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Quella appena passata verrà ricordata come una fra le domeniche di football più belle, emozionanti e controverse del ventunesimo secolo, se non della storia: chiamate arbitrali sbagliate, chiamate arbitrali mancate, la necessità di giocare i tempi supplementari in entrambe le partite ed i vari fattori campo “annullati” ci hanno regalato un mix di emozioni che difficilmente rivivremo a breve.
Ciò implica che la sconfitta, se possibile, sia risultata ancor più dolorosa di quanto possa esserlo vedere il proprio sogno Super Bowl vanificarsi solamente ad una partita dalla Partita: solo un Lombardi, per l’appunto, potrebbe lenire i malridotti cuori dei tifosi di Saints e Chiefs.
L’obiettivo di questo articolo è quello di capire quali possano essere, dopo due sconfitte così strazianti, i prospetti per il 2019 di due squadre che con un pizzico di fortuna -e competenza arbitrale- in più avrebbero potuto rappresentare le rispettive conference al Super Bowl.

Partiamo con i New Orleans Saints.

Foto muta.

È inutile provare a girarci intorno, con la doverosa chiamata di pass interference i New Orleans Saints sarebbero quasi certamente -salvo un improbabile fantastico kickoff return dei Rams- usciti dal Superdome con un biglietto per Atlanta: in caso di chiamata, Brees e compagni sarebbero stati in grado di bruciare circa novanta-novantacinque secondi prima di calciare il piazzato, riconsegnando il possesso all’attacco dei Rams con circa quindici secondi -e zero timeout- rimasti da giocare.
Miami Miracle esclusi, New Orleans avrebbe vinto senza e se senza ma… MA occorre analizzare un attimo come siano arrivati al punto di giocarsi la vittoria negli ultimi minuti di gioco, soprattutto dopo un inizio in cui Los Angeles non sembrava essere in grado di mettere insieme un drive da più di cinque yards: il primo drive ha fruttato solamente tre punti a causa di uno sciagurato drop del tight end Darnold in end zone, così come il secondo, nato precocemente a causa di un disastroso intercetto lanciato da Goff dentro le proprie venti.
Portare a casa solamente sei punti da due viaggi in red zone non è accettabile, sopratutto dopo aver intercettato un giovane quarterback alla prima partita in trasferta ai playoff della propria carriera: il touchdown dell’eventuale 10 a 0 Saints avrebbe frantumato l’autostima di Goff, rendendo la resurrezione nella seconda metà di gioco ben più irrealistica.
Il fake-punt, a mio avviso, è stato il vero e proprio punto di svolta della contesa, e pure in questo caso trovare demeriti dei Saints non è poi così difficile: seriamente non si aspettavano una giocata del genere da Johnny Hekker? Non dico avessero dovuto chiamare chissà quale schema difensivo, ma che ne so, un raddoppio sul gunner o semplicemente tenergli gli occhi addosso -e non girarsi dopo cinque yards!- durante le prime dieci-quindici yards di corsa?
New Orleans ha tutti i motivi per lamentarsi della scandalosa gestione arbitrale -che in alcuni momenti ha favorito pure loro- e della P.I. in sé, però avrà una lunga offseason per riflettere su un finale di stagione nettamente al di sotto delle aspettative createsi fra ottobre e novembre: l’eliminazione, in un certo senso, altro non è che la culminazione di settimane su settimane di football poco brillante e di un calo di prestazioni -soprattutto per quanto riguarda il running game- tanto netto quanto inesorabile.

I tifosi di New Orleans da domenica a questa parte.

Come sarà dunque il loro 2019?
Molto simile al 2018, in quanto sulla carta tutti i pezzi pregiati rimarranno al loro posto, fatta eccezione per Mark Ingram: è quasi impossibile aspettarsi che New Orleans riesca a soddisfare le sue -legittime- richieste visto che a breve, probabilmente, Alvin Kamara batterà cassa ed otterrà un lauto rinnovo contrattuale.
Le necessità primarie di New Orleans ruotano chiaramente attorno a Drew Brees, che per quanto possa contare su due fuoriclasse assoluti come Alvin Kamara e Michael Thomas, non può umanamente riuscire a portare fino in fondo una squadra con un attacco così scarno. Considerando che Ben Watson appenderà caschetto ed armatura al chiodo, a chi potrà indirizzare l’ovale? Siamo sicuri che i vari Carr, Smith e Lewis siano valide opzioni secondarie? La necessità di circondare Brees con quante più armi possibili deve essere l’assoluta priorità di questa offseason, poiché come noto da anni, la finestra Lombardi giorno dopo giorno si sta sempre più chiudendo: il 2019 potrebbe essere seriamente l’ultimo “anno buono” per i Saints del duo Brees-Payton, perciò mettere il numero nove nella miglior condizione possibile non può essere rimandato ad un futuro che probabilmente nemmeno esisterà.
In definitiva, a seconda delle scelte del loro quarterback, quasi sicuramente li troveremo per almeno un altro anno in cima alle graduatorie a lottare per il possesso dello scettro della NFC… arbitri o miracoli permettendo, ovviamente.

Tanto rispetto per i Chiefs e Mahomes.

How ’bout those Chiefs?
Perdere al supplementare senza avere nemmeno l’opportunità di “giocarsela” (può suonare offensivo nei confronti della difesa, ma non prendiamoci in giro, i Chiefs vanno dove li porta il loro attacco) lascia indubbiamente un amaro in bocca tempestato da continui rigurgiti di “chissà”, “mah” e soprattutto “vuoi mai che…?”: visto l’andamento dell’ultimo quarto di gioco, è legittimo coltivare la convinzione che in caso di coin toss favorevole Kansas City avrebbe avuto una buonissima chance di vincere la partita, ma purtroppo per loro gli dei del football, pure in quest’occasione, hanno strizzato l’occhio a Tom Brady.
A differenza di New Orleans, i ragazzi di coach Reid non hanno molto da recriminare, se non una prima metà di gioco atipicamente piatta e sterile, nella quale a brillare -anche se usare questo termine è chiaramente iperbolico- ci ha pensato la difesa: andare negli spogliatoi sotto solamente di due possessi nonostante una produzione offensiva assolutamente inesistente e ben quattro incursioni dell’attacco dei Patriots nel proprio territorio può e deve essere visto come un successo.
Peccato solo che nella seconda metà, soprattutto verso gli ultimi minuti dei tempi regolamentari, nel momento in cui l’attacco è tornato a produrre ai propri livelli la difesa sia crollata sotto i colpi di un attempato ma ancora semi-perfetto -perlomeno in queste situazioni- Tom Brady: non che se ne possano fare una colpa, in quanto nell’ultimo ventennio nessuno è riuscito a fermare Brady e co. in questo tipo di situazioni.
Considerando le tante incognite dopo il cambio di guardia che ha visto Smith approdare a Washington e Mahomes prendere in mano le redini dell’attacco, “arrivare ad un coin toss” dal Super Bowl deve essere visto come un ottimo segnale per il futuro: teoricamente, per i Chiefs il 2018 è stato solamente il dolceamaro preambolo di quello che dovrebbe essere un periodo in cui saranno costantemente fra le migliori squadre in AFC.

I pezzi sono tutti al posto giusto.

Il roster di Kansas City non può assolutamente né essere considerato perfetto né tantomeno completo, in quanto le evidenti lacune difensive sono state spesso compensate dalle magie di Mahomes o dalla feroce pressione portata dai vari pass rusher, e mettere insieme on the run una difesa perlomeno competente è provvidenziale: non deve quindi stupire il -giusto- licenziamento di Bob Sutton, defensive coordinator mai capace di adattare il proprio gameplan alle varie situazioni di gioco presentate dagli avversari.
Analogamente a New Orleans, il 2019 per Kansas City sarà un anno piuttosto importante, in quanto con ogni probabilità sarà l’ultimo in cui potranno beneficiare dei prodigiosi servigi di Mahomes ad un prezzo assolutamente ridicolo: sempre più insider, infatti, affermano con convinzione che fra un anno l’ex Texas Tech potrebbe essere il primo giocatore a porre la propria firma su un contratto da più di 200 milioni di dollari. Un contratto del genere, inutile precisarlo, comporterà dolorosi sacrifici in altri ruoli, e forse il primo sacrificio potrebbe aver luogo già fra qualche mese con Dee Ford: giocatore e squadra hanno già ribadito di voler proseguire il proprio cammino insieme, ma se quest’anno probabilmente la dirigenza riuscirà a svignarsela grazie alla franchise tag, altrettanto non potrà fare nel 2020 una volta che Mahomes sarà diventato il giocatore più pagato della storia della National Football League.
Migliorare il corpo linebacker e la secondaria sarà senza dubbio la necessità numero uno di Kansas City in questa offseason e, fortunatamente per tutti i tifosi ed il front office, questo draft sembra poter dare loro tutto ciò di cui hanno bisogno: il nucleo c’è ed è uno dei migliori in assoluto, con qualche ritocco qua e là Kansas City potrebbe tranquillamente compiere il definitivo salto di qualità.
Già dall’anno prossimo.

 

 

Post By Mattia Righetti (244 Posts)

Mattia, 23 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. Ogni tanto credo di essere Julian Edelman.

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6 thoughts on “Lo stato di salute delle “perdenti”: come stanno Chiefs e Saints?

  1. Giusto una precisazione:
    Mahomes è al secondo anno nella lega, quindi giocherà ancora altre 2 stagioni con il contratto da rookie. Inoltre, essendo un primo giro, i chiefs hanno la possibilità di attivare l’opzione x il quinto anno, che è si più onerosa, ma decisamente sostenibile. Quindi x il rinnovo di Mahomes se ne riparla nn prima della offseason 2021, se nn addirittura quella 2022

  2. La chiamata più assurda che abbia mai visto quella “contro” i Saints. Francamente vorrei sentire la giustificazione del Ref: sarei davvero curioso di conoscere la sua lettura dell’azione.

  3. Ingram mai piaciuto: non è uno che inventa o che scardina difese. Kamara se non altro è un ottimo ricevitore (mai capito perchè NE fa 100 screenpass a partita e le altre squadre con RB scarsi invece no) e più giovane. C’è Hunt a spasso, per dire, se non finisce in galera. A New Orleans manca un tight-end decente (il titolo arrivo con Schokey in forma) e Graham non lo è mai stato (ok come ricevitore ma troppo poco di tutto il resto). Ai Chief un po’ di rinforzi in difesa e fortuna con la monetina.

  4. Mattia, i santi avranno dez bryant la prox.stagione
    Può essere lui, al netto del tempo che è stato fermo, un arma in più per brees?
    Hanno spazio salariale per muoversi?

    • I Saints purtroppo per loro hanno veramente poco spazio salariale -circa 11 milioni- e per quanto riguarda Dez… non saprei dirti, quando rientrerà sarà passato veramente tanto tempo dall’ultima volta che è sceso in campo e gli anni saranno 31.

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