.

Sembravate così felici insieme…

Non ne vale più la pena, in quanto mi hai dato prova che per alimentare costantemente il tuo ego si possono pure lanciare nel tritacarne relazioni personali ed amicizie varie: in nome di cosa, poi?
Ho sempre difeso -e sempre difenderò- un giocatore il cui nome, da oramai tre anni, è menzionato esclusivamente per motivi extra-sportivi e spesso e volentieri puramente politici, non ho alcun problema con le bocche larghe di questa lega, o almeno è così finché queste bocche non vengono messe in movimento per alimentare odio assolutamente gratuito.
Non abbiamo bisogno di uno sportivo del genere, soprattutto in questo periodo storico.
Pertanto, Antonio Brown, la mia porta è ancora aperta, ma ti invito a fare attenzione, che sei veramente vicino a diventare un qualcuno per cui, tristemente e genuinamente, non ne vale più la pena.
A te la palla. O tastiera.

Post By Mattia Righetti (268 Posts)

Mattia, 23 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. Ogni tanto credo di essere Julian Edelman.

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One thought on “Per favore Antonio Brown, smettila

  1. Tranquilli ora ci pensa burfict a ridimensionarlo. Saranno botte da orbi nello spogliatoio. :D

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